
Cominciamo oggi questo reportage a puntate dalle strade di Berlino. Se seguite Artsblog saprete che siamo decisamente appassionati di street art e c’è da dire che la capitale tedesca offre molte prospettive al riguardo. Dai vecchi, enormi e bellissimi murales degli anni ‘90, che raccontano la storia politica del presente e rendono viva la memoria collettiva, agli stencil-lapide dedicati alle vittime del muro, passando per coloratissimi graffiti e numerosi campagne di attivismo politico attraverso l’arte urbana.
Il primo sito che mi ero appuntato di visitare è un enorme pezzo di tape-art dello street artist El Bocho. Perché? Anzitutto perché si tratta di un pezzo ‘outdoor’ realizzato col nastro adesivo, destinato, prima o poi, a scomparire. Poi perché El Bocho, uno degli artisti più produttivi e originali della scena berlinese, mi ha sempre incuriosito. Dal centro (Friedrichstrasse) prendo così la metropolitana viola (U6) direzione Alt-Tegel e scendo dopo poche fermate a Wedding. Bastano pochi metri per trovare lo Stadt-Bat, le piscine comunali dove, nel luglio del 2009, si è svolta Urban Affairs Extended, che ha portato l’arte urbana trasformando uno spazio pubblico in una galleria.
Per l’occasione El Bocho ha dato vita al più grande pezzo di tape-art mai realizzato finora. La foto che vedete qui sopra (come quelle nella galleria più sotto) sono state scattate il giorno dell’inaugurazione, il 4 luglio 2009. Io arrivo un anno e quattro mesi dopo e mi trovo di fronte un grande spettacolo, a distanza di dieci metri, sul lato opposto della strada, il pezzo mantiene intatta tutta la sua bellezza. Ha la perfezione di una stampa e il fascino di un lavoro artigianale, di carta. I capelli della ragazza si ingrandiscono fino a diventare la texture dell’intera facciata, su cui campeggia la scritta “And then we take Berlin” (Così ci prendiamo Berlino), ironica e pacifico segnale di una piccola, grande vittoria dell’arte… [Continua]
Photo: Alexander Hüsing (azrael74) via Flickr
Berlin Report 01: la tape-art di El Bocho a Wedding



Continua a leggere: Berlin Report 01: la tape-art di El Bocho a Wedding

Di ritorno da una “missione culturale” a Berlino voglio condividere con voi alcune impressioni e ‘riportarvi’ parte delle emozioni vissute durante le mie visite a musei, happening e gallerie. Comincio con una riflessione introduttiva che spero stimoli i vostri interessi…qual è lo stato dell’arte contemporanea a Berlino? Mi sono accorto subito che la mia domanda doveva essere riformulata in questo modo: quale esperienza del presente si può fare a Berlino? Infatti i tedeschi hanno sì un termine che ricalca il nostro ‘arte contemporanea’ (Zeitgenössische Kunst), ma spesso preferiscono parlare di Kunst der Gegenwart e cioè di ‘arte nel presente’.
Ecco dunque l’impressione che ho avuto nel corso di alcune ‘derive’ per le strade della capitale tedesca. Mi sembra che per alcuni aspetti Berlino sia dentro al proprio tempo, qualcosa che esula dal concetto di contemporaneo. Ciò che è contemporaneo infatti dovrebbe esserlo in relazione a qualcos’altro, essendo il ‘contemporaneo’ il tempo di uno ’scorrere insieme’ o meglio ’scorrere con’. Dunque il presente contemporaneo è qualcosa che fugge sempre, che si dà in relazione a qualcos’altro, qualcosa che è assente. Dunque il contemporaneo è uno spazio cognitivo e culturale che influenza il nostro tempo, definisce il ritmo a cui ci dovremo adeguare per ‘essere contemporanei’ anche noi.
La capitale mondiale dell’arte contemporanea è ancora New York, insidiata dall’energia creativa ed economica dei nuovi centri dell’estremo oriente. Londra forse “detta” alcune tendenze in Europa…e Berlino? Per molti versi mi sembra che Berlino sia ‘dentro al proprio tempo’ e questa accezione ha molti risvolti positivi. Anche qui naturalmente nascono le mode, gli stili e i colori più cool, ma qui si è cominciato a descrivere un tempo a partire dalle sue fondamenta. Un tempo interno, fatto anzitutto dell’attenzione e dell’ascolto dei suoi abitanti. Forse si tratta dell’evoluzione della sintesi tra socialismo e capitalismo, “Berlino è povera ma sexy” diceva nel 2003 il sindaco Klaus Wowereit, ma adesso la rotta sembra essersi invertita e l’economia locale cresce… [continua]

