
Se vi interessa capire quali sono le tendenze in atto nel mercato dell’arte contemporanea, allora dovreste conoscere la più grande fiera al mondo nel settore. L’ International Artexpo di New York va in scena dal 25 al 28 marzo in location rinnovata, lo spazio Pier 94 sul fiume Hudson, 135.000 mq di area espositiva ‘non convenzionale’ a Manhattan.
Gallerie e case editrici di tutto il mondo, seminari e conferenze per una fiera che nel passato ha ospitato artisti del calibro di Andy Warhol, Peter Max, Robert Rauschenberg, Robert Indiana e LeRoy Neiman.
Ma ci sarà anche possibilità di conoscere anche autori indipendenti, grazie alla sezione Solo, in cui gli artisti si presentano direttamente al grande pubblico (25.000 le presenze previste) ed ai collezionisti senza la mediazione dei galleristi. 250 emergenti, che saranno valutati da una giuria composta da opinion leader e thinkmakers provenienti dal mondo del design, della moda, dell’arte e della cultura.

Si preannuncia di certo un’asta molto interessante quella che l’11 maggio, a New York (Christie’s International), cercherà di piazzare quattro dipinti di grandi maestri contemporanei, tutti appartenenti allo scrittore Michael Crichton, scomparso poco più di un anno fa.
Si tratta di un Jasper Johns (una delle sue celeberrime bandiere americane) di un Picasso, di un Robert Rauschenberg e di un Roy Lichtenstein.
Il valore totale dei 4 dipinti è stimato intorno ai 30 milioni di dollari. Il pezzo forte dell’asta, com’è prevedibile, sarà il Picasso. “Femme et Fillettes” è il titolo dell’opera in questione, che non ha ancora mai ricevuto una stima ufficiale.
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Dal prossimo 30 maggio presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia sarà esposta per la prima volta in Italia la serie “Gluts” di Robert Rauschenberg: sicuramente uno degli appuntamenti imperdibili dell’estate veneziana, ormai davvero (finalmente) alle porte. E’ dal 1995 che non viene allestita un’esposizione incentrata esclusivamente sui lavori scultorei di Rauschenberg, scomparso un anno fa.
Gluts: saturazione, eccesso. Sono 40 opere, a cui il grande artista texano si dedica con discontinuità dal 1986, quando inizia a concentrare la propria ricerca artistica sull’esplorazione delle proprietà materiche e visive del metallo, volendone catturare e sfruttare le qualità riflettenti e scultoree.
Lo spunto per questo lavoro parte dalla recessione avvenuta in Texas, dovuta ad una saturazione del mercato petrolifero: Rauschenberg inizia a raccogliere insegne abbandonate, pezzi di automobili, rifiuti abbandonati… nel suo studio gli scarti diventano altorilievi e sculture, ed ecco la serie dei Gluts. “Voglio semplicemente rappresentare le persone con le loro rovine. Penso ai Gluts come a souvenir privi di nostalgia. Ciò che devono realmente fare è offrire alle persone l’esperienza di guardare alle cose in relazione alle loro molteplici possibilità”.
Robert Rauschenberg: Gluts
Collezione Peggy Guggenheim
Fino al 20 settembre
Robert Rauschenberg, Gluts - Collezione Peggy Guggenheim



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Obama e la moglie Michelle hanno incaricato l’arredatore losangelino Michael Smith di svecchiare lo stile classico della Casa Bianca. A partire dall’arte.
La nuova coppia presidenziale statunitense è il simbolo del cambiamento del nostro secolo, e a quanto pare non solo in campo politico. Secondo le indiscrezioni, tra gli artisti che piacerebbero a Obama e First Lady tre nomi, tutti rigorosamente americani: i due esponenti del New Dada, Jasper Johns e Robert Rauschenberg, e uno dei padri della Pop Art, Ed Ruscha.
Nomi grossi e apertura al contemporaneo. Era norma, infatti, che alla Casa Bianca venissero ospitate solo opere di artisti scomparsi da almeno vent’anni (prima che Hillary Clinton la infrangesse esponendo un De Kooning). Obama può anche questo.
Jasper Johns United States Flag via | dscape
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Al MADRE di Napoli nel giorno dell’83° compleanno, il primo senza l’artista, si è aperta “Robert Rauschenberg. Travelling ’70-‘76”.
La mostra, che arriva in Italia dopo essere passata per Porto e Monaco, riguarda la poco nota produzione della prima metà degli anni ’70 ispirata dai viaggi e dalle scoperte di culture lontane. I nomi di alcune delle serie di lavori Venetians, Sor Aqua, Early Egyptians richiamano in maniera evidente i luoghi visitati, ma la serie più sorprendente è quella dei Jammers, realizzata a seguito di un viaggio in India.
