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Tutti gli articoli con tag arte concettuale

All'asta il Bufalo: un'anthropometrie di Yves Klein di quasi 3 metri, la seconda più grande

pubblicato da Giovanni De Stefano

Sarà con tutta probabilità un record la vendita che Christie’s New York realizzerà per un’opera dell’artista concettuale francese Yves Klein, risalente al 1960.

Si tratta di un’opera della serie “Anthropometrie” (la numero 93) intitolata “il Bufalo”. Valore stimato: 10 milioni di dollari. La messa all’asta avverrà l’11 maggio e l’attesa è tanta. E’ il secondo dipinto più grande della serie: 2,7 metri.

Il bufalo in questione è stato ottenuto usando il corpo nudo di una modella come pennello, intinto nel “blue Klein”, come da marchio di fabbrica del grande maestro francese.

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Victims

pubblicato da Lorenzo Mazza


Victims / Vittime è una raccolta di interviste, saggi, dichiarazioni di artisti, opere d’arte concettuale e definizioni da glossario. Si tratta originariamente di un progetto lanciato sul web. Partito nel 2007, ha riunito diversi siti attuali di conflitto e situazioni di guerra legate al passato, come Srebrenica, la Palestina, il Kosovo.

Animano la piattaforma segnalazioni di diversi (e talvolta contrastanti) punti di vista internazionali che si concentrano su un aspetto dei conflitti quasi mai messo al centro, le vittime. Vittima è una delle parole più utilizzate dalle agenzie di stampa di diversi paesi, ma di vittime poi non si occupa nessuno.

Sul sito sono presenti testi di Sezgin Boynik, Adila Laidi Hanieh, Geert Lovink, Ana Peraica, Stevan Vukovic e numerosi artwork realizzati per il progetto, per ognuno dei quali è stata aperta una discussione.

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L'alfabeto furioso di León Ferrari e Mira Schendel

pubblicato da Lorenzo Mazza

León Ferrari e Mira Schendel sono due artisti accostati nella mostra El alfabeto enfurecido, che si è inaugurata al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid proprio ieri. L’esposizione, che era passata nello scorso novembre al Moma di New York, accomuna queste due personalità nella forza poetica del loro linguaggio.

La loro attività coincide con l’inizio degli anni ‘60, quando León Ferrari produce il suo Cuadro Escrito, espressione di una pratica di disegno che lo aveva portato dall’astrazione ad una forma di scrittura deformata e praticamente illeggibile. Negli stessi anni Mira Schendel comincia ad utilizzare fogli rettangolari di carta di riso giapponese e la sua produzione entra in un vortice compositivo che vede le sue punte in Las Droguinhas (1965-68), il Trenzinho (1965) e Los Objetos gráficos (1968-73). Sono gli stessi anni in cui emerge in tutto il mondo l’arte concettuale, Ferrari e la Schendel ne sono influenzati ma rimangono artisti visivi con una forte predisposizione verso l’uso della parola, dal punto di vista estetico (e semiotico) e da quello musicale (e fonetico).

Ferrari è nato in Argentina nel 1920 ed è ancora uno degli artisti contemporanei più attivi nella scena dell’arte di Buenos Aires. La Schendel naque invece in Svizzera e si trasferì dopo la guerra in Brasile, dove è morta nel 1988. Entrambi hanno affrontato la lingua e l’arte nelle sue forme più concrete ed elementari, da qui la natura ‘furiosa’ dei loro linguaggi.

El alfabeto enfurecido
El alfabeto enfurecidoEl alfabeto enfurecidoEl alfabeto enfurecido

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Al Macro, la personale di Urs Lüthi

pubblicato da michele

Urs Lüthi. As my own shadow, dalla serie “Trademarks”, 1972-2006, stampa a

Just Another Story About Leaving“: questo è il titolo della mostra di Urs Lüthi che si svolgerà al Macro di Roma dal 17 dicembre al 21 marzo 2010. Una mostra pensata appositamente per la città di Roma, e che promette di essere un appuntamento importante per chi si voglia tenere aggiornato su una delle punte di diamante dell’arte contemporanea.

Urs Lüthi è considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte concettuale contemporanea. Gioca con diverse tecniche e stili: dalla fotografia alla scultura, dalla pittura alla performance. Qui sotto, vedete un’immagine che l’artista ha voluto esplicitamente realizzare come sorta di manifesto della sua mostra a Roma: un “Autoritratto a amni vuote” che, nella gallery potete vedere realizzato anche come scultura.

Per quanto riguarda il versante strettamente fotografico, è innegabile la predilezione di Urs Lüthi per il ritratto, caricato di forti chiaroscuri e molto personalizzato. Un periodo fortunato per Urs Lüthi: termina proprio il 20 dicembre la sua mostra a Verbania.

