Se me lo avessero detto dieci anni fa avrei stentato a crederci. Un operaio comunale di Bristol, incaricato di ridipingere alcune zone della città, ha erroneamente coperto un pezzo di Banksy. Adesso il City Council sta valutando tutte le ipotesi per rimuovere lo strato di vernice bianca e riportare lo stencil alla luce.
Conosciuta come il ‘gorilla rosa’, la scimmia con la mascherina colorata era comparsa ormai quasi un decennio orsono nell’Eastville, all’ex-North Bristol Social Club, un centro culturale islamico nell’Eastville. Il proprietario dell’edificio, Saeed Ahmed, non conosceva Banksy e, dopo aver saputo il valore che il pezzo poteva avere, s’è mangiato le mani.
Secondo Richard Pelter, direttore e conservatore dell’International Fine Art Conservation Studios, il pezzo può essere ‘resuscitato’ ma ci vorranno un bel po’ di soldi. Il City Council di Bristol ha tutta intenzione di spenderli e per farlo ha incaricato proprio il team guidato da Pelter, che in passato ha lavorato al restauro di Kensington Palace e della Cattedrale di Westminster… della serie, siamo veramente giunti all’assurdo!
Photo credits –> SWNS.com
Bristol, coperto per errore il ‘gorilla rosa’ di Banksy. Ora il Comune tenta il ripristino



Banksy torna a colpire. Il pezzo non è stato ancora ufficialmente riconosciuto sul sito dell’artista, ma molti indizi confermerebbero la sua paternità di questo ritratto a stencil di Lara Egan - la figlioletta di 15 mesi di Simon Egan, uno dei produttori de Il discorso del re. Durante un party in occasione della vittoria del film, la piccola Lara, giocando con la statuetta, l’ha fatta cadere (qui il video).
Il pezzo è comparso in Inghilterra, a Weston-super-Mare, nella contea di Somerset, appena venti chilometri fuori Bristol. Il proprietario del muro del garage si chiama Goodland Martin ed ha 61 anni. Appena l’ha visto ha dichiarato: “Sarei felice di lasciarlo qui, ma se troppe persone vengono a vederlo poi dovrò fare qualcosa.”
Il riferimento agli Oscar (niente più che un giocattolo per una bambina) e la tipologia del ritratto fanno proprio pensare a Banksy, ma come sappiamo sono molti gli emuli e quelli che agiscono a suo nome.
La bambina gioca con l’Oscar. Forse Banksy torna a colpipre a Bristol



Banksy, chiunque lui (o loro) sia(no), sembra provenire dall’Inghilterra e più precisamente da Bristol, nel sud-ovest. La città è stata invasa di visitatori nel 2009, durante la mostra Banksy Vs Bristol Museum, che abbiamo ampiamente documentato.
Così i tipi di Visit Bristol, il sito gestito dal Bristol Tourist Information Centre, l’ente del turismo locale, hanno realizzato una video-mappa dei pezzi di Banksy in giro per la città, che dite, funziona?

Craftivism = craft + activism. Ne avete sentito parlare?
Il termine Craftivism viene coniato intorno al 2003 dalla scrittrice Betsy Greer, finendo con l’identificare pratiche sovversive che incorporano elementi di anticapitalismo, ambiantalismo e femminismo di terza generazione (third-wave feminism) incentrati sul craft. Ovvero quando l’arte del “fare la maglia”, il “ricamo” e il “cucito”, quelle atrtività tipicamente femminili relegate da sempre alla sfera privata e “non produttiva” e negate dal “secondo femminismo”, irrompono nelle strade per diventare lifestyle , sensibilità, capacità di ripensare il mondo e la realtà circostante. In sostanza le giovani donne del XXI ergono a privilegio la possibilità di esprimere loro stesse attverso le arti e i mestieri, grazie al duro lavoro di liberazione fatto dalle loro mamme…
Il Museo Arnolfini di Bristol inaugura da oggi 12 dicembre 2009 al 14 febbraio 2010 “Craftivism“, un progetto relazionale di arte contemporanea che tenta di rispondere a un rianimato interesse nell’ arts & crafts (arti e mestieri) come pratica artistica socialmente impegnata. 14 i progetti selezionati di artisti e collettivi che utilizzano tattiche di craftivism associate a tecnologie, open source, interazione e partecipazione con gli aspetti sociali, arte e moda: Kayle Brandon e Heath Bunting; Rhiannon Chaloner e Manuel Vason; glorious ninth; GOTO10; Rui Guerra; Christine e Irene Hohenbuchler; Household; JODI; Mandy McIntosh; Gloria Ojulari Sule; Trevor Pitt e Kate Pemberton; Janek Simon; Stephanie Syjuco; Clare Thornton. Altri eventi satelliti saranno inoltre realizzati su proposta dei partecipanti e gestiti autonomamente, nella sezione unCraftivism.
Per farsi un’idea di un’azione craftivista consiglio di dare un occhio al “Massive Knit Event” organizzato da Anarchist Knitting Mob in Washington Square Park per onorare la morte dell’attivista e urbanista Jane Jacobs.

