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Tutti gli articoli con tag Turner Prize

Turner Prize 10: vince la scozzese Susan Philipsz

pubblicato da margherita

Turner Prize 10: vince Susan Philipsz

Il Turner Prize 10 è stata vinto dall’artista scozzese Susan Philipsz.

Lowlands, titolo del lavoro, è la prima opera musicale a ricevere un premio.

D’altra parte erano questi i pronostici, ed erano molti i critici che avevano trovato il lavoro, originale. La rappresentazione musicale presentata alla Tate, non è in realtà l’opera originale per cui l’artista ha vinto il premio, che consiste in una installazione musicale presentata a maggio all’Art Festival Glasgow International.

Io mi sono fatta l’opinione che volessero premiare un’opera diversa quest’anno. Non trovo che presentare al pubblico un lavoro che non è quello per cui l’artista concorre, abbia senso. Un lavoro tra l’altro che hanno visto in pochi, più performance temporanea che opera duratura.

E in quanto a performance, la vera attrazione della serata, sono stati gli studenti che protestavano contro i pesanti tagli alle arti, proposti dal governo Cameron, le cui urla sovrastavano quelle di vincitori e vinti.

La Philipsz, attivista anche lei nel passato, ha rivolto parole di simpatia nei loro confronti (fatto abbastanza scontato visto il suo ruolo).

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The Stuckists: gli artisti contro il Turner Prize

pubblicato da margherita

The Stuckists

E se c’è il Turner Prize, non può non esserci il contro Turner Prize. Perché come detto pochi post più giù, il premio porta da sempre con sé polemiche e proteste.

E così da diverso tempo un gruppo di 13 artisti si è unito nel movimento chiamato The Stuckism, che ogni anno manifesta perché il premio venga sospeso e sostiene la buona arte figurativa contro quella orrenda concettuale.

Lunedì, all’inaugurazione della mostra con le opere finaliste, The Stuckists hanno sostato davanti alla Tate Britain, sbeffeggiando con cartelli e opuscoli, Nicholas Serota, ideatore del premio. Un manifesto con una ragazza in mini abito nero (quello del post), diceva che Serota ha bisogno di una buona sculacciata. Il direttore della Tate non sembrava particolarmente felice dell’accoglienza (anche perché è davvero impegnato a combattere i tagli alle arti, previsti dal governo, che rischiano di danneggiare seriamente i musei del paese).

Protesta seguita da una mostra alternativa, che apre oggi alla View Two Gallery di Liverpool.

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Turner Prize 10: alla Tate Britain sono in mostra i lavori finalisti

pubblicato da margherita

Burroughs in Tangiers - 2005 - Dexter Dalwood - Courtesy of Gagosian Gallery © Dexter Dalwood. Photo: Prudence Cuming Associates Ltd.

Sono esposti presso la Tate Britain di Londra fino al 3 gennaio, i lavori dei 4 finalisti per il Turner Prize 10 (Dexter Dalwood, Angela de la Cruz, Susan Philipsz, Otolith Group). Il vincitore verrà dichiarato il 6 dicembre e si potrà allora portare a casa il premio di 25 mila sterline. Gli altri, si dovranno accontentare, si fa per dire, di 5 mila sterline. Anche se, come si sa, il valore nel premio non sta nei soldi, ma nel prestigio che ne segue.

Questa ad ogni modo la prassi, che si ripete ormai da diversi anni, insieme alle polemiche e alle critiche che non si fermano mai. Nonostante il tempo, che avrebbe ormai dovuto consolidare il premio come uno dei più importanti a livello nazionale e internazionale, c’è sempre molta ironia quando si parla della selezione degli artisti e della natura delle opere.

Ed è lo stesso quest’anno. Ma con una nota diversa. Se negli anni precedenti, si diceva che le opere erano troppo innovative e stravaganti, questa edizione viene vista come troppo classica e poco originale. Questo perché gli autori sono conosciuti da anni, e hanno uno stile consolidato.

