Anche quest’anno in occasione della fiera Art Basel Miami verranno messe in vendita presso la piscina dell’Hotel Raleigh teli da mare d’artista in edizione limitata.
L’edizione 2007 aveva visto protagoniste le creazioni di Jeff Koons, Cindy Sherman, Alex Katz ed Elisabeth Peyton. Per quest’anno invece i protagonisti saranno Ed Ruscha, Karen Kilimnik, Raymond Pettibon e Julian Schnabel.
Nomi di tutto rispetto, le cui “opere” potranno essere acquistate anche da chi è lontano dal caldo della Florida sul sito worksonwhatever per soli 50 dollari.

Tutto pronto? neanche per idea!
Mal tempo e scioperi Alitalia hanno giocato un brutto scherzo ai galleristi e loro assistenti vari, arrivati con un giorno di ritardo e tutt’ora indaffarati ad allestire a 24 ore dall’apertura, sorte toccata perlomeno agli italiani che espongono a Scope, Pulse e alle altre fiere collaterali, costretti a un tour de force notturno per arrivare in tempo utile all’inaugurazione.
Se il buongiorno si vede dal mattino, non sarà comunque una grande giornata… e non soltanto per il clima metereologico che affligge Miami, che se non fosse per la lingua diresti di essere a Marinella di Sarzana in ottobre, vista la pioggia che a sprazzi ci tocca da almeno 2 giorni e la scarsa affluenza che a tutt’oggi è possibile riscontrare.
In realtà i timori per la crisi economica americana, qui decisamente palpabile con evidente sottotono di glamour ed opulenza, scuotono il mondo dell’arte che si interroga dubbioso sulla tenuta del mercato e più in generale di una fiera che negli ultimi anni ha dato grandi soddisfazioni con ritorni finanziari e d’immagine che si dubita potranno essere riconfermati anche in questa occasione.
Se l’arte indiana è in crescita, la figura artistica attuale che meglio identifica questo nuovo mercato è Subodh Gupta.
L’autore è spesso presente in esposizioni collettive, è molto ricercato dai collezionisti e viene chiamato a partecipare ad eventi internazionali (vedi la recente Art Basel).
Il suo è uno stile piuttosto riconoscibile fatto di sculture e installazioni di tipo monumentale, scintillanti ottenute però con l’impiego di materiali riciclati, quotidiani e poveri, un emblema, che serve a sottolineare le contraddizioni dell’India moderna. Da un lato un’economia trainante che sta crescendo rapidamente, dall’altro la povertà estrema delle classi più basse. Lo stravolgimento di una cultura contadina in una globale con l’abbandono delle campagne e il crescere delle città.
Continua a leggere: Grandi, brillanti e in acciaio inox. Sono le sculture di Subodh Gupta
Alla chiusura di Art Basel il bilancio non può che essere molto positivo e non solo naturalmente per la splendida ed affascinante cornice che ha reso di Miami questa settimana la città più glamour del pianeta, ma per la qualità delle fiere, delle Art Galleries, delle opere, dei collezionisti.
Difficile se non impossibile assegnare un oscar o stilare una classifica degli stands migliori, tanto alto è stato il livello dei partecipanti.
Da Perrotin, con due sculture di Murakami da svenimento a White Cube, che ha stupito per la straordinaria velocità con cui cambiava lo stand, inequivocabile segno che le opere fino a quel momento esposte erano state vendute.
Così abbiamo visto volare via uno strepitoso neon di Tracey Emin, bianco rosso e blu, un colore per ogni frase, e un Medicine cabinet di Damien Hirst, i cui prezzi non erano propriamente popolari.
Per fortuna ciò ha consentito che venisse esposta una meravigliosa quanto inquietante fotografia di Gregory Crewsdon artista unico nei suoi sogni ispirati a Lynch e Spielberg.

