
A Napoli, presso la galleria “The Apartment“, si apre dal 14 al 30 aprile la mostra “Twins” dedicata all’artista altoatesino Arnold Mario Dall’O.
Al centro della mostra un’opera che raffigura due teschi di cervo gemelli allo specchio, modificati inserendo al posto delle corna, da un lato una lampada da tavola rivolta alla parete, dall’altra una ramificazione di soldatini di plastica rivestiti di nichel. I soldatini richiamano la violenza e la guerra che viviamo quotidianamente attraverso i media, la lampada è l’elemento dissonante dell’installazione, determinando una luce inversa che sembra promanare dal teschio. In tutto verranno esposte 15 opere fra quadri, sculture, disegni e installazioni.
Valerio Dehò, curatore del progetto espositivo e direttore artistico del Kunst Merano Arte e della rivista Art Key, sintetizza così la poetica dell’artista: “Il suo è un grande lavoro di sintesi e di raccordo tra immagini religiose, cultura popolare tirolese, atlanti di medicina, cronaca, pornografia, in una sorta di accumulo che sprigiona forza e interesse. Dall’O mette a confronto la cultura occidentale sempre ricca di fascino e poliedricità, con le sue trappole semantiche e le derive simboliche, ma anche con una straordinaria capacità di seduzione”.
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In mostra fino al 3 aprile all’Area 24 Art Gallery di Napoli Liu Ren, classe 1980 e Lu Yuwei, classe 1977. Il primo reinterpreta il segno della crepa, che la cultura occidentale considera principio di decadimento. Per l’artista cinese la crepa è quella nel guscio d’uovo che si rompe e annuncia nuova vita. In questo processo si preserva il passato in sensazione del futuro.
Liu Ren propone l’immagine della crepa all’interno di una schematica serialità, in cui ogni volta scopre l’impossibilità di ridurre l’individuo. Lu Yuwei invece porta le sue figure tranquille e malinconiche, vincolate ai cardini della rappresentazione prospettica dei quadri.
Due artisti sicuramente interessanti, che, pur appartenendo a quella generazione che si è ‘occidentalizzata’, mantengono un’originalità di spirito e la capacità di mescolare e ricombinare elementi simbolici diversi.
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Apre ufficialmente oggi venerdì 5 marzo a Castel Sant’Elmo, Novecento a Napoli (1910 / 1980) – Per un Museo in progress. Pittura, scultura e sperimentazioni grafiche, vanno a comporre il nuovo Museo con 170 opere realizzate da 90 artisti napoletani e alcuni forestieri.
Opere provenienti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, donazioni e opere in comodato. L’allestimento è curato da Angela Tecce e Nicola Spinosa e si snoda attraverso diverse sezioni: la Secessione dei ventitré (1909); il primo Futurismo a Napoli (1910-1914); il movimento dei Circumvisionisti e il secondo Futurismo (1920 - 1930); il secondo dopoguerra (1948-1958); il Gruppo Sud; il Neorealismo, il gruppo M.A.C.; l’Informale e il Gruppo ’58.
Una sezione a parte è dedicata agli anni Settanta, con le sperimentazioni della poesia visiva e i suoi risvolti sociali. L’ultima parte dell’allestimento si confronta invece con la contemporaneità più prossima, a partire dai segni lasciati negli anni ‘80. Tra gli artisti in mostra ricordiamo: Enrico Baj, Tommaso Marinetti, Giovanni Brancacci, Edoardo Pansini (nella foto), Edgardo Curcio, Edoardo Giordano (Buchicco) e davvero molti altri. Artisti maggiori e minori, ma soltanto nella fama, che non hanno nulla da invidiare per poetica e stile ai grandi maestri del ‘900. Un Museo che dà nuova linfa alla città di Napoli e finalmente spazio a tante voci che rischiavano di essere dimenticate.
Foto in galleria di Luciano Pedicini, via Civita

