Painting Reality è il video della performance di Iepe, 500 litri di vernici ecologiche a base d’acqua distribuiti sull’asfalto dell’incrocio di Rosenthaler Platz, a Berlino, da oltre 2.000 automobili.
Era il 2010 e Iepe si faceva aiutare dai tipi dell’Anonymous Crew. D’improvviso, l’incessante scorrere del traffico viene interrotto dalla comparsa di alcuni misteriosi uomini in bicicletta, fissato al manubrio portano un secchio pieno di colore, che prontamente lasciano cadere quando raggiungono il centro dell’incrocio.
Ma chi è Iepe Rubingh? Un artista olandese che si era già fatto conoscere in passato per alcune stravaganti performance in cui il protagonista era proprio l’incrocio stradale, la congestione del traffico. In The Joker Performances, Iepe, vestito da pagliaccio, dirigeva il flusso di gente, facendo stendere ai suoi aiutanti metri e metri di nastro segnaletico in polietilene bianco e rosso fra le persone. L’azione si era svolta prima a Berlino e poi a Tokyo, dove l’artista era stato arrestato e condotto in carcere per dieci giorni.
A fianco dell’attività artistica, il signor Rubingh è presidente della World Chess Boxing Organization, una piattaforma internazionale che promuove eventi che integrano scacchi e boxe, secondo quanto raccontato da Enki Bilal nel suo Froid Équateur.
Clet, bretone classe 1966, è un’artista eclettico che ha sposato il Belpaese. Vive in Italia, e precisamente a Firenze, da quasi vent’anni e negli ultimi tempi ha deciso di indirizzare la sua creatività verso una singolare forma di espressione urbana: l’arte di personalizzare i pannelli stradali. Gli omini neri delle indicazioni diventano veri e propri protagonisti di una realtà ironica dai tratti leggermente romantici, che si interseca con il quotidiano e gioca con alcuni tra i suoi simboli più conosciuti per trasformarli in inedite icone contemporanee.
E se i suoi pannelli non restano lontano dalla strada troppo a lungo, il loro messaggio non è sfuggito al Centre de Culture Italienne di Parigi, presso il quale si terrà, a partire da domani sera alle 18h30 e fino al 23 maggio, una mostra dedicata proprio a questo francese innamorato dell’Italia. Un’occasione per svelare una parte dei misteri che aleggiano intorno alla sua figura e per rendere onore alla ricca gastronomia del nostro paese, presentata, a mo di degustazione, durante il vernissage.
Felice Varini è un’artista nato nel ‘52 in Svizzera ma parigino d’adozione, le cui opere utilizzano come tela lo spazio urbano e architettonico. Una forma d’arte urbana che crea effetti ottici in 3D: i tratti colorati sulle superfici se osservati dall’esatto punto di vista si trasformano magicamente in un’opera geometrica tridimensionale. In altre parole, la proiezione anamorfica sviluppata normalmente su di una superficie piana in aree esterne e molto lontane dal cerchio visivo, nelle opere di Varini viene applicata ad un insieme di superfici di vario genere (piane o curve) e variamente inclinate rispetto all’osservatore.
Quello che fa la differenza nelle opere dell’artista svizzero, in sostanza, è il punto di vista. Soprattutto in virtù del fatto che rispetto ad altre forme d’arte 3D le superfici da lui utilizzate sono molto ampie. Le opere di Varini sono oramai conosciute in tutto il mondo e si possono trovare oltre che in Francia anche a Berlino, New York, in Italia e in Svizzera. Lo studio dell’artista sugli effetti ottici delle sue opere ha inizio nel 1970 e nel suo lavoro usa accorgimenti e calcoli che tanto affascinarono artisti, architetti, matematici e teorici nel corso del XVI e XVII secolo.
