Diana Scherer utilizza diversi strumenti nelle sue fotografie, dalle modelle agli oggetti di ceramica ai corpi di animali morti (che trova, non li fa uccidere in nome dell’arte). Non li usa insieme, ma in ogni immagine inserisce uno di questi elementi per quello che comunque e’ un risultato simile. Cioe’ i corpi pendono come a dimostrare l’assenza di vita. Che usi modelle come in “Frau”, ceramica come in “Handmade Original” o animali come in “Still Life”, la rappresentazione della morte e’ il solo tema delle sue fotografie.
Il risultato non e’ frutto di una fotografia classica ma non e’ manipolato digitalmente, piuttosto sono immagini stratificate una sull’altra, con un’angolatura obliqua, costruite per creare una sensazione di disagio in chi guarda, perche’ confrontarsi con la morte (violenta o meno), genera sempre pensieri.
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Il sesso come attività ricreativa non è solo una caratteristica dell’uomo. Al Museum of Sex di New York è in programma un’esposizione, The Sex Lives of Animals che mostra immagini di sesso tra gli animali non a fine riproduttivi. La mostra si basa su ricerche scientifiche condotte da zoologi e biologi.
Anche se è un aspetto meno studiato, l’attività sessuale degli animali è molto più simile a quella dell’uomo di quanto di solito viene mostrato. Sia per quanto riguarda le diversità presenti in natura e l’orientamento sessuale, sia per quanto riguarda la sperimentazione, la pratica e la ricerca di piacere.
Oltre a fotografie e video, per la prima volta sono esposte le nuove sculture di Rune Olsen, che presenta la serie “A New Natural History”. Installazioni di animali realizzate con carta di giornale, nastro e matita come nel suo stile.
The Sex Lives of Animals - Museum of Sex - New York




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Claire Morgan, che caso vuole porti lo stesso cognome e abbia la stessa ossessione verso animali e natura della collega Polly Morgan, realizza sculture utilizzando piume, penne, foglie e fili di nylon.
Si è parlato dei suoi lavori nel 2006-2007, anno in cui si è aggiudicata il Premio Fondazione Arnaldo Pomodoro ed è apparsa in diverse mostre. Ora è possibile vederla fino al 17 marzo anche a Milano, nella collettiva “Domestico“.
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L’amore per gli animali e la necessità di accettare la morte, hanno portato Polly Morgan ad imparare un mestiere particolare, l’arte della tassidermia. Ed è dal 2005 che l’artista inglese realizza lavori con protagonisti gli animali imbalsamati, inserendoli in contesti inaspettati. L’obiettivo infatti è quello di proporre il momento di passaggio tra vita e morte, non di imitare la natura.
L’idea è piaciuta e piace a galleristi e fotografi di moda, che utilizzano le sue opere per ambientare le loro scene. Si dice anche che Kate Moss abbia commissionato all’artista alcuni pezzi.
La morte rimane al centro della ricerca, ma viene visualizzata in modo diverso rispetto al solito. E’ meno dichiarata, ma dato che non siamo abituati a vederla rappresentata così, rimane più fastidiosa.
Leggendo qua e là, ho scoperto l’arca di Noè che da qualche mese è stata costruita all’interno dello Skirball Cultural Center di Los Angeles.
L’enorme installazione permanente è stata concepita più che altro per la gioia degli under 12, ma le creature che la popolano, e che rievocano l’episodio biblico, sono dei veri capolavori.
Seguendo la strada tracciata da Picasso con la celebre testa di toro ricavata dal sellino e dal manubrio di una bicicletta o con la scimmia fatta con una macchinina, Chris M. Green, insieme agli architetti Jim Olson e Alan Maskin dello studio OSKA, ha disegnato 186 curiosissime specie animali.
Ci son due coccodrilli fatti con le borse per violini e i copertoni per camion, i gufi sono un’aggregazione di ventagli e molle, i kiwi hanno un guantone al posto del corpo e un paio di pennelli per le zampe.
via | domus
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Incuriosita e divertita da quanto scritto dagli amici di Ecoblog, ne approfitto per mostrare anche a voi l’iniziativa originale e simpatica (e, aggiungerei, ammirevole) di Edina Tokodi, una giovane street-artist ecologista che ha deciso di recuperare il rapporto tra l’uomo e la natura distribuendo sui muri della sua città Williamsburg (Brooklyn) figure di animali ritagliate nel muschio. Edina poi, periodicamente, compie un giro di ricognizione per osservarne lo stato ed eventualmente curare i suoi “graffiti” verdi.
Edina Tokodi ha studiato arti grafiche e design all’Accademia Ungherese di Belle Arti e ha completato gli studi a Milano con un corso di urban design. Ciò che l’ha spinta a realizzare i suoi animali di muschio è stato anche il desiderio di studiare il modo in cui le persone li avrebbero accolti, ignorati o distrutti. Il suo obiettivo è quello di operare in direzione di un rapporto armonico con l’ambiente in cui viviamo e che spesso ci dimentichiamo di proteggere.