Che l’arte cinese contemporanea, grazie alle vicende del mercato globale che le sono favorevoli negli ultimi anni, stia prendendo piede in Occidente e infine nella “Vecchia Europa”, è un fatto sotto gli occhi di tutti. Ciò non toglie che sia anche una grande occasione per ripercorrere i punti chiave di una tradizione pittorica e plastica che ci è spesso completamente aliena, pur essendosi “abbeverata”, soprattutto nell’ultimo secolo, anche ai nostri stessi capolavori. Per chi fosse interessato a questo “viaggio negli stilemi attuali” della Cina, il prossimo appuntamento è nei grandi spazi del Museo MACRO Testaccio di Roma fino al 15 Gennaio 2012 per la mostra “La Grande astrazione celeste”.
Una selezione di trentadue opere di quindici artisti cinesi (Yu Youhan - 1943, Li Huasheng - 1944, Lian Quan - 1948, Ma Kelu - 1954, Zhang Jian Jun - 1955, Li Xiangyang - 1957, Liu Xuguang - 1958, Zhang Yu - 1959, Tan Ping - 1960, Meng Luding- 1962, Zhang Hao - 1962, Liu Gang - 1965, Xu Hongming - 1971, Zhou Yangming - 1971, Lei Hong - 1972) appartenenti alle diverse generazioni che si sono susseguite negli ultimi quarant’anni, provenienti dalla “prima mostra che un critico italiano abbia mai curato al NAMOC” (National Art Museum of China). Un “momento artistico” diretto da Achille Bonito Oliva nel 2010, presso l’importante istituzione artistica pechinese, che si è “ripercosso”, per volontà dello stesso curatore, nell’expo romana “La Grande astrazione celeste”, ricostruendo uno spaccato preciso del panorama attuale.
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Forse non tutti lo sanno, ma il 2011 è l’Anno della Cultura Cinese in Italia. Le celebrazioni si erano aperte nell’ottobre del 2010, con il colosseo che si era vestito di rosso e le lanterne sulla via dei Fori Imperiali.
Nel frattempo, a Prato ed in altre città d’Italia, la scorsa settimana le comunità cinesi hanno festeggiato il loro capodanno con la Danza del dragone nella zona industriale del Macrolotto. Le celebrazioni si sono portate dietro diverse polemiche, perché all’inizio il percorso concordato con le autorità prevedeva il passaggio nel centro storico del capoluogo toscano, ma una modifica dell’ultimo minuto delle autorità a relegato i festeggiamenti all’area della chinatown pratese.
Arriviamo così alle mostre. Questa settimana a Milano si è aperta la Milano Asian Art, sei mostre tra Giappone e Cina, tra cui la Chinese Export Porcelain, che raccoglie opere in porcellana realizzate durante la dinastia cinese Qing.
Sul versante contemporaneo invece, è partita ieri a Milano al Consolato Cinese una mostra itinerante di tre artisti, che toccherà anche Venezia e a Roma. L’artista di maggior rilievo è Li Yaolin, che rivisita le case tradizionali e antichi edifici reali in Cina. Poi c’è la serie di dipinti olio di Yao Jianbo Sogno d’acqua, fiumi, laghi e città e, infine, l’armonia dei colori e l’energia visiva dei dipinti di Zhong Jikun.
Insomma, l’anno della cultura cinese in Italia è iniziato, vi terremo informati.
2011, l’Anno della Cultura Cinese in Italia tra tradizione e contemporaneità





Sembra un momento davvero propizio per i vasi cinesi antichi. Giovedì scorso a Londra, da Bainbridges, una piccola casa d’aste, un vaso è stato battuto per la cifra record di 43 milioni di sterline (oltre 50 milioni di euro). L’acquirente? Naturalmente un cinese.
Il prezzo è davvero impressionante, se pensiamo che ha superato di oltre quaranta volte la stima di pre-vendita, mandando in estasi i proprietari, gli ereditieri di un vecchia signora londinese che aveva comprato il vaso negli anni ‘30. Il pezzo faceva parte del bottino trafugato a Palazzo d’Estate di Pechino nel 1860, quando le truppe inglesi e francesi si diedero al saccheggio dopo la fine della seconda Guerra dell’Oppio.
La notizia di oggi invece riguarda il ritrovamento di un vaso molto più antico, risalente al 500 a.C. Venuto alla luce durante gli scavi per l’ampliamento dell’aeroporto di Xianyang a Xian, col coperto sigillato, al suo interno conteneva una zuppa. Il sito di provenienza è lo stesso che portò alla luce l’Esercito di Terracotta dell’imperatore Qin Shi Huang.

