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Tutti gli articoli con tag Leonardo Da Vinci

L'enigma della bella principessa di Silverman

pubblicato da Sara R.

La bella principessa di Silverman
Il mercante d’arte Peter Silverman ha incontrato il ritratto detto de “La bella principessa” una decina di anni fa, presso una delle sedi della casa d’aste Christie’s. All’epoca l’aveva mancato di un soffio poiché il ritratto, considerato un’opera del XIX° secolo, era stato aggiudicato per meno di 20.ooo dollari. Ma il suo colpo di fulmine era destinato a durare nel tempo, dopo averlo ritrovato in una galleria newyorkese, Silverman lo acquista per 22.000 euro, convinto che si tratti di una pittura italiana del XV° secolo e, forse, addirittura un’opera di Leonardo da Vinci, del quale, a dispetto della lunga produzione, restano solo una ventina di quadri conosciuti.

La supposizione è una vera bomba nel mondo dell’arte, tornato a Parigi si affretta a provare ufficialmente la paternità del lavoro, operazione peraltro alquanto ardua dato che l’opera non è firmata e che la sua esistenza non è menzionata in nessuna fonte. L’ostacolo è rilevante, i critici sono estremamente divisi, molti non lo trovano qualitativamente all’altezza, mentre si accumulano gli indizi a favore della tesi del proprietario. Uno degli specialisti si concentra sulla cura con la quale è stato realizzato il nastro dei capelli, altri esaltano la finezza degli occhi, le cui ciglia inferiori sembrano esser state realizzate con un pennello ad unica punta. La datazione al carbonio 14 permette di fissare la nascita del supporto, in pergamena, all’epoca di Leonardo, e uno studio dei tratti ha rivelato che il suo realizzatore era mancino, come Leonardo.

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Warhol e Hayez a Reggio Emilia

pubblicato da Daniele

the last supper

“A tu per tu con Andy Warhol: The last supper” è il titolo dell’esposizione dedicata al genio della Pop Art, che si terrà al Palazzo Magnani di Reggio Emilia nell’ambito del progetto“Arte in agenda”. L’evento - che cadrà nel 25° anniversario della sua morte - vedrà esposta la versione de “L’ultima cena” del1986,considerata una delle opere più significative dell’artista “polimorfo” di Pittsburgh che ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo dell’arte contemporanea.

L’opera, un acrilico su tela, tende a demistificare l’originalità del “pezzo unico”, in questo caso di Leonardo da Vinci, collocandolo alla pari di altri soggetti standardizzati e di uso comune, come il barattolo di zuppa Campbell o la Coca Cola. Perdendo quella che il filosofo tedesco Benjamin chiamava “aura”, l’opera viene meno della sua autenticità, diventando un semplice prodotto in serie tipico della società di massa.

“The last supper” sarà affiancata inoltre da un disegno dell’opera di Da Vinci di Francesco Hayez, massimo esponente del Romanticismo storico. Una doppia esposizione che consentirà di sviluppare un confronto tra le modalità di rilettura dei modelli classici operata da due autori così distanti, ma uniti dall’esigenza che hanno avvertito di confrontarsi con il genio del Rinascimento italiano.

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Forse c'è la firma di Leonardo Da Vinci, più vicina la Battaglia di Anghiari

pubblicato da Lorenzo Mazza


Lo ha dichiarato pochi minuti fa ai microfoni della trasmissione di Rai Radio 2 Caterpillar il sindaco di Firenze Matteo Renzi: la Battaglia di Anghiari potrebbe essere una delle opere più rappresentative di Leonardo da Vinci.

L’affresco perduto è da oggi più vicino, come sostiene Maurizio Seracini (nella foto) dell’Università di San Diego, che coordina il team di ricercatori, sostenuto da National Geographic, che operano a Palazzo Vecchio. Sono state trovate tracce di manganese e di rame, pigmenti di colore (rosso, nero e beige) utilizzati dal maestro del rinascimento fiorentino in alcuni celebri capolavori (tra cui la Gioconda).

Così, mentre molti amanti di storia dell’arte stanno “trasalendo” alla vista dell’affresco del Vasari trapanato e violato, le sonde sono arrivate in profondità, scovando vernice smaltata rossa e pigmento marrone.
La scoperta è ancora ‘da prendere con le pinze’, mentre si attende anche un pronunciamento da parte degli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

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"Il lato più nascosto di Leonardo Da Vinci"

pubblicato da Sara R.

