Grazie all’esame ai raggi ultravioletti sono riemerse parti di affreschi eseguiti da Giotto nella Cappella Peruzzi in Santa Croce a Firenze. Le ricerche sono state finanziate dalla Getty Foundation di Los Angeles e dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che da decenni si occupa del restauro conservativo e del mantenimento dei capolavori di Giotto di Bondone.
Per superare alcuni limiti imposti dalla tecnica dell’affresco il maestro fiorentino utilizzò una tecnica di pittura a secco. Col tempo i leganti proteici sono venuti meno e sono riemerse tracce dell’immagine sottostante.
Adesso gli esperti (oltre 35 al lavoro sugli affreschi diella Cappella Bardi e della Cappella Peruzzi - nella foto) si aspettano molto dalla scoperta. Anzitutto dal punto di vista conservativo, questo caso fungerà da esempio. Poi dal punto di vista contenutistico, i nuovi cicli pittorici fanno riemergere le pitture nei lunettoni: il Cristo mietitore, il panneggio del San Giovanni Evangelista, la Donna col Bambino in culla e i decoridel del Banchetto di Erode.

Che cosa c’è in cantina? Non solo vino e conserve, ma anche affreschi. Succede a Vercelli: affiorano sulle pareti di una vecchia cantina di un’abitazione privata tracce di affreschi di epoca paleocristiana. A scoprire le pitture due fratelli piemonteci con la passione per l’archeologia.
Sul ritrovamento si tanno già cimentando gli studiosi, che hanno stabilito che si tratta della più antica testimonianza pittorica delle prime comunità cristiane a Vercelli. I ricercatori parlano, nello specifico, di
decorazione pittorica appartenente al terzo stile, di epoca tardo romana, con forti influenze paleocristiane.
Via | ansa

Questo dipinto fa parte del ciclo di affreschi che Giotto realizzò alla cappella degli Scrovegni a Padova fra il 1303 e il 1305. Si può tranquillamente affermare che tali opere furono il punto più alto toccato dall’artista toscano nel corso della sua lunga carriera. Il soggetto iconografico del ciclo è ispirato ai vangeli, sia canonici che apocrifi, e narra le vicende delle vita di Maria e Gesù.
La scena in questione, l’incontro di Anna e Gioacchino presso la porta aurea, è ripresa dagli apocrifi e richiede una breve spiegazione. I protagonisti sono i santi Anna e Gioacchino, i genitori della Madonna; nei testi si legge che per lungo tempo non ebbero figli a causa della sterilità di lui.
L’uomo, umiliato da questa situazione, per la vergogna lasciò Gerusalemme e si ritirò nel deserto con i pastori e vi restò fin quando un angelo gli apparve e gli comunicò che avrebbe avuto una figlia (la Madonna appunto). Lo stesso accadde anche alla moglie. Gioacchino allora tornò a Gerusalemme e si incontrò con Anna presso la porta Aurea.
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