Nei giorni scorsi un enorme masso di 340 tonnellate è partito attraverso l’America. Partito da Riverside su un veicolo mosso da 196 ruote lungo alcune centinaia di metri, sta viaggiando durante la notte su strade statali, per evitare il rischio di crolli sui ponti autostradali. Alla velocità massima di 20-30 km/h, seguito da oltre sessanta persone, il sasso impiegherà undici giorni per raggiungere il LACMA di Los Angeles.
‘The Rock’ non è un semplice sasso, ma ciò che starà sospeso al centro dell’opera che l’artista Michael Heizer ha intitolato Levitated Mass. L’operazione, che Hazier progetta fin dagli anni sessanta, è forse il più grande spostamento di una roccia dai tempi degli antichi egizi.
Il costo totale dell’operazione si aggirerà attorno ai 10 milioni di dollari. Saranno entusiasti forse gli appassionati di arte preistorica e megalitica. Gli altri, prima di gridare allo scandalo, aspettino almeno il prossimo 10 marzo per vedere l’opera installata a Los Angeles.

“New Mathematics” è il nome della mostra inaugurata ieri 17 settembre a Eric Haze a Los Angeles, città che in questo periodo continua a regalarci interessanti esposizioni, soprattutto sulla street art. L’artista in questione, manco a dirlo, è una delle tante personalità influenti ed affermate dell’arte urbana e uno dei più poliedrici: importanti anche le sue collaborazioni come designer ed è anche conosciuto come uno dei primi designer di abbigliamento streetwear (ha addirittura uno store monomarca Haze a Tokyo).
Alcuni dei suoi lavori includono uno dei primi loghi-icona hip-hop per i Public Enemy, EPMD, ed MTV, così come le copertine degli album per i Beastie Boys e Tommy Boy Records. Il suo testo scritto a mano per la copertina dell’album Beastie Boys “Check Your Head” è probabilmente uno degli stili più imitati dai writer fino ad oggi. Ecco allora che questa mostra diventa un lavoro innovativo e diverso da tutti i suoi precedenti: un percorso attraverso i segni matematici. I disegni sono stratificati e il suo stile è comunque inconfondibile. Graffiti che sembrano così composti da non sembrare nemmeno street art.
Via | Highsnobiety

Questo fine settimana ha aperto i battenti a Los Angeles, all’interno del Subliminal Projects, Three Kings, imperdibile mostra dei tre street artist newyorchesi più quotati della scena underground: Futura 2000, Lee Quinones e Fab 5 Freddy. Quelli che per gli addetti ai lavori sono considerati le tre leggende della street art hanno esposto una serie di nuovi lavori e alcuni pezzi del loro archivio storico.
Un evento imperdibile, che unisce le personalità più influenti del mondo dei writer e che sta richiamando visitatori da tutti gli Stati Uniti e dal vecchio continente. Non capita tutti i giorni, infatti, di trovare nello stesso allestimento lavori di artisti del loro calibro. Ricordiamo brevemente le personalità in oggetto. Fred Brathwaite, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Fab Five Freddy o Fab 5 Freddy è un writer e conduttore televisivo statunitense, conosciuto per essere uno storico dell’hip hop ed è considerato il pioniere della diffusione dell’ hip hop tra i mass media. Lee Quinones è una vera e propria leggenda metrpolitana dei graffiti presente sulla scena da trent’anni, così come Futura 2000 che ha portato la sua arte in ambiti moderni del design, principalmente legato allo streetwear, ai toys e alla musica. La mostra resterà aperta fino all’ 8 ottobre, se passate in California è un evento davvero imperdibile.
La mostra Art in the Streets a Los Angeles diventa lo spunto per girare un documentario sulla storia del movimento dei graffiti e della street art. Si chiama Outside In, è stato diretto da Alex Stapleton e verrà proiettato in prima mondiale domani sera all’Urbanworld Film Festival di New York.
La mostra voluta da Jeffrey Deitch al Moca di Los Angeles diventa l’occasione per fermarsi un attimo a riflettere: perché portare la street art nei musei e nelle gallerie? Perché tutto ciò che è stato prodotto è poi inesorabilmente scomparso, la memoria storica latita e ci sono moltissimi casi di crew, artisti, personaggi che, eventualmente, potrebbero non essere mai esistiti. Nessuno ne ha documentato l’esperienza.
Ecco come si giustifica questo passaggio ‘dal fuori al dentro’ (Outside in), dove la presenza fisica di un’opera nel tempo disegna un altro spazio di riflessione sopra il movimento della street culture. Dentro al video (che speriamo possa arrivare presto in Italia), troverete Shepard Fairey che si chiede “Perché un’espressione pubblica, non commerciale, viene considerata criminale?” e farete conoscenza con artisti più o meno famosi: Lee Quiñones, Swoon, Futura, Mister Cartoon, Revok, Martha Cooper, Invader e un italianissimo Gusmano Cesaretti, che dà Luccca raggiunse Los Angeles e poi Chicago, e divenne un pioniere della graffiti art americana, documentando, da fotografo, l’età dell’oro del movimento.
