Come saprete esistono molti eventi collaterali alle varie Biennali di Venezia. Tutti gli artisti “sbavano” per poter anche solo vedere il proprio nome associato ad uno dei più importanti palcoscenici internazionali per l’arte contemporanea. Non è però il caso di Swoon, donna e street artist di base a New York. Nel 2009, senza nemmeno aver cercato di essere inserita nel palinsesto ufficiale degli eventi collaterali, è sbarcata all’Arsenale con un manipolo di giocolieri, musicisti, e anarchici artisti di strada, su di una flotta composta da tre zattere fatte di rifiuti provenienti dalla Grande Mela.
A differenza di Coniglio Viola, la cui operazione è stata ampliamente annunciata e coperta dai media nazionali, del progetto di Swoon, Swimming Cities of Serenisima, non si è parlato in Italia. Swoon è un artista di 32 anni, che di nome fa Caledonia “Callie” Dance Curry. Ha costruito la sua zattera e ci ha fatto montare una trentina di artisti, emissari della cultura underground. Maestri nell’assemblaggio e nella guida di biciclette, dumpster-divers in cerca di piccoli tesori sommersi tra i rifiuti. Sono pezzi del movimento anarchico che ha prosperato a New York in zone come Bushwick, Greenpoint, lungo il Canale Gowanus, negli ultimi dieci anni.
Ci sono viaggiatori, artisti, ladruncoli e homeless, che si sono dati appuntamento a 100 km dalle coste di Venezia, in Slovenia, per raccogliere e assemblare i contaneir pieni di spazzatura provenienti da New York. Fogli di compensato, ritagli di legno di olivo, pezzi di arenaria, metalli, cemento e scarti di ogni tipo. Le zattere sono diventate delle Zone Temporanamente Autonome che si muovevano in maniera caotica e disordinata (a causa soprattutto del maltempo) per le calli e i canali veneziani.
Il progetto Swimming Cities era nato nel 2006 in America, prima la discesa del fiume Mississipi, poi l’Hudson, ed infine il Canal Grande. L’invasione ‘a colpi di rifiuti’ è interessante perché viene proprio dagli States, la terra che riesce a vendere per buono ogni suo prodotto (o scarto?) culturale o artefatto tecnologico.
Image courtesy Swimmingcities on Flickr
Swimming Cities of Serenissima. Lo sbarco della street art di Swoon alla Biennale di venezia





A Palazzo Grimani di Venezia, dopo Giorgione arriva Hieronymus Bosch, con tre straordinari dipinti. L’iniziativa, che verrà presentata domani in una conferenza stampa a casa di Vittorio Sgarbi, riporta alla luce, dal 19 dicembre 2010 al 20 marzo 2011, la Visione dell’Aldilà (1500 – 1503), il Trittico di santa Liberata (1505) e il Trittico degli eremiti (1510).
L’intento è quello di valorizzare le collezioni statali conservate a Venezia, città che Bosch frequentò tra il 1499 e il 1502. Le opere, che facevano parte della collezione del cardinale Domenico Grimani, tornano, per così dire, “al loro posto”.

Si è aperta questo weekend a Venezia, al secondo piano del Museo Correr, L’avventura del vetro. Un millennio d’arte veneziana. L’allestimento, che resterà aperto fino al 25 aprile 2011, è l’ideale prolungamento della mostra omonima che si è svolta a Trento.
Rispetto al percorso trentino, i curatori Aldo Bova e Chiara Squarcina hanno aggiunto molte opere, tanto che la mostra al Museo Correr (che nell’occasione compie 150 anni) sui può considerare la più grande mai realizzata sul tema dal lontano 1982.
Quattro le sezioni: vetri archeologici (con eccezionali ritrovamenti inediti in Laguna); dal XV al XVIII secolo ; XIX secolo; XX secolo. In età classica Venezia era il punto di arrivo di stupendi manufatti artistici realizzati in vetro, mentre nel presente Venezia e soprattutto il vetro di Murano esportano in tutto il mondo quel felice connubio tra artigianalità e design che si è venuto a costituire nel tempo.

