Qualche giorno fa ho scritto un post su un progetto che con mia piacevolissima sorpresa ha coinvolto i lettori del blog: tanti “I like” su Facebook e diversi commenti: ReeDo - riusare per piacere.
Eccoci dunque con un intervista a Giampaolo Proni, come si definisce lui “il docente che ha avuto la folle idea di mettere in moto tutto questo… (assieme a Fethi, per dirla tutta). Come probabilmente molti di voi ricorderanno, Reedo ha appena inaugurato una mostra-evento presso lo store di IKEA Rimini. L’intevista è l’occasione per capire cosìè e come si è sviluppato il progetto, ma anche per saperne di più sulla mostra che ha riscosso un notevole successo, tanto che l’esposizione si è protratta fino a mercoledì 30 marzo.
Detto questo, vi lascio alle parole di Giampaolo e faccio i miei migliori auguri al team per le prossime azioni di cui li vedremo protagonisti. Vi invito infine a dare un occhio alla pagina dedicata allo staff: dà un idea molto concreta e tangibile di quanto ReeDo sia riuscito a coinvolgere realmente gli studenti ed è un valore enorme.
- Reedo. Come nasce e come si sviluppa l’idea. Partiamo dal nome, ci sembra interessante.
E’ stato un lavoro di creazione collettiva e quasi tutto fatto in rete, usando il nostro strumento di lavoro, la piattaforma open source Moodle. Siamo partiti dal concept, e abbiamo fatto un brain storming tras tutti: docenti e studenti del workshop. Il concetto era ri-uso, ma anche valore estetico, perché facciamo moda, e un certo aspetto ludico. Ognuno proponeva dei nomi, e poi alla fine ognuno ha votato. E’ il metodo che seguo sempre e funziona. “ReeDo. Riusare per piacere” ha vinto con grande distacco. Pensa che ReeDo ha un significato anche in cinese! Abbiamo sempre un gruppo di studenti cinesi nella nostra classe alla Magistrale in Moda.
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Mostra ReeDo presso lo store di IKEA Rimini





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L’ultima frontiera dell’arte del riciclo? I frigoriferi, che sono tradizionalmente tra gli elettrodomestici più difficili da smaltire, vista la presenza di diverse componenti e parti difficilmente smaltibili.
Ci ha pensato Leo Burnett a chiamare a lavorare per un mese nove artisti, per trasformare gli apparecchi in oggetti d’arte o contenitori d’opere d’arte, esposti sulla Michigan Avenue a Chicago in questi giorni. Ce n’è per tutti i gusti, frighi dipinti, coperti di plastilina, assemblati con scarpe, frighi pannello per esporre piccoli quadri…
All’evento è stato dato il nome di Fine Art Frigo ed è finanziato dalla Comed, l’azienda per i servizi ecologici di Chicago. Chissà che qualche altro comune, in Italia, non possa copiare l’idea…

Ieri hanno passato un servizio su di lui al tg nazionale della Rai, così mi è venuto in mente di approfondire il lavoro che Alessandro Baronio fa con i materiali di recupero. Le sue maschere sono realizzate attraverso il riciclaggio di rifiuti, ripuliti, studiati nelle loro forme e nella loro resa e infine ripensati e riadattati. Diversi sono gli esempi di arte e riciclaggio, ma il suo mi sembra un approccio interessante perché più tradizionale.
Lasciando sempre ampio spazio alla casualità, dall’accostamento dei materiali nascono maschere di animali, esseri antropomorfi e creature mitiche. Il rifiuto riprende vita attraverso l’accostamento e l’assemblaggio dei materiali. Ogni oggetto ha la sua storia, ma poi diventa solo il particolare di un disegno più grande, la maschera appunto.
Baronio realizza anche ritratti a distanza. Nel progetto Ritratti Rifiutati si fa spedire per posta gli oggetti legati alla vita del soggetto da rappresentare, che contatta via chat e social network. Pian piano viene fuori una rappresentazione fatta con elementi di recupero fisici e psicologici del soggetto da rappresentare.

riartEco è un’iniziativa ideata dall’associazione Pop Point of Presence arrivata alla sua sesta edizione: una mostra dedicata all’arte del riciclo e al design ecologico che si svolgerà a Firenze presso la Biblioteca delle Oblate dal 17 al 30 aprile 2010.
Il progetto si rivolge ad artisti, professionisti e studenti che realizzano le loro opere con materie ed oggetti di recupero, creando manufatti che possano ridurre i rifiuti e quindi avere anche un ritorno economico. In altri termini promuovere l’arte del riuso e una cultura dei rifiuti “zero” che in Italia stenta ad essere assimilata nel nostro quotidiano (come pratica individuale e collettiva). Le opere in mostra utilizzano due principali tipologie di materiali: le materie prime non tossiche e le cosiddette materie seconde, ovvero con materiale da smaltire come rifiuto. Con un attenzione particolare agli imballaggi, il cui smaltimento rimane un problema enorme: provate solo un attimo a pensare carte, cartoni e plastiche varie che avvolgono i nostri cibi… riartEco, oltre agli aspetti artistici ed espositivi, propone infatti una riflessione complessiva sulla necessita di cambiare radicalmente la politica industriale, mostrando come il recupero sia redditizio, a fronte di un ciclo di vita dei prodotti sempre più dispersivo e veloce (per prolungarsi invece nella discariche, effigi contemporanee del disastro ecologico). A questo scopo, diversi gli incontri di approfondimento in programma, con esperti ed esponenti della politica locale.
Il pubblico sarà inoltre chiamato a proclamere il vincitore della mostra: ogni visitatore riceverà all’ingresso una scheda dove inserire l’opera a suo parere più bella e quella che risulterà con maggiori preferenze rimarrà esposta nella sede della Biblioteca per un anno intero.
Continua a leggere: riartEco 2010. Riconoscere il rifiuto: arte del riciclo e design ecologici
C’è tempo fino al 18 aprile per scoprire il lavoro di Régis-R alla galleria del Centre Culturel Français di Milano.
Il giovane artista francese utilizza per le sue opere solo ed esclusivamente oggetti in plastica, usati. Li raccoglie, li accumula nel tempo, li pulisce, li allontana dalla loro funzione originaria, ne contorce la materia, li fa rivivere in coloratissime e ambiziose installazioni.
La mostra si intitola “Piuttosto crepare”, dal nome di una delle installazioni esposte. Si tratta di uno scheletro di 10 metri, arrivato direttamente dal Centre Pompidou di Parigi: 10 metri di riuso creativo di oggetti, 10 metri di (ex) oggetti significanti, 10 metri di scheletri di oggetti passati a nuova vita.
Tra riciclaggio e readymade, dalla serie al fuori serie, Régis-R mette in scena la beata incoscienza della nostra società di iper consumo. Oltre alle installazioni artistiche, l’artista realizza anche pezzi con un valore d’uso funzionale, sempre partendo dall’assemblaggio: sedie, tavoli, lampadari, tende…per una seconda possibilità, etica e creativa.
“Più che una sostanza, la plastica è l’idea stessa della sua infinita trasformazione” - Roland Barthes
Galleria del Centre Culturel Français di Milano
Corso Magenta, 63
ingresso gratuito