
Jana & Js sono una coppia di stencil artist (pochoiristes) davvero molto bravi. Lei ha 24 anni ed è austriaca, lui 28 ed è francese. Lavorano insieme dal 2006 e fanno parte del collettivo WCA, con l’Artiste-ouvrier (l’Artista Lavoratore), 6lex e Marybel. Dopo aver vissuto a Madrid e Parigi, i due ora vivono a Salisburgo, in Austria.
La loro ricerca si muove alla scoperta delle dinamiche dello sguardo nell’ambiente urbano. In genere scelgono lo stesso edificio. Molto spesso i loro disegni rappresentano soggetti (giovani ragazze e ragazzi) intenti a fotografare, a scrutare. Persone colte nell’atto di “sporzionare” la realtà, selezionandola attraverso l’obbiettivo della macchina fotografica, spesso vecchi apparecchi vintage che aumentano la resa scenografica degli stencil.
Pur con la precisione che la tecnica dello stencil permette, i soggetti rappresentati sono a volte resi con colori sbiaditi, come a dare una patina di vintage alle loro esistenze. Sguardi che si incrociano attraverso l’occhio della camera inquadrando dei cambiamenti nello spazio urbano in un gioco di specchi e mise en abîme. Ritratti di esistenze dipinte sui muri e già incorniciate nel bordo di una Polaroid che si guardano nella loro immobilità e chiamano i passanti, gridando quasi aiuto o emettendo una richiesta d’attenzione.
A ventidue anni dalla morte dell’artista inventore della pop art, il brand di Andy Warhol diventa sempre più forte e i collezionisti rincorrono prezzi stratosferici per accaparrarsi i suoi lavori. Ma c’è pane per tutti i denti: nel mentre gli studiosi si ‘accaniscono’ su alcuni aspetti poco chiari della sua esistenza, il pubblico di massa si perde ad acquistare lecca lecca, borse e profilattici con le sue immagini divenute ormai icone della modernità.
Nel 2004 la Campbell Soup Company decise di omaggiare l’artista di origine slovacca producendo una serie di barattoli di tomato-soup in edizione limitata, con etichette colorate basate sulle combinazioi di colori usate da Warhol: verde e rosso, rosa e arancione, acqua e indigo, oro e giallo. La linea fu lanciata nei negozi Giant Eagle supermarket della Pennsylvania e dell’ Ohio. I clienti che acquistavano i pacchi da quattro, a due dollari l’uno, avevano diritto ad aggiudicarsi le edizioni limitate e con la Carta Giant Eagle Advantage potevano avere lo sconto di un dollaro sul biglietto d’ingresso dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh, città natale dell’artista.
In men che non si dica si fecero avanti alla Campbell persone da mezzo mondo interessate a comprare i barattoli, di cui però solo i supermercati avevano l’esclusiva. Ancora nel 2006 Simon Doonan di Barneys a New York, si mise a vendere dei barattoli simili, ma con una stampa migliore a $12 l’uno per una promozione delle vacanze dal titolo Happy Andy War-Holidays! In men che non si dica ne fece fuori 30.000 pezzi. Pian piano questi oggetti sono divenuti dei veri pezzi da collezione che hanno raggiunto cifre considerevoli, certo non gli 11.8 milioni di dollari pagati per la Small Torn Campbell’s Soup Can del 1962 (Pepper Pot) da Christie’s nel 2006.
La storia è un po’ vecchia ma non molto conosciuta in Italia e ve la voglio raccontare per mettere insieme vari pezzetti. Durante un viaggio in Giamaica nel 2004 Banksy girò per Kingston, visitò lo studio di Buju Banton e fu fotografato distrattamente da Peter Rickards, un fotografo giamaicano che non era ancora al corrente della fama dello stencil artist più quotato al mondo. Durante la sua visita Banksy pensò bene di lasciare un ricordino del suo passaggio nei pressi di un pub in Mona road a Kingston e disegnò la Balloon Girl, uno stencil che raffigura una bambina con delle borse che indica due aerei nel cielo che stanno per scontrarsi.
Nel 2008 lo stesso Peter Rickards gestore del sito The Afflicted Yard pensò di muovere guerra all’artista di Bristol. Cominciò asportando il muretto dove era stata dipinta la Ballon Girl e facendoselo portare a casa. Da qui poco tempo dopo annunciò che il suo cane vi aveva defecato sopra. Oltre a realizzare i filmato che potete vedere, Rickards produsse delle fotografie dell’operazione di demolizione e si mise a venderle su Ebay.
Dopo aver saputo la notizia di sicuro Banksy non sarebbe tornato a dipingere molto volentieri in Giamaica. Ma c’è di più: Rickards spedì le foto di Banksy ai redattori di alcuni giornali, la voce si sparse a Bristol e con un rapido raffronto sugli album fotografici scolastici si risalì all’identità dell’artista. Tutto l’odio che ha mosso Peter Rickards contro Banksy si giustifica sicuramente con il denaro che gliene è venuto indietro nei suoi loschi traffici ma c’è da dire anche che il fotografo prese subito in antipatia Banksy, perché “girava per la Giamaica come se fosse a casa sua”. Staremo a vedere quale sarà il prossimo capitolo di questa saga.

