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Tutti gli articoli con tag arte digitale

ISEA 2011. Conclusioni

pubblicato da penelope.di.pixel


ISEA ha confermato le mie aspettavive iniziali: è prima di tutto un meeting.

Quelle che vedete sono alcune foto scattate durante i panel di discussione. Nel seminterrato delle Sabanci Tower, in piccole stanze anonime con tavoli bianchi e proiettore, c’era il cuore dell’evento: persone da tutto il mondo - ricercatori, artisti, accademici - hanno presentato progetti, opere e ricerche sui più svariati temi, accomunati dall’uso delle nuove tecnologie e dal desiderio di costruire un terreno cndiviso fra arte e scienza per ridefinire i confini e il senso dell’arte contemporanea. Sottoponendosi al giudizio dei pari. Molta attenzione, domande, risposte, dibattiti per otto giorni consecutivi non stop.

Al di là della mostra, dell’aspetto espositivo, dei problemi di connessione, di una certa dispersione nell’organizzazione delle location, si può dire che ISEA è tutta lì, in quelle stanze, in quei panel e nelle relazioni che ne scaturiranno. La prossima edizione dell’evento si svolgerà ad Albuquerque, in New Mexico, ancora più lontano (per me naturalmente). Non so se ci potrò essere l’anno prossimo, ma ne seguirò sicuramente gli sviluppi almeno a distanza e sono felice di esserci stata.

ISEA 2011 - paper & presentation

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Beat the camp: i video-games di Cory Arcangel alla Barbican Art Gallery di Londra

pubblicato da Barbara

Cory Arcangel videogames Barbican Centre

Cory Arcangel è uno dei più noti artisti multimediali della sua generazione. Originario di Brooklyn, è famoso per la sua ricerca nella cultura digitale. Al Curve del Barbican Centre fino al 22 maggio 2011 con la mostra Beat the Camp (aka Various Self Playing Bowling Games), Cory propone una enorme video installazione costituita da 14 sistemi in cui vengono proiettati altrettanti videogiochi di bowling realizzati dal 197o agli anni 2000.

Da Atari 2600 a Nintendo a Playstation2, i videogiochi vengono mandati in loop perpetuo, originando così un’atmosfera visuale e sonora di effetto, con tutto lo spettro dei suoni elettronici e le scene dei giocatori che spesso sbagliano la mira e tutto va avanti all’infinito senza mai un punteggio. Dice l’artista al Guardian:

…non sono mai stato un grande giocatore, mi interessa il videogame come rappresentazione dell’esperienza virtuale, e di sicuro i giochi con il tema del bowling sono tra i più bizzarri - anche nella vita reale secondo me- forse vengono dopo soltanto i videogame di pesca.

Non vediamo l’ora di incontrarlo per chiedergli cosa ne pensa della Wii.

Cory Arcangel videogames Barbican CentreCory Arcangel videogames Barbican CentreCory Arcangel videogames Barbican CentreCory Arcangel videogames Barbican Centre

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MMAXXI. Uno spazio per l'arte del XXI secolo

pubblicato da penelope.di.pixel



MMAXXI
, il “MINI Museum of XXI Century Art”, è un museo di nuova generazione. Come spiega il video sopra, la sua “architettura” è composta dai seguenti moduli: una cornice digitale da 7 pollici equipaggiuata da una pennetta USB da 4GB; un telecomendo; un adattatore; un adattore universale, un manuale d’uso.

Fondato e diretto dal critico d’arte e curatore Domenico Quaranta, questo particolare museo è pensato per le opere d’arte del XXI sec., opere che si esprimono, sono state espressi o possono essere espresse in forma digitale e quindi memorizzate attraverso pennette USB ed esposte usando cornici digitali. MMAXXI viaggerà di nodo in nodo spostandosi all’interno di un network di artisti accogliendo di volta in volta esposizioni personali dell’artista ospitante. Tutte le opere entraranno nella collezione permanente del museo, che ritornerà al suo direttore una volta finito lo spazio di memoria della pennetta USB (4GB): il diretore sceglierà il primo artista e da quel momento in poi perderà il controllo del suo museo che si svilupperà in modo autonomo in base alle relazioni degli artisti. La data di inaugurazione di questo museo nomade, temporaneo e replicabile è prevista il 15 ottobre, data in cui si svolgerà la prima personale: l’artista è per adesso ignoto

Difficile stabilire i confini fra l’opera, il processo, la riflessione e l’azione curatoriale, MMAXXI si interroga (e ci interroga) si temi di profonda attualità quali il copyrights, la proprietà, il networking, il modo di collezionare ed esporre le opere, di preservare e ricordare, di posizionarsi nello spazio-tempo e produrre la storia, sul ruolo e sulla forma del museo nel mondo contemporaneo globalizzato. Dando coraggiosamente una definizione di arte del XXI secolo in rapporto ai nuovi tecnologie: non tutta l’arte è nei media, ma tutta l’arte oggi può essere mediata.