Se seguite con buona regolarità Artsblog sapete che non parlo volentieri delle fiere d’arte. Ci mancherebbe altro, non sono certo a disquisire sulla loro necessità. Preferisco però le biennali, dove almeno c’è un’idea curatoriale alla base. Semplicemente, da visitatore attento ed esigente quale sono, trovo spesso annichilente l’ambiente delle fiere d’arte (sopratutto quelle italiane), spesso di poco differenti da altre fiere campionarie, con gli stand che si susseguono senza nessuna poesia.
Mi sembra possa far eccezione la Berliner Liste, una fiera con sessant’anni di storia alle spalle, che è stata ‘rifondata’ nel 2004 dal mercante d’arte di Berlino Wolfram Volcker e che oggi, in quanto a presenze, è seconda solo all’Art Forum.
La fiera si svolge in una degna location (la Münze), con 107 gallerie provenienti da 20 paesi diversi, tra cui Colombia, Russia, Romania, Corea del Sud, Lettonia e ben tre spazi d’arte da Israele. Anzitutto la Berliner Liste è una piattaforma di incontro e di scambio tra gli artisti, che promuove anche la produzione di nuovi lavori. Tra le novità di quest’anno Nina Nolte, presentata dalla Thomas Punzman Gallery, la cui pittura è una sfida concettuale al mondo della fotografia. Da Seoul arriva la galleria Youngha Ahn e la Galerie am Schloss di Gottlieben, specializzata nella scultura contemporanea, con W. Bonjisi e W. Tafiri.

Lo scorso sabato 28 agosto, durante la Lange Nacht der Museen (Long Night of the Museums), Berlino è stata bombardata pacificamente con 100.000 poesie. L’azione, rivendicata dal collettivo cileno Los Casagrande, ha ricoperto dal cielo la Lustgarten con un mare di versi, per celebrare la poesia e condannare ogni atto di guerra.
I Casagrande portano avanti il progetto ‘Rain Poetry’ dal 2001, con l’obiettivo di rendere la poesia più accessibile al grande pubblico. Il gruppo ha già colpito Santiago del Cile (2001), Dubrovnik (2002), Guernica (2004) e Varsavia (2009) - tutte città che hanno subito attacchi aerei in passato.
L’idea alla base dell’operazione mi sembra molto bella: “dal momento che i bombardamenti durante la guerra erano destinati a rompere l’equilibrio psichico degli abitanti di una città, il bombardamento poetico costruisce una città nuova, dando nuovo significato agli eventi di un passato tragico con altre energie”. Ottanta poeti tedeschi e cileni hanno contribuito alla manifestazione di Berlino.
Dopo il salto su continua, il video ufficiale dell’operazione di bombardamento poetico, che ha raccolto l’entusiasmo dei berlinesi.
Si terrà dal 27 agosto al 12 settembre prossimi a Berlino l’edizione 2010 del Media Facade Festival.
Il titolo indica molto bene l’oggetto del festival, che coinvolge diverse città e istituzioni europee: il Public Art Lab di Berlino, nel ruolo di promotore, in cooperation con il centro iMAL (Bruxelles), m-cult (Helsinki), FACT (Liverpool), Ars Electronica Futurelab (Linz), Medialab-Prado (Madrid), Kitchen (Budapest). Questo per darvi un’idea dello spessore dei partner e dell’ampiezza del raggio di azione su scala europea, e infatti il progetto è stato finanziato con fondi comunitari. L’obiettivo è esplorare le possibilità degli “urban screen” e delle facciate interattiva che iniziano ad essere una realtà grazie alla presenza massiccia di infrastrutture di connessione e tecnologie digitali.
Per chna web TV che coprirà l’evento fino al 2 ottobre.
[Nel video, promo dell’edizione 2008]

