Una nuova grande mostra, che vede coinvolta la settecentesca Villa Olmo di Como, inizia il 15 marzo. Si tratta di “L’abbraccio di Vienna. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere”, 80 opere provenienti dal museo di Vienna, che ripercorrono la genesi dell’arte del Novecento, partendo dal Barocco, passando per la Belle Époque, per il Biedermeier, fino a giungere alla Secessione e al primo Espressionismo.
La mostra, curata da Sergio Gaddi e Franz Smola, trova il suo fulcro soprattutto nei lavori dei tre autori legati alla Secessione viennese, Gustav Klimt, Egon Schiele e Oskar Kokoschka.
L’abbraccio di Vienna. Klimt, Schiele e i capolavori del Belvedere - Villa Olmo - Como



L’ottocento italiano è ormai dimenticato.
I grandi “mostrifici” preferiscono attirare il pubblico con un nome eclatante, senza badare troppo alla qualità delle opere esposte, e rinunciando spesso ad una seria ricerca storico artistica.
Un’eccezione è la mostra che Cremona ha voluto dedicare a Giovanni Carnovali (1804-1873), in arte il Piccio, qui definito come “l’ultimo romantico”.
Anticonformista, eccentrico, solitario, condusse una vita avventurosa e si distinse per il linguaggio innovatore delle sue pitture. I contemporanei lo criticavano rimproverandogli di lasciare le sue opere allo stato di “abbozzo”. Un’accusa che il Piccio condivise con alcuni pittori d’oltralpe, più giovani di una generazione, e che per questo, qualche anno più tardi, finirono per essere dispregiativamente chiamati impressionisti.
Un interesse particolare suscitano i suoi disegni: turbolente trame di tratti “scapigliati” che mi ricordano, non so perché, la mano di Oskar Kokoschka.
Degna fine della sua “vita spericolata” fu l’annegamento nel Po, a quasi 70 anni, durante una delle sue consuete nuotate.
A Cremona, centro Santa Maria della Pietà, fino al 10 giugno.