Sarà inaugurata sabato 17 settembre a Lucca la mostra Carte rivelatrici. I tesori nascosti della collezione Peggy Guggenheim, curata dal direttore del L.u.C.C.A. Maurizion Vanni. Attingendo dal patrimonio della Collezione Peggy Guggenheim, la mostra al Lu.C.C.A. porta alla luce opere su carta di alcuni tra i più grandi artisti del XX secolo, quali Alechinsky, Arp, Calder, de Kooning, Ernst, Fontana, Hundertwasser, Kandinsky, Kupka, Man Ray, Masson, Matta, Mondrian, Moore, Picasso, Richter, Rivera, Sironi, Tancredi, Tanguy, Tobey e Vedova. Alcune delle opere furono esposte alla Biennale di Venezia del 1948, altre sono state presentate solo in rare occasioni, mentre altre ancora sono mostrate al pubblico per la prima volta. Per il curatore Vanni:
“L’intento è proprio quello di riscoprire il valore di una collezione su carta non importante solamente per gli autori che ne fanno parte, ma anche per i momenti, umani e culturali, che hanno contraddistinto la raccolta. In un certo momento della sua vita, infatti, Peggy Guggenheim cambiò radicalmente le sue abitudini dedicandosi con tutta se stessa all’arte moderna e alla visita degli studi di quegli artisti che, di lì a poco, avrebbero cambiato la storia dell’arte della propria epoca. Nessuno potrà mai dire con certezza quanto Peggy abbia contribuito al loro successo, ma certamente il Novecento deve molto a questa figura intraprendente, istintiva, sensibile, ma anche passionale, impulsiva, combattiva e lungimirante che ha trasformato un sogno in una meravigliosa ed eterna raccolta di carte rivelatrici di passioni, amori, conoscenze e memorie di un tempo senza tempo. I tesori nascosti della collezione corrispondono alle preziose facce dello stesso diamante che risponde al nome Peggy”.
Apre giovedì 9 giugno 2011 (h 19) alla Fondazione Marconi di Milano Man Ray The Fifty Faces of Juliet, una ricognizione attraverso cinquanta fotografie scattate tra il 1941 e il 1955 da Man Ray alla moglie e modella Juliet Browner, conosciuta ad Hollywood nel 1940. I due si erano sposati nel 1946 a Beverly Hills insieme ad un’altra coppia: Max Ernst e Dorothea Tanning.
Un rapporto documentato attraverso la fotografia, che riporta lo sguardo curioso, mai banale, di Man Ray. Ogni fotografia, ogni scatto, è anche l’atto di scoperta di un nuovo aspetto della personalità e della bellezza della moglie. Ecco perché ‘50 facce’, non si tratta solo di scoprire Juliet in abiti differenti o intenta in diverse faccende. Lo studio sulla donna è allo stesso tempo uno studio sulle potenzialità di approfondimento psicologico del mezzo fotografico, che sintetizza la ricerca sulla luce del maestro. Solarizzazione, retinatura, sovrasviluppo e ritocco con pastelli colorati, carta velina e carte semi trasparenti utilizzate nello sviluppo del negativo in camera oscura.
La mostra, ad ingresso gratuito, sarà visitabile fino al 29 luglio 2011.
Man Ray, ‘The Fifty Faces of Juliet’ alla Fondazione Marconi di Milano









Se siete a Londra, c’è tempo fino al 5 febbraio 2011 per visitare Convulsive Beauty. Surrealist Photography and its Legacy da James Hyman Photography. Il filo conduttore di questa mostra scaturisce dalla precedenza data, all’interno della pratica visiva dei surrealisti, alla fotografia.
A partire dall’appropriazione della fotografia, come strumento artistico, fatto dai surrealisti, si giunge a tracciare un percorso che attraversa l’arte moderna e quella contemporanea. La bellezza convulsiva del surreale travalica così i confini del movimento d’avanguardia creato, fra gli altri, da André Breton.
Si passa dunque dall’uso della fotografia nelle riviste del movimento surrealista (Atget, Brassaï e Man Ray), agli scatti di Francesca Woodman nei primi anni 1970. Dagli scatti di scena un fotografo anonimo sul set de La Strada di Fellini, a quelli di John Alcott sul seti di Arancia Meccanica… fino alle foto recenti di Anna Fox.
Il surreale è una distesa senza limiti, dove passato e presente si confondono nei labirinti del fantastico, nell’incertezza creativa sul futuro. Al di là dei movimenti, la libertà che emerge da questi scatti è di natura sessuale, psicologica, fisica e spaziale.
Convulsive Beauty. Surrealist Photography and its Legacy - James Hyman Photography
Fino a domenica 13 giugno a Reggio Emilia ha luogo la nuova edizione (la quinta) di “Fotografia Europea“: 120 eventi (tra conferenze, installazioni e spettacoli) che accompagnano le vere e proprie esposizioni, dislocate in più di 240 sedi. Mostre e immagini che hanno come tema comune l’incanto, un tema che lascia molto spazio alla creatività del singolo artista (qui il programma completo).