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'Donttellashton'. Arte partecipativa su Twitter

pubblicato da Lorenzo Mazza


Magari in passato ci avevano già pensato altri, ma in maniera meno ufficiale. Don’t Tell Ashton è infatti considerato il primo progetto artistico interattivo che utilizza Twitter, il social network da 140 battute largamente diffuso in America e che, lentamente, si sta diffondendo anche in Italia. Ma ad aver pensato a Donttellashton sono stati un gruppo di studenti della Berghs School of Communication, in Svezia.

L’idea è semplice e neanche troppo originale, si invitano le persone a prendere parte alla prima opera d’arte al mondo creato interamente dagli utenti di Twitter. Per partecipare bisogna scrivere un tweet utilizzando un hashtag (cioé una stringa di testo che attiva delle metainformazioni) con la parola “donttellashton”. Chi la inserisce viene visualizzato nell’artwork sul sito del progetto.

Maggiori followers ha una persona maggiore sarà la grandezza della sua foto nella cornice. Un’operazione quindi che misura anche la reputazione sociale on line degli utenti e d’altronde non poteva essere altrimenti. Il nome del progetto infatti allude a Ashton Kutcher, il primo utente Twitter ad aver superato 1 milione di “seguaci”.

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La quarta edizione di LookAt Festival

pubblicato da penelope.di.pixel

lookatfestival

LookAt Festival, festival di videoinstallazioni e musica elettronica, giunge quest’anno alla sua quarta edizione e saranno gli spazi della Fondazione Ragghiano a ospitarlo dal 15 al 30 maggio prossimi.

“ImmaginAzioni” è il titolo della mostra tematica che unirà le videoinstallazioni di artisti affermati nel panorama nazionale e internazionale e artisti emergenti: Mario Canali, Dn@, Theo Eshetu, Giulia Gerace e Tiziana Bertoncini, Marcantonio Lunardi, Lorenzo Pizzanelli e Fariba Ferdosi, Marco Pucci, Sara Rossi e Giacomo Verde.

Interessante il modo in cui si propone al pubblico la fruizione dello spazio espositivo/performativo: i partecipanti dovranno scegliere all’ingresso quale percorso affrontare per primo - immaginare o agire - assecondando dediderio e curiosità propri. Un dialogo che inizia come un gioco, ma che presuppone il coinvologimento e l’assunzione di responsabilità del fruitore sin dall’inizio dell’interazione.

La mostra è curata da Elena Marcheschi con la direzione artistica di Fabio Bertini.

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Remembring Mario "Mass" Masullo

pubblicato da penelope.di.pixel

Scrivo qualche riga per ricordare Mario Masullo, da molti conosciuto come “Mass”. Mario, musicista e performer, ha creato e diretto “Sintesi”, uno dei primi festival di arti digitali in italia, fondando l’etichetta “dsp“: all’età di soli 34 anni, sabato scorso Mass è scomparso, lasciado dietro di sè una produzione intensa, fatta di ricerche, collaborazioni, tantissima attività.

Lo ricordo con una frase in cui descrive i suoi esordi musicali, appena dodicenne:

Ho iniziato a suonare la tromba a dodici anni, poi l’ascolto di lavori come Sextant di Herbie Hancock, Imaginary landscape n. 1 di John Cage My life in the bush of ghost di Brian Eno e David Byrne, Mr heartbreak di Laurie Anderson, ha radicalmente modificato il mio approccio con la musica

e con il video in alto “Les Coleurs ne meuvent pas les peuples”, un live realizzato a Pescara circa un anno fa nei locali di Ecoteca, a cui l’artista napoletano era molto legato. Online, se ne avete voglia, troverete molte delle tracce che ci ha lasciato. Nel “continua”, una biografia di Mario Masullo, per tracciarne un ritratto.

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Node Fest 2010, intervistando Trauma Studio

pubblicato da penelope.di.pixel

node fest

Vi presento oggi l’intervista che ho realizzato insieme a Trauma Studio, il collettivo artistico promotore del Node Fest: vi ricordate il festival di arti digitali intinerante che ques’anno fa tappa a Parigi, Istambul e Roma?

