Anna Àntola dipinge figurine che hanno i profili morbidi e accoglienti di Botero, i colori vividi di Picasso (al quale rende omaggio nell’opera “Una rosa per Pablo”), gli sguardi sognanti e la leggerezza di Chagall. Il suo studio è in Piazzale Bacone a Milano, ma i suoi quadri hanno i “cromatismi del mondo”, le sfumature “nette e carnali” di un universo sensuale fatto di sguardi obliqui e pose maliziose. Nelle sue tele ci sono rose e gatti, acque di disperazione e visi placidi, eroine di Shakespeare e donne contemporanee, personaggi “femminili e singolari” dall’irresistibile allure e dalle forme tondeggianti, che sembrano osservarti in maniera beffarda. “Regine, contadine e cittadine”, colte in un decoro naturale, che ha le tinte violente del desiderio e l’impatto forte del riconoscimento. Dietro la suggestione fantastica, sono lavori terribilmente personali, che la dicono lunga sulla loro creatrice e completano quei nomi scritti in bianco ai loro piedi un “ritratto di parole” che è lei stessa a tracciare.
Ho ammirato e studiato gli impressionisti i metafisici e i concettuali traendone grandi emozioni. Ma Picasso rimane il mio grande amore. Invidio la sua sensualità, la virile creatività e la capacità di esplorare l’animo femminile.
Ma di me devo parlare: ho sempre dipinto, non ho mai abbandonato il cavalletto anche nei momenti di sconforto. Non è stato facile ma alla soglia della maturità artistica, e anche più, mi sembra di aver trovato il mio segno e miei contorni dove riconoscermi ed abbandonarmi alla più completa libertà e fantasia.
Dalla formazione a quella che considera la propria “maturità artistica”. Il percorso di una pittrice che ha il pregio di aver elaborato uno stile “evidentemente riconoscibile”, arricchendo un panorama già eccezionale come quello del figurativo milanese. Ragioni per le quali la Galleria l’Acanto, nel quartiere Città Studi a due passi da P.zza Piola, ospita una selezione delle sue opere fino al 10 gennaio, in un incontro sostanziale di passioni che riprende le radici di una personalità eclettica.
Mi piace l’arte, la poesia, il teatro, le cose di tutti i giorni e i fatti eccezionali. Amo Chagall, Mirò, Goya, Picasso, la focaccia al formaggio di Recco, la colazione al bar, Paolo Conte, la Nannini, il “nessun dorma” di Pavarotti, le prospettive, i miei figli, i silenzi intelligenti, il mio lavoro e soprattutto la vita.
Dopo la mostra dedicata a Joan Mirò (su cui una parte del pubblico e della critica aveva espresso alcune perplessità legate alla qualità delle opere), Palazzo Blu di Pisa rilancia, aprendo i battenti ad una grande retrospettiva su Pablo Picasso da venerdì 14 ottobre 2011.
Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso porta nella città toscana 200 opere (dipinti, ceramiche, disegni e opere su carta, alcune celebri serie di litografie e acqueforti, libri, tapisserie) in prestito dalle più importanti istituzioni museali legate al maestro catalano: il Museo Picasso di Barcellona, il Museo Picasso di Malaga e il Museo Picasso di Antibes.
La mostra, visitabile fino a fine gennaio 2012, segue il filo rosso disegnato dalla serie delle 59 linogravure, coprendo un arco di tempo che va dal 1901 al 1970.
‘Ho voluto essere pittore e sono diventato Picasso’, ad ottobre il maestro catalano in mostra a Pisa