Un fenomeno che sta crescendo è quello della street art incorniciata. Si vedono sempre più spesso cornici a “proteggere” o semplicemente segnalare dipinti murali. L’ultimo che mi è capitato di vedere è lo stencil di C215 a Roma che vedete qui sopra (foto thanks to Romephotoblog). Chissa chi è stato…magari i padroni della casa
Non una cornice, perché viste le dimensioni sarebbe stata un’impresa, ma una protezione in vetro, è stata applicata alla base di Tuttomondo di Keith Haring a Pisa. Molte sono le opere di Banksy che si è cercato di incorniciare per preservarle con scarsi risultati. Ormai i ladri di street art sono ben organizzati e si portano via anche un intero muretto.
Girando in rete ho poi scoperto che addirittura è stata lanciata una piattaforma online da Tim Tribù, che raccoglie foto e video di utenti che hanno “adottato” delle opere di street art. C’è proprio una classifica dei vari curatori 2.0 che presentano le opere online. Il video dopo il salto (che fa parte appunto di streetmuseum.it) documenta alcune azioni di guerrilla art in cui un gruppo di ragazzi mette una cornice di legno e un foglio informativo a un pezzo di Tv Boy e ad un bellissimo poster di Obey a Milano. Quest’ultima cornice però ha resistito davvero pochi giorni, come vedete dalle immagini in galleria, è stata rimossa ed adesso il manifesto di Shepard Fairey è coperto per metà di vernice grigia.