Si è inaugurata all’inizio di aprile al Lacma di Los Angeles una grande retrospettiva sullo scultore americano David Smith (1906-1965), dal titolo Cubes and Anarchy. Interessato all’astrazione geometrica, Smith è passato per l’assemblaggio (“insieme” a Piccasso e Tinguely, per fare solo due nomi) e infine approdato ad un sottile lirismo per cui di fronte alle sue sculture non si resta solo a bocca aperta, ma si innescano domande ed affiorano significati.
In mostra ad LA ci sono più di 100 opere rappresentative di tutta la sua carriera, fra queste 25 cubi, la più grande raccolta di questa serie mai realizzata per un’esposizione. In mostra fino al 24 luglio disegni, dipinti e fotografie che mostrano un percorso artistico poco conosciuto. Prima infatti della Factory di Andy Warhol, c’era stata la Terminal Iron Works di Smith, una fucina in cui si imparava a lavorare i metalli e l’artista non era niente di più d’un operaio moderno.
Figlio di un fabbro in Indiana, Smith morì nel 1965 a 58 anni in un incidente, oggi questa grande mostra rende giustizia alla sua sfaccettata e poliedrica produzione, fatta di cubi ed anarchia.
A tre giorni dall’apertura ufficiale, in rete c’è da perdersi tra le decine di video reportage e servizi dedicati ad Art in The Streets, al Moca di Los Angeles. Per farvi un po’ da guida e raccogliere le prime impressioni a caldo, ci siamo qua noi. CaneyheadPictures ci mostra proprio gli attimi dell’inaugurazione: una lunga fila di persone fuori dal museo che, in attesa di entrare, possono vedere sugli schermi in esterna gli artisti in live painting. Questo video si concentra poi sulle azioni performative di protesta di alcuni gruppi contro l’atteggiamento censoreo di Deitch e per mostrare comunque il murale di Blu.
Soltanto citiamo il fatto che nelle scorse settimane alcuni tagger hanno dichiarato guerra al Moca con azioni di bombing gigante e selvaggio nei dintorni del museo e passiamo ad un altro video, quello di RevHalofan che vedete qui sopra, una delle voci più obbiettive, registrato proprio dopo la press preview. La mostra è stata presentata da Deitch come una survey (una ricognizione) sulla street art nel contesto della storia dell’arte, non una graffiti-jam. Secondo RevHalofan questa sorta di “inquadramento”, fatto anche di pannelli informativi e didascalici è la parte più noiosa della mostra.
L’idea di Deitch è quella di ‘metterci la faccia’, per portare qui un pubblico non abituato al museo. Un attacco frontale a certa arte contemporanea, proponendo la street art come modalità pubblica, condivisa, in alternativa al modello dell’artista “solipsista”, in dialogo esclusivo con la propria anima attraverso opere astratte o minimali. Al Moca si raccoglie l’eredità del Pop, la dimensione collettiva della graffiti art, per segnalare l’inizio di una “nuova storia dell’arte contemporanea” che mette radici proprio negli anni settanta e costruisce adesso nuova ‘massa critica’.
Se volete vedere tutte le opere in mostra, dopo il salto su Continua trovate un video report composto di 2000 scatti fotografici dall’interno della mostra. Ci sentiamo nei prossimi giorni per vedere più da vicino le opere, Banksy in primis.
Continua a leggere: 'Art in the Streets', le prime impressioni dai video dei blogger
Oltreoceano cresce l’attesa per Art in The Streets, la mostra che aprirà al MOCA di Los Angeles il prossimo 17 aprile. Per gentile concessione del dentro espositivo diretto da Jeffrey Deitch, siamo in grado di fornirvi alcune foto in anteprima, scattate da Gregory Bojorquez. Abbiamo il lavoro di Roa quasi al completo, mentre ancora nessuna immagine della stanza di Banksy, ma chi ha avuto l’occasione di sbirciare dice sia fatta di tele di grandi dimensioni e alcune rielaborazioni di certa famosa iconografia pittorica classica.
Dalle foto possiamo vedere qualcuno al lavoro che sta realizzando un pezzo interamente a colori e sembra che nei suoi meccanismi e macchinari si venga a frammentare e ricomporre una singolare storia d’America. Nessuna traccia di lavori di Blu all’interno del Moca (il diverbio con Deitch non sembra essersi ricomposto), menre i tipi di Nuart ci segnalano un’impressionante installazione dei brasiliani Os Gemeos.
Il percorso retrospettivo ideato insieme a Roger Gastman, Aaron Rose e molti altri, parte simbolicamente dalle prime esperienze su strada negli anni ‘60, segnalando come non sia mai esistita una vera e propria spaccatura tra arte contemporanea e street art, che vedrà in personaggi come Basquiat, Haring, Scharf e Schnabel anelli di congiunzione e “punti di rottura” nel sistema ufficiale dell’arte.

