Oggi vi presento uno scambio di battute con Cano, amico prima che artista di strada famoso nel circolo dell’aerosol art per la fama del suo gruppo 16K con cui aveva originato negli anni ‘90 uno stile molto particolare detto “organico”. Ci ha mandato un paio di immagini dei suoi nuovi lavori, dopo l’esperienza delle Bele Arti ormai lo stile del writing è un ricordo, il resto del suo lavoro lo vedete nel suo sito ufficiale: Cano 16K.
- una breve presentazione di te stesso
mi chiamo cano. dipingo dall’età di 15 anni per le strade di milano, dove sono nato, ora dipingo su tela, e sto cercando di fare dei miei sogni la mia vita
- come definisci la aerosol art
credo che sia l’ultimo vero movimento artistico del 900, non cè mai stato niente del genere prima, un movimento globale, spontaneo, senza gallerie, mercato, critici d’arte, solo con le proprie regole, leggi tribali, guerre. una specie di ritorno alla preistoria, dove disegnare sul muro era una necessità per gente che doveva cacciare, nutrirsi, combattere e uccidere per sopravvivere, è la prova che l’uomo ha bisogno dell’arte per restare vivo anche se fa fatica a vivere, loro lo avevano già capito, noi lo abbiamo già dimenticato. i writers sono oltre il mercato dell’arte sono l’istinto più puro rimasto in vita, in questo mondo che sta diventando sempre più un sogno al neon.
Continua a leggere: Cano, Neda: un artista della strada di Milano
Sono appena tornato dall’inaugurazione della nuova mostra di Jon One alla galleria The Don di Milano e vi posto quattro minuti di video dove Jon ci racconta qualcosa di sè e dei nuovi lavori che presenta (passate al minuto 1.45 se volete andare subito al dunque, e scusate la qualità di immagini e audio - avevo solo il cellulare con me).
Domani aggiornerò il post con le fotografie dell’esposizione: bellissimi i colori, sembra che una delle ispirazioni siano le vetrate delle cattedrali gotiche. Poca roba a bomboletta, per il mio gusto un grande pregio che rende le tele molto eleganti e fresche, senza la pesantezza del tipico colore aerosol. Le calligrafie sembrano basate più che altro sulla tag, che diventa un pattern fittissimo lavorato anche con le gocciolature dell’inchiostro. Ho preferito decisamente questo ambiente più a misura di interni, rispetto alla sua grande parete dipinta per Born in the streets di Cartier.
Per un profilo dell’artista, dovreste leggere dalla Wikipedia francese dato che vive a Parigi da tanti anni, le informazioni in italiano non sono molte, potete però vedere il suo sito ufficiale con una selezione di foto e video. Qualche scatto nel seguito del post.
Continua a leggere: Jonone 156 alla The Don Gallery di Milano
Circola da qualche settimana la notizia della prossima presentazione del volume All City Writers, libro in gestazione da anni che sembra possa diventare un riferimento inevitabile per la bibliografia sul fenomeno dell’Aerosol Art in Europa. Chiamati volgarmente Graffiti, i disegni con le bombolette nascondono una storia di cui sono depositari pochi oltre agli autori: Andrea Caputo ha raccolto decine di interviste nelle capitali del writing e completato l’opera con un lavoro graficamente curatissimo e stupefacente per la ricerca iconografica. Finalmente il tutto arriva sugli scaffali di librerie e street shop.
Di seguito una piccola intervista con Andrea, che speriamo di sentire ancora il mese prossimo quando avremo finalmente in mano la nostra copia omaggio del libro, disponibile sia in versione italiana che inglese.
Credi che il tuo volume si possa considerare la musealizzazione di un genere ormai passé rispetto alla street art?
Penso che il Writing sfugga all’etichetta di un movimento appartenente al passato. Sono passati oramai 40 anni dalle prime tag ma a giudicare dai fatturati dell’industria-spray, dagli e-commerce dedicati e dalla frequenza di pubblicazioni sull’argomento, credo che il coinvolgimento delle nuove generazioni sia notevole. Forse, considerando la quantità di tag in città, i media e gli stessi cittadini si sono semplicemente “abituati” al disturbo di questi segni da non farne più una notizia degna di nota. La “Street Art” degli ultimi anni fa breccia perché da un lato ha riscoperto il valore di codici estetici dimenticati (lo stencil, ad esempio), dall’altro ha instaurato un rapporto diverso con chi osserva, fondato sulla comunicazione e l’abitudine a lasciare un messaggio, sociale o politico che sia. Il fenomeno Writing è fondamentalmente autoreferenziale, dialoga con sé stesso e raramente coinvolge chi non ne fa parte.
Continua a leggere: Andrea Caputo, curatore di All City Writers