
Blu ed Ericailcane ne hanno combinate nuovamente delle belle insieme. A febbraio erano a Bologna all’XM24, l’ex mercato di via Fioravanti 24, che da molti anni è divenuto un attivo centro sociale e culturale. Nel murale si vede un individuo arcimboldesco che fugge insieme ad un coniglio gigante ed alcuni insetti blu (foto in galleria).
Sempre a Bologna, ma pochi giorni fa, è spuntato The Golden Cage: la gabbia d’oro è appunto opera di Blu, il serpente all’interno, di Ericailcane. Notare che il pezzo è stato realizzato senza montare ponteggi, scale o trabattelli, ma solo coi bastoni telescopici.
Nel frattempo ad aprile i due si erano recati a San Vito di Leguzzano, in provincia di Vicenza, per dipingere il muro della palestra comunale. Ne è nato un grande pezzo su due lati dell’edificio, in cui alcuni animali pattinano con autovetture legate ai piedi su una superficie di aeroplani.
Infine in galleria trovate anche il murale che Blu, questa volta da solo, ha realizzato in Polonia, a Cracovia, una settimana fa. Un uomo tiene in mano un altoparlante che è anche una campana. Al di sotto un’umanità confusa, rintronata, incapace.
L’artista polacco Rafal Betlejewski ha bruciato un fienile nel tardo pomeriggio di ieri per commemorare il massacro degli ebrei in un villaggio della Polonia durante la seconda guerra mondiale. Cattivo gusto o tentativo diverso di far riaffiorare il dolore?
Betlejewski, conosciuto per altri progetti di arte che si occupano di capitoli oscuri delle relazioni polacco-ebraiche, ha incendiato il fienile in Zawada, un villaggio della Polonia centrale, per celebrare il 69imo anniversario del massacro.
Quest’operazione, a ricordo dell’incendio del 1941 ad opera dei nazisti che costò la vita a 300 ebrei, rinchiusi in un granaio e bruciati vivi, ha suscitato numerose polemiche nella comunità giudea polacca. Tra permessi mancati e scarso rispetto delle vittime in un clima da ’scampagnata’, l’unico obbietivo realmente raggiunto da Betlejewski è aver accresciuto la sua popolarità.

La città di Lublin si trova in Polonia e - fino al 1939 era uno dei centri abitati dal maggior numero di ebrei nel paese. Poi, potete immaginare ciò che è accaduto. La deportazione nazista non ha risparmiato praticamente nessuno degli abitanti del borgo polacco e quasi nessuno di loro vi ha più fatto ritorno o perché morto o perché poi fuggito altrove. Un destino comune a molte cittadine dell’Europa dell’est in quegli anni inumani.
Dopo oltre 70 anni, Lublin ha deciso di ricordare quella tragedia. E come in altre occasioni, quando si tratta di Olocausto, l’unico mezzo per conservare una memoria accettabile è l’arte. Così, in occasione di Open City Festival uno dei più importanti festival polacchi di arte all’aperto (che comprende dalla street-art agli interventi di arte pubblica), gli ebrei scomparsi sette decadi fa, fanno un simbolico ritorno alle loro case attraverso la fotografia e la street-art in una serie di installazioni sparse per la città.
L’opera è di Ronen Dvarim e si intitola Coming Out e qui trovate lo slideshow di tutti gli interventi artistici di Ronen per Coming Out.

La Fondazione Galleria Civica di Trento presenta la prima personale dell’artista polacco classe 1973 Robert Kuśmirowski. L’artista unisce, sul piano concettuale, i suoi pensieri sulla nostra esperienza della realtà e della storia, al ruolo della memoria e dell’immaginazione. Si parte da un accurato lavoro di documentazione, all’interno del quale assume grande importanza il ruolo dei sensi sui documenti di origine. Ne nascono stimoli, attraversamenti, che l’artista presenta al pubblico ricomponendo luoghi ibridi, che corrispondono al punto di incontro tra l’autentico e la copia.
Due disegni (immagini digitali di antiche stampe) e due installazioni: P.A.P.O.P. (2010), un lavoro realizzato in Belgio, di cui è esposta una versione sostanzialmente modificata, la replica di un grande computer analogico degli anni ‘60; Cosmorama (2010), una nuova installazione espressamente concepita per la Fondazione: una scatola delle meraviglie che porta il pubblico in un viaggio nel tempo e nello spazio.
Una sorta di terra di mezzo, incastrata tra verosimiglianza e reinvenzione, i cui abitanti sono persi in un tempo che comunque ci appartiene, perché fa parte parte della memoria collettiva. A livello pratico, Kuśmirowski costruisce tutti gli elementi che formano le sue opere con le mani nude e poi li assembla con altri oggetti di diversa natura e origine. In ogni opera l’artista lascia alcune tracce del suo lavoro, che rivelano la finzione su cui il suo fmeccanismo si basa. Ne esce una realtà, che si fonda anche e soprattutto su meccanismi fantastici ed esplora le potenzialità dei processi di demistificazione dell’arte.
[Nella foto, Robert Kusmirowski, Bunker, 2009. The Curve, photo: Alistair Ramsay. Courtesy Barbican Art Gallery]

