Alla galleria Cardi Black Box di Milano, fino al 23 dicembre, si svolgerà la personale del 72enne artista tedesco Thomas Bayrle. Un evento veramente interessante, perché viene riproposta la mostra che Bayrle presentò a Milano nel 1968, quando la pop art, nata in America negli anni ‘60, era appena arrivata in Europa. Un’occasione quindi, per conoscere Bayrle (a chi è nuovo) e per conoscere la pop art.
“Produzione Baryle“, questo il titolo della mostra, offrirà al pubblico le sue famose carte da parati e serigrafie dallo stile inconfondibilmente pop. Gioca, Bayrle, con il concetto di icona, ragionando sul consumo di massa e sul rapporto dell’individuo con la società, proponendo al visitatore un viaggio nella sua contemporaneità.
Completano la mostra una serie di materiali inediti in Italia, per rendere omaggio a questo artista purtroppo spesso dimenticato a favore dei suoi cugini americani. Complimenti alla galleria, che hariproposto al pubblico uno dei fondatori della pop art europea.
C’è un sorprendente tesoro, disseminato per Milano, ignorato ai più. Mi riferisco alle opere e agli oggetti d’arte esposti nelle 4 case museo della città. Ma cos’è una casa museo? Purtroppo, non solo le case museo sono quasi del tutto ignote ai turisti , ma anche agli stessi milanesi. Ebbene, mi piacerebbe parlarvene, perché racchiudono un patrimonio artistico non indifferente, e che vale la pena di prendere in considerazione. Innanzitutto bisogna chiarire cosa sono queste case museo. Esse sono, niente più, che abitazioni trasformate in museo.
Alcune antiche famiglie di Milano, per passione, sono arrivate ad accumulare dei grandi patrimoni artistici. Acquistavano le opere per collezionismo, e le esponevano nelle stanze delle loro case, così come fan tutti. In seguito, al posto di rivenderle a privati, hanno deciso di donarle alla città, e le loro abitazioni, appunto, sono diventate dei musei. A Milano ce ne sono 4: Casa Boschi, il museo Poldi Pezzoli, Villa Necchi Campiglio, e Villa Bagatti Valsecchi. Da qualche tempo, fanno parte di un circuito museale: questo il sito. Di queste case, brevemente, vi voglio parlare.
Casa Boschi (di cui vedete uno scorcio qui sopra, e nelle prime foto della gallery) è uno dei fiori all’occhiello di questo circuito. Si trova in una traversa di corso Buenos Aires, e prende naturalmente nome dall’omonima famiglia di collezionisti illuminati, come a Milano ne sono rimasti pochi. Ebbene, tra il salotto e la sala da pranzo, sono custodite opere appartenenti dal primo Futurismo agli anni Cinquanta. Stiamo parlando di Carrà (nella stanza degli ospiti), Sironi (vedi foto sopra), Morandi, De Pisis, Lucio Fontana, De Chirico e Savinio. Niente male come collezione privata, o no?
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“Caratteri mobili” è la mostra del writer KayOne che si tiene alla Triennale Bovisa dal 15 settembre al 2 ottobre. I graffiti che vedete qui sopra e nella gallery sono un esempio dello stile di questo artista, presente sulla scena italiana da molti anni, dalla fine degli anni ‘80. Un luogo istituzionale, dunque, per proporre l’arte povera della contemporaneità metropolitana, alla quale Kayone ha reagito con sicurezza e con esperienza.
Alla mostra saranno presenti infatti le opere pittoriche di Kayone, che sorprendono per molti motivi. Innanzitutto per la tecnica e lo stile, così lontani da quelli espressi su muro, per soggetto e per composizione; e poi sorprende la coscienza pittorica di questo artista, che sembra molto sviluppata. Dipingere sui muri e dipingere su tela non è la stessa cosa, e KayOne ne sembra particolarmente consapevole.
I suoi quadri, che potete vedere nella gallery, sono opere astratte, che ricordano vagamente Pollock; i colori creano dinamicità ed espressione; accostamenti cromatici “istintivi” e allo stesso tempo equilibrati evocano una sorta di caos metropolitano: un artista da tenere d’occhio, soprattutto per quanto riguarda la sua produzione su tela.
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