L’elettricista francese che possiede una collezione di 271 Picasso, ha raccontato ai giornali di come ha viaggiato per tutta la Francia con 50 milioni di euro in opere d’arte fasciate nella sua valigia. Voleva venderli per garantire un futuro ai suoi figli.
Nel frattempo Pierre Le Guennec avrebbe rivelato in che modo ha ottenuto così tante opere. Jacqueline, moglie di Pablo, gli avrebbe regalato i quadri nel mentre stava installando sistemi di allarme e stava facendo riparazioni all’impianto elettrico in casa Picasso, nei tre anni che vanno dal 1970 fino alla morte del maestro, avvenuta nel 1973. In particolare un giorno gli avrebbe consegnato un intero scartoffio contenente centinaia di disegni.
Alle accuse di furto Guennec si ribella e sua moglie dichiara: “avremo potuto vivere in una casa umile come questa per tutta la vita se avessimo voluto vendere i pezzi?”. Adesso, nonostante la coppia sostenga di aver ritrovato il prezioso ‘fagotto’ nel corso di un repulisti avvenuto quest’estate, la vicenda passerà per i tribunali francesi.

Per chi sta al Nord, la Svizzera non è poi così lontana e per una mostra come questa potrebbe valer la pena muoversi. Si è inaugurata proprio ieri e sarà visitabile fino al 26 settembre 2010 Klee incontra Picasso, un percorso alla scoperta di due mostri sacri dell’arte moderna e contemporanea.
La location per questo incontro/scontro, tra divergenze, somiglianze e legami intrecciati fino ad oggi poco conosciuti, è lo Zentrum Paul Klee di Berna. Un confronto quindi, tra due universi artistici a volte agli antipodi. Per Klee, una visione del Mediterraneo e del mondo, romantica e spirituale, intrisa di poesia e ironia. Per Picasso, la realtà si costruisce a partire dal conflitto e la pittura è spesso la resa drammatica di un portato interiore, pieno di sensualità e pathos.
Parlando invece delle affinità, dobbiamo sottolineare la natura innovatrice e sperimentale del lavoro di entrambi. Picasso era un fenomeno naturale ed anche Klee fu profondamente colpito dalla sua poetica, ma non si limitò a soccombere alla sua influenza. Molto probabilmente i due si incontrarono personalmente nel 1933 nello studio di Picasso a Parigi e nel 1937 a casa di Paul Klee a Berna.
Proprio qui, a 70 anni di distanza, i due tornano ad incrociarsi. Oltre 180 opere provenienti da collezioni pubbliche e private ci mostrano come questi due artisti si siano amati, rispettati e forse anche odiati.

I grandi artisti, si sa, continuano a far parlare di loro anche da morti. Così in questi giorni si fa strada in Spagna l’ipotesi che Pablo Picasso, attivista e militante comunista della sinistra anti-franchista, autore del monumento contro la barbarie di Guernica, sia stato in un’occasione tentato dal Generalissimo, per organizzare una retrospettiva dei suoi lavori a Madrid.
Correva l’anno 1956 e molte pressioni da parte del partito ostacolarono il progetto. La notizia ci giunge dallo storico britannico John Richardson che ha appena dato alle stampe il quarto volume della biografia del pittore di Malaga.
Le implicazioni di questa rivelazione vanno oltre l’ambito strettamente politico. Da una parte Picasso sentiva una grande nostalgia per la sua terra e cercava di far passare un’immagine diversa di se stesso, considerato che il regime lo aveva più volte tacciato come traditore. Dall’altra molti amanti della sua arte hanno tirato un respiro di sollievo, pensando che se Pablo avesse ceduto alle lusinghe di Franco, arebbe forse perso parte della sua libertà espressiva.
Furto clamoroso nella notte al Museo nazionale di arte moderna di Parigi. Sembra che un solo uomo sia penetrato nel palazzo (almeno secondo le telecamere) portandosi via capolavori d’arte per un valore di 500 milioni di euro.
I dipinti sono: L’olivier près de l’Estaque di Georges Braque; Nature morte aux chandeliers di Fernand Lèger; La Pastorale di Matisse; La donna con il ventaglio di Modigliani e Il piccione a pois di Picasso.
Via | Repubblica