Tessuti morbidamente appesi ai muri formano delicate composizioni di colori vivaci a proposito delle quali Rauschenberg diceva: “Non mi sono mai concesso il lusso di quei bei colori brillanti fino a quando non sono stato in India e ho visto la gente andare in giro avvolta in quei colori o trascinarli nel fango. Mi sono reso conto allora che non sono così artificiali”.
A Napoli presso il MADRE fino al 19 gennaio 2009.
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La madre di tutte le fiere “Art 39 Basel“, 2008, si è aperta al pubblico oggi e prosegue fino all’8 giugno. Il vernissage più una serie di eventi ad invito si sono svolti ieri, e le immagini con le prime notizie sono già in circolazione.
Definita giustamente la più importante fiera d’arte, raccoglie tra le 300 gallerie più rinomate al mondo, 200 artisti e un pubblico molto vasto di 60 mila visitatori che include veri esperti e appassionati. L’artista che viene notato in questo appuntamento ha molte probabilità di diventare una celebrità a livello globale e veder crescere la sua carriera rapidamente.
Non solo vita mondana, come eventi simili dimostrano, ma un giro di affari che quest’anno punta ai ricconi russi. Ed il più importante, quello che si dice abbia comprato i dipinti di Bacon e Freud, è arrivato ieri accolto come una vera star: Roman Abramovic accompagnato dalla sua nuova metà.
Chi e che cosa guardare in questa edizione:
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Si è spento all’età di 82 anni, un grande dell’arte contemporanea Robert Rauschenberg.
Nato nell’ottobre del 1925 a Port Arthur, Texas, risiedeva da anni a Captiva, Florida, dove è morto. Nonostante la malattia che lo aveva colpito da diversi anni, aveva ripreso a produrre opere d’arte.
Dall’Espressionismo Astratto si era gradualmente avvicinato alla Pop Art. Noto per unire pittura ed elementi materici raccolti anche dalla strada, nei suoi quadri “Combines”, nel 1964 vinse il Gran Premio della giuria alla Biennale di Venezia.
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Al Cesac di Caraglio Andrea Busto, che ne e’ il direttore, immagina una mostra sul rapporto con il velo davvero interessante. In primo luogo, perche’ ne da una visione non solo islamica (la madonna ha il velo) e in secondo luogo perche ne analizza il contenuto da tutti i punti di vista: sociologico, politico, umano e persino di stile. Il velo per coprire i morti, come quello di Cristo, quello delle donne anziane della Sicilia, del lutto, dell’Islam (certo, in gran parte) e persino una carrellata di tipologie stilisteche della moda del velo.
La mostra è aperta da fine ottobre e chiuderà a fine febbraio, ecco una descrizione del percorso espositivo presa di peso dalle pagine de La Stampa:
Il percorso espositivo è suddiviso in sette sezioni. La visita inizia dalle Velature pittoriche di Alessandro Bulgini, che sotto una tela campita tutta di nero lascia intravedere immagini figurative, e da lavori analoghi di artisti post-minimalisti come Nishikawa e Juchtmans. Si prosegue con Memorie e Impronte, dove troviamo l’incisione di Dürer. Da Santa Veronica prende nome la veronica, il velo miracoloso su cui restò impresso il volto di Cristo sofferente; soggetto anche di due vasti dipinti eseguiti nel 1989 da Mimmo Paladino. Con accanto due lavori di Robert Rauschenberg, collage con gusto neodada di abiti e garze. Nella sezione Candore e dolore, campeggiano le gigantesche foto di donne africane, ammantate in candide vesti, di Vanessa Beecroft, alle quali fa da contrappunto la colorata donna «svuotata» di Patrizia Guerresi e una splendida foto di Shirin Neshat con una donna in burka nero che tiene per mano un bimbo nudo e tatuato.
Il velo diventa cortina, anzi una Soglia, nella quarta sezione, a cui s’accede oltrepassando una tenda di perle di vetro, di Felix Gonzales Torres. Nella sala successiva le macabre fotografie scattate all’obitorio da Andres Serrano, con volti di cadaveri bendati. Nella sala successiva, dedicata al rapporto tra Eros e Thanatos, si confrontano sensuali immagini omoerotiche di Sadegh Tirafkan e La danza circassa, dipinta nel 1915 da Mario Moretti Foggia, con gusto orientaleggiante. Ottimo spunto per entrare nella penultima parte dedicata al rapporto tra Orientalismi e Occidentalismi. La mostra si chiude con varie salette intitolate Il velo globale: qui sono esposte svariate fogge di chador e scialli d’ogni parte del mondo, insieme a belle foto dedicate a questo copricapo da artiste emergenti come Lana Slezic e Kimiko Yoshida.