Si comincia a parlare della prossima edizione del Festival di Arte Contemporanea di Faenza e lo si fa a Milano alla Fondazione Pomodoro venerdì 23 ottobre 2009 alle ore 17.30. Giunto alla sua terza edizioneil festival romagnolo andrà in scena non più ad aprile ma dal 21 al 23 maggio 2010 con Opere/ Works.
Un’edizione in cui si raccontano le opere, perché c’è quantomai bisogno di tornare a mettere ial centro il discorso sull’arte. Nelle parole di Angela Vettese: “si può pensare che parlare delle azioni, delle opere, delle persone dell’arte sia obsoleto. Si può pensare che le opere possano parlare da sole. Le opere che non sono state dimenticate hanno avuto qualcuno che ha parlato di loro, qualcuno che le ha indicate […]”
La presentazione all Fondazione Pomodoro in via Solari (tram 14) a Milano è anche l’occasione per inaugurare il nuovo ciclo Ctalks, incontri in Italia e all’estero per presentare il festival di Faenza. Angela Vettese e Carlos Basualdo, membri della direzione scientifica insieme a Pier Luigi Sacco (nella foto con Elio a Faenza) saranno presenti all’incontro. Aspettando maggio, si preannuncia un progetto speciale che la Fondazione Pomodoro e il festival preparano per Milano.

In tempi di crisi la situazione è magra anche per la ricerca scientifica e l’esplorazione. Niente paura, ci pensano gli artisti! Artic Circle è un progetto di ricerca a cui partecipa anche l’italiano Andrea Galvani che unisce scienza, architettura e attivismo artistico.
Il programma prevede una spedizione di 17 giorni (dal 5 al 22 ottobre) a cui partecipano marinai, artisti di varie discipline, scienziati ed educatori. Il vascello è uno Schooner a due alberi, attrezzato con aree comuni per la collaborazione creativa e tecnologicamente avanzato. Il percorso di navigazione, variabile a seconda delle correnti artiche e delle condizioni atmosferiche prevede la circumnavigazione dell’intera Calotta Artica, attraverso Nord Europa, Alaska e Russia.
La spedizione è sostenuta da una fondazione canadese ed il lavoro prodotto durante la navigazione e nei mesi successivi verrà presentato con il supporto di Scope Foundation a cinque importanti appuntamenti fieristici mondiali: Art Basel Miami 2009, Arco Madrid 2010 Armory NY 2010, Art Basel 2010, Frieze London 2010.

How much art can you take ? è il titolo di un progeto espositivo che Danilo Correale presenta domani giovedì 1 ottobre nello spazio Chan Arte di via S. Agnese 19r a Genova.
L’idea nasce dal grande lavoro di archivista visivo che l’artista ha portato avanti a partire dai primi anni ottanta. Occhio puntato sulla scena musicale e in particolare lo sviluppo dei movimenti metal, hardcore e punk. Un fermento di persone, sonorità e iconografie che passa continuamente dall’underground all’upperground.
Quello di Correale è quindi un resoconto che ha valore di documentazione sociale. Il nome How much art can you take? è quello di un brano dei SS Decontrol, band Straight Edge Hardcore di Boston, che con questo provocativo titolo gettava un sasso nel lago della produzione artistico-culturale del periodo.

