
Da domani mercoledì 3 novembre a Torino tornano le Luci d’artista. La rassegna, giunta alla dodicesima edizione, si arricchisce con quattro nuove opere. Ressorts et Tortillons di Cie Leblanc nei giardini di Piazza Carlo Felice, Cristallizzazione Sospesa di Carlo Bernardini, nella corte di Palazzo Bertalazone, My Noon, di Tobias Rehberger in Piazza Castello e Bwindi Light Masks di Richi Ferrero nel cortile di Palazzo Chiablese.
Installazioni luminose che si vanno ad aggiungere a quelle di Mario Merz, Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren, Joseph Kosuth, Rebecca Horn, Mario Molinari e molti altri. Un totale di 21 luci d’artista che disegnano un percorso unico e affascinante per le strade dell’oscura Torino. Un cammino fatto di luci, colori, parole, opere in dialogo con gli edifici, le persone ed i luoghi che le ospitano.
Se siete a Torino dunque, fino al 31 gennaio lo spettacolo è assicurato.
Le fotografie sono di proprietà del Comune di Torino.

Comincia con una citazione dell’ultima frase de L’Odio di Mathieu Kassovitz la presentazione della personale di Gec Art a Torino, in occasione della sesta edizione di Paratissima, il festival organizzato dal basso in risposta ad Artissima, nel quartiere di San Salvario.
Col tempo Gec si è fatto conoscere per il suo lavoro in strada e su tela, in cui protagonista è un’umanità popolata da uomini-televisore, con la testa incapsulata nell’ormai desueta scatola. Fin qui tutto bene – Catastrofe e ironia, che inaugura venerdì 5 (h 18 - Via Saluzzo 31/b), apre anche una nuova fase nella ricerca dell’artista, che comincia a lavorare a livello plastico sulle contaminazioni tecnologiche.
Quando la natura si ribella e riversa su di noi la sua potenza distruttrice, all’uomo non resta che proseguire il suo percorso creativo fatto di ibridazioni. Nascono così nuovi topi e prendono il posto di quelli vecchi per le strade di Parigi. Gec li ha installati, fatti interagire con i passanti e fotografati nel capoluogo francese.
Oggi riporta il frutto di quell’esperienza in un allestimento molto particolare, nell’appartamento-loft a San Salvario, uno spazio espositivo inusuale e straniante. Certo, fin qui tutto bene, ma l’idea che queste creature, un po’ ironiche ed inquietanti, un giorno possano davvero prendere vita, ci fa capire che, è vero, stiamo cadendo, ma non si sa come, dove e se atterreremo.
L’esposizione, che prevede anche un video di Aklee, prosegue fino a domenica 7 novembre.

Comincia venerdì 29 novembre 2010 a Torino, Tempi Precari, opere d’arte in spazi non comuni. L’idea è quella di una rassegna diffusa sul territorio, che individua e trasforma luoghi pubblici in spazi espositivi. La precarietà della vita lavorativa investe gran parte della popolazione giovanile italiana e si riflette nell’ambito della sfera sociale e privata.
Se per la generazione nata nel dopoguerra e negli anni sessanta, l’obiettivo era migliorare la propria condizione di vita rispetto a quella delle generazioni precedenti, oggi molti ragazzi metterebbero la firma per avere anche solo metà delle opportunità di lavoro che hanno avuto i loro padri e le loro madri.
Tempi precari, a cura di Francesco Poli ed Elisa Lenhard nell’ambito di Torino 2010 Capitale Europea dei Giovani, presenta il lavoro di circa 40 artisti e comincia con tre sedi espositive alquanto significative. Il Centro per l’impiego di via Bologna 153, gli Assessorati alla Cultura del Comune di Torino, della Regione Piemonte e la sede di Finpiemonte.