Il 28 maggio è una data storica per i collezionisti d’arte antica cinese. Christie’s Hong Kong propone alcuni dei più costosi capolavori del maestro Shitao 石涛 (1642-1707), che lavorò sotto la dinastia Ming. Uno dei pittori più influenti della sua epoca, che ha sviluppato la tecnica cinese dell’inchiostratura ed ha lavorato anche col pennello.
La vendita presenta oltre 400 opere di calligrafia cinese valutate in totale più di 30 milioni di euro. Saranno battutti all’asta album come quello che vedete qui sopra, composto da 8 fogli, la cui stima di vendita si aggira intorno ai 15 milioni di euro.
L’ispirazione di questo album deriva dall’esperienza poetica di Du Fu (杜甫), che Shitapo reinterpretò con grande calore e umanità, dipingendo con ricchezza di particolari e semplicità, dando mostra di una delicatezza e una creatività che andava oltre lo spirito del suo tempo.

In mostra fino al 3 aprile all’Area 24 Art Gallery di Napoli Liu Ren, classe 1980 e Lu Yuwei, classe 1977. Il primo reinterpreta il segno della crepa, che la cultura occidentale considera principio di decadimento. Per l’artista cinese la crepa è quella nel guscio d’uovo che si rompe e annuncia nuova vita. In questo processo si preserva il passato in sensazione del futuro.
Liu Ren propone l’immagine della crepa all’interno di una schematica serialità, in cui ogni volta scopre l’impossibilità di ridurre l’individuo. Lu Yuwei invece porta le sue figure tranquille e malinconiche, vincolate ai cardini della rappresentazione prospettica dei quadri.
Due artisti sicuramente interessanti, che, pur appartenendo a quella generazione che si è ‘occidentalizzata’, mantengono un’originalità di spirito e la capacità di mescolare e ricombinare elementi simbolici diversi.

A New York da Eli Klein Fine Art c’è una mostra interessante, la prima personale negli Stati Uniti di Zhang Gong. L’artista è conosciuto per le sue parodie della cultura dei fumetti e dei cartoons occidentali, immediatamente riconoscibili e identificabili. Sono i personaggi della tv, mescolati con altre immagini della cultura pop.
Nella serie Miss Panda Zhang Gong gioca su vari registri linguistici: la satira è rivolta verso alcune icone della cultura pop giovanile, ma al contempo la composizione del quadro parla anche dell’impeto artistico e del processo della creatività occidentale. Scene campali, dove si incrociano i destini che, con la cessazione negli ultimi anni del blocco culturale imposto dal regime cinese, sono entrati a far parte anche della memoria collettiva cinese.
Si uniscono dunque l’arte storica e quella contemporanea in dialogo serrato sulla società cinese che attraverso l’umorismo messo in gioco, ha anche implicazioni globali.

La millenaria cultura cinese mescolata con il pensiero concettuale occidentale. Questo in estrema sintesi è il lavoro di Cai Guo-Qiang. Nato nel 1957 a Quanzhou City, nella provincia cinese di Fujian, è figlio di un professore di storia e di una pittrice.
Tra il 1986 e il 1995 ha vissuto in Giappone, dove ha potuto conoscere ed utilizzare la polvere da sparo all’interno dei suoi disegni e condurre i suoi esperimenti con gli esplosivi. La creazione di ‘eventi esplosivi’ su larga scala si è concretizzata poi con la serie Projects for Extraterrestrials. Dal 1995 si è trasferito a New York e il suo stile ha cominciato ad appropriarsi di una grande varietà di simboli, tradizioni e materiali, come il Feng Shui, la medicina cinese, draghi, montagne russe, aquiloni, barche, computer, animali vivi, e distributori automatici.
Cai vinse il Leone d’Oro alla 48ma Biennale di Venezia nel 1999. La sua ultima mostra ‘Hanging out at the museum’ è in corso fino al 21 febbraio 2010 al Fine Arts Museum di Taipei e presenta installazioni luminose, disegni esplosivi, ponti e draghi. L’installazione visivamente più potente è sicuramente ‘Head on‘ che consiste in 99 repliche a grandezza naturale di lupi intenti a saltare contro un muro di vetro, formando uno spettacolare arco nell’aria.