
Simon Fujiwara è il vincitore 2010 del premio Cartier.
Anglo-giapponese, Fujiwara ha scelto come sedi lavorative Berlino e Mexico City. L’artista si è concentrato fino ad ora su installazioni e performance. Il progetto che gli ha fatto vincere il premio, è stato selezionato tra oltre 500 proposte giunte alla giuria.
Si tratta di un’installazione, presentata e preparata appositamente per Frieze Art Fair 2010, intitolata Frozen. Negli spazi della fiera, saranno allestiti scavi immaginari di una antica città scomparsa e ritrovata proprio nel sito di Frieze. I visitatori troveranno reperti archeologici, artefatti, pannelli, relativi a una civiltà scomparsa, un tempo centro di arte e commercio.
Quindi una sorta di Pompei finta? Mi fa pensare allo spettacolo dell’arte nell’era dell’intrattenimento reality. Ma come tutti quelli che dicono di non guardare i reality tranne poi essere informati di tutto, prima ne critico l’idea, ma poi non aspetto l’ora di vederla.

Torino si fa promotrice di una nuova piattaforma per la ricerca a livello espositivo. Il Gam Underground Project nasce per far luce sul rapporto tra l’arte contemporanea e la cultura del passato. Dal 25 febbraio al 23 maggio la Gam ospita Tutta la memoria del mondo è una collettiva di artisti internazionali che si sono interessati alla narrazione storica, a livello stilistico e pratico, come ricerca sulle modalità del ‘trattenere’, registrare e archiviare.
James Beckett, Rossella Biscotti, Patrizio Di Massimo, Haris Epaminonda, Simon Fujiwara, Dani Gal, Sean Snyder. Diversi sguardi, visioni, generazioni in un percorso comprensivo di una reading room, dove sarà possibile consultare materiale informativo sul rapìporto tra arte contemporanea e metodologie storiografiche. A fianco della mostra è previsto un ciclo di proiezioni con film e video di Clemens von Wedemeyer, Cyprien Gaillard, Zachary Formwalt, Dani Gal.
La nuova mostra della Galleria Massimo De Carlo aprirà il 12 novembre: si tratta di un’interessante collettiva dedicata alla scena contempoanea di Berlino e di Los Angeles, con la partecipazione di 5 artisti americani e 8 artisti tedeschi.
Il fine dell’esposizione è la presentazione di opere per la maggior parte realizzate per l’occasione, oltre naturalmente alla realizzazione di una vetrina italiana per due “mondi” artistici decisamente vivaci. Berlino è da anni una certezza e Los Angeles si sta rivelando una metropoli sempre più attiva nella sfera dell’arte contemporanea internazionale: pensiamo a Emi Fontana, che lo scorso settembre ha chiuso la sede milanese della sua galleria per aprirne una proprio sulla West Coast americana.
Per Los Angeles, Frank Benson, Aaron Curry, Elad Lassry, Scott Olson, Kaari Upson. Per Berlino, Simon Fujiwara, Klara Liden, Dan Rees, Kristine Roepstroff, Nora Schultz, Josef Strau, Klaus Weber e Maximilian Zentz. In mostra sculture, fotografie e quadri. L’unico tra i partecipanti che aveva già esposto a Milano è Klaus Weber; tra gli affermati, Kristine Roepstorff ed Elad Lassry. Da tenere d’occhio per il futuro, Simon Fujiwara, visto quest’anno alla Biennale di Venezia e a Frieze, nella nuova sezione Frame. Mostra vivamente consigliata, fino al 19 dicembre.