L’artista greco Petros Vrellis ha dato via ad un’animazione multimediale del quadro di Vincent Van Gogh “Notte stellata”.
Come potete vedere dal video in apertura post, toccando lo schermo, i colori si spostano, il quadro prende vita e diventa in movimento.
Sicuramente una scelta affascinante che ha attirato l’attenzione di molti utenti web e che ha raccolto, in questi giorni, migliaia e migliaia di visite.
Non dimenticate anche la versione torta del celebre quadro

Sulla fine di Van Gogh due studiosi propongono una nuova versione dei fatti. Steven Naifeh e Gregory White Smith affermano che, contrariamente a quanto si ritiene comunemente, l’artista non si sia suicidato ma più probabilmente sia stato colpito accidentalmente da due ragazzi che conosceva, uno dei quali giocava con “una pistola difettosa”. Gli autori sono giunti alla loro conclusione dopo 10 anni di ricerche, con la consulenza di oltre 20 traduttori e ricercatori. Il Van Gogh Museum di Amsterdam ha definito la cosa “sensazionale” e “intrigante”. In un comunicato, tuttavia, il curatore Leo Jansen ha detto che “molte domande rimangono senza risposta”, e che sarebbe “prematuro escludere il suicidio” aggiungendo che le nuove rivelazioni potrebbero “generare una grande quantità di discussioni e polemiche”.
Van Gogh è morto a Auvers-sur-Oise, in Francia, nel 1890 all’età di 37 anni. Il maestro olandese aveva lasciato la locanda Auberge Ravoux, dove alloggiava, per dirigersi verso i vicini campi di grano a dipingere. Per lungo tempo si è pensato che egli stesso si sparò in un campo di grano, prima di tornare alla locanda dove in seguito morì. Ma per Steven Naifeh “è assolutamente chiaro che non fosse andato nei campi di grano con l’intenzione di spararsi”.
“Tra le persone che lo conoscevano, la versione comunemente accettata di ciò che accadde realmente a Auvers era che Van Gogh fu ucciso accidentalmente da una coppia di ragazzi e che lui decise di proteggerli assumendosi la colpa”. A sostegno della tesi c’è anche la traiettoria balistica: il proiettile, infatti, entrò nell’addome superiore di Van Gogh da un angolo obliquo, non dritto come ci si potrebbe aspettare nel caso di un suicidio.
Continua a leggere: Van Gogh, due studiosi mettono in dubbio il suicidio
Un documentario breve ma intenso ripercorre la vita di Vincent Van Gogh attraverso le immagini che l’hanno percorsa ed abitata. Per chi ha un minimo di dimestichezza con la vicenda biografica del pittore olandese sarà emozionante immergersi in questo viaggio per immagini e parole.
La voce narrante è inglese, ma sono i quadri e le animazioni più che altro a parlare. Per chi volesse approfondire la vita del pittore forse più geniale e prolifico della storia dell’arte, rimando alla ben fatta pagina di wikipedia.

Non c’è crisi finanziaria che tenga per l’incontenibile passione per l’arte di alcuni collezionisti. Certo, in qualche caso (tutti) anche il loro patrimonio risulta relativamente incontenibile, ma bisogna comunque tributare il rispetto dovuto a chi decide di investire tanto nelle opere della creatività e dell’ingegno altrui.
1. François Pinault. Il miliardario francese sposato con Salma Hayek, solo quest’anno, ha aperto un nuovo museo a Venezia, la “Punta della Dogana”, con straordinario successo di pubblico. Se Pinault non è del tutto al top per quantità di investimenti, lo è probabilmente per il coraggio e per la qualità.
2. Philip Niarchos, nipote dell’armatore greco Stavros Niarchos, ad oggi possiede quella che è ritenuta la collezione di maggior valore al mondo, che potrebbe sfiorare i 2 miliardi di dollari di valore. Molto è dovuto a suo padre, che cominciò a raccogliere opere di grande valore fin dagli anni ‘50, ma Philip non è stato da meno, mostrando gusto e abilità. Fino a fare suo l’autoritratto di Vincent Van Gogh con l’orecchio bendato e “Yo, Picasso”, uno dei più famosi autoritratti di Pablo Picasso.
3. David Geffen, tycoon dell’industria dell’intrattenimento (cinema e musica, soprattutto, cofondatore della Dreamworks, insieme a Steven Spielberg). Ha collezionato quasi 1 miliardo di dollari di opere d’arte, fra le quali molti De Kooning, Jasper Jonhs e Jackson Pollock.

