
Ieri vi avevo parlato di Richard Hamilton, artista poliedrico che, proprio oggi, compie 88 anni. Dal 3 marzo al 25 aprile 2010 la Serpentine Gallery di Londra gli dedica Modern Moral Matters una grande mostra incentrata sulle sue opere più politiche. Gli scenari internazionali, le rivolte, il terrorismo e la guerra, affrontate con la consapevolezza di un uomo che sa di vivere in un mondo continuamente rappresentato - e quindi dominato - dai media.
L’attività di Hamilton si è estesa alla pittura, l’incisione, il collage, l’installazione, la tipografia, fino al design industriale. Questa esposizione ne celebra anzitutto lo sguardo, quello di un artista che nel 1969 dichiarava: “Negli anni Cinquanta siamo diventati più consapevoli della possibilità di vedere il mondo intero, in un istante, attraverso lagrande matrice visiva che ci circonda, (abbiamo) un’immediata visualizzazione sintetica. Cinema, televisione, riviste e giornali hanno inondato l’artista con un paesaggio totale“.
Un percorso di distruzione, scomposizione e frammentazione delle immagini quello di Richard Hamilton, che fa riferimento a stili e generi diversi. La manipolazione dello spazio si compie all’interno di un lavoro che interroga le rappresentazioni che ci circondano. Dal tuffo nel magma dell’analisi delle immagini emerge la potenza lirico-allegorica della sua opera.
Se capitate a Londra tra marzo e aprile vi consiglio vivamente di farci un salto, l’ingresso è gratuito.
Chi dice che l’arte non ha niente a che fare con la politica non lo capisco poi molto. Esiste, è vero, molta arte che può permettersi di ‘volare più in alto’ della pochezza del battibecco politico ed esprimere valori più grandi, che proprio in quanto universali toccano questioni di molti, questioni politiche in fondo. Ma è anche vero che qualche volta un artista non può esimersi dal denunciare, sfruttando la sua grande comunicativa.
Non ci meravigli quindi se l’artista inglese di origini proletarie Richard Hamilton, classe 1922, considerato l’inventore della Pop Art prima ancora di Andy Warhol, abbia presentato, in concomitanza con l’inizio del processo a Tony Blair per il suo operato nella gestione l’ultima crisi in Iraq, un suo ritratto controverso. Si tratta di un fotomontaggio dove Tony Blair è vestito da cowboy e guarda fisso in avanti, senza paura.
Il lavoro è spuntato alla Serpentine Gallery di Londra proprio alcuni giorni prima dell’ apparizione dell’ex-premier all’inchiesta sul falso Dossier sul Nucleare in Iraq. Nonostante la stampa inglese abbia più volte screditato l’operato di Blair - e lo stesso Obama abbia parlato di una motivazione poco chiara e di nessun legame certo tra i terroristi sauditi che compirono l’attacco alle Twin Towers e il dittatore iracheno, Blair continua a sostenere le necessità di quell’attacco.
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“Guardami. Il volto e lo sguardo nell’arte” è il volume, edito da Silvana editoriale, che accompagna l’omonima mostra che, a Lugano, sta cercando di fare in qualche modo il punto su uno dei soggetti artistici sui quali l’arte si è più spesso interrogata: il volto umano, e le sue infinite sfaccettature.
Il libro, di 296 pagine (34 euro), offre una lunga carrellata di sguardi: circa 80 immagini che documentano i cambiamenti che, dal 1969 a oggi, hanno caratterizzato la raffigurazione artistica dello sguardo, soprattutto la sua spersonalizzazione, dovuta anche all’introduzione della tecnologia nella rappresentazione del volto.
Gli artisti coinvolti nella mostra (e presenti nel catalogo) sono tra i più noti: Richard Hamilton, Urs Lüthi, Marisa Merz, Bruce Nauman, Arnulf Rainer, Gerhard Richter, Thomas Ruff, Thomas Schütte, Alex Katz, e l’immancabile Andy Warhol. I volti che ritraggono creano una vertigine nella “lettura”, un vortice di espressioni del viso, di tecniche, di persone, molto affascinante.
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