Apre venerdì 19 marzo (h 19) alla Galleria T293 di Napoli Col Sole in Fronte, opere di Patrizio Di Massimo. Si entra al piano terra accolti dal video Duetti per Cannibali, commissionato all’artista dal Comune di Milano e della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Il video ritrae un ragazzo africano che vive in Italia di nome Abdullay Kadal Traore e si sviluppa come una sorta di dialogo sulle possibilità ed i limiti di ‘questa’ operazione artistica.
Al primo piano una doppia videoinstallazione dal titolo Faccetta Nera, Faccetta Bianca. Differenze e indifferenze, soprattutto errori di interpretazione riguardo due canzoni. Faccetta Nera, composta all’alba dell’invasione coloniale italiana dell’Etiopia, nel 1935, era una canzone che si augurava un felice incontro tra italiani e abissini. Faccetta Bianca invece fu la canzone riparatrice, che il regime impose nel 1936, considerando Faccetta Nera, un’apertura troppo grande alla ‘bella Abissina‘.
Infine la mostra è dedicata al sole, il sole in fronte di chi canta beatamente, il sol dell’avvenire, il sole che ride, il petrolio del Belpaese. Una mostra che si insinua nel recente passato coloniale italiano e che fa luce su molti aspetti dell’italietta che stiamo vivendo oggi. L’esposizione, visitabile fino al 30 aprile 2010, presenta inoltre una ricca selezione di disegni realizzati da Patrizio di Massimo durante il 2009.
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Si è inaugurata ierisera a Napoli l’installazione che ogni anno sotto il periodo nataliazio rende Piazza del Plebiscito uno scenario unico. A questo giro, la piazza principale di Napoli ospita Pioner II, un’installazione audiovisiva che fa uso delle mongolfiere luminose di Carsten Nicolai, in arte Alva Noto.
Quegli strani palloni che sorvolano Piazza del Plebiscito sono mongolfiere illuminate ad elio, palloni aerostatici fissati a terra, intorno a cui si sprigiona una sonorizzazione d’artista che riproduce le onde telluriche del Vesuvio. Un’indagine sulle intersezioni tra artificiale e naturale che porta allo scoperto quanto avviene nel sottosuolo di Napoli.

Si è aperta lo scorso sabato 19 dicembre al PAN - Palazzo delle Arti Napoli, Los impolíticos. La mostra curata da Laura Bardier presenta un nutrito gruppo di artisti internazionali, che riflettono su una ‘visione impolitica’ del sentire contemporaneo. Circa quaranta opere di artisti provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Colombia, Cuba, Guatemala, Messico, Uruguay e Venezuela, che non negano le loro caratteristiche individuali, ma anzi sottolineano i loro regionalismi.
In comune molte sfide, ma anche diverse soluzioni. In questi paesi c’è una crescente tendenza verso la classificazione delle persone sulle basi del proprio orientamento politico e ideologico. Los impolíticos presenta 26 artisti - alcuni affermati, altri emergenti - che lavorano con l’intento di costruire un lessico in grado di definire i fatti e le cose nella realtà contemporanea da una chiara prospettiva e non da generico punto di vista.
L’espressione “Los impolíticos” indica la natura del progetto espositivo che concentra la nostra attenzione su alcuni settori chiave delle Americhe, quelli collegati tra loro in base alle caratteristiche culturali, politiche e storiche. Gli artisti in mostra sono Iván Abreu Ochoa, Marcela Armas, Stefan Brüggemann, Yoan Capote, Donna Conlon, Alexandre Da Cunha, Detanico & Lain, Leandro Erlich, Dario Escobar, Jose’ Antonio Hernández-Diez, Geraldine Juárez, Marcos López, Rafael Lozano-Hemmer, Jorge Macchi, Leo Marz, Cildo Meireles, Vik Muniz, Dulce Pinzón, Liliana Porter, Wilfredo Prieto, Paul Ramirez Jonas, Sara Ramo, Miguel Angel Ríos, Adriana Salazar Ve’lez, Martin Sastre, Pablo Serra Marino.

Inaugura il 13 dicembre a Napoli Barock - Arte, Scienza, Fede e Tecnologia nell’Età Contemporanea. La mostra, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato cerca di far emergere quei tratti barocchi all’interno della cultura contemporanea, “dimostrando come e attraverso quali artisti contemporanei siano oggi nuovamente funzionanti e riconoscibili i temi caratteristici della cultura seicentesca barocca”.
Un lungo filo rosso che unisce il diciasettesimo secolo al presente. Il sensazionalismo è la matrice creativa, un’esperienza estetica che mira continuamente a colpire i sensi attraverso la figura retorica e l’eccesso. Immagini forti, violente, sensuali, che escono persino da loro stesse, non si contengono.
Barock sarà visitabile fino al 5 aprile 2010. Un progetto espositivo esuberante e coinvolgente in cui si vedrà anche Heaven di Damien Hirst, il grande squalo tigre immerso nella formaldeide. Questa la lista degli artisti del ‘barocco contemporaneo‘ invitati: Adel Abdessemed, Micol Assaël, Matthew Barney, Domenico Bianchi, Bianco - Valente, Antonio Biasiucci, Keren Cytter, Mircea Cantor, Maurizio Cattelan, Jake & Dinos Chapman, Claire Fontaine, Lara Favaretto, Gilbert & George, Douglas Gordon, Mona Hatoum, Damien Hirst, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Shirin Neshat, Carsten Nicolai, ORLAN, Philippe Parreno, Giulia Piscitelli, Michal Rovner, Cindy Sherman, Jeff Wall, Sislej Xhafa.

