Matisse, Cézanne, Picasso… L’avventura della famiglia Stein, attualmente alle alle Gallerie Nazionali del Grand Palais è una grande esposizione che arriva dal celebre Museum of Modern Art di San Francisco dove è stata visibile dal 21 maggio al 6 settembre. Terminato il periodo parigino passerà al Metropolitan Museum of Art di New York nel quale darà bella mostra di sé dal primo febbraio al 3 giugno 2012. La sua esistenza, nata da un idea del Museo di San Francisco, è la dimostrazione lampante della fruttuosa collaborazione tra le tre prestigiose istituzioni, che ha permesso la realizzazione di un progetto tanto ambizioso.
Protagoniste le opere ed i loro geniali autori, ma anche coloro che li hanno sostenuti agli albori: gli Stain, una famiglia di origine americana trasferitasi a Parigi all’inizio del ‘900. I tre fratelli Leo, la scrittrice d’avanguardia Gertrude e il primogenito Michael con la moglie Sara, sono tra i primi a acquirenti dei lavori di Matisse e di Picasso, credono profondamente in questi artisti ancora misconosciuti, e il loro fiuto li porterà a acquisire una delle più stupefacenti collezioni dell’arte moderna esistenti. La mostra ripercorre la storia di queste persone, una vicenda profondamente intrecciata con gli avvenimenti del XX secolo e naturalmente impregnata d’arte.
Il percorso scelto dalla curatrice Cécile Debray, conservatrice al Centre Georges Pompidou di Parigi si divide in tre capitoli cronologici:
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I favolosi anni ‘20. Chi, almeno una volta, non ha sognato di trovarsi a Parigi? Artisti da tutta Europa, dal Giappone, dall’America convergevano verso la ribollente capitale francese, attratti dalla sua cosmopolita, liberale, creativa, bohémienne atmosfera che al tempo non aveva pari…
Ed è proprio quel clima ad aver prodotto la cosidetta “Ècole de Paris“, nella quale confluivano personalità del calibro di Foujita, Soutine, Modigliani, Chagall, solo per ricordarne alcuni. L’arte visuale incontrava la musica e la danza, mentre le convenzioni borghesi erano messe in discussione dal Surrealismo, e la corrente cubista avrebbe dato fama imperitura a Picasso, Braque, Légere, Gris. Di tutto questo rimane traccia nelle sculture, nei costumi teatrali, nelle fotografie di un epoca vibrante e di un Europa che , superata la Grande Crisi del ‘29, avrebbe visto l’ascesa del Nazismo.
A Palazzo dei Diamanti (Ferrara) “Gli Anni Folli” rivivono in una mostra che sceglie la Parigi fra il 1918 e il 1933 come simbolo di una città diventata laboratorio internazionale di creatività e cultura. I grandi maestri della modernità, come Monet, Matisse, Mondrian, Picasso, Braque, Modigliani, Chagall, Duchamp, De Chirico, Miró, Magritte e Dalí, ne sono i protagonisti attraverso una selezione di opere provenienti da collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.
La mostra sarà aperta fino al 19 gennaio 2012.
[Foto in alto: Cafè du Dome, Parigi, 1925]
Pablo Picasso come non lo avete mai visto. Questa volta volta, infatti, protagonisti della mostra in scena a Colonia fino al 15 gennaio 2012 saranno i suoi ritratti fotografici e non le sue opere. Il Museo Ludwing ha allestito una mostra con 250 fotografie dell’artista realizzate da artisti come Richard Avedon, Cecil Beaton, Henri Cartier-Bresson, Lee Miller e Man Ray. L’allestimento si focalizza - ed è la prima mostra con questa chiave di lettura - sul conflitto tra il desiderio dell’artista di mantenere il controllo sulla sua immagine pubblica e le esigenze artistiche dei suoi ritrattisti.