Si possono trovare un po’ ovunque, sparse per l’Europa, le opere d’arte di Guildor. È una forma d’arte urbana quasi sussurrata, quella che ci regala l’artista italiano. Sono frasi scritte sull’acqua, in inglese o italiano, messaggi che reclamano un loro spazio senza tuttavia urlare. Parole bianche che galleggiano su fiumi, fontane, corsi d’acqua. Guildor ha per ora lasciato la strada per abbracciare il progetto “Write on the water” e dedicarsi all’arte dello scrivere sull’acqua. Nella gallery vedrete alcune sue opere fotografate da Thomas Pagani e il video dei suoi ultimi lavori sui canali di Amsterdam, in occasione del festival Amsterdam Street Art festival girato dal parmigiano Andrea Bertolotti e Bruno Pitzalis. Una nota di Guildor in merito alla sua arte:
“Scrivere sull’acqua vuol dire appuntarsi un pensiero. Significa tenere ben saldo qualcosa che per noi è importante mentre impariamo a far scorrere tutto il resto”
MrDheo - “Last Ride” 2011 from mr2011 on Vimeo.
In uno dei primi articoli che pubblicai su Artsblog, ormai tre anni orsono, campeggiava l’immagine di un furgoncino dato alle fiamme che era stato riportato in vita con gli stencil di Orticanoodles. Dipingere sulle macchine non è un’idea nuova e da sempre chi lavora con l’arte urbana e i graffiti si è cimentato con questa pratica (basti ricordare, per esempio, la Buick Special di Keith Haring in mostra al Moma di Los Angeles).
Oggi mi piace però l’idea dei tipi di Urbanartcore che, pubblicando ‘Last Ride’, il video di MrDheo, hanno parlato di crash art. L’artista portoghese classe 1985 si è infatti recato proprio da uno sfattino, ha scelto tre macchine destinate ad essere distrutte e vi ha realizzato sopra il suo pezzo.
L’aspetto interessante del video che vedete qui sopra è quello legato alla ricostruzione (via fiction) di un incidente automobilistico. Nel mentre MrDheo è intento a dipingere nel labirinto dello sfasciacarrozze, le immagini di due ragazze coinvolte in un sinistro dentro ad una macchina ci spingono a riflettere su “l’ultimo viaggio”.

Si chiama Crimes of Minds ed è nato da un’idea della street artist francese Liliwenn (che ha recentemente partecipato a ‘Urban Queens‘ a Milano) a Brest è di casa, insieme all’associazione Sugar Rush. Nella line-up compaiono vecchi volti e nuovi nomi. Da Mental Vaporz (FR), Best Ever (UK), C215 (FR), Guy Denning (UK), Indigo (CA), David Walker (UK), Jef Aérosol (FR), Morten Andersen (DK), Wen2 (FR), Ben Slow (UK), Antoine Twan Stevens (FR), Finbarr DAC (UK), Sly2 (FR) e, dall’Italia, Alice Pasquini.
Poster, stampe, stencil, adesivi, fotografie, installazioni, dopo Crimes of Minds il centro di Brest non è più lo stesso. Il festival infatti ha lottato per trovare spazi proprio nel cuore cittadino, per non sottrarsi ad un confronto con gli abitanti. Rifacendosi così all’insegnamento di Dennis Oppenheim, secondo cui l’arte deve rompere i confini dell’esistente, mostrando di non essere solo produzione di oggetti da collocare in spazi chiusi.
Il festival ha coinvolto anche musicisti, fotografi e videomaker, questi ultimi alle prese con un documentario tradizionale che presenterà una serie di contenuti in maniera orizzontale attraverso una piattaforma crossmediale. Nel 2012 è prevista la pubblicazione del libro con la mappa dettagliata degli interventi ed una mostra di lavori in studio degli artisti partecipanti.
Per adesso godetevi la galleria di immagini, nei prossimi giorni voglio parlarvi meglio dell’enorme lavoro a patchwork realizzato da Da Mental Vaporz.
Photo credits Romany WG, My Te, Mathieu Le Gall, Ti Adam per Crimes of Minds.
Torna in scena l’arte urbana da Bonhams. Domani, mercoledì 21 settembre a Londra saranno battuti all’asta 48 lotti di artisti del calibro di Banksy, Shepard Fairey, Swoon, Ben e Blek Le Rat.
A rappresentare Banksy ci saranno pezzi storici come Detonator Monkey, valutato circa 90mila sterline, la Baloon Girl (30mila sterline) e Precision Bombing (15-25 mila). Si spende meno qualcosa meno per alcuni originali di Shepard Fairey, come Chinese Soldier (25-30 mila) o Duality of Humanity (15-20 mila).
