Keith Haring come non lo avete mai visto. Nel senso che sono terminati i lavori di restauro del murales Tuttomondo realizzato dall’artista a Pisa, su una parete del convento di S. Antonio, e ora la famosa opera è tornata ad avere colori accesi e brillanti. Il restauratore Antonio Rava, che ha curato i lavori, spiega come è stata trattata l’opera:
“Abbiamo proceduto a spandere un gel naturale, l’agaragar, un addensante alimentare che permette di portare via il carbonato di calcio, ovvero quella sostanza che opacizza i colori. Una volta finito di ripassare i disegni con questo gel, per il quale è sufficiente la sua applicazione e una posa di mezz’ora prima di ripulirlo, si procedere a spruzzare uno spray idrorepellente che servirà a garantirne la successiva protezione”.
Il murale tornerà allo splendore originale perché è stato possibile restaurarlo con l’ausilio di Caparol, la stessa azienda che nel 1989 fornì i colori ad Haring. Insomma, se avete in programma un week-end fuori porta e non sapete dove andare, Keith Haring potrebbe essere un motivo in più per visitare la città di Pisa, che già di suo è meravigliosa. Il Comune della città spiega in una nota che
“Il murales sarà sottoposto a un monitoraggio continuo, a cura del dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa, mentre la Fondazione Keith Haring di New York ha deciso di stanziare 60 mila dollari per continuare il progetto di conservazione dell’opera.”
Via | LaRepubblica

