Alla Saatchi Gallery è iniziata da pochi giorni la seconda parte della mostra Newspeak: British Art Now. Una galleria di nuovi talenti, selezionati dal collezionista Charles Saatchi, che è possibili visitare fino al 17 aprile 2011.
Come già era accaduto per la prima parte, anche questa non mi è dispiaciuta, a differenza di tanti critici che ora sembrano rimpiangere a fasi alterne, la YBA. I quali critici sostengono che sarà difficile trovare artisti simili per molti anni. Cosa probabilmente vera dal punto di vista statistico (se si considerano i pochi anni di distanza, tra l’altro nello stesso paese). Eppure io ho trovato diverse opere interessanti tra le oltre 150, presentate da parte di circa 50 artisti.
Alcuni di questi artisti non sono affatto nuovi, e si stanno già facendo notare nel mercato dell’arte. Ad esempio Maurizio Anzeri, con le sue fotografie ricamate; Alexander Hoda, con le sue sculture di animali di gomma; Graham Hudson con le sue installazioni decadenti; Tessa Farmer, con i suoi sciami e Anne Hardy, con le sue ambientazioni desolate, post-party. Altri sono praticamente sconosciuti.
Newspeak: British Art Now part II




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Si aggiungono in continuazione, ma ecco una lista, parte I, delle 5 mostre/eventi da vedere gratuitamente se passate qualche giorno a Londra quest’estate 2010.
Oltre al fatto che sono appuntamenti interessanti, che ho testato personalmente, l’elemento gratis (o free come dicono qui), aggiunge valore. Senza alcun ordine di preferenza sono:
Close Examination-Fakes, Mistakes and Discoveries - tecnologia a arte alla National Gallery, fino al 12 settembre
Harrier and Jaguar - gli aerei di Fiona Banner alla Tate Britain, fino al 31 gennaio 2011
Wolgang Tillmans - Serpentine gallery (non mi ha entusiasmato, ma entusiasma altri), fino al 19 settembre
Newspeak, British Art Now - Saatchi Gallery, fino al 17 ottobre
1:1 Architects Build Small Spaces - Victoria and Albert Museum (per chi ha sempre voluto provare una casa sull’albero), fino al 30 agosto
Dato che di eventi gratuiti ce ne sono degli altri, post parte II a seguire.
Continua il percorso nelle sale di Newspeak: British Art Now, alla Saatchi Gallery, tra quelle che potrebbero essere le opere di cui si parlerà negli anni futuri.
Sala 4. Il mio artista preferito dell’esibizione: Barry Reigate con i suoi grandi dipinti fatti di personaggi fumetto e atti di violenza, dove tutto si accumula in un caos colorato. Reigate utilizza la stessa visione anche per le sculture. Iain Hetherington dipinge non le persone, ma gli abiti, gli accessori, i loghi con i quali spesso gli appartenenti ad una gang vengono identificati. Bellissimo tratto, bellissimi colori, l’artista disegna sfondi che fondono diversi generi, dall’impressionismo all’espressionismo astratto.
C’è poi la sala delle geometrie sotto forma di disegno e pittura, affidate a Pablo Bronstein e Alastair MacKinven. Quest’ultimo passa dalle forme astratte di alcuni dipinti ai ritratti realizzati con poster ripiegati dentro una cornice. Oltre che particolari rientrano in quel genere di critica nei confronti della società, che riutilizza valori e miti, fuori contesto.
Poi c’è la coperta pixel di Rupert Norfolk, la scultura fluttuante Madame Blavatsky di Goshka Macuga, i collage dettagliati di William Daniels, le tele technicolor dai pigmenti esotici di Sigrid Holmwood, la pittura simbolica di Ged Quinn. C’è anche un po’ di reality tv. Nel senso che c’è un’installazione di Eugenie Scrase, uscita dal programma della BBC2, School of Saatchi. Ci sarebbe ancora tanto da dire, ma come ho aperto l’altro post con il bambino di littlewhitedead, così chiudo questo, con la loro gang di predatori che mettono all’angolo la loro vittima. E il pubblico diventa partecipe e complice.
Ha aperto da due giorni, ma in realtà se ne parla da molto prima.
Newspeak: British Art Now, è la nuova scommessa di Charles Saatchi in fatto di arte. La mostra londinese raccoglie infatti circa 20 artisti che potrebbero essere la risposta degli anni post-00 alla YBA degli anni Novanta. Divisa in due parti, Part One questa che si è appena aperta, chiude il 17 ottobre. Part Two si svolgerà dal 27 ottobre al 6 gennaio 2011.