Una grande mostra al Philadelphia Museum of Art, Picasso e l’Avant-Garde a Parigi (dal 24 febbraio), getta maggiore luce sul ruolo di pioniere che l’artista spagnolo ha giocato nello sviluppo del cubismo e il suo dialogo con il surrealismo e altri movimenti artistici importanti negli anni 1920 e 1930.
Se forse non possiamo parlare di una vera e proprio scuola di suoi seguaci, sappiamo che in settant’anni di intensissima carriera Picasso ha davvero lasciato il segno. L’appuntamento di Philadelphia traccia un percorso fatto di 200 dipinti, disegni e sculture di Picasso, Georges Braque, Juan Gris, Fernand Léger, Joan Miró, la cosidettà ’scuola di Parigi’.
L’arrivo nella capitale francese è del 1904 (a 23 anni), po il il vivace scambio con georges Braque tra il 1910 e il 1913, con cui avrebbe costruito un vocabolario condiviso e una tavolozza dei colori ridotta del beige, ocra, bianco e grigio. Una sezione della mostra intitolata Americani a Parigi tratta degli espatriati tra cui Max Weber, Charles Demuth, e Carles Arthur Beecher.

Vi vogliamo segnalare un libro, questa settimana, che costituisce una piccola guida sia per esperti che per colroo che non sono mai riusciti a capire, e quindi apprezzare a pieno, un’opera d’arte: “Guardare un quadro” di Mary Acton (Einaudi, pagg. 272, 28 euro) è una sorta di guida all’osservazione e alla comprensione di un quadro, un viaggio nella pittura dell’Occidente alla scoperta delle tecniche e agli stili di alcuni, importanti, artisti.
Attraverso l’analisi di singole opere, l’autrice, storica dell’arte inglese, fa inoltrare il lettore nella testa dell’autore di un quadro, facendogli notare i colori, la composizione, i toni, la gestione dello spazio: insomma, le mille possibilità di agire davanti alle quali il pittore si è trovato prima di prendere in mano il pennello.
E gli autori presi in considerazione (e sempre inquadrati storicamente) vanno da Piero della Francesca a Caravaggio, da Rembrandt a Botticelli, da Picasso a Rothko, a Matisse… un libro che non solo insegna a guardare con più attenzione un quadro, ma ci pone davanti alla storia degli stili e delle idee occidentali.
Il 2 febbraio Christie’s sferrerà un altro colpo a Sotheby’s nella storica battaglia tra due delle più famose case d’asta. Quel giorno, infatti, verranno messe all’incanto opere di Matisse e Picasso sulle quali il mondo dell’arte a pagamento nutre molta aspettativa. Tra le opere più attese figurano sicuramente “Homme assis sur une chaise” e “Tete de femme” di Pablo Picasso, così come “Nu aux jambes croisées” di Henri Matisse, stimato tra i 2.5 e i 4 milioni di sterline.
Ma a fare la parte del leone saranno “Gitane” di Kees van Dongen (5.5 - 7.5 milioni di sterline) ed “Espagnole” di Natalia Goncharova (4 - 6 milioni di sterline). Insomma, la rivincita dei meno noti al grande pubblico, si direbbe; ma aspettiamo a vedere la risposte di Sotheby’s…
Picasso e Matisse all’asta da Christie’s
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“Goya e il mondo moderno“, in mostra a palazzo Reale di Milano dal 17 marzo al 27 giugno, è un tributo al pittore aragonese e una grande celebrazione della sua influenza sull’arte contemporanea. Con oltre 180 opere, Valeriano Bozal e Concepción Lomba, i curatori dell’esposizione, intendono porre in relazione i temi più sentiti da Goya (la nuova società, la soggettività, la violenza) con artisti altrettanto importanti degli ultimi due secoli.
La mostra è organizzata in tre filoni tematici: la nuova società, le reazioni a tale società e la rappresentazione della violenza. Le opere di Goya saranno affiancate da quadri di Delacroix, Klee, Pollock, Giacometti, Picasso, rendendo il confronto tra gli artisti il più diretto possibile. Tra le opere di Goya più famose, spicca il famoso “Autoritratto”, ma anche il ritratto di Asensio Julià e di re Carlo IV.
La mostra è di carattere veramente internazionale, per numero di opere ed enti coinvolti nel prestito delle opere. Una bel modo per approfondire la figura di Goya indagando la contemporaneità dei suoi insegnamenti.