Da Vinci. El Genio
Lo abbiamo acclamato in tutte le forme. Artista prodigioso, autore, scienziato e visionario, ha anticipato il corso della storia con la sua fervida immaginazione, tracciando un futuro ipotetico fatto di oggetti che ormai ci sono familiari, ma che ai suoi contemporanei spesso apparivano come vere e proprie stregonerie. Le grandi invenzioni di Leonardo sono oggi riunite in una mostra visitabile fino al 2 maggio presso il Centro de Arte Canal di Madrid.

“Da Vinci. El Genio”, mai titolo fu più evocativo per un’esposizione che, grazie alla collaborazione di ben ventinove istituzioni culturali internazionali, porta per la prima volta in Spagna alcuni tra i più straordinari oggetti partoriti dal grande maestro toscano. Diciassette sezioni per esplorare il vastissimo campo di interessi leonardeschi, dall’ingegneria militare alle macchine civili, dai bozzetti anatomici ai codici, passando per la necessaria parentesi dedicata ai segreti della Monna Lisa.

Naturalmente non poteva mancare uno spazio dedicato alle “prodezze artistiche” del Da Vinci, e, nel caso specifico si tratta di un intera vetrina centrale contenente cinque disegni originali, tra i quali uno studio per la celebre Battaglia di Anghiari, arrivati a Madrid per gentile concessione dell’Accademia di Venezia e della Pinacoteca Ambrosiana di Milano, ma anche delle famose copie di discepoli come L’ultima cena di Giampietrino, arrivata proprio in questi giorni dalla Royal Academy of Arts di Londra. L’occasione ha inoltre permesso agli spagnoli di mettere in evidenza alcune opere del “rinascimento locale” che risentono degli influssi leonardeschi, come gli schizzi, la pietà e adorazione dei Magi di Fernando Yáñez, e alcuni lavori di Fernando Llanos. Quello che invece non ci aspettati è l’angolo gastronomico con tanto di creazioni a tema.

Via | 20minutos.es

Da Vinci. El Genio
Da Vinci. El GenioDa Vinci. El GenioDa Vinci. El GenioDa Vinci. El Genio

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"La sorella della Gioconda"

pubblicato da Sara R.

La sorella della Gioconda
La “sorella della Gioconda” si è “rifatta il trucco” e ha deciso di presentarsi in tutto il suo rinnovato splendore, al Museo del Prado di Madrid, per la gioia degli ammiratori dell’illustrissimo originale leonardesco esposto al Louvre. L’opera, realizzata molto probabilmente da uno degli allievi del grande maestro toscano, e conosciuta fino a poco tempo fa sotto la denominazione di “Monna Lisa del Prado”, si presentava “oscurata” da un fondo nero aggiunto nel XVIII secolo.

Un accurato restauro ha rivelato il paesaggio retrostante, permettendo allo stesso tempo di datare il quadro, che può essere considerato, secondo il conservatore d’arte italiana del celebre museo madrileno Miguel Falomir, come la prima copia conosciuta dell’enigmatico capolavoro. Una versione estremamente somigliante, ma anche evidentemente “più fresca” che getta una nuova luce sulla tela ospitata a Parigi. Con i suoi colori vivi e la cura estrema del dettaglio la pittura del Prado potrebbe essere molto più vicina a come si presentava l’originale nel 1505. Sembra che le “due sorelle” si riuniranno a breve per un’esposizione temporanea. Vi terremo aggiornati su questo singolare “incontro di famiglia”.

Via | lexpress.fr

La sorella della Gioconda
La sorella della GiocondaLa sorella della GiocondaLa sorella della Gioconda

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La Bella Principessa, un Leonardo ritrovato

pubblicato da Daniele

Per molti studiosi non ci sono dubbi. Il ritratto di Bianca Sforza, conosciuto come La bella principessa è un autentico dipinto di Leonardo Da Vinci. Il ritratto singolo su pergamena fu venduto a privati dalla casa d’aste Christie’s a New York per 21.850 dollari. Il prezzo fu battuto secondo l’attribuzione dell’epoca, che faceva risalire l’opera all’ambiente tedesco del XIX secolo, quando gli artisti cosiddetti Nazareni copiavano dai modelli antichi.