Hans Kaufmann e Rita Wildegans sono due storici dell’arte tedeschi che vogliono riscrivere (e in parte hanno già provato a farlo) la storia dell’orecchio tagliato di Vincent Van Gogh.
Nel loro avvincente volume: “L’orecchio di Van Gogh: Paul Gauguin e il patto di silenzio” Kaufmann e Wildegans sostengono che Van Gogh dichiarò di essersi tagliato da solo per difendere l’amico Gauguin, che invece fu l’esecutore di un gesto di rabbia, sferrato addirittura con una spada, durante una lite per le stradine di Arles, nella Provenza.
Il racconto “ufficiale” fino ad ora, o perlomeno la spiegazione più accreditata di uno dei tanti misteri che riguardano la biografia di Van Gogh, è stato quello che si inflisse da solo gravi ferite al volto, per messo di un rasoio, in un momenti di abbandono alla follia due giorni prima della vigilia di Natale del 1888. I due tedeschi non hanno prove documentarie, ma si affidano alla logica, davanti a un caso tutto sommato irrisolto, e a un celebre passo di una lettera di Van Gogh a Gauguin (l’ultima), in cui Vincent scrive: “Se tu resterai in silenzio, lo farò anche io”.
Via | New York Times

Sarà il fine settimana, foriero di sonnellini, ma un curioso articolo del Guardian ha attirato la mia attenzione. Il giornalista Imogen Carter ha individuato i cinque letti più famosi della storia dell’arte.
L’occasione è stata l’acquisizione da parte della galleria Saatchi dell’opera The Bed di Will Ryman, e i prescelti sono stati, in ordine cronologico, la Venere di Urbino di Tiziano (1538), La camera di Van Gogh di Vincent Van Gogh (1888/89), My Bed di Tracey Emin (1999) e In Bed di Ron Mueck (2005).
Voi che ne pensate? Aggiungereste qualche opera alla lista?

Una novità per la mostra “Arte, Genio, Follia“. Anche “Il Giardiniere” di Vincent Van Gogh, farà parte delle opere in mostra dal 31 gennaio al Complesso Museale di Santa Maria della Scala.
Il dipinto, capolavoro della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ha alle spalle una storia particolare. Per molto tempo è stato al centro di una lunga controversia legale per stabilirne la proprietà poi riconosciuta allo Stato italiano. Poi nel 1998 è stato protagonista del furto del secolo, quando fu rubato alla Galleria Nazionale d’ Arte Moderna insieme ad altre due opere “Le Cabanon de Jourdan” di Cezanne e “L’ Arlesiana” dello stesso Van Gogh, per poi essere ritrovato poche settimane dopo.
L’opera sarà inserita nella terza sezione della mostra, accanto a “Hôpital Saint-Paul à Saint-Rémy-de-Provence” e a 7 capolavori di Edvard Munch.
Protagonista della stagione autunnale del Museo di Santa Giulia di Brescia sarà Vincent van Gogh, con la mostra “Van Gogh. Disegni e dipinti“.
La rassegna, che apre il 18 ottobre e chiude il 25 gennaio 2009, svela un lato più intimo e segreto del pittore rispetto a quello mostrato di solito. Sono stati scelti i disegni e gli acquarelli utilizzati da van Gogh come forma per appuntare e fermare i volti, le emozioni, gli scorci, poi riprodotti con la pittura su tela. Venti dipinti saranno affiancati a questi lavori su carta che li hanno preceduti e in alcuni casi seguiti. Ma per la maggior parte i disegni selezionati rappresentano delle opere autonome realizzate con carboncino, matita e acquarello.
Van Gogh. Disegni e dipinti - Museo di Santa Giulia - Brescia



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Un doppio titolo “Da Corot a Picasso” e “Da Fattori a de Pisis” quello per la mostra che si apre a Palazzo Baldeschi al Corso di Perugia dal 15 settembre al 18 gennaio 2009, che sottolinea il contenuto dell’evento. Per l’esposizione sono stati raccolti infatti i dipinti della collezione degli americani Duncan e Elisa Phillips e quelli del nobile piacentino Giuseppe Ricci Oddi, mettendone a confronto stili e gusti.
Dagli Stati Uniti arrivera’ una selezione di capolavori dei maestri dell’Impressionismo e delle avanguardie europee del Novecento come Corot, Courbet, Manet, Degas, Monet, Bonnard, Van Gogh, Cezanne, Modigliani, Kandinsky, Braque, Picasso. Mentre dall’Italia arriveranno Fattori, Sartorio, Carrà, Casorati, Campigli, De Pisis.
Curatore della mostra e’ Vittorio Sgarbi, insieme agli esperti della Phillips Collection e quelli della Ricci Oddi, che approfondira’ il tema del collezionismo d’arte e della passione che porta a realizzare le collezioni.
Per informazioni fondazionecrpg e servizi@civita.it.
Da Corot a Picasso e da Fattori a De Pisis - Palazzo Baldeschi al Corso - Perugia
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Attraverso un acceleratore di particelle, il sincrotrone, un team di scienziati olandese ha scoperto ad Amburgo che dietro la tela “Grasgrond” dipinta da Vincent van Gogh nel 1887, c’è un viso di donna, disegnato quindi in precedenza dall’artista.
La notizia è apparsa sulla rivista Analytical Chemistry. Dopo due giorni passati sotto raggi x, la tela del sentiero d’erba ha rivelato un viso di donna dai colori cupi. Questa la spiegazione tecnica: Il fascio di energia ha eccitato gli atomi dei metalli che compongono i pigmenti del quadro, che sono stati quindi ‘fotografati’. Una volta ottenuta la distribuzione dei metalli, i fisici sono riusciti a ricostruire strato per strato i colori presenti sulla tela grazie al computer. E mentre lo strato visibile del dipinto è composto da zinco, bario e zolfo, quello nascosto è formato da antimonio e mercurio.
La scoperta conferma quello che già si ipotizzava e cioè che l’artista utilizzasse più volte le tele in mancanza di denaro.
Via | Corriere