Mondrian concepiva l’arte come una forma di pensiero e operava ricercando costantemente in essa una funzione di sintesi e oltrepassamento estetico. Le sue opere sono ancora oggi la testimonianza di una ricerca unica, che non si limita al campo dell’arte astratta, ma tende all’utopia di un’opera totale, in cui far confluire ogni genere di forma e colore. Un’ottima occasione per esplorare le implicazioni del suo immaginario è L’armonia perfetta, dall’8 ottobre al 29 gennaio in mostra al Complesso del Vittoriano di Roma.
Una retrospettiva che, attraverso circa 70 olii e disegni del pittore olandese e oltre 40 opere di artisti che influenzano la sua evoluzione, ripercorre l’intero cammino artistico di uno dei più importanti maestri del XX secolo. La mostra, allestita dal curatore Aja Benno Tempel secondo un ordine cronologico, si apre con i primi dipinti figurativi, che riproducono i paesaggi olandesi con colori pastello, vivi e brillanti, e prosegue con la stagione astratta fino alle ultime opere, ispirate alla tipografia newyorchese. A dimostrazione di quanto Mondrian considerasse l’arte un esercizio cognitivo e spirituale ci sono le sue affermazioni teoriche a riguardo: “Costruisco combinazioni di linee e colori su una superficie piatta, per esprimere una bellezza generale con una somma coscienza”.
Il 3 agosto 1975 Atari lanciava sul mercato la console domestica di Pong, come ricordano gli amici di Gamesblog. Avrebbe cambiato la storia dei videogiochi: ma non solo. Quelle due barrette e quel puntino che si muovevano su uno schermo nero, avrebbero ispirato anche tanti artisti per produzioni curiose.
Il gruppo notsonoisy, per esempio, nel 2005 realizzò una serie di video ispirati ai primissimi videogames, e tra questi non poteva mancare Pong, ebbero un successo enorme. Sul loro sito tutti i video, qui The Original Human Pong. Altra interessante contaminazione è quella di PONGdrian, che unisce il videogioco e l’estetica di Piet Mondrian.
Carina l’idea di Anders Visti, Anette Abrahamsson, Sören Hüttel og Søren Brøgger esposta a Copenhagen nel 2007. Se volete approfondire la storia delle contaminazioni tra arte e videogiochi, su Furtherfield c’è un post dell’anno scorso che ve la racconta nel dettagli, prendendo ampio spunto da una mostra svoltasi a Berlino nel 2007, pong.mythos (qui le foto della mostra) dove il leggendario videogioco Atari fu reinterpretato da 30 artisti da tutto il mondo. Per chi ama la critica d’arte, sempre sul sito di pong.mythos c’è un testo in inglese di Jason Wilson su Pong e i videogiochi nel mondo dell’arte, intitolato Tangled circuits/parallel lines: the emergence of videogames and new media art.
Un video in bassa qualità e piuttosto sconosciuto ci mostra Keith Haring nel mentre dipinge un muro a Barcellona. Il posto è Plaça Salvador Seguí, nel Barrio del Raval. L’audio è pessimo e dell’intervista all’artista newyorchese si capisce appena qualche frammento.
Era il 27 febbraio 1989 ed Haring dipingeva con pennello e tinta rossa, con un tratto spesso e deciso un murale che purtroppo oggi è andato perduto. Da notare la sua felpa bianca con cappuccio che riproduce un dipinto di Piet Mondrian e la scritta ‘Look’.
Questo estratto presente su YouTube è parte di un video più lungo girato ormai 21 anni fa da Dj Chito de Melero.

Si fa sempre più forte il legame tra Peggy Guggenheim e Vercelli. Lo spazio espositivo dell’Arca, presso la Chiesa di San Marco, si prepara ad ospitare Peggy e Solomon R.Guggenheim: le avanguardie dell’astrazione.
A partire dal 20 febbraio, a cura di Luca Massimo Barbero, si completa il progetto espositivo iniziato nel 2007 con una mostra che affronta la linea tracciata dall’astrazione, in un dialogo serrato tra due collezionisti, zio e nipote.
Il primo, Solomon R. è l’ideatore nel 1937 a New York del Museum of Non Objective Panting (Museo della pittura non oggettiva), che concepisce l’astrazione come assenza della figura. Peggy si lascia invece affascinare dal Surrealismo, dalle avanguardie astratte e dall’Espressionismo astratto americano.
Continua a leggere: Peggy e Solomon R.Guggenheim: le avanguardie dell'astrazione a Vercelli

Cosa voglio esprimere con la mia opera? Niente di diverso da quello che ogni artista cerca: raggiungere l’armonia tramite l’equilibrio dei rapporti fra linee, colori e superfici. Solo in modo più nitido e più forte.
Piet Mondrian
Lungi da me fare pubblicità gratis a qualche prodotto, ma in questo caso è necessario per mostrare l’ennesimo esempio di come l’arte abbia un’influenza fondamentale sul nostro modo di vedere. Vi ricordate quella pubblicità degli anni ‘80 del gel Studio Line? Quella con una ciurma di personaggi dai capelli improponibili, che facevano finta di suonare? Ma sì dai quella che iniziava con “stu stu stu studio line”.
Il set della pubblicità è praticamente un dipinto di Piet Mondrian, come si può verificare facilmente confrontando lo spot con questa immagine. Linee rette nere su campo bianco, rettangoli e quadrati dai colori primari: rosso, giallo, blu. Lo spot che vedete è la versione in inglese, ma sul sito di Radio Torino International si trova anche quella italiana: stessa ambientazione ma cambiano gli attori.
Per una panoramica sull’opera di Mondrian c’è Artchive.
A proposito, mettendo da parte l’arte, sempre sullo stesso sito c’è una grandissima raccolta di vecchi spot anni ‘80 e primi ‘90, chi soffre di nostalgia avrà di che piangere.