Ma ora due esperti del calibro di Martin Kemp, professore emerito dell’università di Oxford e Pascal Cotte, ingegnere francese che ha già analizzato diverse opere del maestro, definiscono il ritratto di Bianca Sforza un Leonardo originale, al termine di accurate verifiche sperimentali, tra cui l’analisi al carbonio 14. La ricerca è iniziata a partire da quei tre fori sul margine sinistro del foglio, emersi durante l’analisi multispettrale. Un segno che ha fatto ritenere la pergamena come appartenente originariamente a un incunabolo, da cui è poi sarebbe stata estratta: precisamente la Sforziade di Giovanni Simonetta, come rivelato dal confronto scientifico.

Le analisi hanno poi rivelato che l’opera è stata realizzata a inchiostro, matita nera, rossa e biacca, sfumate tra loro con le dita, da cui l’impronta digitale trovata sul foglio. Una tecnica innovata dal maestro con un effetto molto pittorico. L’identificazione, confermata da tutti i più grandi studiosi di Leonardo, sarebbe corroborata anche dalla mano mancina del tratteggio, dall’identica ampiezza dell’impronta palmare lasciata su La Dama dell’Ermellino.

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I segreti di Leonardo, una guida interattiva

pubblicato da Daniele


Mentre i visitatori continuano ad affollare la mostra che si è rivelata campione d’incassi di quest’anno, Leonardo da Vinci: pittore alla corte di Milano alla National Gallery di Londra, il sito del Guardian ha deciso di dedicare uno speciale interattivo all’evento. Il critico d’arte Jonathan Jones fornisce uno sguardo dettagliato su alcuni dei disegni più belli del grande maestro del Rinascimento, selezionando una serie di opere che vanno dalle caricature grottesche a nudi sublimi.

Com’è noto, nei suoi disegni anatomici Leonardo mostra una grande precisione scientifica, ma anche compassione per la vita umana e la mortalità. Jonathan Jones esamina i delicati disegni di crani realizzati dall’artista e rivela come Leonardo utilizzasse una scrittura rovesciata - leggibile solo ricavandone l’immagine speculare - per proteggere ‘i suoi segreti’.

La guida interattiva realizzata dal team del Guardian è su questo link. Cliccando sulle immagini si ottengono informazioni complete sull’opera, e uno strumento lente consente di ingrandire il disegno per ottenere una visualizzazione dettagliata e in alta risoluzione. Per ogni sezione è possibile ascoltare l’audio dell’analisi critica proposta da Jones. Ma è solo il primo capitolo. Il Guardian, infatti, ha deciso di pubblicare una nuova gallery interattiva su Leonardo ogni settimana fino alla conclusione della mostra, prevista per il febbraio 2012.

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Il San Girolamo che potrebbe essere di Leonardo

pubblicato da Daniele

Sebbene Leonardo da Vinci considerasse la pittura superiore alla scultura, si cimentò in entrambi i campi. Ma finora, a parte gli studi, il più celebre dei quali è quello per il grandioso monumento equestre a Federico Sforza, nessuna opera materiale è mai stata individuata. Molte le attribuzioni, ma nessuna di esse trova concordi gli esegeti dell’arte rinascimentale e dell’opera del maestro.

La scoperta, dunque, se confermata, potrebbe essere epocale: dai depositi del Victoria & Albert Museum di Londra è rispuntata una straordinaria terracotta raffigurante San Girolamo, che lo studioso italiano Edoardo Villata attribuisce ora a Leonardo. La scultura fu indicata per lungo tempo come opera del Verrocchio, prima che nel 1964 Sir John Pope-Hennessy la declassasse a lavoro di un seguace dello stesso Verrocchio. Infine fu attribuita a uno scultore fiorentino, Giovan Francesco Rustici, che di Leonardo fu un imitatore.

Ora Villalata oppone la sua interpretazione a quella di storici prestigiosi, molti dei quali viventi. Ma a suo dire, sono molti gli elementi a sostegno della tesi: l’estrema raffinatezza formale, la posizione della mano destra del Santo, che ricorda quella della Dama con l’ermellino (a sua volta dipinta non dal vero, ma da un modello plastico), il panneggio, l’assenza di elementi michelangioleschi (presenti in tutte le opere dell’epoca). Le affermazioni di Villalata faranno discutere, ma la scelta di pubblicare la sua relazione sul prossimo numero della prestigiosa Raccolta Vinciana da parte del comitato scientifico, per ora depone a suo favore.