13 anni sono passati dal 1997, anno di Sensation, periodo di tempo che può voler dire molto o poco. Per la Gran Bretagna sono stati sicuramente anni di svolta in fatto di politica, economia e arte. Ma oggi non siamo più nell’era laburista di Blair e Brown; non è più la Cool Britannia; l’economia non è più così solida. Il mondo è diverso così come la natura di questi artisti. Non provengono dalla stessa scuola, la Goldsmith (a malapena si conoscono), non sono eccessivi e non hanno neanche lo stesso stile, la stessa età, le stesse esperienze. Ma una cosa accomuna tutti loro, YBAs e post-YBAs, il fatto che entrambi i gruppi, abbiano mosso i primi passi in un momento di crisi (e forse non è un caso che Saatchi abbia scelto proprio questo momento). La YBA è vero che è esplosa tra la metà e la fine degli anni ‘90, ma si era formata alla fine di un periodo di grande crisi, tra la fine degli anni Ottanta e i primi Novanta. E questo unico fattore che li accomuna, può essere molto importante.
E dopo aver visitato la mostra, non posso che essere d’accordo con l’ex guru della pubblicità per la scelta degli autori e delle opere. Una mostra che mi è piaciuta davvero molto.
Sono assolutamente affascinata dai lavori di Maurizio Anzeri, e spero di vederli in occasione della mostra alla Saatchi Gallery (su cui tornerò).
Anzeri non si può definire un fotografo quanto piuttosto un artista. Questo perché non scatta foto, ma impiega immagini del passato (anni Cinquanta/Sessanta) trovate nei mercatini, come base per elaborare le sue creazioni. Le elaborazioni però non sono frutto di photoshop, ma di un lavoro di cucito. L’artista riesce a creare delle ragnatele di fili intrecciati, delle trame che coprono/decorano il volto delle persone ritratte. L’identità originale lascia il posto ad un’entità astratta e geometrica, più enigmatica della foto originale. Non si può dire che riporti in vita immagini dimenticate, perchè crea qualcosa di nuovo slegato dal contesto originale, frutto della sua ispirazione.
Oltre all’originalità del risultato, trovo molto interessante questo lavoro di ricamo/cucito, tradizionalmente legato al lavoro artigianale femminile (e impiegato in molti casi proprio come tecnica per raccontare una storia, come dimostrano i quilts). Anzeri cuce personalmente i suoi lavori (come anche Vezzoli, un altro artista che mi è venuto in mente guardando queste immagini), da vero esperto di ago e filo.
Immagini via | Today and Tomorrow
La data non è ancora confermata, ma prossimamente la Saatchi Gallery di Londra ha in programma una mostra sullo stato della fotografia attuale. Un numero consistente di artisti di varia nazionalità che si sono fatti conoscere tanto per la tecnica quanto per la visione particolare con cui ritraggono i loro soggetti/oggetti.
Tra gli invitati anche Pinar Yolacan, artista visionaria di origine turca, le cui fotografie hanno fatto discutere per originalità e profondità. Questo perchè la Yolacan ha unito due elementi non comuni: fotografie di donne non più giovani ritratte con abiti impreziositi da parti animali. Il merletto, la sciarpa, la rifinitura dei vestiti insomma, non è stata ottenuta con tessuti pregiati, ma con budella, interiora, trippa, placenta e così via. Tuttavia il suo non è un modo per provocare, ma per sottolineare il naturale processo biologico di invecchiamento del corpo. E il confronto con le parti meno gradite degli animali, rende l’idea più efficace. Il cibo deperisce e appassisce come la carne umana (e questo avviene tanto fuori quanto dentro).
Una metafora vera, ma triste, che nessun tentativo di congelamento botulinico potrà fermare.
La preparazione del set fotografico è anch’essa particolare, perché utilizzando parti organiche, l’artista, onde evitare un rapido deterioramento, le scongela il giorno dello scatto. L’atteggiamento naturale delle modelle, come se stessero indossando l’abito più bello mai realizzato da uno stilista, deve essere frutto dell’abilità della Yolacan di mettere a proprio agio le donne. E non è una cosa scontata visto il materiale impiegato. Come le parti animali, come la carne umana, anche gli abiti sono temporanei e destinati ad una inevitabile fine.