Uno, nessuno, centomila Banksy. Nonostante la corsa per gli Oscar sia terminata a mani vuote per il “cattivo ragazzo” di Bristol, a Los Angeles sabato scorso sembra essere spuntato un nuovo stencil che i tipi del magazione online ITN hanno descritto come riconducibile al suo stile.
A Beverly Hills, su Robertson Boulevard, una sottile linea rosa sul marciapiede ci conduce al ritratto di un bambino con una maglia a righe, colto di spalle nel mentre fa pipì. Che cosa ci conduce a Banksy? Sempre secondo ITN il graffito somiglia a quello in Old Street a Londra, dove una linea bianca ci porta alla figura di un poliziotto che sniffa cocaina.
Secondo me non si tratta di un Banksy per una serie di motivi. Anzitutto il pezzo non nasconderebbe nessun tipo di critica sociale, neanche velata. In secondo luogo si tratta di uno stencil in scala di grigi, mentre di solito Banksy predilige il bianco e nero (con qualche spruzzo di colore di tanto in tanto). Infine, il pezzo non appare sul suo sito ufficiale (anche se questo è già successo altre volte).
Insomma, secondo il mio modesto parere si tratta semplicemente di un emulo.

Dopo la censura di Jeffrey Deitch al murale di Blu, è cresciuta l’attesa per Art in the Streets, la mostra che il Museum of Contemporary Art di Los Angeles di Los Angeles dedica alla street art.
Un progetto espositivo ambizioso, che, da una parte ripercorre la storia dei graffiti e della street art in America, dall’altra produce le opere di alcuni grandi nomi del presente. Dal 17 aprile all’ 8 agosto 2011, 50 artisti provenienti da tutto il mondo si daranno appuntamento in California. Tra di loro, solo per fare qualche nome, opere di Futura, Swoon, Lee Quiñones (New York), Shepard Fairey (Los Angeles), Margaret Kilgallen (San Francisco), Os Gemeos (Sao Paulo), Banksy (Bristol), Invader e JR (Parigi).
Deitch non nasconde l’aspetto storiografico della piattaforma: la mostra è la prima indagine del genere negli States e copre un arco di tempo che va dal 1970 ad LA, al graffiti Wild Style di New York degli anni ‘80, fino alle commistioni tra street e skateboard culture nei ‘90. A fianco del direttore del Moca hanno lavorato il regista indipendente, curatore e artista Aaron Rose (Beautiful Losers) e i pionieri della graffiti scene newyorchese Roger Gastman e Fred Brathwaite, meglio noto come Fab Five Freddy (New York), artista e consulente curatoriale da New York.
Keith Haring e Jean-Michel Basquiat saranno tra i protagonisti di una sezione riservata agli artisti passati dalla Fun Gallery. Poi Todd James, Marry McGee e Steve Powers, Rammellzee, e una sezione di film e documentari sulla graffiti art e la cultura hip-hop.
Insomma, nonostante tutto, le premesse per una bella mostra ci sono, tant’è che nel 2012 l’intero allestimento si muoverà alla volta del Brooklyn Museum di NY. Questo sabato è previsto il party inaugurale (biglietto d’ingresso 30 dollari) nei locali dello studio psichedelico di Kenny Scharf a LA, che ne dite… sarà il caso di farci un saltino?
Banksy è stato rapinato, e non stiamo parlando della mancata vittoria agli Academy Awards, o della rimozione di Livin the Dream (Mickey e Minnie). Nei giorni scorsi un suo piccolo murales in giro per Los Angeles è stato “brutalmente” asportato. Si tratta di Caution, una rivisitazione del tradizionale cartello di attraversamento stradale realizzata a stencil.
Il ladro potrebbe aver agito in pieno giorno, asportando con uno strumento simile a un seghetto circolare un bel pezzo di muro, profondo circa 5 cm. A darne notizia Ted Soqui, nel suo LA Photoblog, che dice anche che il pezzo era stato coperto con una tag prima di venir rubato.
Prima di andare via da LA però, Banksy ha deciso di lasciare ancora qualche segno in giro. I pezzi confermati sul suo sito sono due. Uno ‘leggero’, una scritta su un rimorchio con container dalla forma strana recita This looks a bit like an elephant (Questo sembra un po’ un elefante), mentre su un muro campeggia un nuovo stencil colorato. Un falegname inchioda la porta di una casetta colorata disegnata a pastello sulla parete da una bambina di colore.
Non confermato invece il topone bianco su sfondo nero con gli occhiali a forma di stella apparso su un muro di una Tacheria (rivendita di Tacos) a Oceanside… il solito cartello di Attraversamento pedonale, questa volta come palloncino… voi che ne dite, è lui o è un emulo?