Il risultato di questa lotta tra geni creativi è l’immagine di un Picasso autoironico e dalla presenza scenica degna di un attore teatrale; di un personaggio poliedrico e brillante: attraverso questa raccolta di suggestive immagini, vediamo l’artista al lavoro nel suo studio di Parigi, a casa con il suo cane, in scenari divertenti e durante i momenti divertenti passati con gli amici. La mostra non solo scopre i volti ei luoghi che hanno caratterizzato la vita dell’artista, ma fa scoprire il complesso mondo di relazioni che sono state importanti per la notevole biografia di uno degli artisti più influenti e fotografati del XX secolo.
MemyselfandI. Photo Portraits of Picasso




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Sarà inaugurata sabato 17 settembre a Lucca la mostra Carte rivelatrici. I tesori nascosti della collezione Peggy Guggenheim, curata dal direttore del L.u.C.C.A. Maurizion Vanni. Attingendo dal patrimonio della Collezione Peggy Guggenheim, la mostra al Lu.C.C.A. porta alla luce opere su carta di alcuni tra i più grandi artisti del XX secolo, quali Alechinsky, Arp, Calder, de Kooning, Ernst, Fontana, Hundertwasser, Kandinsky, Kupka, Man Ray, Masson, Matta, Mondrian, Moore, Picasso, Richter, Rivera, Sironi, Tancredi, Tanguy, Tobey e Vedova. Alcune delle opere furono esposte alla Biennale di Venezia del 1948, altre sono state presentate solo in rare occasioni, mentre altre ancora sono mostrate al pubblico per la prima volta. Per il curatore Vanni:
“L’intento è proprio quello di riscoprire il valore di una collezione su carta non importante solamente per gli autori che ne fanno parte, ma anche per i momenti, umani e culturali, che hanno contraddistinto la raccolta. In un certo momento della sua vita, infatti, Peggy Guggenheim cambiò radicalmente le sue abitudini dedicandosi con tutta se stessa all’arte moderna e alla visita degli studi di quegli artisti che, di lì a poco, avrebbero cambiato la storia dell’arte della propria epoca. Nessuno potrà mai dire con certezza quanto Peggy abbia contribuito al loro successo, ma certamente il Novecento deve molto a questa figura intraprendente, istintiva, sensibile, ma anche passionale, impulsiva, combattiva e lungimirante che ha trasformato un sogno in una meravigliosa ed eterna raccolta di carte rivelatrici di passioni, amori, conoscenze e memorie di un tempo senza tempo. I tesori nascosti della collezione corrispondono alle preziose facce dello stesso diamante che risponde al nome Peggy”.
Da Il mistero Picasso di Henri-Georges Clouzot a Lo sguardo di Michelangelo, testamento spirituale di Antonioni, passando per le numerose riflessioni di Godard e Sokurov, i maestri del cinema si sono spesso occupati della pittura e confrontati con essa. Non tutti sanno, però, che un regista italiano ingiustamente considerato minore, Luciano Emmer, è stato forse l’autore più seminale nell’esplorare il connubio cinema/pittura. I suoi lavori, infatti, non sono semplici documentari sull’arte, ma saggi in forma di cinema sullo sguardo e la bellezza, su come concepire la distanza e il movimento della macchina da presa rispetto all’opera, e la funzione, psicologica e narrativa, del successivo montaggio. Imperdibili, tanto per gli amanti dell’arte quanto per i cinefili. Ci pensa oggi la benemerita Cineteca di Bologna a distribuirli, raccogliendo in un cofanetto (2 dvd + libro) questi film ormai divenuti introvabili, se non per quei pochi fortunati che riuscirono a registrarli nottetempo da Raitre, a Fuori Orario.
In esergo a Parole dipinte, questo il titolo del cofanetto, la citazione di un maestro del cinema come Alain Resnais dà la misura dell’importanza e unicità di queste opere: “Se non fosse esistito Luciano Emmer non sarei mai diventato regista”. I due dvd presentano un’ampia selezione dei film sull’arte realizzati da Luciano Emmer in un arco di tempo di quasi settant’anni. Dal pionieristico Giotto di “Racconto da un affresco” al Bosch di “Paradiso terrestre”, dal Carpaccio della “Leggenda di sant’Orsola” a Goya, Leonardo, Michelangelo, Picasso. Nel booklet (in edizione bilingue, italiano e francese) oltre a un saggio inedito della curatrice che ripercorre l’intera attività di Emmer nel cinema d’arte, uno scritto di Adriano Aprà.
