
Pare proprio che Jeff Koons stia per inaugurare una nuova carriera: quella di collezionista d’arte altrui. E pare anche che la cosa gli riesca proprio bene, almeno a giudicare da alcune sue recenti acquisizioni.
Il suo appartamento di Manhattan trabocca di pittura di maestri del passato e del presente, attentamente combinati fra di loro e con la carta da parati color rosa salmone. I soggetti religiosi di un fiammingo come Quentin Massys va a braccetto con un Fragonard profano (anche se l’atteggiamento della bellissima donna in questione, che allatta al seno, potrebbe essere facilmente frainteso per sacro).
Non mancano nomi da far girare la testa, in caso di uno degli artisti contemporanei più apprezzati dal mercato: Manet, Courbet, Poussin. Proprio il Courbet è uno dei massimi orgogli di Koons: rappresenta una vacca che guarda verso lo spettatore. Jeff non riesce a vederci un tocco di postmodernismo ante litteram: il dolore del mammifero che va al macello, magari per qualche grande catena di ristorazione. Génie oblige, non c’è che dire.
Foto | New York Times
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E’ una tradizione BMW che dura dal 1975 quella rappresentata dal progetto Art Car, giunta quest’anno alla sua trentacinquesima edizione. Si assegna periodicamente a un artista di fama mondiale il compito di decorare un’automobile a modo suo, dando libero sfogo alla sua creatività. E i risultati sono stati spesso sorprendenti.
Questa volta la scelta è caduta su Jeff Koons. O, meglio, è stato Koons a scegliere BMW, visto che sono anni che è un appassionato del marchio bavarese e, in più, dal 2003 attendeva di poterne decorare una all’interno dell’Art car Program. Il primo artista a partecipare al programma fu Alexander Calder, ma anche Roy Lichtenstein e Andy Warhol hanno dato il loro contributo.
L’ultimo esempio di BMW Art Car era stato firmato nel 2007 da Olafur Eliasson.
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Dopo la mostra dedicata a Jeff Koons, sarà il giapponese Takashi Murakami a ricevere l’onore di essere esposto alla Reggia di Versailles.
E’ la sua prima importante retrospettiva francese e le sue opere - coloratissime, e contrastanti con l’arredamento e l’architettura della Reggia più o meno come certe scelte di costumi alla Sofia Coppola in Marie Antoinette - saranno presentate in ben 15 stanze. Fra cui non mancano quelle del re e della regina e il famosissimo salone degli specchi.
La mostra sarà una delle tante attrazioni della zona di Parigi dal 12 settembre al 12 dicembre 2010.
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Stanno crollando a picco le quotazioni di due artisti contemporanei che fino a poco tempo fa erano sulla cresta dell’onda: Jeff Koons e Damien Hirst. Nel corso del 2009 le loro opere si sono svalutate fino a un 50%.
Il mercato dei collezionisti multimilionari ha mostrato di essersi spostato, nel corso del lungo 2009 dell’arte, più verso certezze moderne che sperimentazioni contemporanee. Dunque via libera agli investimenti nel Decò, nella pittura antica e anche nell’arte orientale (cinese in particolare).
Evidentemente, almeno nel caso di Hirst, non deve aver aiutato a risollevare la sua sorte il completo fallimento di critica della sua ultima mostra di Londra.
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Inaugura il 13 dicembre a Napoli Barock - Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea. La mostra, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato cerca di far emergere quei tratti barocchi all’interno della cultura contemporanea, “dimostrando come e attraverso quali artisti contemporanei siano oggi nuovamente funzionanti e riconoscibili i temi caratteristici della cultura seicentesca barocca”.
Un lungo filo rosso che unisce il diciasettesimo secolo al presente. Il sensazionalismo è la matrice creativa, un’esperienza estetica che mira continuamente a colpire i sensi attraverso la figura retorica e l’eccesso. Immagini forti, violente, sensuali, che escono persino da loro stesse, non si contengono.
Barock sarà visitabile fino al 5 aprile 2010. Un progetto espositivo esuberante e coinvolgente in cui si vedrà anche Heaven di Damien Hirst, il grande squalo tigre immerso nella formaldeide. Questa la lista degli artisti del ‘barocco contemporaneo‘ invitati: Adel Abdessemed, Micol Assaël, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco - Valente, Antonio Biasiucci, Keren Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, ORLAN, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sislej Xhafa.