Il 28 novembre 2009 il MAV - Museo Archeologico Virtuale di Ercolano e il Museo Civico del Torrione di Forio d’Ischia (NA) usciranno dai loro tradizionali canoni espositivi per fare spazio ad un’eccezionale mostra fotografica che documenta la ricerca dell’artista napoletana Monica Biancardi in Palestina, in mezzo alle tende delle donne beduine.
Un viaggio che prende appunto il titolo Tra le immagini, e ci riporta il dramma di una piccola minoranza della popolazione palestinese, che ha vissuto in maniera estremamente tragica l’apartheid imposto dagli israeliani. I beduini con la costruzione del muro nella striscia di Gaza hanno dovuto abbandonareogni forma di nomadismo e quindi si sono visti ‘tagliare le gambe’ ed hanno perso un importante riferimento identitario.
In mostra fino al 10 gennaio 28 immagini scattate tra il 2005 e il 2009 e 16 disegni sul tema dell’infanzia diversamente abile. L’inaugurazione è prevista per venerdì 27 novembre alle ore 18 con un grande spettacolo dove le fotografie della Biancardi verranno proiettate e movimentate, con la colonna sonora dal vivo di Carlo Faiello.

Dal 20 novembre a Napoli presso la Città della Scienza, un appuntamento imperdibile per gli appassionati di arte robotica e intelligenze artificiali. Futuro Remoto è una rassegna interamente dedicata al mondo dei robot, attreverso mostre, rassegne cinematografiche, approfondimenti teorici, premi e leboratori che esploreranno il nostro rapporto con questi esseri capaci da sempre di ispirare l’immaginario di scienziati, grandi narratori e artisti.
Il sottotitolo scelto per mostra mi sembra molto efficace: “e creò il robot a sua immagine e somiglianza“. Cos’è, infondo, se non il tentativo estremo di clonare se stessi, la ricerca di un essere perfetto, l’aspirazione sottintesa a tutto questo filone di sperimentazione artistica e scientifica? Ma i robot, come ci fa notare il prof. Luigi Pagliarini, sono “ingenui”: delle emozioni umane non viene mai clonata la rabbia…
Pagliarini parteciperà inoltre a Futuro Remoto con l’installazione “LEGAMI” realizzata in collaborazione con Mr BD. A partire dall’utilizzo dell’opera d’arte “Fatherboard, The Superavatar”, un costume cyborg-simile da performance basato sulla tecnologia Modular Wearable Robotics, gli autori inscenano un robot-ciclista impegnato in un’azione ecologista estrema e paradossale: sostenere la sopravvivenza di una piantina di ciclamini attraverso un’attrezzatura molto sofisticata. Un modo per riflettere su temi attuali quali la sostenibilità dello sviluppo tecnologico, la mobilità e il concetto di “resilienza”, termine che a seconda dei contesti indica: la capacità di un materiale di resistere a forze di rottura (ingengneria); la capacità di autoripararsi dopo un danno (ecologia); la capacità dell’uomo di affrontare e superare le avversità della vita (psicologia).
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È attesa per giovedì 12 novembre 2009 a Napoli presso Blindarte Contemporanea (via Caio Duilio 4d/10), Safe In The Magic Of My World la personale di Simon Keenleyside, artista inglese trentaquattrenne che ha vinto BOC Emerging Artist Award e il Lexmark European Art Prize.
In questa fase della sua produzione il pittore prosegue il suo lavoro di ricerca visiva nell’Essex inglese e proprio qui (come recita il titolo della mostra) trova la cura, la salvezza nella magia del suo mondo. La sua tecnica pittorica è un continuo processo di ricerca, soluzione e svelamento di misteri che permeano questo territorio. Un luogo fisico ma anche e soprattutto mentale che porta con sé memorie di epoche passate: dai resti delle due guerre mondiali, ai siti industriali dismessi (archeologia industriale), fino ai muri di confine tra le città.
Un racconto dell’operoso passato di questa terra che entra ed esce non tanto da una memoria, ma piuttosto da un inconscio collettivo. La resa finale portà con sé traccia di quest’operazione di svelamento nella fluorescenza delle pitture. Paesaggi che nella loro semplicità nascondono la meraviglia attraverso un uso proverbiale del colore e della decorazione, che non è tanto elemento ornamentale, ma dettaglio ulteriore da scoprire.
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