Dopo molti rinvii arriva finalmente la conferenza stampa di presentazione del nuovo Padiglione Italia della prossima Biennale d’arte contemporanea di Venezia, che aprirà i battenti a giugno 2011. Come già annunciato nei mesi scorsi, il curatore sarà Vittorio Sgarbi, ma si avvarrà della collaborazione di 150 curatori doc. Il critico d’arte ferrarese dice scherzando di essere troppo più bravo degli altri e quindi si “limiterà” (ma con Sgarbi usare la parola limite può essere sempre fuori luogo) a costruire il frame, la macrostruttura.
Sì, perché si tratta sempre e comunque di allestire 6.000 mq di esposizione, seppur con un budget che il Vittorio nazionale considera ridotto (solo dal Mibac vorrebbe almeno 1,5 milioni di euro, contro gli 800 milaoffertigli). Dunque si comincia coinvolgendo nella curatela e nella partecipazione intellettuali e importanti uomini della cultura, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Gianni Vattimo, Elisabetta Rasy, Paolo Mieli, Furio Colombo, Ferzan Ozpetek, Tahar Ben Jelloun ed Erica Jong.
Sarà una Biennale diffusa, con un collegamento diretto attraverso 100 monitor, con 27 mostre in altrettante città italiane e 89 allestimenti negli istituti italiani di cultura all’estero. Contento dunque Frattini ma anche Bondi che “schiaccia il tasto” dei 150 anni dell’Unità d’Italia.
Foto Giovanni Dall’Orto via Wikipedia

Ha preso il via la scorsa domenica 29 agosto, la dodicesima Mostra Internazionale di Architettura a Venezia, diretta dall’architetta giapponese Kazuyo Sejima. Tra i molti progetti in concorso oggi vi segnalo quello di AtelierForte, l’opera Sleipnir Convivalis Quintus.
Un cavallo a otto zampe, costruito in legno e ferro, il cavallo di Odino. Reinterpretato, rappresenta una visione dell’abitare in un futuro, così come proposto nel bando di concorso da Wired Italia.. Nell’idea di AtelierForte è uno spazio dinamico, capace di muoversi, un ritorno alle origini del piacere, della convivialità. Uno spazio interconnesso, nato anche dai suggerimenti dello chef Davide Oldani.
Una versione in scala 1/5 dell’opera è presente nella sezione Ailati Italia 2050 - Riflessi dal Futuro, a cura di Luca Moilinari, al Padiglione Italia (fino al 21 novembre) dellalla Biennale di Architettura di Venezia.

Ecco una mostra un po’ speciale, che si sviluppa attraverso una trilogia espositiva e prende il nome da una rubrica che Pier Paolo Pasolini tenne alla fine degli anni sessanta sul settimanale il Tempo. Sulla strada tracciata da Pasolini, questo vuole essere un appuntamento che chiama a raccolta artisti con una nuova sensibilità etica ed una propensione a situare le loro opere in un contesto sociale.
L’inaugurazione è prevista per questo venerdì 27 agosto alle ore 18.30 con il LightON Party (ingresso su invito). Il secondo appuntamento de Il Caos, a cura di Raffaele Gavarro, verterà sul tema delle migrazioni. Spostamenti fisici e mentali, lavoro, conflitti, visti attraverso installazione, fotografia e video.
Ecco gli artisti invitati, Theo Eshetu (Londra, 1958), Michael Fliri (Alto Adige, 1978), H. H. Lim (Malesia, 1954), Paolo Meloni (Prato, 1967), Alex Mirutziu (Sibiu, Romania, 1981), Ivana Spinelli (Ascoli Piceno, 1972), Driant Zeneli (Shkoder, Albania, 1983). Verrà inoltre proiettato il documentario Il futuro sospeso di Annamaria Gallone, girato in Marocco e prodotto dall’Ong Progettomondo.mlal.

Settembre caldo a Venezia, oltre alla Biennale di Architettura, sono molte le iniziative in programma. La Fondazione Giorgio Cini dedica una retrospettiva a Gianbattista Piranesi, artista poliedrico vissuto nel settecento. Le Arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer apre i battenti sabato 28 agosto, all’Isola di San Giorgio Maggiore. Un percorso curato da Michele De Lucchi che attraversa l’intera produzione di questo artista poliedrico e affascinante.
Da una parte le stampe originali, oltre 300, provenienti dalle collezioni grafiche della Fondazione, dall’altra una serie di ricostruzioni moderne che ci riportano la freschezza del linguaggio di Piranesi, non scevro a costruzioni fantastiche e multiformi.
Uno stile che faceva già largo impiego del sincretismo e si prodigava in progetti ambiziosi quanto immaginari, come le Carceri d’Invenzione, architetture mentali e visionarie, o la serie delle Diverse Maniere di adornare i Cammini. Piranesi portò in auge il gusto per l’arredo classico, miscelandolo a nuove istanze decorative e definindo uno stile ad oggi attualissimo, tra eccessi barocchi e soluzioni iperboliche.
Accompagna l’allestimento una serie di fotografie di Gabriele Basilico scattate soprattutto a Roma e Paestum, i luoghi delle vedute di Piranesi, citati anche da Margherite Yourcenar nel saggio che a lui dedicò.
Le Arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer





A fine agosto, il 29, ritorna la Biennale di Architettura ai Giardini di Venezia, la dodicesima edizione per l’esattezza si apre con un doppio omaggio a due cittadini veneti, Toni Benetton, scultore, e Toni Follina, architetto.
I curatori Carlo Sala e Nico Stringa hanno costruito un percorso attorno alla figura di urbanista scultore di Benetton, impegnato fin dai primi anni settanta nella ricerca sui luoghi marginali e periferici. Il supporto dell’arte si integra appunto nel reticolo urbano dando continuità ai luoghi e nuovo significato alle masse informi, agli agglomerati.
Di Benetton saranno presentati i Townscapes, undici progetti mai realizzati, pensati in metallo verniciato, strutture ‘da vivere’ integrate nel tessuto urbano e non opere d’arte da poter solo contemplare. Il lavoro sulle geometrie e sul comportamento dei solidi nello spazio porta Benetton a ripensare le linee di prospettiva e la funzione sociale dell’elemento architettonico, senza tuttavia lasciarsi andare alle mega-costruzioni delle star dell’architettura.
Il lavoro di Follina è sintetizzato invece in un suo progetto recentemente partito, il recupero dell’ex-manicomio Sant’Artemio di Treviso, reso nella mostra attraverso plastici e fotografie. Un percorso che tiene conto della storia dell’edificio e di quella del territorio che lo ospita, fra gusto contemporaneo e nuova destinazione pubblica.

Il prossimo 15 agosto, assieme ai festeggiamenti per il Ferragosto, si ricorda anche il triste anniversario dei 65 anni dallo sgancio statunitense della bomba atomica su Hiroshima. In Giappone ogni anno i maestri grafici realizzano gli Hiroshima Appeals, una serie di manifesti in favore della pace.
Da venerdì 27 agosto sarà possibile vedere una selezione di questi manifesti (quelli che hanno vinto), realizzati negli ultimi dieci anni, alla Galleria di Piazza San Marco a Venezia. La mostra Graphic Design dal Giappone. 100 Poster 2001 – 2010 è curata da Rossella Menegazzo e organizzata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa.
Un sottile equilibrio tra immagine, concetto e visione, nel solco dell’eleganza giapponese e nel melting pot calligrafico dove coesistono lettere latine, grafemi cinesi e giapponesi. Parallelamente alla mostra viene presentato all’inaugurazione il film Angelus Hiroshimae (2010), scritto e diretto da Giancarlo Planta e prodotto da El Ingenioso Hidalgo insieme a Franco Nero. Il film, ispirato al Libro degli Haiku di Jack Kerouac, con la colonna sonora del maestro Ennio Morricone, è stato girato all’Aquila prima del disastroso sisma che l’ha rasa al suolo.
Se passate da Venezia, fateci un salto. I giapponesi sono davvero dei maestri nell’arte della grafica.
La notizia della morte di Louis Bourgeois è arrivata come un lampo a Venezia il 31 maggio, nel mentre era in corso la preparazione della sua mostra al Magazzino del Sale. Louise Bourgeois. The Fabric Works (Louise Bourgeois. Lavori in tessuto) sarà così l’ultima mostra in cui l’artista ha partecipato attivamente, prendendo parte con sensibilità e passione ad ogni fase della preparazione.
La mostra, la cui ‘portata mediatica’ va ben oltre le previsioin iniziali, apre i battenti proprio oggi sabato 5 giugno e sarà visitabile fino al 19 settembre presso la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova. Oltre al Magazzino del Sale ci sarà a disposizione anche lo Studio di Vedova, al numero 50 delle Zattere, recentemente rinnovato.
Curata da Germano Celant in collaborazione con Jerry Gorovoy del Louise Bourgeois Studio di New York, la mostra presenta opere in gran parte sconosciute fatte di tessuto e una ricca serie di disegni creati tra il 2002 e il 2008. Principalmente montaggi, collage e assemblaggi di pezzi di suoi vestiti e biancheria, queste opere hanno una energia inquietante e sorprendente che deriva dalla loro ricchezza di colori e di linguaggio, simbolico e intimo.