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Il bianco e nero di Erwin Blumenfeld a Cavriago

pubblicato da margherita

Modèle avec le platre d'un marbre grec Paris, 1937 - Erwin Blumenfeld

Sempre fotografia in bianco e nero, sempre un evento che si inserisce nel programma della “Fotografia Europea 2009” e sempre una mostra intorno a Reggio Emilia, precisamente nella Sala Comunale delle Mostre di Cavriago.
E’ qui che fino al 13 giugno prosegue “Erwin Blumenfeld. Francia, 1936-1941″, la mostra dedicata ad uno dei grandi maestri dell’immagine del Novecento.

Le 60 fotografie realizzate tra il periodo del 1936 e il 1941 nascondono una storia avventurosa (anche se non così unica in quegli anni). I negativi furono ritrovati da Blumenfeld, che li riteneva per sempre perduti, nel 1947 quando fece ritorno a Parigi, città abbandonata precipitosamente sei anni prima, dopo l’internamento in campi di concentramento francesi nel 1940.

Di origine tedesca, dopo aver vissuto in Olanda, Blumenfeld si trasferì a Parigi, ma fu New York a consacrarlo tra i grandi. Apprezzato dalle riviste di moda come Vogue e Harper’s Bazaar, per quel suo stile sofisticato, Erwin Blumenfeld è ricordato anche per i suoi ritratti, per i profili delle città e per le nature morte, che si trovano in abbondanza nella mostra di Cavriago.

Erwin Blumenfeld, Francia, 1936-1941 - Sala Comunale delle Mostre di Cavriago
Matisse Paris, 1937 New York - Erwin BlumenfeldPortrait au visage étirè Paris, 1937 - Erwin BlumenfeldPortrait aux yeux clos Paris, 1936 - Erwin BlumenfeldProfil au miroir Paris, 1936 - Erwin BlumenfeldFenetres Paris, 1949 - Erwin Blumenfeld

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Fotografia Europea 2009: eternità e tempo nell'immagine a Reggio Emilia

pubblicato da margherita

Homework - 2009 - Elena Arzuffi - © Elena Arzuffi

È possibile catturare con uno scatto fotografico il cuore del tempo, fino a raggiungere e sfiorare l’eternità?

Questa una delle domande della quarta edizione di “Fotografia Europea“, la rassegna fotografica dal 30 aprile a Reggio Emilia, non per caso titolata “Eternità. Il tempo nell’immagine”.

Un’eternità inseguita, raccontata e sognata attraverso un percorso sviluppato su oltre duecento spazi espositivi. Nelle giornate inaugurali, dal 30 aprile fino al 3 maggio, il programma offre un calendario fitto di attività, tra lectio magistralis, workshop, letture, proiezioni, installazioni video, incontri, spettacoli e concerti.

Molti le personalità italiane e straniere (del mondo artistico in senso lato) chiamate ad interrogarsi in conferenza sul tema eternità, secondo le rispettive esperienze.

E ad un grande della fotografia europea del XX secolo, Josef Sudek celebre per le “Vedute di Praga”, è dedicata una retrospettiva, tra le prime in Italia, che approfondisce la magia di un artista che con la forza dello sguardo andò oltre alle limitazioni del corpo (ferito a un braccio durante la Prima Guerra, ne subì l’amputazione).

Fotografia Europea 2009. Eternità. Il tempo nell’immagine - Reggio Emilia
Katia - St. Petersbourg 2002 - Françoise Huguier - @ Françoise Huguier, Agence RaphoLa fenêtre de mon atelier - 1954 - Josef SudekSenza titolo 3 - 1978/2008 - Riccardo VariniLanzarote - 2006 - Marco Signorini - Courtesy Galleria Manzoni, BergamoLe corps de l'inconnue - St. Petersbourg 2002 - F. Huguier - © Françoise Huguier, Agence Rapho

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John F. Simon Jr. 10 anni di Software Art a Reggio Emilia

pubblicato da margherita

“OUTSIDE IN Ten years of Software Art”, dall’8 marzo al 3 maggio nella Pattern Room della Collezione Maramotti a Reggio Emilia, è la prima mostra in Italia dell’artista americano John F. Simon Jr, ed esplora il percorso decennale di ricerca intrapreso nella Software Art.

I lavori esposti sono cinque, da “CPU” del 1999 a “Visions” del 2009, che rappresentano il percorso intrapreso e le differenze che si sono venute a sviluppare negli anni. Dalla visualizzazione diretta del codice su schermi a parete all’inscrizione dello schermo LCD in strutture materiche (cornici, rilievi a parete e contenitori in plastica e formica) che, seppure trattate e preparate con l’ausilio del computer, ci offrono la visione di vere e proprie pitture/sculture in costante permutazione.