Miami Art non è solamente l’olimpica Basel, ma anche una serie - almeno 15 - di fiere collaterali, alcune importanti e molto ma molto interessanti, altre meno. Tra le prime (come già scritto qui) ci sono Scope e Pulse, situate entrambe nel Design District, a Downtown.
Quello che oggi si chiama Design District era fino a poco tempo fa una zona dove anche i poliziotti si avventuravano a fatica, un luogo da telefilm con gente di colore a bordo di chiassose auto dai colori improbabili e dagli alettoni come flap di un boeing; ora è stata rilanciata fortemente e vi hanno sede le gallerie più famose e bellissimi negozi d’arredamento, nonchè in questo periodo, appunto, numerose fiere collaterali tra cui Scope e Pulse.
Non so se l’operazione sia perfettamente riuscita, occorrerebbe vivere qui più a lungo (cosa peraltro che ogni uomo di buon senso e buona vista farebbe) ma posso segnalarvi che avendo lasciato l’auto a 100 metri dalla fiera i poliziotti con espressioni sorridenti come Hannibal Lecter mi hanno consigliato di avvicinarla e di non provare neanche a pensare di andare a piedi da Scope a Pulse, che distano poche favelas, pardon blocks, l’una dall’altra.
Immaginate cosa può provare un bambino nel più grande negozio di giocattoli del mondo, oppure un Dongiovanni cui Huge Hefner presta le chiavi di casa e avrete l’idea di cosa poteva provare ieri sera un collezionista entrando al convention center dove si è tenuta l’inaugurazione di Miami Art Basel.
Credo che poche fiere negli ultimi anni abbiano mostrato tanta qualità come Art Miami quest’anno. Si sono viste opere che pensavamo ormai di vedere solo nei grandi musei, e invece ieri erano esposte tranquillamente negli stands dei più importanti galleristi di New York e dintorni.
I commenti più ascoltati sono di una fiera molto contemporanea, molto attenta al presente e al futuro, ma in realtà si sono viste opere straordinarie anche degli anni ‘60 e ‘70 quasi tutte di artisti nordamericani per la verità, con poco spazio, ad esempio, per l’arte italiana, sia transavanguardia che arte povera.
Folla delle grandi occasioni per il cocktail di benvenuto al Delano Hotel.
Champagne a fiumi, tavole imbandite, belle donne e tanta, tanta gente nella spettacolare cornice del Delano che ha dedicato la mozzafiato area piscina al Welcome Reception per i piu’ fortunati arrivati da ogni parte del mondo invitati al party inaugurale. Difficile dire quale lingua fosse la piu’ parlata perchè ad ogni gazebo, ad ogni divano ascoltavi un idioma diverso. A parte i padroni di casa, la sensazione è che i tedeschi, con la lanciatissima Berlino, fossero numericamente vincenti.
Oggi ci sarà da correre, a mezzogiorno è prevista la first choice per i collezionisti che possono permettersi la prima scelta e un possibile acquisto bruciando i “concorrenti”, a seguire la preview e il vernissage, al convention center, sede di Miami Art Basel.
A giudicare dal numero degli invitati ieri sera al cocktail, oggi c’è da aspettarsi una partecipazione senza pari, anche se Art Basel ha un concorrente non da poco: una giornata meravigliosa con una temperatura di circa 30 gradi, con un mare azzurro anche se freddino; tra i tanti venuti oggi scommetteremmo che qualcuno preferirà un bagno nell’oceano al gelo dell’aria condizionata del convention center… anche se forse non lo ammetterà mai, ca va sans dire!
Con il “Welcome Reception”, cocktail di benvenuto al Delano Hotel, riservato agli addetti ai lavori oltre che ai più importanti collezionisti, prende il via Miami Art Basel, la 5 giorni dell’Arte contemporanea più importante degli Stati Uniti.
Da oggi e’ caccia all’invito, alla tessera Vip, alle feste più glamour ai ristoranti più chic della Collins, come il Setai, dove telefonando per riservare un tavolo ti senti rispondere che da 6 mesi è tutto esaurito per questa settimana.
A differenza di ciò che accade per le fiere italiane dove le città rimangono quasi indifferenti all’evento, qui a South Beach si ha la sensazione che tutto ruoti intorno a questo show, che per una settimana restituisce a Miami un allure che probabilmente in altri periodi perde o sta perdendo, con un turismo certamente meno elegante e raffinato di quello che si può ammirare in questi giorni.

Grazie al nostro amico e collezionista Marco Bassoli, che da ieri sera è a Miami per seguire l’Art Basel, cercheremo di raccontarvi l’evento in modo “live”, con tanto di feste fuori salone e speriamo molte-molte curiosità.
Con questa bellissima occasione ci piacerebbe iniziare a pubblicare anche le vostre esperienze dirette a eventi artistici che sarebbe impossibile per noi coprire in modo capillare; quindi in attesa che Marco ci invii le prime considerazioni e fotografie da Miami (apre giovedì), in futuro organizzatevi per mandarci i vostri reportage.

Ormai dovremmo essere abituati a vendite record dopo le aste degli ultimi mesi, ma ogni battuta sembra superare per sorprese la precedente. Ieri è stato il turno dell’artista inglese Lucian Freud, che con il ritratto di Bruce Bernard ha stabilito un nuovo primato. L’opera è stata venduta per 7.86 milioni di sterline inglesi, un record per un artista europeo vivente.
E rimanendo in tema di vendite fuori mercato, si è conclusa Art Basel, che dicono sia stata un successo per le vendite e il giro di affari, fiera che ha visto protagonisti soprattutto compratori europei rispetto agli americani.
Intanto tutti ne parlano, tutti l’aspettano, ma nessuno sa predirne l’arrivo esatto, parlo della “bolla”, che si dice farà tremare questo agitato mercato dell’arte.
Via | guardian art blog e Artinfo