Ecstatic Alphabets/Heaps of Language è una retrospettiva che aprirà al pubblico il prossimo 6 maggio al MoMA . La mostra riunisce opere d’arte contemporanee centrate sul tema del linguaggio, dove linguaggio è da leggere non in chiave classica ma come vero e proprio materiale malleabile ed espressivo, alla pari di qualsiasi altro medium artistico. La mostra si divide in due parti, da un lato un’ampia ma soft panoramica del Novecento, un viaggio a ritroso tra esperimenti grafici, sonori e cinetici di lettere e parole. Tra le opere d’arte esposte quelle di nomi altisonanti come Vito Acconci, Marcel Duchamp, Bruce Nauman, De Chirico, Robert Smithson tra i tanti. Non può mancare all’appello Yoko Ono, artista visionaria nell’uso innovativo del linguaggio.
Dall’altro lato uno zoom sui lavori artistici più recenti, tra cui quelli di Shannon Erber, Paul Elliman e Nora Schulz, dove il linguaggio viene scardinato e trasformato in schema e suono, immagine in movimento, oggetto, viene poi animato, suddiviso in fonemi, soffiato fino a proporzioni enormi, ridotto a segni astratti e movimenti del corpo, o reused dal quotidiano un po’ alla Schwitters. Qui il riflesso del sistema di comunicazione della day-life più attuale viene subito in mente, in un brulicare di emoticon, impulsi astratti, suoni elettrici e elettronici, pop up, mms e sms.
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Tre minuti circa di un urlo a metà tra l’orgasmo e la disperazione: questo il “regalo” di Yoko Ono ai visitatori del museo newyorkese. “Voice piece for soprano and wish tree”, questo il titolo della performance, non è niente di più e niente di meno che quello che vedete in questo video. Yoko Ono raggiunge il microfono e incomincia a delirare per qualche minuto. Senza scomporsi.
Il pubblico, al termine, è in estasi, e non si capisce come mai. Una performance che acquista senso solo e soltanto perché c’è lei, Yoko Ono, la compagna di avventure di John Lennon e una delle persone che i fan del quartetto di Liverpool odiano di più. Cosa ne pensate voi di questa performance?

Comincia martedì 26 gennaio, all’interno dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Fluxus Biennial, la rassegna voluta da Achille Bonito Oliva che celebra il movimento Fluxus. Si comincia con una mostra dedicata a George Maciunas all’interno dello spazio AuditoriumArte.
Fino al 17 marzo sarà possibile ripercorrere le orme dell’artista lituano attraverso la dinamica del gioco. Relazione, scambio, cambiamento, Maciunas è graphic designer, analista critico sulla storia dell’arte e inventore del tavolo da ping pong che viene esposto.
George Maciunas è poi il teorico, l’ideatore e l’organizzatore del gruppo di artisti internazionali Fluxus, provenienti da America, Europa ed Estremo Oriente. Un progetto che si estende ben oltre i confini della pratica artistica e si allarga all’investigazione socio-culturale e politica. Con FluXuS si parla di anti-arte del dissolversi dell’arte dentro la vita. Maciunas fu tra i primi artisti ad installarsi a Soho, il quartiere di New York dove ben presto naquero le prime cooperative di artisti.
E’ uscito da poco un libro prezioso che raccoglie alcune immagini scattate dalla celebre fotografa Annie Leibovitz tra il 1990 e il 2005, e che ripercorre la mostra che la città di Berlino ha dedicato questa estate all’artista. “Fotografie di una vita” raccoglie le prime pagine (ma non solo) realizzate dalla Leibovitz per alcune testate giornalistiche, e il prezzo, 89 euro, sembra del tutto adeguato al numero delle foto (il volume, edito dalla De Agostini, ha 472 pagine) e alla qualità di stampa.
Fotografa di grande sensibilità, la Leibovitz è diventata famosa soprattutto grazie alle copertine che realizzò per Rolling Stones e Vanity Fair: una su tutte? L’immagine di Demi Moore incinta (che potete intravedere nella gallery dietro al ritratto dell’artista) che in qualche modo fu considerata, allora, scandalosa; o, ancora, quella a John Lennon abbracciato a Yoko Ono, poco prima che che un pazzo non decidesse di sparargli.
Un volume veramente denso di storia e di immagini, e anche di momenti relativi alla sua vita privata: tra gli scatti più struggenti ci sono i bianco e neri dedicati a Susan Sontag, sua compagna dal 1989, e alla sua malattia. Insomma, il prezzo non è propriamente accessibile (anche se abbastanza nella norma per un libro di fotografia), ma il contenuto giustifica tranquillamente la spesa.

