L’origami street art di Mademoiselle Maurice è effimera e delicata, le ultime creazioni dell’artista francese, sono installazioni estremamente piacevoli realizzate con mille fiori di carta piegati come da antica tradizione nippon. Una poetica di street art molto romantica quella di Mademoiselle Maurice, che lascia un segno velato e giocoso sui muri di Parigi.
Un compito arduo quello di riuscire ad ottenere migliaia di origami colorati utilizzando carta riciclata, in uno spirito positivo e pieno di speranza, segni di street art temporanea, per dare un tocco di happyness e colore all’ambiente e alle strade. Una nube di origami che volano intrecciati e interconnessi tra loro, a ricordare anche la complessa rete umana e gli elementi naturali, con una particolare allusione alla giovane ragazza-guerriera giapponese Sadako Sasaki, vittima di Hiroshima.
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Continua questo viaggio nella Parigi poco sconosciuta: girovagando nel settimo arrondissement, sono incappato quasi per caso nella chiesa di Saint Francois Xavier. Ebbene, cosa ho scoperto? Nella sacrestia della chiesa si nasconde un quadro del Tintoretto, la rappresentazione dell’ “Ultima cena” che vedete qui sopra, dipinta nel 1559.
Un quadro poco conosciuto, forse perché è una scena che Tintoretto dipinse spesso, come il visitatore di Venezia ben saprà. Pare che non fosse una della scene preferite dall’artista; semplicemente, gli veniva richiesta spesso dalla committenza, per lo più religiosa. Così, egli si trovava costretto a inventarsi ogni volta un modo diverso di rappresentare il famoso banchetto, in modo da non presentare a tutti gli stessi quadri.
Sarà per questo che l’ultima cena di Parigi appare così originale: lo spettatore viene coinvolto in orima persona nella narrazione dell’episodio biblico: Gesù ha appena annunciato che qualcuno lo tradirà, e solo lo spettatore, tra la concitazione degli apostoli, può notare che Giuda, seduto proprio di fronte a Gesù, nasconde dietro la schiena la celebre borsa dei denari…
L’arte, a Parigi, si manifesta in tutti i luoghi. Anche nella metro. Molti sanno che le metropolitane di Parigi sono allestite in maniera differente. Tra le tante bellezze che ho riscontrato in questo percorso “ordinario”, ve ne voglio segnalare due. Nel mio precedente post vi ho parlato di un aspetto negativo riguardante in qualche modo l’arte a Parigi… Ora è il momento di parlare e di mettere in risalto l’arte in qualche modo nascosta, di cui si conosce poco o che si tende, sbagliando, a trascurare.
Le due opere di cui vi voglio parlare sono due stazioni metropolitane: la fermata Arts et Métiers e la Port Dauphine, collocate rispettivamente nel terzo e nel sedicesimo arrondissement. La prima, infatti, che vedete nella foto qui sopra, celebra la capacità tecnica parigina: disegnata da François Schuiten, designer, scenografo e fummettista belga, è interamente ricoperta di rame; un enorme ingranaggio la divide a metà. Per accedere alla fermata Port Dauphine, invece, si deve varcare un’edicola realizzata nel 1900 dal celebre Hector Guimard, vero vate francese dell’art nouveau, e soprannominata dai parigini, per il suo tetto di vetro, “la libellula”.