Una mostra a Palazzo Reale a Milano riunisce i cinque protagonisti del movimento della Transavanguardia in una grande esposizione tematica. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le rispettive personali degli artisti, variamente distribuite sul territorio: Sandro Chia a Modena, Francesco Clemente a Palermo, Enzo Cucchi a Catanzaro, Nicola De Maria a Prato e Mimmo Paladino a Roma.
Alla mostra si affiancano giornate di studio con i contributi di filosofi come Massimo Cacciari, Gianni Vattimo e Franco Rella, sotto la direzione di Achille Bonito Oliva, che della transavanguardia fu mentore e principale figura di riferimento in ambito critico. Nell’anno in cui si celebra l’Arte Povera c’è quindi anche l’occasione di conoscere da vicino il movimento che di quell’esperienza fu in parte una risposta e un tentativo di superamento.
Nel segno del ritorno alla pittura e alla manualità, e in contrapposizione alle derive minimali e astratte di un concettualismo imperante, la Transavanguardia rivendicava in primo luogo la centralità dell’individualità artistica, dell’espressione del soggetto fuori dalle logiche della voce collettiva, dentro la quale l’artista rischia il soffocamento e l’anomia. L’estetica non si priva del confronto con i grandi del passato e persino dell’aperta citazione degli stessi, in quella che Bonito Oliva definisce la fine della dittatura del darwinismo evoluzionistico nel campo dell’arte.
Che l’arte cinese contemporanea, grazie alle vicende del mercato globale che le sono favorevoli negli ultimi anni, stia prendendo piede in Occidente e infine nella “Vecchia Europa”, è un fatto sotto gli occhi di tutti. Ciò non toglie che sia anche una grande occasione per ripercorrere i punti chiave di una tradizione pittorica e plastica che ci è spesso completamente aliena, pur essendosi “abbeverata”, soprattutto nell’ultimo secolo, anche ai nostri stessi capolavori. Per chi fosse interessato a questo “viaggio negli stilemi attuali” della Cina, il prossimo appuntamento è nei grandi spazi del Museo MACRO Testaccio di Roma fino al 15 Gennaio 2012 per la mostra “La Grande astrazione celeste”.
Una selezione di trentadue opere di quindici artisti cinesi (Yu Youhan - 1943, Li Huasheng - 1944, Lian Quan - 1948, Ma Kelu - 1954, Zhang Jian Jun - 1955, Li Xiangyang - 1957, Liu Xuguang - 1958, Zhang Yu - 1959, Tan Ping - 1960, Meng Luding- 1962, Zhang Hao - 1962, Liu Gang - 1965, Xu Hongming - 1971, Zhou Yangming - 1971, Lei Hong - 1972) appartenenti alle diverse generazioni che si sono susseguite negli ultimi quarant’anni, provenienti dalla “prima mostra che un critico italiano abbia mai curato al NAMOC” (National Art Museum of China). Un “momento artistico” diretto da Achille Bonito Oliva nel 2010, presso l’importante istituzione artistica pechinese, che si è “ripercosso”, per volontà dello stesso curatore, nell’expo romana “La Grande astrazione celeste”, ricostruendo uno spaccato preciso del panorama attuale.
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L’atteraggio a Roma di Invader era cominciato a Luglio. Gli abitanti della capitale con l’occhio attento verso i minimi cambiamenti dell’arredo urbano lo avranno notato. Con la mostra che inaugura domani sabato 23 ottobre 2010 (h 18) nello spazio Wunderkammern (via Gabrio Serbelloni 124), la conquista della città eterna si fa più consistente.
L’allestimento Roma 2010 & other curiosities (Roma 2010 e altre curiosità), visitabile fino al 21 dicembre, gode infatti del patrocinio di Regione Lazio, Provincia di Roma e Comune di Roma e del supporto critico di Achille Bonito Oliva… non male per un artista che solitamente lavora nell’illegalità. Ma naturalmente per Invader si fa questo e altro, visto che il 41enne parigino è uno dei principali protagonisti della ’street art revolution’ raccontata da Banksy nel suo film Exit through the gift shop.
La sua fama, si sviluppa a partire dall’idea di riproporre per strada i personaggi pixelosi di Space Invaders (1978), nipponico titolo che ha fatto la storia dei videogiochi. Le gallerie di tutto il mondo l’hanno ormai consacrato, ma la sua pratica nasce come interferenza attraverso cui tracciare percorsi e sentieri nello spazio pubblico. Una sorta di deriva situazionista, ben documentata nelle mappe dei suoi interventi, che mette a disposizione di tutti.