Roberto Coin, celebre firma del gioiello contemporaneo, rende omaggio a due grandissimi artisti: yoko Ono, Leone D’Oro alla carriera alla Biennale di Venezia, e Mimmo Rotella.
Dal 7 al 17 ottobre 2009 sarà infatti allestita, presso la boutique romana di Roberto Coin, La Mostra del gioiello Contemporaneo organizzata presso l’Università degli Orefici di Roma e patrocinata dalla Regione Veneto.
Nella boutique di via Vittoria 9 tutti i visitatori e appassionati potranno ammirare le opere di Yoko Ono e Mimmo Rotella avvicinandosi all’arte contemporanea attraverso il gioiello.
“Love, Bob”. Con queste parole si concludono i fax che Robert Wilson, regista, drammaturgo, video artista (come definirlo?) spedisce ai suoi amici, e con queste parole la casa editrice Archinto ha deciso di titolare un libro, appena pubblicato, nel quale sono riprodotti più di 80 fax dell’autore, con Philip Glass, di “Einstein on the Beach“, celebre concerto-performance messo in scena nel 1976.
E proprio all’amico è dedicato uno dei fax più “semplici”: brevi frasi di stima, testimoni di un grande rapporto di amicizia. In tutti gli altri casi, la scrittura di Bob Wilson si impenna o si distende lungo la diagonale del foglio, le lettere si ingrandiscono o si rimpiccioliscono improvvisamente seguendo il capriccio dell’autore. A seconda del destinatario, o dell’occasione, lo stile di scrittura cambia, ed è questo lasciarsi trasportare dal filo dei pensieri che rende unici questi fax.
Nel fax a Lou Reed, ad esempio, nel quale Wilson si congratula per il testo di una sua canzone, la scrittura si rimpicciolisce, in uno stile simile a quello del fax a Sophia Loren. Il messaggio a Susan Sontag (riprodotto in coperina), copre praticamente la metà del foglio. Ma gli stili, come detto, sono moltissimi, e ricalcano una galleria di personaggi infinita: da Richard Gere alla fotografa Annie Leibowitz, da Patti Smith a Yoko Ono, da Isabella Rossellini a Giorgio Armani.
Ne viene fuori un nuovo volto dell’autore, sia artisticamente (quanto sono diversi questi fax dai Voom Portraits , in mostra fino al 4 ottobre a Palazzo Reale di Milano), sia come uomo. Brevi squarci della vita privata di Wilson, come gli auguri di compleanno a Cristophe de Menil o i complimenti a Michel Piccoli (”Michel, you are the best”) ci introducono nella vita di un artista che, fortunamtamente, non ha voglia di invecchiare.
Dal 29 maggio al 20 settembre la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia ospita la mostra personale di Yoko Ono “Anton’s Memory”. L’artista, che il 6 giugno riceverà il Leone d’Oro alla Carriera dalla Biennale di Venezia, ha costruito una esposizione che vuole essere un vasto affresco della sua pratica artistica. Il titolo della mostra, Anton’s Memory, rimanda, come dice l’artista stessa, alla vita di una donna vista attraverso gli occhi del figlio, con la sua debole memoria.
L’esibizione include lavori nuovi (film, sculture, disegni, dipinti) e vecchi, alcuni anche interattivi intesi a coinvolgere il pubblico. Saranno presenti, tra l’altro, molti accenni alla materia del corpo e al senso del tatto: per esempio una scultura conterrà, come stipati in cassetti preziosi, dei frammenti di corpo femminile. Al centro dell’allestimento compariranno due versioni, una recente e quella originale, della perfomance “Cut Piece”, realizzata nel 1964, quando rappresentò un evento eccezionalmente audace soprattutto per una ragazza giapponese: in essa, l’artista concede al pubblico di tagliare progressivamente parti del suo abito lasciandola infine tra i brandelli e ferendo il suo senso del pudore. E’ anche un’occasione per vedere il passare del tempo, dato che nella prima versione l’artista aveva 32 anni, oggi 70. A concludere parole, frasi di poesie scritte dalla Ono stessa sui muri dello spazio.
Anton’s Memory - Yoko Ono - Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia




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E’ il festival dedicato alle culture queer più importante e innovativo del Bel Paese e giunge quest’anno alla quinta edizione. Organizzato dal Cassero Gay and Lesbian Center, la kermesse internazionale “Gender Bender” di Bologna, che si terrà dal 30 ottobre al 4 novembre, mescola arti visive e performative, cinema, teatro, letteratura e musica.
Spulciando tra le righe della presentazione generale del programma, saltano agli occhi bei nomi della ricerca artistica internazionale che si spinge nella vasta terra di confine dei rimescolamenti tra maschile e femminile. Volete qualche esempio? Ecco: Ann Liv Young, Andy Warhol, Marina Abramovic, Yayoi Kusama, Carolee Schneemann, Yoko Ono, Luigi Ontani…
Via | queerblog.it

Per i più è solo la vedova di John Lennon, gli appassionati d’arte invece la ricordano come un’importante esponente di Fluxus. In qualunque modo la si voglia vedere, Yoko Ono è un personaggio complesso e dalla personalità prorompente, che fa parlare di sé ininterrottamente da quarant’anni a questa parte o poco meno.
E continua a suscitare scalpore. Stavolta è stata protagonista, insieme all’artista e performer inglese Mark McGowan (in foto), di una singolare operazione estetica, inserita nell’ambito di una protesta degli animalisti inglesi.
In diretta radiofonica i due hanno mangiato polpette di corgi, razza canina prediletta dalla regina Elisabetta. Obiettivo della polemica è il principe Filippo, colpevole dell’uccisione di una volpe nel corso di una battuta di caccia con gli amici.
Fonte: ansa