Continua la stagione dei grandi appuntamenti di arte urbana. Ha preso il via lo scorso 2 ottobre, con il primo grande intervento di Ericailcane sulle pareti del Centro Culturale italo-arabo Dar Al Hikma, il Pic Turin Festival. L’evento, che viene definito come il Primo Festival Internazionale di arte murale in Italia (ma il Fame Festival di Grottaglie dove lo mettiamo?) porta a Torino tra ottobre e novembre alcuni dei più interessanti street artist attivi sulla scena internazionale.
Grazie ad un capillare azione di ricerca di mura e facciate sono stati individuati quasi 4.000 mq di superfici pitturabili, alcune addirittura poste a 30 metri d’altezza. Torino va quindi incontro ad un radicale re-facement di alcune zone, da Palazzo Nuovo (via Verdi e Corso San Maurizio) a Lungo Dora Savona, da via Fiocchetto a Corso Taranto, da via Giachino a via Cigna, da Corso Grosseto a via Netro, da via Servais a via Don Murialdo.
Una line-up davvero eccezionale, che vede la partecipazione di Roa dal Belgio, Aryz dalla Spagna, El Mac dagli States, a fianco di alcuni nomi storici e nuove proposte dall’Italia e dall’Europa. A questo link potete vedere il calendario completo dei wall-painting, ma è anche interessante la programmazione dei side events. A Druento, nella Chiesa sconsacrata di San Sebastiano è in corso la mostra di fotografie di Francesco e Daniela Dornetto, con opere dai corsi di writing e riqualificazione urbana di Davide Andreazza, Massimiliano Petrone, Riccardo Dapino. Nel weekend dal 15 al 17 ottobre va invece in scena Streetart Streetfood.

Dal 2 al 7 novembre, a Torino, al via la sesta edizione del Piemonte Share Festival, uno dei principali e più avanzati eventi in Italia per la scelta artistica e la riflessione culturale sulla new media art. Anche quest’anno il tema è intrigante e gioca con il pubblico su un tema particolare: l’errore. Lo capiamo subito dal titolo che ammica linguisticamente: Smart Mystake. Ma anche (sm)Art Mystake, l’arte dell’errore, come suggerisce l’immagine guida del Festival dove la gomma di una matita cancella sla “s” e la “m”: ottima la scelta grafica, minimale e pop al tempo stesso.
Location principale del Festival sarà ancora il Museo Regionale delle Scienze in pieno centro storico, con performance, conferenze, mostre screening e exhibit. Insieme ai sei finalisti del concorso, quest’anno lo special project a sorpresa de Les Liens Invisible, “Reality Is Out There”. Sul tema dell’errore come opportunità di scoperta nella storia dell’uomo (dalle disfunzioni, alla trasmissione dei dati, fino a quello biologico) si confrontaranno ospiti molto diversi per formazione e ambito di ricerca: il californiamo Kim Cascone musicista e teorico, il performer australiano Stelark, il curatore della galleria Kapelica di Lubiana Jurij Krpan, keynote speaker dell’evento, insieme a Nicolas Nova, Tatiana Bazzichelli, Geoff Cox, Cristophe Bruno, Mario Calabresi, Anna Masera, David Orban, Max Casacci, Wu-Ming 1, Edoardo Boncinelli, Caden Mason, Antonio Caronia, Siegfried Zielinski, Marco Aime, Alex Giordano. Bruce Sterling, storico amico dello Share, chiuderà l’edizione con una sua lecture.
Questo un assaggio del programma: per seguirne le evoluzioni e i warm-up tenete d’occhio il sito. Il tutto si inserirà nella settimana dell’arte contemporanea torinese, fra Artissima e altri eventi, anche con interessanti connessioni come nella scorsa edizione.

Si è inaugurata la scorsa settimana The italian job alla Galo Art Gallery di Torino (Via Saluzzo 11/g) la prima personale del collettivo olandese The London Police, nato nel 1998 ad Amsterdam. Proprio nelle strade della capitale olandese Chaz e Bob hanno conosciuto Galo, l’italiano che presto sarebbe diventato il compagno di molti progetti artistici in giro per l’Europa.
Poster realizzati manualmente coi marker, murales a pennello e sticker dallo stile inconfondibile. I protagonisti sono i Lads (trad. ‘giovanetti’, ‘fattorini’) apparsi per le strade e nelle gallerie di oltre 35 nazioni al mondo.
A Torino The London Police hanno realizzato un murales in esterno proprio con Galo i primi di settembre, in occasione della Rivolution Street Jam a Rivoli. In galleria un altro pezzo realizzato a parete ed un buon numero di tele, alcune anche rompono col bianco e nero e contemplano l’uso del colore.
Un appuntamento interessante per cinefili ed amanti della fotografia al Museo del Cinema di Torino. Dal 17 giugno fino al 19 settembre spazio ai ribelli del cinema americano con la mostra Rebels. Marlon Brando e Anthony Quinn. Fotografie di Sam Shaw.
L’allestimento presenta una serie di immagini dalla collezione di Sam Shaw, fotografo il cui lavoro è direttamente collegato a molti miti del cinema hollywoodiano, la cui foto più famosa è senza dubbio quella che raffigura Marilyn Monroe su una grata della metropolitana, con la gonna che si gonfia.
Per la precisione saranno in mostra negli splendidi ambienti della Mole Amtonelliana gli scatti dal set di due grandi film: I due volti della vendetta (1961) di e con Marlon Brando e Zorba il greco (1965) di Michael Cacoyannis, con Anthony Quinn. Due divi per molti versi all’opposto, colti dallo sguardo penetrante di Shaw, che sapeva farne uscire l’animo ribelle.