Nella città di Gdansk, in italiano Danzica, nel nord della Polonia, M-city ha realizzato uno stencil davvero enorme, che ricopre l’intera facciata laterale di un palazzo di undici piani. La città del Mar Baltico non è nuova a questo genere di iniziative. E’ stata recentemente sede di Graffest, festival internazionale di graffiti art che ha visto tra i partecipanti il bolognese Blu.
Tornando al progetto di M-city, possiamo dire che tutto comincia come un gioco con la forma e lo spazio della città. Un gioco da fare sui muri, con poster, manifesti pubblicitari, adesivi ed un gioco virtuale, per cui su internet ciascuno viene messo in grado di partire dai singoli elementi per costruire la propria città. Ci sono cento pezzi che raffigurano costruzioni realizzate con una speciale tecnica di stencil.
Si parte preparando il bozzetto di un edificio disegnato su un foglio A4. Gli schizzi sono creati attraverso prospettive isometriche impresse all’interno di cubi impilati uno sull’altro. Il disegno viene poi ingrandito in formato A2, laminato, impermiabilizzato ed infine tagliato. Gli edifici possono essere assemblati in molti modi, l’unico limite è l’immaginazione dell’autore.

Un monolocale su pilone che ha colpito la mia attenzione, sia per la forma sia perché in sintonia con i tempi attuali di difficoltà di mutui e spazi abitabili. La “Single Hauz” è un progetto dello studio polacco front architects.
Oltre che struttura per abitazioni potrebbe essere utilizzata per ristoranti e locali, come suggerisce Geoff Manaugh, a cui la forma ricorda le strutture (giganti) dei cartelloni pubblicitari americani. Per questo propone di coprire la casa con messaggi di pubblicità.
Cartelloni pubblicitari abitabili ancora non si erano visti, ma potrebbe essere un’idea (con grande vantaggio per l’eventuale mutuo).
E’ bella, ma io in un’abitazione così mi sentirei insicura, dalle scale non ci vuole niente ad entrare in casa.
Via | BLDGBLOG

Mi ci è caduto l’occhio leggendo “D - La Repubblica delle donne”, ovvero l’inserto femminile di Repubblica (leggo qualsiasi cosa mi capiti a tiro, dai Promessi sposi ai biglietti dell’autobus). E’ il progetto vincitore per la realizzazione, o meglio ricostruzione, della sala da concerti di Szczecin (Stettino) in Polonia.
L’edificio sarà interamente realizzato in vetro brillante, una struttura in continua mutazione che ricorda nella sua verticalità le cattedrali gotiche. Personalmente la trovo stupenda. Il progetto è curato dallo studio catalano Barozzi Veiga.
Per altre informazioni ed immagini.

Uno dei deviantartist meno banali in cui mi sia imbattuto negli ultimi tempi è Basia Konczarek, amato anche da Peter Rodulfo, altro “deviante” di cui parleremo presto.
Vi basterà dare un’occhiata a una piccola parte delle 74 opere di cui il ventiquattrenne propone una versione online (da commentare e linkare) per rendervi conto del modo particolarissimo in cui egli ama tracciare, in ognuna di esse, una sottilissima linea fra la realtà e l’immaginazione.
Ma per quanto sottile, è resa estremamente particolareggiata, col permesso di insinuarsi facilmente fra le pieghe di un mondo, quando ce l’aspetteremmo già nell’altro, o ancora nel primo.
E’ quello che succede ai dettagli stupefacenti di un disegno come quello che proponiamo come illustrazione del post. In cui, neanche per un attimo, i due protagonisti pennuti si lasciano cogliere impreparati dalle tazze di tè che l’artista ha preparato per loro.
E due quadri si contendono la loro e la nostra attenzione. Quello all’interno del salottino, che raffigura - alla Pluto e Pippo di Walt Disney, cane e padrone, ma una faccia, una razza - altri due volatili. E quello fornito dalla finestra sul mondo che dà il titolo alla composizione.
immagine | Basia Konczarek, Rain behind our windows