
Sembrava ormai cosa fatta, ma proprio all’ultimo minuto Vassilij Stepanov si è ritirato. Così l’Archivio di Giorgio Vasari, costituito da 31 scatole peiene di documenti e missive con alcuni dei più grandi personaggi del Rinascimento fiorentino, non verrà venduto ai russi.
Dopo il dissequestro dell’archivio da parte del Tribunale di Arezzo, gravava ancora sulla vendita l’impossibilità di muovere dall’Italia i beni presenti in Casa Vasari e il prezzo richiesto dagli attuali proprietari, 150 milioni. Secondo Vittorio Sgarbi, il valore di fogli, papelli e disegni, si aggirerebbe intorno ai 15 milioni di euro, circa un decimo del prezzo.
Ciliegina sulla torta, che deve aver fatto desistere Stepanov, il Diritto di Prelazione che lo stato italiano poteva esercitare dopo la vendita.
Proprio in questi giorni che precedono la fine dell’anno, si compone un altro intricato capitolo legato alla vicenda dell’Archivio Vasari. Non appena l’Archivio è stato dissequestrato dal Tribunale di Roma (il primo dicembre scorso), Francesco, Tommaso, Antonio e Leonardo Festari, eredi del conte, hanno ripreso le trattative con l’acquirente russo.
Si tratta di Vassily Stepanov, presidente della Ross Engineering di Mosca, che sborserà 150 milioni di euro ai fratelli. Del contratto di compravendita si sta occupando il notaio fiorentino Roberto Romoli di Firenze, rimane solo da attendere che il tempo sull’Europa migliori e riaprano gli aereoporti.
Secondo il Mibac però il contratto non si farà a breve. Non la pensa così il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani, che sostiene che a questo punto, l’unica soluzione sia che il Ministero compri l’Archivio, potendo esercitare il diritto di prelazione fino a sessanta giorni dopo la firma della vendita.
L’archivio Vasari, che era stato venduto sul finire del 2009, per una somma da capogiro, a un’impresa russa, continua da fine marzo ad essere sotto sequestro ad opera del Governo italiano. Il motivo? “Il Governo non è certo della reale esistenza dell’impresa russa in questione”. Questa è la motivazione ufficiale della decisione del Ministero della Cultura, attraverso le parole di Guido Cosulich, legale della famiglia aretina dei Festari, eredi del prestigiosissimo archivio.
Sembra essere lungi dall’epilogo di una saga che ha coinvolto il dibattito culturale italiano e internazionale fino ad oggi, e che molto probabilmente non cesserà di essere discussa, perlomeno fino a che il destino dell’archivio non sarà deciso definitamente. Speriamo, nel modo più naturale e giusto possibile: essere messo a disposizione degli italiani e degli studiosi d’arte.
Quando il contratto con la Ross Engineering fu annunciato, presto fonti russe cominciarono a esprimere dubbi sull’autenticità del fatto. Si diffusero voci sull’eventualità che la vendita fosse stata “simulata”, da parte della famiglia, per stimolare controfferte da parte dello stesso Governo italiano. Il quale, fino al blocco dell’esportazione della collezioni di scritti ed epistole, non si era poi mostrato così interessato all’Archivio, che è conservato nella Casa Vasari di Arezzo.
Il Governo, ora, attende che un rappresentante dell’impresa russa si presenti presso il Ministero della Cultura per dimostrare la legittimità del contratto, nonché “l’esistenza” della Ross Engineering. L’ipotesi di reato è “truffa ai danni dello Stato”. In ogni caso, che sia tutto vero o un’abile menzogna smascherata, resta uno scandalo che lo Stato italiano si sia mosso così in ritardo per mettere le mani su una raccolta che è all’origine stessa della storiografia dell’arte.