Sebbene il suo linguaggio sia frutto di una possente impalcatura filosofico-simbolica, Giorgio De Chirico ha trovato moti tratti caratteristici della sua pittura nel rapporto con la natura. Una mostra che inaugura venerdì 9 aprile al Palazzo delle Esposizioni di Roma, propone una riscoperta trasversale dell’opera del maestro, a partire proprio dallo slancio vitale messo in campo dall’artista nell’affrontare la categoria fisica e filosofica del naturale.
La Natura secondo de Chirico, curata da Achille Bonito Oliva, propone circa 120 opere del maestro nato in Grecia da una nobile famiglia italiana e cresciuto a Monaco nel pieno della pittura simbolista e del pensiero di Nietzsche e Schopenhauer.
La nascita della Metafisica, nel 1910 a Firenze, conduce De Chirico ad esplorare e rispettare il mistero della vita, l’enigmaticità del reale. “La Natura, intesa come Cosmos ordinato o come Caos, è di per sé indecifrabile e chiede al pittore una possibile soluzione all’enigma del suo apparire”.
La mostra resterà aperta fino al 20 luglio 2010.

Comincia martedì 26 gennaio, all’interno dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, Fluxus Biennial, la rassegna voluta da Achille Bonito Oliva che celebra il movimento Fluxus. Si comincia con una mostra dedicata a George Maciunas all’interno dello spazio AuditoriumArte.
Fino al 17 marzo sarà possibile ripercorrere le orme dell’artista lituano attraverso la dinamica del gioco. Relazione, scambio, cambiamento, Maciunas è graphic designer, analista critico sulla storia dell’arte e inventore del tavolo da ping pong che viene esposto.
George Maciunas è poi il teorico, l’ideatore e l’organizzatore del gruppo di artisti internazionali Fluxus, provenienti da America, Europa ed Estremo Oriente. Un progetto che si estende ben oltre i confini della pratica artistica e si allarga all’investigazione socio-culturale e politica. Con FluXuS si parla di anti-arte del dissolversi dell’arte dentro la vita. Maciunas fu tra i primi artisti ad installarsi a Soho, il quartiere di New York dove ben presto naquero le prime cooperative di artisti.
Mentre Milano celebra Sandro Chia alla Triennale Bovisa con un “atelier d’artista” dopo quello di Enzo Cucchi, aprirà il 16 dicembre alla Galleria nazionale d’arte moderna una retrospettiva dedicata a uno dei principali esponenti della Transavanguardia: “Sandro Chia. Della pittura, popolare e nobilissima arte”.
Achille Bonito Oliva cura una mostra decisamente ampia, con una selezione di 61 opere, ovvero 56 dipinti e 5 sculture in bronzo suddivise nelle sezioni “Figure Ansiose”, “Figure Titaniche”, “Figurabile” e “Figure ad Arte”: “… per parlare non di pittura, ma alla pittura, è meglio mimarne le figure”, dice l’artista. Chia non è solo un pittore, ma l’antologica si fonda sull’importanza che nella sua opera rivestono la pittura e il concetto, uniti in opere che hanno reso l’artista toscano famoso in tutto il mondo.
Nei quadri di Chia rivivono alcuni maestri del passato, sicuramente fonte di ispirazione, come De Chirico o Chagall: figure dense, piene, definite, connotate da colori vivi, spesso a tinte forti. E’ questo un anno importante per Chia, che dopo aver esposto alla Biennale nel Padiglione italiano e in due personali in Giappone, a Tokyo e Kyoto, vede contemporaneamente un tributo milanese e a Roma la sua principale antologica italiana mai realizzata (la mostra rimarrà aperta fino al 28 febbraio). Complimenti!
Futurismo oggi è la rassegna con cui Firenze si inserisce nelle celebrazioni per il centenario del futurismo. Ultima tra le città italiane ad omaggiare il movimento ideato da Filippo Tommaso Marinetti, Firenze lo fa con un programma di iniziative molto particolare. Nessuna grande mostra con migliaia di visitatori (di cui peraltro Firenze è già piena), l’intento è quello di creare un momento di riflessione e riportare nel capoluogo toscano la freschezza e la vitalità del futurismo.
