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iartistlondon.com: il kit D.I.Y. d'arte è in realtà un'opera concettuale

pubblicato da margherita

iartistlondon: ihirst

In tanti l’anno passato avevano scambiato i vari kit d’arte D.I.Y. proposti da iartistlondon.com, come oggetti di design veri. Non solo i media, che soprattutto nella forma dei blog, avevano fatto rimbalzare la notizia online, ma anche grandi magazzini come i londinesi Selfridges e Harvey Nichols, che volevano ordinare i prodotti.

I vari kit, non erano in realtà che parte di un progetto diventato opera concettuale, studiato dalla giovane spagnola Naroa Lizar Redrado come lavoro finale del suo corso di studi universitari.

Avendo ricevuto un’attenzione e una curiosità inaspettata, la Redrado stava pensando di avviare veramente un business con produzione in Cina. Ma quella macchina da soldi priva di umorismo di nome Damien Hirst, nella veste dei suoi avvocati, ne ha impedito il procedere.

Quello che ci si può augurare è che l’artista riesca a diventare così famosa, da sovrastare colui che si ispira molto agli altri ma o fa finta di niente e non lo riconosce, o lo sa e per questo previene chiunque di farlo. Parlo ovviamente di Hirst.

Incredibile vedere comunque, come la notizia si sia diffusa e come il successo di alcuni prodotti sia generato, più che dal marketing, dal caso.

Via | W

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È arrivato il "Damien Hirst kit"

pubblicato da michele

Hirst Kit

Questa non me la sarei mai immaginata. Il designer inglese Naroa Lizar Redrado ha pensato di progettare, lo vedete qui sopra, un kit per costruire a casa propria alcuni celebri opere della contemporaneità. Il kit di Damien Hirst, in particolare, è dedicato a una delle sue opere più famose, “For the Love of God“, e comprende un teschio, 8.601 cristalli, un tubetto di colla, un pennello, delle pinzette e, non poteva mancare, un manuale di istruzioni per il montaggio (sotto, l’opera originale). Quanto costa? 49,99 sterline. Neanche tanto, direi, vista la quotazione dell’opera.

Ma Redrado non si è fermato qui: dopo il Damien Hirst kit, ne ha dedicato uno anche a Marc Quinn, Rachel Whiteread, Tracy Emin e Bansky. Quello di Quinn è persino inquietante: contiene del silicone per modellare il proprio viso e una sacca in pvc da tenere in frigo per non far coagulare il sangue… Molto meglio il kit di “Everyone I have Ever Slept With“, di Tracey Emin. Ricalca la famosa tenda azzurrina con ricamati i nomi delle persone con cui ha dormito l’artista dal 63 al 95.

Questi kit sono da una parte inquietanti e dall’altra affascinanti: affascinanti perché quante volte vi siete detti “Questo lo avrei potuto fare anch’io?” Ok, ciò che presiede a un’opera d’arte è innanzitutto l’idea (se no i “tagli” di Fontana che senso avrebbero?), ma in ogni caso questi kit ti invitano (te spettatore, e te artista) ha ragione sul ruolo e l’importanza della tecnica (di contro alla spettacolarità così spesso ricercata).

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