Julian Schnabel ha avuto come pittore molto successo negli anni Ottanta, diventando uno dei protagonisti della scena culturale (soprattutto di New York) dell’epoca. Non so se perché meno ricercato o per dare espressione ad un altro tipo di vena artistica, negli anni Novanta si è dedicato al cinema, intraprendendo anche con successo, la carriera di regista (incluso un film dedicato a Basquiat). L’ultimo impresa su pellicola è stata presentata a settembre a Venezia ed è tratta dal libro Miral di Rula Jebreal, sua attuale compagna.
La galleria Colnaghi di Londra, fino al 12 novembre, presenta Julian Schnabel Polaroids: Beyond Infinity and Grandview, una serie di fotografie Polaroids formato gigante realizzate dall’artista, molte delle quali inedite, che ritraggono amici e familiari di Schnabel.
In parte per questo aspetto intimista, in parte per l’effetto sbiadito che associo alle polaroid, li trovo dei ritratti romantici e nostalgici.
Julian Schnabel: Polaroids - Colnaghi gallery






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Un altro Hopper si fa strada nel mondo dell’arte, come se non fosse già famoso abbastanza per i suoi storici meriti recitativi: si tratta non di Edward, ma di Dennis Hopper.
Il quale sta per essere esposto in una grande retrospettiva della sua pittura, al Los Angeles Museum of Contemporary Art. La mostra è curata da Julian Schnabel, amico e collega dell’attore.
“Art is life” aprirà l’11 luglio e spazierà fra i tanti stili che hanno attraversato il gusto di Hopper: dall’espressionismo astratto, al collage pop art, passando per gli olii ispirati ai graffiti e, soprattutto, i tanti indimenticabili ritratti fotografici di star e artisti che Hopper ha eseguito nel corso della sua lunga attività.
Le condizioni di salute di Hopper, com’è noto, sono molto gravi. Ma la speranza dei curatori di vederlo partecipare di persona al vernissage della mostra è ancora - tutto sommato - molto alta. Speriamo per il meglio.
Anche quest’anno in occasione della fiera Art Basel Miami verranno messe in vendita presso la piscina dell’Hotel Raleigh teli da mare d’artista in edizione limitata.
L’edizione 2007 aveva visto protagoniste le creazioni di Jeff Koons, Cindy Sherman, Alex Katz ed Elisabeth Peyton. Per quest’anno invece i protagonisti saranno Ed Ruscha, Karen Kilimnik, Raymond Pettibon e Julian Schnabel.
Nomi di tutto rispetto, le cui “opere” potranno essere acquistate anche da chi è lontano dal caldo della Florida sul sito worksonwhatever per soli 50 dollari.
Secondo “La Repubblica”, Julian Schnabel, durante l’inaugurazione della sua mostra a Roma, di cui artsblog si occuperà a breve, ha definito il nuovo museo dell’Ara Pacis di Richard Meier un grande “impianto di aria condizionata”.
Vittorio Sgarbi, noto detrattore dell’opera firmata dall’archistar americana, è stato visto aggirarsi sornione intorno a Schnabel. Interpellato in merito, ha affermato di non aver parlato dell’argomento con il pittore-regista newyorkese.
La critica di Schnabel è severa ma, secondo me, condivisibile. Le incongruenze di questa architettura sono molte e periodicamente sono oggetto di feroci dibattiti.
Per quanto mi riguarda, ad esempio, non ho ancora capito l’infelice posizionamento della fontana. Oltre a sminuire l’accesso allo stesso museo, nega inspiegabilmente la presenza della facciata di San Girolamo degli Illirici, opera, scusate se è poco, di Martino Longhi il Vecchio. Tutto ciò dopo aver nascosto (ma si poteva fare altrimenti?) anche l’adiacente facciata di San Rocco, progettata dal Valadier.