John Simon parte da un disegno mentale in tutti i suoi progetti, a cui seguono gli schizzi che vengono poi trascritti in un codice. Il focus è costituito dalla fusione dell’immagine col movimento (imaging dinamico), che costituisce una piattaforma creativa per l’esplorazione di sistemi.

OUTSIDE IN. Ten years of Software Art - John F. Simon Jr. - Collezione Maramotti - Reggio Emilia
PDA - 2001 - John F. Simon Jr. - Macintosh G3 PowerBook, plastica acrilica, laminato plastico. Il software opera senza soluzione di continuità e non si ripete maiVisions - 2009 - John F. Simon Jr. - Custom Software, legno, laminato plastico, vernice acrilica, plastica a specchio, schermo LCD, Mac miniEndless Bounty - 2005 - John F. Simon Jr. - Software, Macintosh 17CPU - 1999 - John F. Simon Jr. - Software, Macintosh 280c, plastica acrilica. Il software opera senza soluzione di continuità e non si ripete mai

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Budapest 1956. Le fotografie di Mario De Biasi in mostra a Reggio Emilia

pubblicato da margherita

Mario De Biasi. Budapest 1956 - Köztársaság tér. Linciaggio del cadavere di un agente dell'Ávh

Dopo la Primavera di Praga, un’altra mostra documenta la lotta rivoluzionaria attraverso il reportage fotografico.

A Reggio Emilia, dal 7 febbraio al 22 marzo, Palazzo Magnani (in contemporanea con la mostra su Vivaldo Poli) ospita “Mario De Biasi. Budapest 1956″, 100 immagini scattate da uno dei maggiori fotografi italiani durante la tragica rivolta ungherese soffocata dalla truppe sovietiche.

Inviato di Epoca, settimanale allora diretto da Enzo Biagi, tra il 23 e il 24 ottobre 1956 De Biasi rimase per ore sotto il fuoco dei rivoluzionari, documentando l’ingresso dei carri armati sovietici, i massacri, la rabbia, i morti impiccati nelle strade e il dolore della popolazione. Il risultato di questo breve ma intenso soggiorno sono immagini crude e senza retorica, che testimoniano i fatti che infiammarono la capitale ungherese nell’ottobre-novembre di quell’anno.

Del fotografo il suo grande amico Munari disse: “Ha fotografato rivoluzioni e uomini famosi, paesi sconosciuti. Ha fotografato vulcani in eruzione e distese bianche di neve al Polo a sessantacinque gradi sotto zero. La macchina fotografica fa parte ormai della sua anatomia come il naso e gli occhi“.

Mario De Biasi. Budapest 1956 - Palazzo Magnani - Reggio Emilia
Mario De Biasi. Budapest 1956 - Al confine tra Austria e UngheriaMario De Biasi. Budapest 1956 - Práter utca Mario De Biasi. Budapest 1956 - Köztársaság tér Mario De Biasi. Budapest 1956 - Köztársaság tér. La folla dei rivoluzionari aggredisce gli agenti dell' Ávh fuoriusciti dal palazzo iin fiamme

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Vivaldo Poli a Palazzo Magnani e alla Rocca dei Gonzaga

pubblicato da margherita

Senza titolo - 1967 - Vivaldo Poli - Collezione privata

Dal 7 febbraio al 22 marzo, Reggio Emilia e la sua provincia rendono omaggio a Vivaldo Poli.

150 opere saranno esposte a Palazzo Magnani di Reggio Emilia e alla Rocca dei Gonzaga di Novellara, opere che illustreranno la produzione artistica dell’autore attivo nel MAC (Movimento Arte Concreta) e ospite di due edizioni della Biennale di Venezia (1948 e 1950).

Nato come artista figurativo, Poli arriva all’Informale dopo essere passato attraverso le lezioni di Cézanne e di Matisse e del Surrealismo. La mostra si sofferma in particolare sul ventennio che va dagli anni Quaranta ai primi anni Settanta, periodo in cui l’artista, passato il postcubismo picassiano, risente dell’influenza di alcuni protagonisti dell’Espressionismo astratto americano e di autori come Soulages, Hartung, Riopelle, Nicholson, William Scott, Pasmore.

Un percorso articolato che però non lo ha reso noto al grande pubblico, mancanza che la mostra vuole colmare.

Vivaldo Poli - Palazzo Magnani (Reggio Emilia) e Rocca dei Gonzaga (Novellara)
Senza titolo - 1956 - Vivaldo Poli - Collezione privataSenza titolo - 1957 - Vivaldo Poli - Collezione privataPittura - 1955 - Vivaldo Poli - Collezione privata

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