Aleksandra Mir è un’artista polacca cresciuta in Svezia, per molti anni residente a New York. Gli ultimi cinque anni la Mir li ha trascorsi a Palermo, dove ha sviluppato un nuovo interesse per le tradizioni e i personaggi storici italiani. Cosmopolita per formazione e mentalità, la Mir dal 20 ottobre fino al 19 febbraio sarà in mostra con The Seduction of Galileo Galilei, al Whitney Museum of American Art di New York. Si tratta di una installazione registrata in video in cui l’artista omaggia Galileo Galilei costruendo una sorta di Torre di Pisa con delle gomme di automobili finché la pila di pneumatici non cade per effetto della forza di gravità.
Ma, contestualmente, il museo allestisce anche una mostra della Mir con opere del 2008-09 dal titolo The Dream and The Promise, che risulta molto più interessante. Qui attraverso una serie di originali collage esplora e costruisce un immaginario che accomuna il mondo della tecnologia aerospaziale all’iconografia classica cristiana. Cosmonauti, angeli e madonne condividono quello che si può indicare alternativamente come lo spazio o il regno dei cieli. Proprio come per la figura di Galileo, scienziato che aveva un rapporto controverso con la fede, la Mir è interessata alle antinomie tra scienza e fede, ma anche alla loro compenetrazione simbolica e immaginaria. Questi “santi astronauti” incorniciati in foglia oro sono icone sospese tra l’effetto ironico e la riflessione sui limiti dell’esperienza umana. Così la Mir illustra il suo metodo:
«Sono interessata all’idea di fallimento quale condizione umana universale. I miei progetti sono sempre focalizzati sull’errore e sul tentare di vincere e tentare ancora; le mie opere celebrano la nostra capacità di accettare i flussi ma anche di raggirare i problemi, cercando di trovare nuove soluzioni ma al tempo stesso rimanendo critici rispetto a chi vuol prevaricare. La mia arte è essenzialmente ottimista e spero divertente ma per arrivare dove voglio arrivare devo essere onesta nelle premesse».
Dal 16 marzo al 15 aprile la galleria Magazzino d’Arte Moderna (Roma) inaugura “Il Sogno e la Promessa”, prima personale italiana di Aleksandra Mir.
A cura di Valentina Bruschi, la mostra è una selezione di circa 20 opere a tecnica mista su carta incorniciate con la foglia d’oro, che l’artista ha realizzato durante gli ultimi cinque anni vissuti a Palermo. Il tema, sviluppato in modo quasi ossessivo dalla Mir, è la conquista dello spazio. A quanto pare, piccolissima, le immagini del primo sbarco sulla luna si sono depositate indelebilmente nella mente dell’artista, che fra le sue prime performance diventa una “First woman on the Moon” (1999) per il trentennale dell’Apollo 11, mettendo in scena un primo atterraggio “femminile” su una spiaggia olandese, modificata per sembrare la superficie lunare e ripresa dai telegiornali locali. Altre opere simili vengono in seguito riprodotte nel 2004 (Garden of Rockets - Florida), nel 2006 (Gravity: un missile gigante creato con detriti industriali) e nel 2008 (Plane Landing: installazione gonfiabile che replica un aereo di linea lungo 20 metri, ancorato a terra ed in perenne fase di atterraggio).
È questa concatenazione di azioni e immagini che conduce la Mir alla serie Il Sogno e la Promessa in cui, utilizzando la tecnica del collage, due immaginari fortissimi collassano, sovrapponendosi: le raffigurazioni sacre e quelle dei viaggi nello spazio. Recuperate da mercatini dell’usato e negozi di articoli religiosi, le effigi sacre della cultura popolare diventano dei “ready-made” riprogettati a mano. Stampe antiche, ricordi della prima comunione, santini e madonne accostati a ritagli di immagini della NASA, di missili Shuttle e cosmonauti creano assonanze particolari (di forma e contenuto). Come le aureole dei santi così simili ai caschi degli astronauti, o il fumo dei razzi in partenza sosvrapposto alle nuvole celesti. O ancora la raggiera di luce che corona la testa di Gesù bambino identica al contorno dell’oblò di una navicella spaziale…
Gli allunaggi di Aleksandra Mir





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