Del Bob Dylan pittore vi avevamo già parlato in occasione delle sue mostre a Londra e in Danimarca. Lunedì 12 luglio l’Accademia Albertina di Torino ospiterà i suoi quadri, una selezione di opere da The Drawn Blank Series, acquarelli e gouaches creati a partire dal 2007.
Nati come appunti di viaggio raccolti durante i concerti tra il 1989 e il 1992, idee e schizzi sono stati rielaborati durante il Never Ending Tour e saranno visibili a Torino fino al 20 luglio.
La mostra, organizzata da Traffic Festival (uno dei pochi festival musicali ancora completamente gratuito in Italia) in collaborazione con con la galleria Halcyon di Londra, predenta anche un catalogo con testi di Umberto Allemandi.
Inaugura giovedì 3 giugno alla Galo Art Gallery di Torino (Via Saluzzo 11/g) una doppia personale con 2501 e Bera White. Due artisti di base a Milano, con uno stile particolare ed intrigante. Venticinque Zerouno nel 2009 ha vinto il Metropolis Art Prize. Torna da una mostra a San Pietroburgo in Russia e da una positiva esperienza a Sao Paulo in Brasile. Il suo è uno lavoro di ricerca che lo conduce a sperimentare pittura, video, installazioni e a mettersi in gioco in giro per il mondo. Un linguaggio in continuo rinnovamento, eclettico ma distinguibile e mai banale, sempre dotato di un certo spessore.
Bera White invece si muove tra musica, pittura e graffiti. Dalla Sicilia, passando per il Portogallo, fino a Milano, dove nel 2006 apre il proprio studio di serigrafia, Le Raclet. Il suo è uno stile diretto in cui l’uso di linee esili e forme maestose si abbina ad una scelta di colori delicati, che rendono il suo lavoro antropologicamente rilevante. Non c’è il marchio della contemporaneità, ma semmai un continuo richiamo a culture, forme, simboli afferenti ad un immaginario visivo millenario, forse latino, forse umano.
2501 e Bera hanno già lavorato insieme a Berlino ad Urban Affairs 09.

Dal 12 maggio al 26 settembre 2010 la Fondazione Merz di Torino celebra il suo fondatore, scomparso nel 2003. Mario Merz. Pageantry of painting. Corteo della pittura, è un allestimento a cura di Rudi Fuchs che presenta 20 grandi pitture. Lavori partoriti dalla mente del maestro tra la metà degli anni Settanta e la fine degli anni Ottanta, provenienti er lo più da collezioni private e poco conosciuti al grande pubblico.
Nell’idea dell’allestimento Fuchs considera le grandi pitture di Merz come delle immagini-stendardo protagoniste di una rappresentazione teatrale. Ognuna mette in scena i suoi colori e con essi si muove, chiamando lo spettatore ad un rituale di condivisione più che ad un vero e proprio spettacolo.
Nelle parole dello stesso artista torinese: “La pittura prende vita nella mente ancora prima di essere fatta. E l’immagine è sempre doppia, è un’immagine e anche qualche altra cosa. Se l’immagine è perfetta diventa un dipinto… Fino a poco tempo fa si poteva diffidare dell’immaginazione, al giorno d’oggi si deve portare nuovamente più fantasia possibile nell’arte”. La mostra è un’occasione per grandi e piccini per conoscere più da vicino le opere di un artista il cui linguaggio ha profondamente segnato il panorama urbano del capoluogo piemontese.