Tra le novità c’è un artista inglese, Joe Rush, che nelle sue piccole sculture utilizza scarti industriali e materiali di recupero. In vendita Boxer n. 3 e Blue Boy, stimate intorno alle 3.000 sterline.

Do you feel a sense of community where you live? Percepisci una sensazione di comunità nel luogo in cui vivi? É la domanda che si pone Tim Devin nella sua ‘street survey‘, un’indagine condotta con gli strumenti dell’arte pubblica partecipativa.
Un’indagine collocata all’altezza dell’asfalto, che utilizza mappe, statistiche, poesie ed anche, come vedete qui sopra, semplici domande, a cui si può rispondere sì, prelevando un talloncino di carta. E il semplice gesto di non staccare il tagliandino, cosa rappresenta? Un’indifferenza verso questo tipo di domanda, una disattenzione verso un semplice foglio di carta attaccato a un palo o forse un semplice no?
Di Tim Devin, artista di Somerville – Massachussets, avremo modo di riparlarvi presto. I suoi progetti, tanto semplici quanto intriganti, hanno molto da suggerirci rispetto alle modalità di essere cittadini e alle possibilità individuali di contribuire alla rappresentazione e alla costruzione della città.
Come vi avevamo promesso, andiamo a vedere un po’ più da vicino le opere degli artisti in mostra ad Art in the Streets a Los Angeles. Cominciamo da Banksy che, dopo la personale a Bristol di due anni fa, gode di un ottima reputazione anche per le sue installazioni indoor.
Banksy utilizza il suo registro stilistico, al solito è diretto, non si dilunga in giri di parole. Chi lo segue e capita alla Geffen Contemporary (sede della mostra) a Little Tokyo non può fare a meno di notare come questa sia una grande sintesi del suo lavoro. Un’opera davvero ‘mixed media’, che riprende molti dei topoi figurativi dell’universo banksyano. L’artista si rivela per quello che è, un culture jammer, un manipolatore di codici, un semiologo di strada.
L’installazione di Banksy ha un’area appositamente dedicata. Da lontano si scorgono subito due elementi: lo spazio di una chiesa, dove un bambino in ginocchio prega di fronte ad una vetrata cosparsa di tag e una macchina per la stesura dell’asfalto che sembra appena aver schiacciato qualcosa. Avvicinandosi, c’è spazio per la poesia di un tronco d’albero immerso in un bidone arrugginito, sui cui rami una ‘famiglia di cctv’ (telecamere di sorveglianza) ha fatto il nido intrecciando fra loro piccoli cavi elettrici.
Alle pareti, cartelli recuperati dalla strada e modificati, oggetti, tele. Da una parte si snodano le varie figure e le varie ‘narrazioni’ che Banksy ha proposto negli anni, tra antimilitarismo, attivismo politico, sociale e, soprattutto, artistico. Il meccanismo delle opere dello street artist di Bristol non si risolve solo nella satira o nella trovata tecnica… c’è sempre uno ’scarto creativo’ che il fruitore è chiamato a compiere, diventando esso stesso soggetto artistico e portatore di valori culturali con cui l’opera interagisce.
Photos by Taiyo Watanabe and Arrested Motion.

Vengono da Los Angeles i Black Eyed Peas, ma hanno appena aperto la loro Urban Art Academy a Soho, New York. Uno spazio dedicato ai giovani artisti, che fornirà ‘tools and knowledge‘, gli strumenti tecnologici e l’esperienza di professionisti in ogni settore.
Una bella iniziativa, realizzata dalla loro Peapod Foundation, insieme alla casa di produzione software Adobe e l’Urban Arts Foundation, l’associazione per lo sviluppo e la difesa dell’arte urbana.
Si tratta di una school of art un po’ diversa dal solito, non alternativa alle normali accademie. I corsi, gli incontri, gli workshop e gli atelier si animeranno soprattutto nei weekend e nel periodo estivo. Il loft accoglierà anche gli artisti che vogliono realizzare progetti ed hanno bisogno di aiuto. Si comincia quest’estate: l’Urban Art Academy ospiterà 150 artisti delle scuole superiori d’arte, per farli prendere dimestichezza con la tecnologia e cominciare a realizzare film, fotografie, musica e coreografie di danza.