E dunque ci siamo arrivati: il viaggio questa volta è finito sul serio. E più che di un reportage si è trattato di una vera e propria visita virtuale all’interno di un universo simbolico, figurativo, plastico, surreale, iperreale, capace di non sottrarsi mai alla critica. Per quanto mi riguarda superando le mie aspettative iniziali, che erano comunque buone.
Chiude il percorso un’installazione dedicata ai druidi contemporanei delle metropoli: le celebri Stone Edge di pietra, i monoliti creati dalle antiche popolazioni che abitavano il suolo inglese, vengono qui riproposte sotto forma di bagni pubblici modulari (due verticali e uno orizzontale) dentro un piccolo giardino. Purtroppo non è stata fotografata, ma ricordo un bambino che le riconosce mentre il padre annuisce sorridendo.
Esco. Mi guardo intorno e la fila è ancora lunghissima, esattamente come quando sono entrata. Su Banksy i pareri sono discordanti, ci sono critici che lo considerano un artista sopravvalutato, ma per me quel lungo serpentone composto di vecchi, bambini, teenager, mamme, intellettuali stretti insieme sotto la pioggia (piove di nuovo come all’ingresso) è il documento nitido che qualcosa è successo dentro quel museo.
Alzando gli occhi sul museo prima di andare via c’è un’ultima sorpresa: un Ronald MacDonald a grandezza naturale triste e ubriaco è appollaiato su un cornicione con accanto una bottiglia di vino (o birra)…
Continua a leggere: Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 5 - EXIT]
Questo è l’ultimo atto di disseminazione che analizzeremo. L’ho lasciato per ultimo perché i quadri sono distribuiti un po’ in tutte le stanze ed era difficile classificarli, così li ho raggruppati insieme. anche qui si scoprono dettagli fuori fuori posto, insoliti su tele del passato più o meno recenti, a volte difficili da individuare, a volte molto evidenti
Facendo una carrellata veloce, incontriamo paesaggi bucolici inglesi del ‘7-800 con automobili moderne (dentro, ad esempio, una coppia di amanti sorpresi); cartelli pubblicitari della EasyJet (compagnia aerea low cost che serve abitualmente gli abitanti di Bristol) o invasi dagli ufo. Madonne con bambino che ascoltano l’iPod (questa veramente deliziosa); contadine con il mitra in spalla e il filo spinato a proteggere i campi o ancora la celebre bracciante negra la cui sagoma si stacca dalla tela appoggiandosi sulla cornice nell’atto di fumare una sigaretta (”adesso sono in pausa…”, ci sta dicendo la donna); uno dei suoi topi intenti a cancellare un quadro di Hirst, proposto come una collaborazione dei due artisti; la tela, anch’essa ormai celebre, dove appare il comando di Windows, una stoccata alla riproducibilità dell’opera d’arte al tempo del digitale.
Infine una piccola cosa che non vi ho detto. Ogni opera viene proposta con una didascalia (autore + breve spiegazione). Banksy si firma come “local artist”. Se di lui non sappiamo niente, sappiamo che le prime tracce della sua street art sono iniziate a Bristol.
E questo è alla fine l’unico indizio che lascia trasparire della sua identità.
Continua a leggere: Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 4, scena 4 - I Quadri]
Anche quest’area è stata difficile da esplorare. Primo non mi sarei mai avventurata nel mondo delle ceramiche inglesi, benché noto per le fini fatture e i servizi da tè. Tanto meno fra piatti, calici, vassoi e ninnoli d’argento che ho in odio ancor più dei primi. Secondo poi, orientarsi in mezzo al proliferare di vetrine e statuette di ogni genere è stato decisamente più complicato che scovare il graffito preistorico…
Fatto sta che alla fine, dopo una ventina di minuti e quasi sul punto di desistere (gli operatori del museo si astengono dal fornire informazioni sulla disseminazione delle opere ed è giusto così: stiamo giocando), abbiamo finalmente rinvenuto una graziosa ballerinetta di porcellana bianca e grigio chiara munita di maschera a ossigeno e relativo giubbotto militare.
Ma la scoperta più bella si rinviene in mezzo alle argenterie della nobiltà vittoriana. Una valigetta di cuoio nera piena di banconote posta dentro una teca di vetro, attira subito l’attenzione: cosa c’entra? Ci si mette poco a notare il dettaglio: sulle banconote al posto della regina c’è stampato il volto della principessa Dayana. Lady D, proprio lei che con la sua bellezza, gli scandali, la fama, il divorzio e infine la morte tragica è entrata nei cuori degli inglesi (e non solo), sfidando l’autorità e le regole del palazzo. E Banksy, con un meraviglioso sberleffo, le dà il posto che idealmente si è conquistata: quello della Regina…
Prossimo (e ultimo) appuntamento con questo lungo speciale: “I Quadri”.
Doverosamente risaliamo verso gli stadi della nostra storia. Partendo dai primordi.
Dopo Darwin entriamo insieme nelle stanze del museo dedicate alle civiltà preistoriche. La perlustrazione questa volta sembra difficile. Dove cercare in mezzo a pietre, resti, ossa mentre il tutto si confonde in sabbie artificiali, gli oggetti sono ammassati e i colori pressoché uniformi? A rigor di logica stiamo cercando un graffito. E non ci sbagliamo: alla fine del percorso ecco che su una pietra compare un simbolo bizzarro: un carrello della spesa. Lo abbiamo trovato e non è la prima volta che l’oggetto fa la sua comparsa in un museo. Diverso tempo fa, presso il British Museum di Londra, la stessa pietra è stata appoggiata insieme a quelle esposte con il sorprendente risultato di rimanerci per due settimane. A sorpresa, subito dopo notiamo un’altra anomalia: con buona pace delle nostre antenate (e di alcune signore che ridono accanto a me indicando il singolare elemento roccioso del paesaggio di un bel rosa chiaro), nella riproduzione di una roccia stalagmitica si erge un vibratore di gomma…
Uno sguardo veloce nella sale egizia fa mostra due particolari fuori posto. Il primo è mimetizzato talmente bene che ho avuto difficoltà a comprenderlo nonostante le teste accalcate là intorno. Si tratta della riproduzione in scala di una città fortificata: al suo interno, sui cornicioni e infilati fra tetti e nelle piazze, ecco però spuntare miniature di soldati con mitra, cecchini con fucili, cannoni e tutto l’armamentario da guerra moderno che si sovrappone all’antica città. L’altro particolare è una statua sulla cui schiena è stato apposta un cartellino con il prezzo, attualmente acquistabile in saldo.
Prossima disseminazione: “Le ceramiche e l’argenteria della Regina”
Banksy, la preistoria e la Civiltà Egizia
Continua a leggere: Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 4, scena 2: Preistoria e Civiltà Egizia]
Eccoci arrivati all’ultimo atto di questo reportage: la disseminazione.
Vi chiederete perché l’ho chiamato ed è giusto. Si tratta infatti di un espediente interessantissimo utilizzato dall’artista per completare la sua opera. Dopo il giardino, le statue, le sue stanze e lo zoo, nel resto del Bristol Museum si svolge una vera e propria azione di guerriglia, che per il pubblico si trasforma in un gioco meraviglioso alla scoperta di Banksy. Suoi interventi privi di qualsiasi indicazione sono stati “disseminati” e “dissimulati” in ogni stanza del museo, completando in modo capillare l’invasione dichiarata all’ingresso parcheggiando il suo furgoncino. E agisce esattamente come fa sulle strade: lasciando segni, cambiando codici, infiltrandosi negli interstizi.
La prima disseminazione che incontro è nell’area del museo dedicata a Darwin: sulla sua teoria dell’evoluzione compaiono nella teca vermoni di plastica, mentre più ironicamente in quella accanto che traccia gli stadi evolutivi dell’uomo ecco apparire nuove forme di vita: giocattoli alieni da un lato e, molto più incisivamente, la copertina di un giornale con la faccia di una star. Photoshop o chirurgia plastica, entità che vivono nell’habitat mediatico-virtuale, dobbiamo riconoscerlo: si tratta in ogni caso di altre e recentissime specie umane…
Prossima disseminazione: “Preistoria” e “Civiltà Egizia”
Banksy, Darwin e l’evoluzione della specie
Continua a leggere: Speciale Banksy Vs Bristol Museum [Atto 4 - La Disseminazione; Scena 1 - Darwin]