Dal 3 ottobre a Tortona, presso Palazzo Guidobono, sarà aperta “Imago feminae. Donne che dipingono Donne”, una collettiva di arte contemporanea tutta al femminile. Fa sempre piacere segnalare mostre interessanti organizzate al di fuori delle location e dei circuiti più battuti, soprattutto se sono iniziative di qualità! E pare che questa la sia…
Le artiste in mostra sono dodici, sono giovani e sono state scelte con una valutazione attenta ai successi che le fanciulle stanno riscuotendo in Italia e all’estero. Ad esempio Anna Madia è tra i selezionati per il prestigioso BP Portrait Award della National Portrait Gallery di Londra (a cui ho dedicato un post poco tempo fa), Vania Comoretti è stata la vincitrice del primo concorso internazionale Showdown curato dalla Saatchi Gallery di Londra, o ancora Simona Bramati, scelta da Vittorio Sgarbi per le collettive “Il male. Esercizi di Pittura Crudele”, a Torino e “Arte italiana 1968-2007: pittura a Milano”.
Tra le sessanta opere esposte, anche quelle di Marina Buratti, Cristiana Cattaneo e Louise Beckinsale, tre artiste attive tra Tortona e Alessandria, giusto contributo al territorio in cui è nato il progetto della mostra. Mostra ad ingresso libero, aperta fino al 31 ottobre con orario “ridotto”, ma comodo: tutti i giovedì: dalle 21 alle 24, tutti i venerdì, sabato e domenica dalle 16 alle 20.

Il lavoro di Tracey Emin è tutto meno che scontato. Tra le punte di diamante della Young British Art, gruppo di artisti tenuto a battesimo dalla londinese Saatchi Gallery e di cui fa parte anche Damien Hirst, la Emin porta in scena un’arte sfacciata, irritante, in cui riversa senza filtri ma con apparente poesia la propria vita, nei suoi risvolti più prosaici e irriverenti.
Non a caso, tra le sue opere più note figura My bed (nella foto), un’installazione, poi acquistata da Charles Saatchi, costituita da un letto disfatto (quello dell’artista) cosparso di macchie organiche, attorno e sopra il quale sono disseminati oggetti privati tra cui mutandine sporche di liquido mestruale, preservativi usati e un paio di pantofole. Presentato alla Tate Gallery nel 1999 in occasione del Turner Prize, My bed sollevò, com’era prevedibile, un vespaio di polemiche.
Dopo Your Gallery tocca a Your Studio, nuovo progetto online del sempre discusso (ha recentemente comprato in blocco il lavoro di James Howard, uno studente d’arte) Charles Saatchi.
Lo studio virtuale della Saatchi Gallery offre una tavolozza digitale su cui disegnare. La cosa di per sé non è affatto nuova (è stata più volte usata da altri come strumento marketing), e non è dotata di mezzi creativi particolari, ma l’organizzazione sì. Un critico seleziona ogni mese un’opera meritevole e 500 sterline vengono assegnate, a nome dell’artista, ad un ospedale per bambini scelto nel mondo.
Non c’è un limite alle opere che si possono inserire e per i veri artisti è un ulteriore modo per mettersi alla prova.

La nuova sede della Saatchi Gallery aprirà a novembre, come annuncia il sito. Sito che, nell’attesa che sia riaperto il tempio della Young British Art ‘inventata’ dal buon vecchio Charles Saatchi, ambisce a diventare un grande contenitore interattivo, che si arricchisce grazie ai contributi degli internauti. L’operazione prende il nome accattivante di “Your Gallery”.
Tra gli spazi che il sito della galleria offre c’è, per esempio, una sezione dedicata alla street art che dovrebbe funzionare come un fotoblog, nel quale i lettori possono pubblicare i loro scatti. C’è un mag-blog con un aggiornamento quotidiano su news, riviste, diari, foto-giornali.
Ma la cosa più interessante è la vasta community di artisti che il sito raccoglie, mettendo loro a disposizione delle pagine per l’autopromozione: una sezione è dedicata agli studenti, in un’altra sono gli stessi utenti a esprimere un voto sulle opere e su una terza, infine, offre agli artisti la possibilità di pubblicare una scheda sul proprio lavoro. E in più commenti, competizioni, forum e un aggiornamento sugli eventi artistici di Londra. La galleria personalizzata è a portata di click!