Eccolo qua, che ci racconta come questa esperienza, completamente autoprodotta, pensa e si muove: un resoconto vivace, un arte che sceglie di confrontarsi con la realtà e il territorio. Che vive e si produce attraverso network di persone (riflettendo sulla necessità di superare la dimensione di cooperazione virtuale) che promuove collaborazioni per creare spazi e opportunità. Un arte fatta da giovani che ci raccontano di conflitti vissuti sulla propria pelle, cercando autonomia e indipendenza di azione ed espressione (artistica, culturale, politica). E sono molto felice di pubblicare questa intervista, ringaziando Trauma Studio per gli spunti che mi hanno offerto.

La prima tappa parigina del festival si è conclusa, ospitata da “La Petite Rockette“: le foto che vedete nella gallery sono una piccola anteprima del materiale che immagino fra poco sarà tutto online. Intanto ne approfitto per ricordarvi le date: 2 e 3 aprile a Istambul; 16 e 17 aprile a Roma. A roma, sicuramente li andrò a trovare: aspettatevi un reportage.

Node Fest 2010, Parigi

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Speciale Transmediale 2010 [PART 1] - Le facce e gli incontri

pubblicato da penelope.di.pixel

transmediale

Fare una retrospettiva di un evento complesso come Transmediale non è facile. Ho scelto questa volte un taglio particolare che deriva dalla mia esperienza diretta.

Parto quindi dalle facce e dagli incontri che il festival mi ha regalato, con una riflessione di base: Transmediale ha una storia ultraventennale e riesce a catalizzare l’attenzione e la presenza vera della scena europea e internazionale legata alla net art e alla cultura digitale. Questa è una delle caratteristiche che fanno di un festival un evento importante e significativo. Partecipare a Transmediale per il pubblico e i “professionisti” del settore (artisti, curatori, giornalisti che siano) ha un valore specifico in termini di relazioni e possibilità di interagire e di confrontarsi: un aspetto che, se ben presente per chi partecipa, rischia forse di essere un po’ trascurato in un reportage di tipo classico.

Ecco dunque le facce che hanno caratterizzato i miei tre giorni (pienissimi) a Transmediale, costituendone la prima ricchezza: li riporto più o meno in ordine di “apparizione” (proprio come nella gallery che trovate sotto).

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A Milano, Luca Lillo e il collettivo MOHO

pubblicato da michele

Luca Lillo

La galleria d’arte contemporanea Famiglia Margini di Milano (via D’Orsenigo 6), apre le porte a una personale di Luca Lillo, artista barese classe 1978 e che da qualche ha ha fatto di Milano la sua città di adozione. “Porta-Mi“, questo il titolo della mostra, è un progetto molto originale, nella quale si coniuga pittura, arte digitale e fotografia.

Lillo si è concentrato sullo spazio urbano di Milano, e in particolare sulle antiche vie d’accesso alla città: prelevate alcune immagini di esse da google street, e rielaborate secondo il codice ASCII (codice standard americano per lo scambio di Informazioni). Il risultato è una sorta di tessuto digitale urbano, sul quale emergono figure affascinanti, provenienti dal futuro, che ammiccano allo spettatore.

Ad affiancare la mostra vi saranno dei lavori del collettivo MOHO, che rilanceranno nella galleria il loro intervento di Public Art realizzato a Milano nel 2006 (ve ne abbiamo parlato qui, e potete rivederne delle immagini nella gallery): quelle teste mozzate appese ai cancelli del giardino 8 novembre di Milano.

Luca Lillo

Luca Lillo Luca Lillo Luca Lillo

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Decode: Digital Design Sensations al Victoria & Albert Museum

pubblicato da marta



Decode: Digital Design Sensations è il titolo di una mostra che si terrà al Victoria and Albert Museum di Londra dall’8 dicembre 2009 all’11 aprile 2010.

La mostra presenterà gli ultimi sviluppi nella progettazione digitale e interattiva ed esplorerà tre temi: codice come materia prima, l’interattività e la rete.

Si potranno ammirare i lavori di artisti del digitale come Daniel Brown, Golan Levin, Daniel Rozin, Simon Heijdens, Trioka e Robert Hodgin, oltre a vedere le performance interattive organizzate durante tutto il periodo della mostra.

Via | todayandtomorrow.net

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