Il fotografo Petrov Ahner, ha lanciato un appello per salvare la galleria berlinese Tacheles, in stile social media. Ha infatti avviato un blog, I support Tacheles, dove ognuno può partecipare. Si deve scaricare il logo del progetto, fare una fotografia e inviarla alla redazione, sostenendo così l’appello.
Luogo storico di cultura alternativa nato dopo la caduta del Muro del 1989, la galleria (che ha scopi ricreativi ma non commerciali) rischia la chiusura a causa dell’ennesimo centro commerciale (e basta, sono tutti uguali).
La rete sta rispondendo, certo il periodo estivo non aiuta, ma da quello che vedo ci sono diversi contributi e tra questi anche quelli italiani. I support Tacheles è stato infatti presentato a Venezia, dall’associazione culturale Cantiere Corpo Luogo e dalla curatrice della galleria berlinese Barbara Fragogna.
Via | L’Espresso

Le foto di questo pezzo di Blu sono apparse pochi giorni fa su Ekosystem.org, ma non sono ancora state pubblicate sul sito ufficiale dello street artist nostrano. A dir la verità, mi aspettavo che Blu se ne uscisse con un nuovo lavoro magari a San Diego, dove è in corso una mostra (Viva la Revolucion) a cui partecipa insieme a Shepard Fairey, Os Gemeos e tanti altri che, a fianco delle installazioni nel museo, stanno dipingendo in strada.
Invece sembra proprio che Blu si trovi in Europa, passato da Madrid, poi Berlino ed in questi giorni a Varsavia. Il pezzo nella capitale tedesca, dal mio personale punto di vista, è un po’ una riflessione sulla concretezza dei soldi. Le banconote, gli euro, messi in fila l’una accanto l’altra, si piegano e collassano, trasformandosi in qualcosa che potrebbe somigliare a dei pannelli solari, oppure semplicemente dei pezzi di cemento.
Un lavoro che è quasi un non-finito, nel senso che sembra un flusso, la sezione di un flusso infinito. Alcuni lettori nella pagina di Ekosystem hanno lasciato dei commenti sull’interpretazione dell’opera. Uno dice che la questione che Blu ha inteso sollevare riguarda la permanenza o meno della Germania nella moneta unica europea. Inutile dire che non sono d’accordo con questa ipotesi, Blu è sempre più sottile. Piuttosto più sotto, un altro utente afferma: “Money is the new wall!” (I soldi sono il nuovo muro!), che detto a Berlino assume ancor più significato…
Pictured Fences 1 from Mntl Gassi on Vimeo.
Non so se ricordate quel bellissimo e sorprendente lavoro di arte urbana su ringhiera di cui avevamo parlato qualche tempo fa.
Ecco penso di aver trovato il nome del gruppo che lo ha realizzato, Mentalgassi.
Collettivo di amici (si conoscono da 11 anni), ha sede a Berlino, ma lascia tracce un po’ ovunque in Germania. Oltre alle ringhiere, il collettivo è diventato famoso per l’uso che fa della fotografia, che tradotta in poster art affigge poi non sui muri, ma sui bidoni della spazzatura e sui distributori dei biglietti. E si dedicano anche ad installazioni di vario tipo.
Al di là dei mezzi utilizzati, i loro risultati sono sempre incredibili.
Una strampalata sera d’estate, una birra fredda e due artisti arrivati da Los Angeles a Berlino. Ecco tutti gli ingredienti di questa ‘puntata’ di Project Room, il progetto ideato da Jabo Monk a Berlino.
Il video, in anteprima per i lettori di Artsblog (è stato pubblicato su Vimeo giusto pochi minuti fa). Ha come protagonisti Augustine “Kofie” e il suo stile tecnico, da urbanista dell’immaginario e El Mac, giovane (1980) muralista e ritrattista davvero prolifico, il cui nome suona molto spesso negli ambienti della street art oltreoceano.

Il bacio di Giuda del Caravaggio, noto anche come La Cattura di Cristo era stato rubato da un museo di Odessa in Ucraina due anni fa. Venerdì scorso è stato recuperato dalla polizia a Berlino, mentre quattro uomini cercavano di venderlo. Arrestati tre ucraini e un russo, membri di un’organizzazione internazionale di ricettazione d’opere d’arte che conta una ventina di membri in attesa di essere colti in flagranza di reato.
Il valore del quadro, di proprietà del Museo di Arte occidentale e orientale di Odessa, si attesta tra gli 80 e i 90 milioni di euro. Gli agenti oggi sono sulle tracce del potenziale acquirente, mentre al museo di Odessa si sta mettendo in funzione un sistema di allarme migliore, visto che nel 2008 ai ladri era bastato asportare due lastre di vetro per ’sgraffignare’ il capolavoro del Merisi.