Il Guardian ha stilato la classifica ufficiale dei “Best 10” della street art. Tra i nomi, oramai molto noti, troviamo Keith Haring, Banksy e l’italiano Blu. Questa forma d’arte urbana, nata circa trent’anni fa, è la naturale evoluzione della pop art e del graffitismo. E’ una vera e propria rivoluzione socio-culturale, quella della street art; il suo scopo è quello di arrivare ad un pubblico vastissimo, di rendere fruibile al maggior numero di persone le proprie opere, di avere una sempre maggiore diffusione. Motivo per cui si impossessa di spazi urbani comuni, come piazze e strade.
Possiamo inserirla ufficialmente nella categoria arte dei grandi annali? Ma soprattutto, la scelta del Guardian è davvero esaustiva? Proviamo a darci una risposta solo dopo aver visionato uno per uno i dieci migliori lavori che segnala il quotidiano inglese. Partiamo da Keith Haring, forse il più conosciuto.
Pittore e writer statunitense, è stato un esponente del graffitismo degli anni ottanta e probabilmente il pioniere della street art in generale. Ideatore del “bimbo radiante” e riconoscibile per il suo stile a fumetto, collabora con artisti del calibro di Andy Warhol ed espone in mezzo mondo (S.Paolo, Londra, Tokyo e Parigi). In Italia espone a Bologna, disegna parte dei muri interni del famoso negozio Fiorucci a Milano e ci onora con l’ultima sua opera pubblica: il grande murale intitolato Tuttomondo e dedicato alla pace universale, vicino alla chiesa di Sant’Antonio Abate di Pisa. Scompare prematuramente all’età di 31 anni, lasciando una grande eredità artistica ed la Keith Haring Foundation, a favore dei bambini malati di Aids.
Per il Guardian la sua opera migliore si trova a New York - città dove si trovano molti dei suoi lavori, in particolare nella metropolitana - ed è datato 1992 . Troviamo raffigurati Ufo, delfini e gli immancabili “bimbi radianti”, suo marchio di fabbrica. Così recita il quotidiano:
“Trent’anni dopo, il suo approccio iconografico e il suo spirito ingenuo rimangono immediatamente riconoscibili e molto influenti. Questo murale è stato ridipinto il 4 maggio 2008, in quello che sarebbe stato il 50° compleanno di Haring”.
Continua a leggere: I "best 10" della street art secondo il Guardian /1
Insieme a Tuttomondo a Pisa, quello realizzato a Melbourne è uno dei pochi rimasti di Keith Haring. Si trova sulla parete esterna del Technical College di Collingwood e l’artista americano lo realizzò quando fu invitato a Melbourne da John Buckley del Centro australiano per le Arti Contemporanee.
A distanza di 26 anni, il murale versa in condizioni disastrose e il governatore dello stato di Victoria, Ted Baillieu, aveva incluso nel suo programma elettorale il pieno restauro dell’opera. “Il murale è stato iscritto nel Registro del Patrimonio dello Stato nel 2004, ma nessuna azione è stato intrapresa per proteggerla, nonostante anni di esposizione agli agenti atmosferici. Il Governo è pronto ad agire per impedire un ulteriore deterioramento e garantire il ripristino di questa pietra miliare di arte pubblica, in modo che possa essere goduto dalle generazioni future“.
Il piano comincerà con urgenti lavori preliminari, la rimozione del cablaggio elettrico e dei dissuasori di parcheggio che circondano l’area. Saranno nominati restauratori specializzati per effettuare lavori di pulizia, ritocco specialistico e l’applicazione di un rivestimento protettivo per difendere il murale dai danni dei raggi ultravioletti, per un costo complessivo di circa 1 milione di dollari australiani (circa 740.000 euro).
Amica per dire, di Afrika Bambaataa, Futura, Kurtis Blow e Crazy Legs, Sophie Bramly è stata una dei primi testimoni privilegiati a vedere la nascita dell’hip hop nel Brox dei primi anni ‘80. Eccola ora arrivare a Parigi con una mostra che espone le sue fotografie dell’epoca; scampoli dell’iconografia hip hop che descrivono la vita quotidiana di personaggi leggendari.
E’ un viaggio nella preistoria dei rappers, dei breakers e i gruppi che per muoversi nelle aree della città dovevano prestare estrema attenzione al modo di vestire; e dei primissimi graffiti artists (che presero a competere scrivendo il proprio nome ovunque riuscissero a farlo, e grazie ai colori più sgargianti pian piano rivitalizzavano le zone più buie dei quartieri) colti nel loro contesto naturale.
La Bramly è una fotografa specializzata in rappers newyorkesi, e infatti fu proprio lei a firmare il primo programma di Mtv Europe dedicato a questo mondo, il mitico “Yo!” degli anni ‘90. La mostra sarà esposta alla 12Mail Gallery di Parigi dal 17 giugno al 2 settembre 2011.
Foto | Nowness
The RAMM:ELL:ZEE from MOCA on Vimeo.
Ecco il video commemorativo del graffiti artist e icona hip-hop Rammellzee, scomparso nel 2010, e presente ora al The Curve del MOCA di Los Angeles. Writer, rapper, scultore, personaggio enigmatico e misterioso, Rammellzee era nato nel Queens a New York, dove iniziò la carriera di graffiti artist che l’ha portato a indagare il potere liberatorio del realizzare lettere in 3D sui muri.
Battle Station è il nome che diede al suo loft di Tribeca, dove visse per molti anni, e in queste immagini si respira in pieno l’atmosfera emanata dalle sue opere; le maschere da samurai del futuro, le statue e gli oggetti dipinti con sprazzi di vernice fluorescente, come in una grande astronave giocattolo.
RAMM:ELL:ZEE Battle Station è uno degli eventi che compongono la prima retrospettiva dedicata ai graffiti ospitata da un grande museo, Art In The Streets; presenti nomi come Keith Haring, Jean-Michel Basquiat, Todd James, Barry McGee, Steve Powers, Fab 5 Freddy, Lee Quiñones, Swoon e JR. Dagli anni ‘70 fino ad oggi, percorre le tappe principali di questa disciplina contemporanea vista attraverso le città simbolo del suo sviluppo: New York, Los Angeles, San Francisco, London, e Sao Paulo. Fino all’8 agosto 2011.
Apre i battenti a Perugia questo sabato 21 maggio 2011 al Centro servizi Galeazzo Alessi di Perugia (via Mazzini) Keith Haring… e la pop art, sessanta opere (tra stampe, litografie, quadri e installazioni), provenienti da galleristi e collezionisti italiani e americani.
A fianco di uno dei pionieri della street art, fino al 3 luglio in Umbria, ci saranno anche quaranta opere di autori come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Robert Rauschenberg, Mario Schifano e Franco Angeli.
La mostra è organizzata da Angelo Ciliani di Pubbliwork Eventi e vuole offrire un piccolo scorcio della scena artistica newyorchese degli anni ottanta. Una ventina di opere saranno esposte in maniera ‘diffusa’, nei negozi e negli esercizi della città (a questo link trovate la lista precisa).

Venerdì 21 gennaio 2011 (h 18) a Bari va in scena l’arte contemporanea vista da una prospettiva particolare, quella dei collezionisti. Un viaggio nel gusto e nello stile del mecenatismo artistico nel capoluogo barese, ideato da Lia De Venere. La sede che ospiterà il Il Giardino Segreto. Opere d’arte dell’ultimo cinquantennio nelle collezioni private baresi è l’ex convento di Santa Scolastica, luogo magico e suggestivo nel cuore di Bari Vecchia.
10 collezionisti, 70 artisti italiani e stranieri e i loro lavori a partire dagli anni sessanta fino ad oggi. Pop art, concettuale, street art, performance art… nomi del calibro di Stefano Arienti, Gabriele Basilico, Vanessa Beecroft, Joseph Beuys, Mel Bochner, Alighiero Boetti, Botto&Bruno, Fischli&Weiss, Keith Haring, Mona Hatoum, Damien Hirst, Emilio Isgrò, Jannis Kounellis, Sol LeWitt, Jaume Plensa, Marc Quinn, Rammellzee, Mimmo Rotella, Salvo, Tomas Saraceno, Mario Schifano e molti altri.
Si tratta della prima grande mostra in Puglia che porta il ‘privato’ in pubblico, consentendo ai visitatori di confrontarsi con alcuni degli autori che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea, a partire dalle tracce che sono riusciti a far arrivare (e vendere) fino a qui.