Molti gli “incanti” nello sguardo trasognato di una persona, ma anche un paesaggio può evicare quella sensazione magica. Tra i protagonisti Gabriele Basilico, Laura Serani, Ferdinando Scianna, ma anche Peter Hook e Kevin Cummins. Ma molti sono anche gli spettacoli che faranno da cornice all’evento, come “Quartieri illuminati”, una rivisitazione artistica (con incontri, eventi, performance) dei luoghi industriali della città.
Ma Fotografia Europea è anche l’occasione per porgere un omaggio a uno dei grandi sperimentatori dell’arte fotografica, Man Ray, che verrà celebrato con una grande mostra.
Fotografia Europea a Reggio Emilia
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Inaugura martedì 23 marzo alle 19 alla Fondazione Marconi di Milano, Man Ray – Mapplethorpe. Un accostamento molto particolare, tra due artisti che hanno operato a distanza di oltre mezzo secolo. Man Ray, nel 1920 a Parigi diviene famoso come artista della fotografia con i suoi rayographs e la tecnica della solarizzazione. Lucien Treillard, suo asistente, dichiarava: “Man Ray fotografo? No, si è servito della fotografia come di altri mezzi espressivi: matita gouache, pittura a olio… Ha creato opere d’arte con l’ausilio del mezzo fotografico. Man Ray è un artista e rivendica questa etichetta. Certo, ha realizzato opere commerciali per la moda o per clienti occasionali. Ma spesso queste fotografie diventano grazie a lui opere d’arte.”
Anche Robert Mapplethorpe parte dalla pittura per approdare al mezzo fotografico, usato per scolpire in bianco e nero la bellezza e la sensualità della forma. Nella sua ricerca ha cercato e in certi casi ottenuto un equilibrio tra forme classiche ed elementi contemporanei. Dal collage al riutilizzo di fotografie cestinate da altri, Mapplethorpe si fa conoscere cominciando a fotografare amici e conoscenti, che diverranno artisti famosi.
L’allestimento alla Fondazione Marconi propone fotografie, dipinti e oggetti di Man Ray, che coprono un arco di tempo che va dagli anni venti agli anni settanta, accanto a 25 lavori di Robert Mapplethorpe, realizzati tra il 1975 e il 1986. Si contrappongono così i ritratti della culturista Lysa Lyon, musa e collaboratrice di Mapplethorpe, a quelli di Woman in Bondage di Man Ray. Il dialogo prosegue accostando i rispettivi punti di vista sul nudo, l’attenzione posta su particolari, dettagli o scene corali.
L’allestimento di Milano è realizzato parallelamente alla mostra Robert Mapplethorpe. La perfezione della forma, dal 21 marzo al 16 giugno al Museo d’Arte di Lugano. Un progetto diretto da Bruno Corà, che ha firmato anche un testo introduttivo per il catalogo della mostra alla Fondazione Marconi, che parte dalle ‘qualità inedite’ di entrambi gli artisti.
Man Ray - Robert Mapplethorpe alla Fondazione Marconi di Milano










E’ incominciata il 12 marzo, e proseguirà fino al 21. La 23esima edizione del Tefaf, una delle più importanti fiere d’arte e antiquariato, sembra all’altezza degli anni precedenti. 15mila metri quadri di esposizione e più di 250 galleristi e mercanti d’arte proporranno a Maastricht al pubblico dei veri capolavori. Anche chi non ha la benché minima intenzione di comprare qualcosa deve visitare questa fiera, che è anche un enorme e irripetibile museo.
Non capita spesso, infatti, di vedere in un colpo solo delle opere di Hopper, Dalí, Van Gogh; e poi quelle dei simbolisti, e dei caravaggeschi. Se il visitatore non ha almeno qualche cognizione i storia dell’arte, un giro in questa galassia artistica può provocare dei forti disorientamenti. Picasso, come sempre, è uno degli artisti più quotati e attesi, tanto che, di lui, si vende tutto.
Ci sono anche due sue tavolozze (una è nella gallery), e una cassetta della frutta piena di barattoli di colore. Ma c’è anche Calder, Giacometti, persino Botticelli; e poi Man Ray, Lucio Fontana. Insomma, se si lascia da parte l’idea di trovarsi, in fondo, in un grosso mercato, si ha l’impressione di trovarsi, veramente, in un museo che comprende tutti i musei della terra.