Dal 1 al 31 ottobre a New York presso la Galleria Deitch Francine Spiegel presenta sette nuovi lavori pittorici ed una suite di fotografie di una ‘performance segreta’.
Duramnte l’apertura l’artista si esibirà in una delle sue ‘disordinate’ performance mettendosi in vetrina alla galleria. Francine è una pittrice molto giovane il cui stile è stato definito ‘mostruoso femminile’, un qualcosa che mescola porno e Frankenstein style.
Donne disperse, frammentate, confuse, mezze morte, mezze vive, mezze arrabbiate. Un immaginario rubato a riviste di fumetti dell’orrore, film, siti web fetish, horror film… una donna che attrae e fa ribrezzo allo stesso tempo.

Unicredit Art a Milano apre i battenti nella giornata di sabato 3 ottobre per una serie di visite guidate su appuntamento alla collezione di arte contemporanea. Trenta minuti di visita dalle ore 10:00 alle ore 19:00 all’ Agenzia UniCredit Banca di Piazza Cordusio. Per prenotarvi mandate una mail a agenziauno[@]agenziauno.com o telefonate al numero 011.5627396.
Nella giornata di sabato 3 ottobre si concentra poi anche un altro importante evento nella sede di Piazza Cordusio. Per la prima volta nella storia dello spazio, un’artista, Claudia Losi, è stata chiamata per un progetto site-specific, Strips Maps. Il pubblico verrà coinvolto all’interno di conversazioni sul contemporaneo che si svilupperanno tra l’artista e le curatrici Lisa Parola, Gabi Scardi e Jacqueline Ceresoli.
L’obiettivo della curatrice Francesca Pagliuca è che l’artista e il pubblico pensino un nuovo percorso di fruizione degli ambienti. Un progetto performativo collettivo che prevede l’affissione di 3000 post-it colorati, per individuare nuove prospettive e traiettorie di visita.

Grande mostra a partire dal 24 ottobre a Palazzo Leone da Perego di Legnano. La nuova stagione del SALe (Spazi arte Legnano) apre con un’ antologica del grande artista cileno Roberto Sebastian Matta Echaurren (Santiago del Cile, 1911 – Civitavecchia, 23 novembre 2002).
Matta è stato un architetto e pittore che ha frequentato molto l’Europa. A Parigi conosce Le Corbusier, André Breton e Salvador Dalí, aderendo al Surrealismo e costruendo una tecnica pittorica incline a rappresentare morfologie psicologiche. In Scandinavia poi conosce Alvar Aalto e a Londra Henry Moore, Roland Penrose e René Magritte.
Durante la guerra va in America e conosce i giovani Jackson Pollock e Arshile Gorky. Tornato a Roma e poi a Parigi, tra il 1974 e il 1976 progetta e costruisce con Bruno Elisei l’Autoapocalipse, una casa prodotta con pezzi di recupero provenienti da vecchie automobili.
La mostra Matta - L’entrée est a la sortie sarà visitabile fino al 10 gennaio 2010.

Qualche tempo fa vi abbiamo parlato dell’artista scelto per la nuova edizione del Progetto Diogene Bivacco Urbano, Nico Dockx. Il 27 settembre è stata ufficialmente inaugurata la sua “permanenza artistica” in una carrozza dismessa del tram 12 di Torino.
Seppur fermo tra Corso Regio Parco e Corso Verona (fermata Bivacco), il tram è ufficialmente ripartito. A vedere dalle foto è dotato di tutte le necessità per la sopravvivenza ed inoltre, viste le ampie vetrate, permetterà all’artista di lavorare in un ambiente più che luminoso.
Se siete a Torino, non vi resta che andare a trovare Nico Dockx, artista belga nato nel 1974 a Antwerpen. Di lui si parla come di un tipo eclettico, ma lui si decrive dicendo: “dedico grande attenzione agli archivi ed agli altri processi strutturali come dati, ricordi, informazioni, distribuzione e gestione. Spesso il risultato della collaborazione con altri artisti, le mie installazioni, pubblicazioni, suoni, testi ed immagini indagano il rapporto tra percezione e ricordo, permettendo che emergano diverse interpretazioni”.