Turner Prize 2010: alla Tate Britain i lavori finalisti
Lowlands, Glasgow International, Glasgow  - 2010 - Susan Philipsz - Installation view Courtesy the artist and Tanya Bonakdar Gallery, New York. Photo: Photo: Eoghan McTigueOtolith III  - 2009 - The Otolith Group - film still © The Otolith GroupTurner Prize 2010: alla Tate Britain i lavori finalistiThe Otolith Group at Turner Prize 2010, Tate Britain Photo: Sam Drake and Lucy Dawkins, Tate Photography

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Martin Creed dona alla Gran Bretagna la sua più discussa installazione

pubblicato da Giovanni De Stefano


Una delle opere d’arte inglesi più discusse degli ultimi anni è stata finalmente donata alla Gran Bretagna dal suo autore, Martin Creed. Si tratta dell’installazione conosciuta dietro di nome di “Work No 227: The Lights Going On and Off” (”Le luci vanno e vengono”); la stessa che vinse il Premio Turner, nel 2001, causando scandalo e proteste fra i giurati e i critici di indirizzo più conservatore, fino a causare l’interruzione della cerimonia di presentazione.

L’opera consiste semplicemente in una stanza illuminata a intermittenza, da lampadine tremolanti di vario formato (secondo la location). Ogni 5 secondi, la luce si spegne, per poi ricominciare a emettere la sua luce precaria. Nonostante il raccapriccio di una fazione dell’arte britannica, l’installazione ha conosciuto dal 2001 fino ad oggi un grande successo di presenze nei musei di tutto il mondo, incluso il MoMa di New York.

Ora sebbene l’opera sia valutata per più di 110.000 sterline, Creed ha deciso di farne dono alla sua nazione, includendola nella lista dei lavori che devolverà all’iniziativa “Artist Rooms“, che raccoglie donazioni di artisti britannici con lo scopo di esporle e farle conoscere al più vasto pubblico possibile.

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Un giurato del Turner Prize propone la nomination di Banksy

pubblicato da Giovanni De Stefano


In un articolo pubblicato oggi il Guardian, un po’ timidamente, avalla la possibilità che Banksy possa essere nominato per il Turner Prize, a completamento di un anno straordinario per il grande street artist inglese.

Il fatto che Jonathan Jones, il critico del Guardian che ha formulato la proposta, sia nella giuria del più prestigioso premio britannico per l’arte, va preso come un serio segno di speranza per i fan di Banksy.

“Il Turner, come premio, è meno prono a forze esterne, ed è più emozionale”, sono le parole con cui Jones giustifica a se stesso quella che, in cima al suo pezzo di oggi, definiva ancora “un’idea” perversa. Se la nomination si farà, qualcosa sarà cambiato per sempre nell’arte contemporanea.

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Nicholas Cage partecipa al Turnip Prize con una gabbia di Barbie nude

pubblicato da Giovanni De Stefano

Da sempre il rivale-parodia del più serioso Turner Prize, il Turnip Prize quest’anno vanta un concorrente (supposto, ma tutti gli indizi puntano su di lui): Nicholas Cage.

L’attore avrebbe realizzato un’installazione a partire da una gabbia (Cage, appunto, in inglese) di bambole Barbie nude e l’avrebbe fatta recapitare in forma anonima alla porta dell’organizzatore del premio, Trevor Prideaux, da una bellissima donna orientale, nel cuore della notte. L’opera è intitolata, appunto, “Knickerless Cage”

La donna, dopo aver bussato, aveva già cominciato ad allontanarsi dall’abitazione quando, su richiesta di Trevor, uscito a controllare di che si trattasse, le ha chiesto il suo nome: Alice. Dopo un po’ di ricerche (e scoperto che Cage passerà le sua vacanze di Natale a Bath, non distante da lì) Trevor ha fatto due più due e ha scoperto che la star di Hollywood gareggerà contro rivali del calibro di Banksy, quest’anno.

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Glenn Brown alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

pubblicato da Sara

Glenn Brown

Da tempo volevo dedicare un post a Glenn Brown, artista inglese vincitore del Turner Prize nel 2000. Avevo visto una sua mostra un paio di anni fa alla Gagosian Gallery a New York e i suoi dipinti mi erano rimasti molto impressi.

