Ho da poco finito di leggere un libro molto interessante per chi ama la YBA, Lucky Kunst, di Gregor Muir. Non so se verrà mai tradotto in italiano, ma è il racconto da dentro, di un curatore che ha vissuto in prima persona la nascita del movimento. Molto criticata, soprattutto agli inizi, la YBA credo sia oggi un po’ rimpianta nel mondo dell’arte anglosassone, perché ha caratterizzato, nel bene e nel male, un’epoca molto prolifica che ha ridefinito l’arte inglese. E non è cosa che succede spesso.
Tra gli artisti che si incontrano nel libro, Marc Quinn. Uno tra i primi ad emergere, uno tra i più irrequieti e uno dei più discussi (testa fatta col sangue).
Ma questo era il passato. Oggi Quinn è più posato, ha smesso con i vizi da più di 10 anni, e continua a creare.
Allanah, Buck, Catman, Chelsea, Michael, Pamela and Thomas - Marc Quinn - White Cube - Londra





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Dopo la mostra che, tra maggio e settembre 2009, Verona ha dedicato a Marc Quinn (ve ne avevamo parlato qui), l’artista inglese ritorna nella città scaligera per donare ai cittadini una tela della serie “Love Painting“, che verrà collocata nel posto che, probabilmente, le è più congeniale.
Si tratta di un’opera ispirata proprio alla casa di Giulietta, e ai mille messaggi che i visitatori lasciano in ricordo di un’amore conquistato o perso. La cerimonia di donazione avverrà lunedì 8 febbraio presso il foyer del teatro Nuovo in presenza delle autorità cittadine e, ovviamente, dell’artista simbolo dei Young British artist. Chissà che, vedendola, qualcuno non pensi di attaccarci il suo personale, e privato, messaggio… probabilmente a Quinn farebbe soltanto piacere.
Questa non me la sarei mai immaginata. Il designer inglese Naroa Lizar Redrado ha pensato di progettare, lo vedete qui sopra, un kit per costruire a casa propria alcuni celebri opere della contemporaneità. Il kit di Damien Hirst, in particolare, è dedicato a una delle sue opere più famose, “For the Love of God“, e comprende un teschio, 8.601 cristalli, un tubetto di colla, un pennello, delle pinzette e, non poteva mancare, un manuale di istruzioni per il montaggio (sotto, l’opera originale). Quanto costa? 49,99 sterline. Neanche tanto, direi, vista la quotazione dell’opera.
Ma Redrado non si è fermato qui: dopo il Damien Hirst kit, ne ha dedicato uno anche a Marc Quinn, Rachel Whiteread, Tracy Emin e Bansky. Quello di Quinn è persino inquietante: contiene del silicone per modellare il proprio viso e una sacca in pvc da tenere in frigo per non far coagulare il sangue… Molto meglio il kit di “Everyone I have Ever Slept With“, di Tracey Emin. Ricalca la famosa tenda azzurrina con ricamati i nomi delle persone con cui ha dormito l’artista dal 63 al 95.
Questi kit sono da una parte inquietanti e dall’altra affascinanti: affascinanti perché quante volte vi siete detti “Questo lo avrei potuto fare anch’io?” Ok, ciò che presiede a un’opera d’arte è innanzitutto l’idea (se no i “tagli” di Fontana che senso avrebbero?), ma in ogni caso questi kit ti invitano (te spettatore, e te artista) ha ragione sul ruolo e l’importanza della tecnica (di contro alla spettacolarità così spesso ricercata).

Per realizzare una sua straordinaria serie di autoritratti, da anni Marc Quinn utilizza il proprio sangue. E non già dipingendoci ma, una volta fattolo congelare, scolpendoci sue intere teste.
Per qualcuno sembrerà pazzesco, ma per Marc è un’abitudine ormai. Più o meno ogni cinque anni realizza un calco della sua testa e lo riempie di sangue appena prelevato dalle sue vene, per poi conservare le opere a temperature abbastanza basse da non farle liquefare. L’ultima testa della serie, prodotta nel 2006, si intitola semplicemente “Self”, ed è stata comprata nei giorni scorsi dalla National Portrait Gallery di Londra, per circa 450.000 euro.
Non c’è che dire, Marc Quinn continua sempre a stupirci.

