
Ricorre l’anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, ucciso tra l’1 e il 2 novembre del 1975 all’idroscalo di Ostia, in circostanze mai completamente chiarite. Poeta, cineasta, scrittore, giornalista, tra gli intellettuali-artisti di sicuro Pasolini è quello che nel dopoguerra italiano ha inciso più di tutti, attraverso una passione civile e morale che agiva come un bisturi nei mali, nel corpo incistato della società italiana.
Per ricordare la sua figura, che - va detto - oggi rischia di essere svalutata da un generale e ipocrita apprezzamento, in occasione della VI Edizione del Festival Internazionale del Film di Roma è stata allestita una mostra nello Spazio Espositivo dell’Auditorium Parco della Musica, aperta fino al 5 novembre: P.P.P - Omaggio a Pier Paolo Pasolini. Il pezzo forte della mostra è senz’altro la grande installazione creata da Dante Ferretti, lo scenografo premio Oscar che lavorò con Pasolini per ben otto film, in collaborazione con Francesca Loschiavo. L’opera rappresenta, ingigantita, una macchina da scrivere, lo strumento principale del lavoro di Pasolini, che genera una grande nuvola di carta, composta idealmente dalle sue opere: poesie, romanzi, sceneggiature, articoli, “scritti corsari” e “lettere luterane”. Intorno, otto installazioni video costituiscono altrettanti accessi all’immaginario cinematografico di Pasolini.
Ostia 2 novembre 1975, un corpo giace senza vita sulla spiaggia.
Quel corpo era Pier Paolo, era un intellettuale scomodo, uno di quelli “senza troppi peli sulla lingua” che ha denunciato un’Italia nascosta e macchinatrice, un paese provinciale e ricco di cultura allo stesso tempo, un territorio al centro di strumentalizzazioni politiche, di speculazioni edilizie e finanziarie.
Era un regista che ha raccontato i quartieri più popolari della capitale, che ha attraversato Roma per scoprirne quei luoghi che pochi volevano vedere e nei quali in molti vivevano un’esistenza di violenza e emarginazione. Isolati da quella stessa necessaria incitazione al nascondimento che poi gli si è appiccicata addosso come un marchio di infamia, insieme ai tanti altri che un certo modo “benpensante” imperante non esitava ad attribuirgli.
E’ il Pasolini dell’urlo rotto e coraggioso dell’Io so:
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio “progetto di romanzo”, sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il ‘68 non è poi così difficile.
Ma anche il Pier Paolo che incarna Giotto nel Decameron, pittore ispirato dal suo mondo onirico che non può fare a meno di chiedersi:
Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto.
Via | Fixfiregun

La Triennale di Milano sta ospitando nei suoi spazi, e lo farà fino al 28 agosto 2011, la mostra fotografica di Dino Pedriali dedicata a Pier Paolo Pasolini. Il poeta, scomparso nel novembre del ‘75, venne accompagnato in quelli che saranno divenuti gli ultimi giorni da Pedriali, allora venticinquenne. L’apprezzato fotografo venne scelto personalmente da Pasolini per firmare un reportage su Petrolio, il romanzo che lo scrittore stava preparando.
Le 78 immagini, tutte in bianco e nero, sono state selezionate dal fotografo perché proprio il 2 novembre 1975 Pasolini mancò l’appuntamento per rivedere gli scatti e valutarli insieme a Pedriali. Quelle fotografie, divenute testimonianza dell’ultimo lavoro dello scrittore, rappresentano un’occasione unica per riscoprire uno dei più importanti intellettuali italiani.
Alla mostra, a Milano in Viale Alemagna, 6, si può accedere gratuitamente per tutto il mese di agosto, un ottimo modo per impiegare una delle giornate più afose nella città rimasta vuota dopo l’esodo estivo. Questi sono gli orari: Da Martedì a Domenica 10.30-20.30 – Giovedì e Venerdì 10:30 – 23:00.
Foto | © Dino Pedriali, by SIAE 2011

Nel 1956 il giovane William Klein aveva da poco pubblicato il suo Life Is Good & Good for You in New York, un libro reportage che sarebbe passato alla storia. Invitato da Federico Fellini a Roma per assisterlo nella regia del film Le notti di Cabiria (1957), approfittò di un ritardo nell’inizio delle riprese, per girare la città eterna col regista riminese, assieme a Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia ed altri intellettuali dell’epoca.
Fu nell’occasione di queste passeggiate che nacque Roma, un diario per emozioni, radicale e brillante testimonianza visiva, pubblicata nel 1959 assieme ad un notevole corpus didascalico, con citazioni da Stendhal, Michelet, Mark Twain, Henry James e molti altri. Il volume è stato ripubblicato nel 2009 da Aperture in collaborazione con Contrasto, nel cinquantesimo anniversario della liberazione di Roma.
La mostra ai Mercati di Traiano dal 14 aprile al 25 luglio propone 60 immagini di grandi dimensioni, che ripercorrono quattro anni, dal 1956 al 1960 in cui il regista americano William Klein si innamorò di Roma, delle sue donne, delle sue Vespe, degli sguardi coperti dagli occhiali di uomini misteriosi.
Una storia incredibile che riguarda il dipinto “Ultima Cena” di Alfred Hrdlicka, definita dall’artista un’orgia omosessuale, opera restaurata da Pier Paolo Pasolini.
Il Dimmuseum di Vienna, Museo della Cattedrale cattolica, ha in corso fino a maggio una retrospettiva sull’artista Alfred Hrdlicka, uno dei più importanti del paese. Tra le varie opere esposte c’era anche il dipinto incriminato che è stato rimosso in seguito alle pesanti polemiche che si sono scatenate contro il quadro, il direttore del museo Bernhard Boehler e il cardinale Christoph Schoenborn. Infatti il dipinto ritrae gli apostoli in atteggiamenti sessuali (si masturbano tra di loro) che non stati graditi evidentemente dal pubblico cattolico.
Gli organizzatori si sono dichiarati sorpresi della reazione e non volevano offendere nessuno. Allo stesso tempo non rinnegano la scelta fatta, dato che, come dice il direttore: crediamo che Hrdlicka abbia le credenziali per rappresentare le persone in questo modo così carnale, così drastico. E la visione di Boehler che l’arte serve anche a questo, a creare discussioni e aprire dibattiti, è indiscutibile.
Ho cercato delle immagini ma non ne ho trovate, in compenso c’è il video, su Gloria.TV! E sapete quello che a me sorprende in tutta questa storia di arte, omosessualità, polemiche e censura? Che esiste Gloria TV!
Via | Corriere