Giorgio Albertazzi è a teatro con Cercando Picasso, una messa in scena da testi di Pablo Picasso e Federico García Lorca per la coreografia di Martha Graham sulla guerra civile spagnola. Sul palco assieme ad Albertazzi ci saranno proprio le danzatrici della Martha Graham Dance Company. Dopo Messina e Roma, fino a domenica 3 aprile 2011 è la volta del Teatro della Pergola di Firenze.
Uno spettacolo prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, che è anche un grande omaggio a tutte le avanguardie artistiche del novecento e a quell’idea beckettiana del teatro come arte totale, aperto ad includere diverse forme e modalità espressive. La scrittura di Garcia Lorca assume nuove sfumature con la voce di Albertazzi, aperta a nuove interpretazioni.
Non è la prima volta che Antonio Calenda lavora con Albertazzi e dirigere l’attore 86enne attraverso la personalità del vecchio Picasso deve essere stato anche assecondarne alcuni tratti. La verve creativa, la forza d’animo, la mordente passione per il proprio lavoro e un fremito di lussuria, accompagnano sempre personaggi del loro calibro. Le scene e i costumi sono di Pier Paolo Busceri. Una grande tela bianca e alcuni mobili, al centro un letto in cui il pittore vive, sogna e potrebbe morire, e poi fogli e disegni.
Dopo la tappa fiorentina, non sono ancora state annunciate le nuove date dello spettacolo che proseguirà in Italia e in Europa.
Non vi aspettate di trovare i lavori più famosi di tre dei più grandi protagonisti del novecento, alla mostra Picasso, Miró, Dalí. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità. Al contrario, potrete scoprire aspetti poco noti e marginali della loro produzione, l’eclettismo ed il coraggio dei ragazzi, la tenacia con cui hanno saputo costruire il loro linguaggio pittorico.
La mostra, una delle più interessanti della primavera italiana 2011, aprirà i battenti il 12 marzo a Palazzo Strozzi di Firenze. Un allestimento originale ed innovativo, nato dalla mente di Christoph Vitali, con la collaborazione alla curatela di Eugenio Carmona. Ci saranno quadri del periodo precubista di Picasso (1900-1905) ed un centinaio di suoi schizzi giovanili. L’approdo a Parigi ad inizio secolo, la nascita della rivista Arte Joven a Madrid, un periodo ricco di suggestioni rivoluzionarie e battaglie politiche, ben documentato anche nella sua produzione artistica.
Le opere di Joan Miró in mostra appartengono invece al periodo 1915-20. Il giovane catalano intraprende il suo viaggio nel mondo dell’arte a partire da un radicale rifiuto per la pittura figurativa e il suo rapporto con le classi dominati. Il pennello di Mirò si scaglia anche contro il cubismo, che in quegli anni è diventato quasi pittura “di maniera”.
Per Salvador Dalí la giovinezza coincide invece col quinquennio 1920-25, che precede l’espulsione dall’Accademia del 1926. Poco prima di laurearsi, Dalì si scaglia contro i professori dichiarando che “nessuno nella facoltà era sufficientemente competente per esaminarlo”. Fra gli altri suoi lavori in mostra a Firenze fino al 17 luglio, Muchacha en la ventana (Ragazza alla finestra, nella foto).

Un tribunale francese ha cominciato a lavorare sull’inchiesta preliminare per scoprire in quali circostanze Pierre Le Guennec, l’elettricista che lavorava per Picasso, è entrato in possesso di alcuni dipinti del periodo blu, centinaia di disegni e collage del pittore. Nel frattempo, l’asta di alcune delle 271 opere, che era prevista per metà dicembre da Drouot, è saltata.