Fino all’11 aprile, il museo nazionale Alinari di Firenze ospita la mostra fotografica “Parigi Capitale della Fotografia 1920-1940″, un viaggio nel paese e negli artisti che, nella Francia tra le due guerre, hanno dato vita a un avanguardia fotografica sotto l’insegna del surrealismo e del dada. Parigi, allora, meta di pittori, fotografi, scrittori, ha visto uno dei momenti in cui la fotografia ha raggiunto una delle massime esperienze espressive, tra collage, illusioni ottiche e ritratto dell’inconscio.
Giunge quindi in Italia l’archivio dello storico della fotografia Christian Bouqueret, e in particolare arrivano un centinaio di opere, tutte vintage prints, accompagnate da documenti originali dell’epoca. Tra gli artisti compaiono alcuni di quelli destinati a fare la storia della fotografia, come Henri Cartier-Bresson o Man Ray, ma anche altri, meno noti, ma di grande interesse, come Pierre Boucher, Erwin Blumenfeld, François Kollar e Gisèle Freund.
E Parigi viene quasi perquisita dagli obiettivi dei fotografi: Parigi come icona, come luogo di sperimentazione, di rifugio o libertà: la capitale francese riappare nel suo splendore un po’ decadente ma sempre illuminato dai riflettori. E, quasi a fare da complemento all’indagine sulla città, quella del nudo, in tutti i suoi aspetti: nudo come carne, attrazione; nudo come modello greco, apollineo; nudo come oggetto.
Parigi capitale della fotografia
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Criticato quanto apprezzato, Gabriele D’Annunzio, il vate dell’Italia fascista, sarà celebrato in una mostra in programma al Vittoriale degli italiani, la casa-museo che il poeta si fece costruire sulle sponde del Garda, a Gardone Riviera.
Aldilà degli esclusivi intenti celebrativi, la mostra che aprirà i battenti il 27 febbraio cercherà di raccontare il personaggio di D’Annunzio attraverso gli amici che lo hanno conosciuto e gli artisti che da lui hanno tratto ispirazione. Nomi di spicco come quello di Filippo Tommaso Marinetti, che presenta una scultura (Doppio comando di aereo Caproni), Giorgio De Chirico con i suoi figurini e bozzetti scenici per La Figlia di Iorio , poi Man Ray, Mario Pompei, Enrico Del Debbio e molti altri.
La mostra è soltanto il primo di una serie di appuntamenti che legheranno il Vittoriale all’arte contemporanea e suona come un invito aperto verso quegli artisti che si sono confrontati e si vorranno confrontare con la sua poetica. Prevista inoltre nel prossimo futuro la creazione di un museo permanente – “D’Annunzio segreto”, nello spazio sottostante l’Anfiteatro all’aperto.< Omaggio a D’Annunzio




Dal 16 gennaio a Parma riapre la sede espositiva di Palazzo del Governatore, che ospita assieme alle Galleria San Ludovico e le Scuderie della Pilotta Novecento, Arte, fotografia, moda, design, architettura. Un’eccezionale mostra che a dieci anni dalla fine del ventesimo secolo prova a tracciarne un percorso che ne mette in luce la straordinarietà.
Più di tremila metri quadrati di superficie espositiva che ospiterà opere provenienti dalla collezione del Csac, Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma Curata da Arturo Carlo Quintavalle la mostra sarà l’occasione per inaugurare lo spazio appena restaurato che nel corso del 2010 sarà animato da residenze d’artista, incontri e performance.
La mostra ci presenta, disposte una accanto all’altra, come una serie di diapositive, opere di artisti come Mario Sironi, Piero Consagra, Mario Schifano, Enrico Baj, Renato Guttuso e grandi maestri della fotografia come i fratelli Alinari, Mimmo Jodice e Man Ray (nella foto).
“Man Ray. The Fifty Faces of Juliet 1941 - 1955″ è il titolo della mostra che il Lu.C.C.A., il Lucca Center of Contemporary art, dedicherà all’artista americano noto per essere stato uno dei principali esponenti del dadaismo, nonché provocante regista. Per l’occasione verranno esposti 50 ritratti fotografici della moglie Juliet Browner, l’affascinante modella che Ray prese in moglie nel 1946.
50 fotografie, dunque, stampe originali realizzate attraverso tecniche e stili diversi. Alcune sono state colorate a mano, altre con una semplice matita, altre modificate con un intervento grafico, altre ancora con l’aggiunta di una stoffa. E così, Man Ray reinventa, definisce, modifica, aggiunge personalità a quella che dovrebbe essere l’arte più “obiettiva”, la fotografia, e alla compagna di una vita.
Una bella mostra: intanto perché riunisce dei contributi fotografici per lo più sconosciuti ai cultori dell’artista; e poi perché impressiona notare come questi scatti si integrino perfettamente nella produzione di Man Ray. Ricordando alcune immagini del suo film “Paris la belle” e, soprattutto, evocano quel surrealismo che anima i suoi quadri. Insomma, un’occasione per conoscere al meglio un’artista simbolo del ‘900.
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