Jeff Koons ha deciso di tentare una nuova strada nel mondo dell’arte contemporanea, avendole del resto provate tutte, e sempre con successo: quella di curatore di mostre.
Il suo primo tentativo sarà quello di ridare lustro, con una mostra al New Museum, alla vastissima collezione del magnate greco Dakis Joannou.
Nella collezione del greco a New York più alla moda del momento non mancano: Maurizio Cattelan, Urs Fischer, Robert Gober, Chris Ofili, Charles Ray e Kiki Smith. E, ça va sans dire, diversi Jeff Koons, fra cui anche alcuni molto controversi, come “Michael Jackson and the bubbles” o stravaganti, come “L’asino”.
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Da domani fino a metà dicembre, le opere dell’artista francese Xavier Veilhan saranno in mostra nei giardini e nei cortili del Palazzo di Re Sole. Nel primo cortile, i visitatori si troveranno faccia a faccia con una lunga carrozza futuristica a sei cavalli, che intende evocare la fuga da Parigi della famiglia reale, in seguito alla rivoluzione del 1789.
Un’altra sorprendente creazione di Veihan è la gigantesca statua dell’astronauta Yury Gagarin, che potrà essere ammirata insieme ad altre stupefacenti opere, come Mobile, una pioggia di sfere blu appese al soffito, e Light Machine, un migliaio di lampadine che creano l’immagine dell’artista ripreso nell’atto di tuffarsi nel lago del castello.
Versailles non è nuova a simili incursioni. Tempo addietro, come molti ricorderanno, anche Jeff Koons si era lanciato in un’invasione analoga.
Continua a leggere: L'arte di Xavier Veilhan prende d'assalto Versailles
Al Museo d’arte contemporanea di Berlino è possibile ammirare questa scultura di Paul McCarthy che rappresenta Michael Jackson con la scimmietta Bubbles. Si narra che nel 1985 Michael salvò da una clinica medica lo scimpanzè Bubbles e lo portò a Neverland. L’animale divenne per Jackson un amico inseparabile fino a quando fu allontanato per paura che potesse attaccare il figlio del cantante, Prince Michael II.
L’opera in questione, tuttavia, non è la prima che McCarthy ha dedicato al re del pop. Ce n’è un’altra, risalente al 2002, dal titolo “Michael Jackson Fucked Up (Big Head)“, che, a sua volta, reinterpreta in modo ironico la celebre opera di Jeff Koons del 1998 “Michael Jackson and Bubbles“, una scultura d’oro raffigurante ancora una volta il cantante e la scimmietta Bubbles.
La nuova versione del soggetto proposta da McCarthy sembrerebbe assumere diversi significati. Rimane l’ironia e la critica di fondo, ma l’opera acquista anche un’ambigua valenza celebrativa.

C’è chi assume e chi licenzia, nel mondo dell’arte, anche agli stessi, altissimi livelli. Per un Damien Hirst che fa fuori metà del suo parco collaboratori inglesi, c’è un Jeff Koons che ne ha al soldo 120.
Ecco come Jeff parla della mole della sua industria personale all’Art Newspaper:
“Prima facevo da me tutte le mie sculture, tutti i miei dipinti, ma se lo facessi ancora oggi la cosa limiterebbe di molto il numero di progetti in cui potrei essere coinvolto. Seguo i miei interessi in una maniera che mi sembra profonda […]. Mi sento completamente libero di fare tutto quello che voglio. […] Se non fosse così sarebbe una perdita di energie.”
Koons sarà in mostra alla Serpentine Gallery di Londra fino al 13 settembre, con una colossale selezione della sua serie su Braccio di Ferro.

Dal 22 maggio al 9 agosto 2009, la Fondazione “Louis Vuitton pour la Crèation” sarà presente al Museo dell’arte di Honk Kong con una mostra che combina la documentazione del processo creativo della casa e l’intensa attività di promozione artistica - rinforzata dall’arrivo di Marc Jacobs nel ‘97 - con installazioni e opere d’arte collezionate negli anni dalla Fondazione.
Fra le opere esposte spiccano i nomi di: Jean-Michel Basquiat, Paul Chan, Cao Fei, Yang Fudong, Gilbert and George, Dominique Gonzalez-Foerster, Andreas Gursky, Pierre Huyghe, Jeff Koons, Bertrand Lavier, Christian Marclay and Richard Prince. Ma in un’ottica di apertura e dialogo internazionale, la mostra vedrà la partecipazione di giovani artisti emergenti che vivono e lavorano a Hong Kong, fra cui: Nadim Abbas, Lee Kit, Leung Chi Wo, Pak Sheung Chuen, Tsang Kin Wah, Adrian Wong e Doris Wong.
La mostra è infatti una delle iniziative in calendario per il French May Arts Festival, il più grande evento artistico-culturale che la Francia organizza in Asia.
Collezione Louis Vuitton al Museo dell’Arte di Hong Kong




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