Le opere di Marc Quinn non sono certo adatte a stomaci deboli. Ogni cinque anni l’artista britannico è solito ultimare la statua di una testa realizzata con il proprio sangue congelato (ma Quinn lavora anche con altri materiali organici, come la placenta umana e cordoni ombelicali…).
L’ultima testa è stata acquistata dalla National Portrait Gallery di Londra e mostrata al pubblico (le precedenti non sono accessibili, in quanto fanno parte di collezioni private). Per l’opera la galleria ha pagato ben 300 mila sterline (più di 340 mila euro). Inevitabili le polemiche.
Via | Repubblica.it
Dal 22 maggio al 27 settembre Verona ospiterà una grande mostra dedicata a Marc Quinn. Dico Verona perché la sede centrale della mostra sarà la mitica casa di Giulietta, ma le opere dell’artista saranno dislocate per tutta la città. Più che una mostra, è quindi un omaggio all’arte di Quinn, dato anche il gran numero di opere presenti: ci sarà l’intero ciclo dedicato ai Flowers Painting, le sculture Kiss, Waiting for Godot e, immancabile, Siren, la statua che rappresenta Kate Moss in una audaci posizioni di yoga (e non solo, si direbbe).
Marc Quinn fa parte del gruppo Young British Art, insieme a (tra gli altri) Damien Hirst e Tracey Emin. Sono artisti piuttosto strapagati che giocano spesso e volentieri su provocazioni mediatiche, anche se spesso allo pseudo scandalismo non corrisponde a mio parere altrettanta qualità. Sono opere curiose e spesso di facile fruibilità, questo è sicuro, ma si ha sempre il dubbio che cerchino il colpo ad effetto soltanto per adescare lo spettatore. In ogni caso è una mostra da vedere, anche solo per capire come funziona il mondo dell’arte e quali sono le tendenze più apprezzate.
Il Mito_Marc Quinn
22 Maggio - 27 settembre 2009
da martedì a domenica 8.30-19.30
lunedì 13.30-19.30
Ingresso alla casa di Giulietta: 6 euro

Avevamo visto solo il profilo, ora è stato reso pubblico anche il corpo. In forma splendente, la preziosa Kate Moss scolpita in oro da Marc Quinn. E’ Siren ma sembra Sphinx!
Via | Times online
Kate Moss come opera di arte contemporanea, cosa che la rendera’ piu’ immortale dell’essere una delle tante icone della moda. Dopo l’ultimo lavoro artistico di Marc Quinn, ho raccolto le opere che l’hanno vista protagonista, escluse le fotografie (visto il suo mestiere). E fa una certa impressione vedere quante volte e’ stata utilizzata come musa ispiratrice, sia posando direttamente per artisti come Lucien Freud, sia come modella involontaria come per Russell Young e Banksy. Neanche Madonna o Marilyn Monroe sono riuscite tanto.
Dipinta o scolpita con i capelli corti, in posizione yoga, molto incinta, nuda o con le rughe, Kate Moss rimarra’ per sempre l’Afrodite dei tempi moderni.
Kate Moss come opera d’arte contemporanea




Continua a leggere: Kate Moss. L'Afrodite dell'arte contemporanea

Il British Museum di Londra ha rilasciato solo un primo piano di “Siren”, la nuova scultura di Marc Quinn dedicata a Kate Moss.
L’ennesima opera d’arte che ritrae la modella inglese, questa volta realizzata in oro massiccio per il peso di 50 kg e per il valore di 1,5 milioni di sterline. La moda di realizzare lavori con materiali pregiati sembra non avere fine, ancora, ma pur non aggiungendo qualcosa di nuovo nel fare arte, attira la curiosita’ di tutti. Ancora di piu’ se la modella ispiratrice e’ un personaggio noto come la Moss, l’Afrodite dei nostri giorni.
Non e’ un caso quindi che sia questa l’immagine con la quale il museo londinese sta facendo parlare della mostra, che comunque dovrebbe dimostrarsi un appuntamento interessante. Intitolata “Statuephilia“, l’esibizione si apre il 4 ottobre e raccoglie lavori di Damien Hirst (con 200 teschi di plastica creati per l’occasione), Antony Gormley, Ron Mueck, Marc Quinn, Tim Noble e Sue Webster.
Via | bbc
Londra si rivela sempre di più città di arte e aste. Ora 20 artisti sono scesi in campo a favore di Ken Livingston, l’attuale sindaco della capitale, per raccogliere fondi per la rielezione politica di un uomo che ha fatto molto per l’arte della città inglese. L’asta “Bid for Ken” si svolgerà il 6 marzo alla Aquarium Gallery a Farringdon.
I nomi includono molti dei protagonisti dell’arte contemporanea più visibile degli ultimi tempi, tra questi Banksy, Antony Gormley e Jeremy Deller vincitori del “Turner Prize”, Marc Quinn che ha esposto sul “Fourth Plinth“, Richard Hamilton, Billy Childish, Mona Hatoum, Jamie Reid, Peter Kennard e Geraldine Swayne.