Via | Sole24ore

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La pergamena di Leonardo finisce in tribunale

pubblicato da Daniele


Nel 1998 il dipinto su pergamena che vedete qui sopra è stato venduto dalla casa d’aste Christie a New York per 21.850 dollari. L’opera era catalogata come un dipinto di anonimo di scuola tedesca, datato agli inizi del XIX secolo. Ma l’anno scorso Martin Kemp, professore emerito di storia dell’arte all’Università di Oxford, ha pubblicato un libro in cui sostiene che in realtà questo Profilo nuziale di giovane dama è opera di Leonardo da Vinci.

L’analisi scientifica ha trovato un frammento di impronta digitale che sembra corrispondere a quello trovato su un altro quadro del maestro rinascimentale, mentre la datazione al carbonio ha svelato che la pergamena è stata realizzata da tra il 1440 e il 1650. Ora gli avvocati di Jeanne Marchig, che possedeva l’opera prima della vendita del 1998, hanno presentato una denuncia presso il tribunale federale di New York in cui accusano Christie di non aver saputo adottare la tecnologia scientifica per determinare l’identità dell’opera, vendendola così ad un prezzo insignificante rispetto al suo valore reale.

Tant’è che oggi il dipinto è quotato 127 milioni di euro, per la gioia del suo attuale possessore e il tormento della Marching. Alcuni esperti esperti tuttavia non sono molto convinti: sostengono che Leonardo non ha mai prodotto un lavoro su pergamena, e che le prove delle impronte digitali sono estremamente incerte. Ma uno studioso di Leonardo di fama mondiale come Carlo Pedretti è pronto a metterci la mano sul fuoco: «L’opera costituisce, almeno per il momento, il ritrovamento più importante dopo il riconoscimento, all’inizio del Novecento, della “Dama con l’ermellino” come opera di Leonardo».

Via | The Guardian

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La Gioconda a Firenze nel 2013: manovre di avvicinamento

pubblicato da Sara R.


Non c’è dipinto che abbia più solleticato la fantasia di esperti e comuni mortali come la Gioconda di Leonardo Da Vinci. Le diverse interpretazioni che si sono susseguite nel tempo vi hanno visto letteralmente di tutto: dal riassunto delle concezioni filosofiche del maestro rinascimentale, al manuale tecnico-pratico delle sue conquiste in materia di prospettiva, dalle indicazioni per la risoluzione di presunti misteri dalla natura criptica e a tratti inquietante, fino alle elucubrazioni freudiane che individuano nella donna rappresentata Caterina, madre dello stesso Leonardo, ritratta dopo la sua morte (e spiegherebbero la reticenza che gli impedirà di separarsene fino alla fine smentendo, allo stesso tempo, la tesi secondo la quale la tela fosse il frutto di una commissione).

Per non parlare del nutrito gruppo di sostenitori dell’autoritratto burlesco (avvalorato dai rumors sulle preferenze equivoche del grande artista). Una delle ultime scoperte (fine 2010) si concentra invece sugli occhi della protagonista. Silvano Vinceti, Presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, sostiene l’esistenza delle lettere L e V nell’occhio destro (probabili iniziali di Leonardo stesso) mentre in quello sinistro si potrebbero, a suo dire, percepire un ’CE’ o una ’B’. Naturalmente il mistero si infittisce con il ritrovamento contestuale del numero 72 (simbolo esoterico e religioso).

Una supposizione che si scontra con quella della studiosa savonese Carla Glori secondo la quale, le lettere dipinte nelle pupille sarebbero la S e la G, che identificherebbero nella Gioconda, Bianca Giovanna Sforza, giovane figlia di Federico il Moro, e il numero richiamerebbe, per la sua particolare posizione, la distruzione del Ponte Gobbo di Bobbio (Piacenza) avvenuta proprio nel 1472 a causa dell’onda di piena del Trebbia permettendo di collocare geograficamente il paesaggio retrostante.

L’ultimo atto della grande vicenda che la vede sempre al centro, è quello che ha dato origine al Comitato Nazionale per il rientro della Gioconda a Firenze nel 2013, le cui attività si sono concentrate nella raccolta di firme e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica sullo spinoso soggetto. Nonostante le preoccupazioni di Vincent Pomarède, responsabile dipartimento delle opere pittoriche presso il Louvre durante l’intervista realizzata dal quotidiano francese Le Figarò, e le scuse pubbliche (seppur tardive) di Vinceti per il furto commesso da Vincenzo Peruggia il 20 agosto 1911, l’accordo sembra ancora lontano!

Via | convab.it

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