La vicenda però sembra essere giunta ad un punto di svolta e la versione dei fatti di Le Guennec troverebbe alcune conferme. Sarebbe stata la moglie Jacqueline Picasso (nella foto di David Douglas Duncan ritratta mentre insegna alcuni passi di danza al marito) ad aver offerto gli schizzi all’elettricista, facendogli un ‘regalo in stile surrealista’.
Lo ha confermato il produttore televisivo Jean Bertho, che incontrò Jacqueline nel 1982 per motivi professionali. Allora la moglie gli offrì di scegliere una delle opere di Picasso e tenersela. Una pratica abbastanza abituale per Jaqueline, che in cambio di alcuni favori per l’organizzatore di eventi artistici, offriva i preziosi lavori (scarti?) del marito.
Il caso poi si infittisce con l’entrata in scena del barbiere personale di Picasso, Maurice Bresnu, che il maestro aveva soprannominato Nounours (Teddy Bear) e a cui aveva dedicato e regalato molti disegni. Morti Bresnu e sua moglie, i sei eredi iscritti nel testamento, tra cui figura anche un parente dei Le Guennec, si sono subito dati da fare per vendere il patrimonio del pittore catalano in loro possesso.

L’elettricista francese che possiede una collezione di 271 Picasso, ha raccontato ai giornali di come ha viaggiato per tutta la Francia con 50 milioni di euro in opere d’arte fasciate nella sua valigia. Voleva venderli per garantire un futuro ai suoi figli.
Nel frattempo Pierre Le Guennec avrebbe rivelato in che modo ha ottenuto così tante opere. Jacqueline, moglie di Pablo, gli avrebbe regalato i quadri nel mentre stava installando sistemi di allarme e stava facendo riparazioni all’impianto elettrico in casa Picasso, nei tre anni che vanno dal 1970 fino alla morte del maestro, avvenuta nel 1973. In particolare un giorno gli avrebbe consegnato un intero scartoffio contenente centinaia di disegni.
Alle accuse di furto Guennec si ribella e sua moglie dichiara: “avremo potuto vivere in una casa umile come questa per tutta la vita se avessimo voluto vendere i pezzi?”. Adesso, nonostante la coppia sostenga di aver ritrovato il prezioso ‘fagotto’ nel corso di un repulisti avvenuto quest’estate, la vicenda passerà per i tribunali francesi.

Non è un ritrovamento di poco conto, ma quanto basta per aprire un nuovo museo dedicato a Picasso. 271 oggetti scoperti in Francia per un valore complessivo di 60 milioni di euro. Ci sono alcuni dipinti del periodo blu, nove collage cubisti, molti disegni, alcuni sketchbook ed altre opere in corso di classificazione.
Li conservava un elettricista residente nel sud della Francia, che sostiene di averli ricevuti in dono dal pittore stesso e da sua moglie, presso di cui lavorava. Sembra che Guennec (questo il nome del tecnico ormai in pensione) lo scorso gennaio abbia contattato Claude Picasso, figlio del pittore scomparso nel 1973, per ottenere una certificazione circa l’autenticità di 175 lavori, che non comparivano nell’archivio ufficiale delle opere dell’artista catalano.
Dopo essersi reso conto che gli oggetti erano effettivamente stati realizzati da suo padre, Claude ha chiamato la polizia che, solo recentemente, ha confiscato i lavori. Il figlio infatti, pur nascondendo che fosse un uomo molto generoso, sostiene che Pablo abbia sempre firmato e dedicato le sue donazioni, così da poter in qualche modo tener traccia dei loro eventuali movimenti sul mercato e sapere allo stesso tempo se qualcuno dei destinatari dei suoi doni si fosse trovato in difficoltà economiche.
Secondo una recente stima l’intero corpus di opere di Picasso conterebbe circa 20.000 pezzi, molti dei quali andati perduti. Il corpus più consistente di opere ritrovate e non ancora catalogate, risale ai primi anni trenta e si presenta in buone condizioni. Nel frattempo, per Guennec è scattata una denuncia per ricettazione.