La Keith Haring Foundation deve avere un debole per le scarpe, perché nel giro di pochi mesi, è stata avviata una seconda collaborazione tra la fondazione e un designer di moda. Dopo Tommy Hilfiger, è ora la volta di Nicholas Kirkwood.
Visto il tipo di designer, il risultato non potrebbe essere più diverso. Se le prime erano casual e indirizzate al mercato maschile, queste sono stravaganti e indirizzate al mercato femminile.
Mi sembrano più delle sculture che non delle vere scarpe, ma saranno disponibili nei negozi a partire da febbraio 2011. Senza discutere stile e prezzo, solo a guardare l’altezza del tacco, mi vengono le vertigini.

Vent’anni fa, nel febbraio del 1990, moriva a New York di Aids Keith Haring. Oggi Roma si appresta a celebrare la sua rivoluzione creativa, che trova la sua estrema sintesi nella street art, nell’idea di un’arte pubblica davvero accessibile a tutti.
20keiTH è l’evento ideato da Omino71 e si compone di una mostra e di una serata performativa. Venti artisti sono stati chiamati a realizzare altrettante dediche ad Haring, che verranno esposte assieme ad alcuni memorabilia e oggetti da collezione riferiti ad Haring, nella mostra che aprirà i battenti il prossimo 11 settembre nella Galleria Ex Roma Club Monti. Marco Petrella, 999, Hogre, Sone, NoBrain, Alicè, AndyPopShop, Etnik, Halo Halo, Omino71, Roberto Goodman, Tommy The Pariah, Ufocinque, Vacon, Geometric Bang, Mr.Klevra, Br1, #, Urka e la fotografa Jessica Stewart di Romephotoblog.
Il 12 settembre poi prenderà il via il grande evento di stickering che vede la partecipazione di quasi 500 street artist da tutto il mondo. Stick My World, una grande sticker combo collettiva e partecipativa giunta alla terza edizione, quest’anno si arricchisce di Stick My Pop - Street & Pop Art Expo (a cura di Biodpi), in cui alcuni street artist reinterpretano i classici della cultura pop ed altri (a cura di Stelle Confuse) celebrano l’opera di Keith Haring.
Una grande festa dunque, che riapre la stagione romana dopo la pausa estiva, all’insegna dello spirito di Haring: “un muro è fatto per essere disegnato, un sabato sera per far baldoria e la vita è fatta per essere celebrata” .

Un grande allestimento alla Kunsthalle di Vienna celebra presente, passato e futuro della street art. Certo, l’Austria non è proprio dietro l’angolo, ma la mostra sarà aperta dal 25 giugno al 10 Ottobre 2010 e, vedendo i nomi degli artisi partecipanti, sembra davvero un’occasione da non perdere.
Rita Ackermann, Charlie Ahearn, Eric Andersen, Kader Attia, Banksy, Jean-Michel Basquiat, Dara Birnbaum, Blek le Rat, Blu, Sophie Calle, Francesco Clemente, Jane Dickson, Brad Downey, Christian Eisenberger, Futura, Dani Gal, Ingo Giezendanner (Grrrr), Shaun Gladwell, Keith Haring, Jenny Holzer, Mark Jenkins, Leopold Kessler, Lady Pink, Sol LeWitt, Basim Magdy, Ari Marcopoulos, miz Justice, Ramm:ell:zee, Robin Rhode, Evan Roth, Séripop, Rita Vitorelli, Andy Warhol, questi i partecipanti Street and Studio - From Basquiat to Séripop.
Due i tratti che la mostra rintraccia, in maniera trasversale, all’interno dei percorsi dei singoli artisti: urbanità e mobilità, la metropoli è sia fonte di ispirazione che mezzo di espressione. Il percorso parte da Jean-Michel Basquiat, il cui lavoro è analizzato sul sottile confine tra pittura, fotografia, video arte e cultura di strada. Da questo punto di partenza, dalla comparsa dello slogan “Reclaim the Street“, si arriva al coinvolgimento di Andy Warhol, Francesco Clemente e Keith Haring, fino ai più giovani Rita Ackermann e Séripop (Yannick Desranleau e Chloe Lum).
Street and Studio - From Basquiat to Séripop



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