Domani sabato 31 ottobre dalle 10.30 alle 12.30 (ingresso libero) presso il Cinema Odeon in Piazza Degli Strozzi Achille Bonito Oliva terrà una conferenza-performance. Con Marinetti il rumore della vita entra nel suono dell’arte, dice il critico-curatore. Firenze è stato un laboratorio, un’incubatrice dove, attraverso gli incontri tra letterati e intellettuali (Soffici, Papini, Chini) la cultura delle avanguardie italiane ha alzato la testa e assunto una statura europea.
Il futurismo ha sempre professato la pariteticità tra i linguaggi: pittura, performance, installazione hanno pari dignità a livello artistico. Il futurismo è un movimento fuido, liquido, che ha invaso come una benefica alluvione tutti i linguaggi. La polimatericità, il superamento del museo e dell’accademismo sono conquiste senza precedenti. L’abbraccio mortale col fascismo, l’adesione di Marinetti al Regime, secondo Bonito Oliva sono da ascrivere anche alla rivalità tra Marinetti e D’Annunzio.
L’evento di inserisce nel progetto Toscanaincontemporanea ed è a cura di Marco Cianchi. Per informazioni +39 0574 531828
Edito da Johan & Levi, esce in questi giorni il volume “Marcel Duchamp. La vita a credito“. Artista chiave del ‘900 definito da André Breton «l’uomo più intelligente del xx secolo», Duchamp è capace di influenzare ancora l’arte contemporanea.
La biografia dell’artista, con la prefazione di Achille Bonito Oliva, è stata curata da Bernard Marcadé. Ma in generale si può affermere una cosa su questo genere di libri: entrare nella vita di un autore che amiamo attraverso la sua biografia rappresenta un accesso privileggiato, specie quando ne conosciamo le opere, lo stile e la poetica.
Per chi fosse interessato, martedì 20 ottobre alle 18.30 presso Libreria Electa Koenig di Milano, Chiara Gatti ed Elio Grazioli presenteranno il volume (prezzo di copertina 32 euro, pp 608).
Un anno fa la mostra “Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione - 1968-2008″ apriva a Palazzo Grassi, a Venezia, tra aspettative, polemiche e desideri, sia dalla parte del curatore Francesco Bonami, sia dalla parte del pubblico e della critica. Dal 14 novembre la mostra migra negli Stati Uniti, dove rimarrà fino al 14 febbraio 2010 al Museum of Contemporary Art di Chicago, di cui è direttore proprio Bonami.
Arte italiana dal 1968, artisti italici che negli obiettivi curatoriali dovrebbero avvicinare all’arte contemporanea un pubblico non necessariamente addetto ai lavori, artisti italici molto noti o meno.“Un’inchiesta su più di cento artisti che rappresentano una sorta di grande civiltà contemporanea scomparsa e all’improvviso tornata in superficie”, disse Bonami presentando la mostra in Italia.
Achille Bonito Oliva definì come “indecente” la scelta degli autori in mostra, Bonami venne tacciato come servo del potere, Jannis Kounellis ritirò all’ultimo una sua opera a causa della commistione tra “maestri” ed emergenti, e, tra i non selezionati celebri, ci fu Mimmo Paladino. Ora la mostra se ne va negli States, dove il suo intento sarebbe quello di far vedere al pubbico americano una parte dell’arte contemporanea italiana, dopo “Italian Metamorphosis”, una retrospettiva che copriva gli anni dal ‘43 al ‘68, prodotta nel 1995 dal Guggenheim di New York. Vedremo le reazioni della critica americana…
Spero che vi siate ricordati della bella retrospettiva su Gianni Colombo, che si è aperta con grande affluenza di pubblico mercoledì scorso al Castello di Rivoli. Se non l’avete fatto non vi preoccupate, la mostra prosegue fino al 10 gennaio 2010. L’occasione è ghiotta per prenotare una visita con un cicerone d’eccezione, nientedimeno che Achille Bonito Oliva.
Il famosissimo artista-critico-curatore vi condurrà all’interno delle sale del castello per Colombo by night il 26 settembre a mezzanotte. Una visita guidata di A.B.O. alla mostra che presenta oltre cento opere di Gianni Colombo e l’esclusiva acquisizione dell’opera cinetica Roto-optic (1964) e dell’ambiente Bariestesia (1974-1975).
Affrettatevi per le prenotazioni al numero di telefono 011.9565211 o direttamente con il servizio online.