Finalmente anche in Italia arriva una grande retrospettiva del pittore, dal 28 maggio alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino. La mostra, che attualmente è ospitata dalla Tate Liverpool, includerà sessanta dipinti che ripercorrono tutta la carriera dell’artista.

Ai tempi ero rimasta turbata dalle opere di Brown che attraverso colori acidi, deformazioni e stesura pastosa del colore crea immagini davvero inquietanti, personaggi che potrebbero essere protagonisti dei nostri incubi: familiari ma terribilmente spaventosi.

Le suggestioni sono molteplici, dal Rococò a Dalì, dai romanzi di fantascienza alla tradizione paesaggistica inglese. La capacità di manipolazione e fusione di elementi tanto lontani e la tecnica inconfondibile rendono Brown un artista davvero unico sulla scena contemporanea, e la mostra un evento da non perdere.

Glenn Brown
Glenn BrownGlenn BrownGlenn Brown

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Manichino su water. Torna lo scandaloso Turner Prize

pubblicato da margherita

I Give You All My Money - 2008 - Cathy Wilkes - Photograph: Lewis Whyld/PA

A proposito di opere scandalose.

Apre al pubblico oggi alla Tate Britain di Londra il “Turner Prize“, che per il 2008 ritorna nella capitale dopo un breve soggiorno nel 2007 a Liverpool.

Per non smentire la sua fama di premio che semina scandalo (Damien Hirst è uno degli artisti che ha vinto in passato), per quest’edizione sono stati selezionati lavori che scateneranno critiche e discussioni come il manichino su water, opera di Kathy Wilkes o il gatto Felix, lavoro di Mark Leckey.

Turner Prize 2008 - Tate - Londra
I Give You All My Money - Cathy Wilkes - Photograph: Linda Nylind/Guardian Haus Der Frau 1 - Goshka Macuga - Photograph: Linda NylindMark Leckey - 2007 - Felix gets Broadcasted - Photograph: Sang Tan/AP

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Random Nature - Keith Tyson artista scientifico

pubblicato da Barbara

random nature 2008

Vincitore nel 2002 del Turner Prize, Keith Tyson è un artista che molto attinge dall’universo scientifico. I suoi quadri fluttuano tra immaginario fantastico e teorie filosofiche, la pittura per Keith è un gesto gratuito il cui compito è indagare le incognite dell’esistenza umana attraverso personalissime “mappature”.

Dittici e nature paintings navigano alla ricerca della conoscenza, un “cerca te stesso” infinito, che l’artista inglese nutre con continue letture e aggiornamenti per poi trasformarli magicamente in disegni, oggetti, complesse installazioni computerizzate. Il tocco finale è la fascinazione per la variante delle probabilità, che rappresenta per lui una fonte infinita di ispirazione.

La cosa che più mi piace è che tutto questo parte sempre da quel bellissimo oggetto rudimentale che è lo sketch-book. Per la prima volta in Italia una personale a lui dedicata fino al 9 luglio 2008, inaugurata lo scorso 8 maggio da ProjectB Contemporary Art, galleria milanese dedicata all’arte contemporanea, molto attenta ai talenti internazionali.

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Tracey Emin, la vita in un'opera d'arte

pubblicato da contemporanea


Il lavoro di Tracey Emin è tutto meno che scontato. Tra le punte di diamante della Young British Art, gruppo di artisti tenuto a battesimo dalla londinese Saatchi Gallery e di cui fa parte anche Damien Hirst, la Emin porta in scena un’arte sfacciata, irritante, in cui riversa senza filtri ma con apparente poesia la propria vita, nei suoi risvolti più prosaici e irriverenti.

Non a caso, tra le sue opere più note figura My bed (nella foto), un’installazione, poi acquistata da Charles Saatchi, costituita da un letto disfatto (quello dell’artista) cosparso di macchie organiche, attorno e sopra il quale sono disseminati oggetti privati tra cui mutandine sporche di liquido mestruale, preservativi usati e un paio di pantofole. Presentato alla Tate Gallery nel 1999 in occasione del Turner Prize, My bed sollevò, com’era prevedibile, un vespaio di polemiche.


Alcuni lavori di Tracey Emin

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