Urs Lüthi

Urs Lüthi. As my own shadow, dalla serie “Trademarks”, 1972-2006, stampa a Urs Lüthi. Lüthi weint auch für sie, 1970, stampa offset su carta Bristol Urs Lüthi. Autoritratto a mani vuote – Selfportrait with empty hands, 2009, fotografia

Continua a leggere: Al Macro, la personale di Urs Lüthi

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Da San Francisco, la prima Banca dell'Antimeteria

pubblicato da penelope.di.pixel

bank of antimatter

Jonathon Keats, artista concettuale e critico, vive e lavora a San Francisco ed è lì che fra pochi giorni inaugurerà la prima “Banca dell’Antimateria“.

Nell’anno della cristi finanziaria internazionale che ha fatto collassare gli indici di borsa in tutto il mondo, la Banca dell’Antimateria crea una “mirror economy” con l’obiettivo di bilanciare un sistema economico (il nostro) basato sul perseguimento esclusivo del benessere materiale. Da qui l’idea di usare l’antimateria come principale indicatore di questa nuova economia. Come spiega Keats, “Il mio piano è di equilibrare il materialismo attraverso la scienza moderna, sfruttando il potenziale economico dell’antimateria che è l’opposto fisico di ogni cosa fatta di atomi, dai condomini ai jet privati“. La banca servirà da hub per promuovere la creazione infrastrutture antimateriche che illustrino al pubblico gli investimenti e le opportunità da cogliere. Ma come ogni banca, anche la Banca dell’Antimateria stamperà il suo denaro: “I soldi sono il fondamento di ogni economia” spiega ancora Keats, “e la Banca dell’Antimateria non fa eccezione“. Anti-soldi da 10.000 a 1.000.000 positroni sono già pronti grazie alle riserve di antimateria accumulate nella banca. Ma al contatto con la materia gli anti-soldi si annullano: per questo verranno continuamente prodotti in loco…

Meraviglioso immaginare l’aperura di questo surreale sportello intento a produrre denaro positronico che si autodistrugge nel bel mezzo di una galleria. Perchè la banca dell’Antimateria vedrà la luce il 12 novembre prossimo presso la Modernism Gallery di San Francisco. Ultima curiosità. A quanto leggiamo sul sito, il progetto è inoltre appoggiato da un finanziamento privato svizzero. Mi chiedo: e se fosse vero?

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I messaggi di Jenny Holzer a Basilea

pubblicato da Elisa

Jenny Holzer

Apirà il primo novembre alla Fondazione Beyeler (progettata da Renzo Piano) una mostra dedicata al lavoro di Jenny Holzer, artista americana celebre soprattutto per l’uso della parola scritta in installazioni urbane di grande fascino.

La Holzer manda messaggi. Luminosi, grandi, piccoli, colorati, incisi, proiettati o stampati che siano, i messaggi dell’artista arrivano, inevitabili, al pubblico. Media diversi e spazio pubblico, parole e tematiche diverse (politica, società, famiglia, ma anche messaggi relativi alla vita di ogni giorno). Pelle, stoffa, pietra, neon luminosi, proiezioni, Jenny Holzer nella sua lunga carriera ha usato qualsiasi superificie fosse in grado di trasportare delle parole.

“The family is living on borrowed time” (fine anni Settanta), “Protect me from what I want” (a Time Square, nel 1982), “Go where the people sleep and see if they’re safe” (serie Survival, 1983)… Nella mostra svizzera saranno esposte opere dagli anni Ottanta e per l’evento l’artista realizzerà il suo primo progetto dedicato alla telefonia mobile. Naturalmente sono previste grandi proiezioni luminose, sia a Basilea che a Zurigo. Fino al 24 gennaio.

Jenny Holzer
Jenny HolzerJenny HolzerJenny HolzerJenny Holzer

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A Brescia: Betty (Woodman), Carla (Accardi), Sol (LeWitt)

pubblicato da Elisa

Betty Woodman, Carla Accardi, Sol LeWitt

La Galleria Massimo Minini di Brescia apre il 14 maggio una collettiva dedicata a tre grandi dell’arte contemporanea internazionale: Sol LeWitt, Carla Accardi, Betty Woodman. Tre amici del gallerista, del quale riprendo la presentazione personale: “Tutti e tre questi artisti hanno un lato decorativo che li accomuna; un accostamento al colore e alla forma che li ha portati ad inventare strutture forse un po’ rigide all’inizio della loro ricerca e man mano sempre più libere, felici e sciolte, come se venissero da una profondità trovata, un luogo intimo dove le teorie decantano e viene a galla l’Io più vero”.

Sol LeWitt, artista statunitense tra i più importanti del secolo, maestro minimalista e tra i padri fondatori dell’arte concettuale, è famoso al grande pubblico per i suoi wall paintings. La sua produzione artistica comprende anche disegni, fotografie e lavori su tre dimensioni, che saranno esposti nella galleria.
Carla Accardi è una celebre pittrice italiana che ha contribuito dal dopoguerra allo sviluppo e all’affermazione dell’astrattismo in Italia. La sua ricerca è basata sul segno e sul colore, che fa dialogare magistralmente con superfici eterogenee.

Betty Woodman, infine, è una scultrice americana che ha fatto dell’argilla il suo mezzo poetico. Madre di Francesca Woodman, vive tra New York e Firenze: lavora sul vaso come forma-archetipo, traducendolo spesso in installazioni fortemente decorative, a muro e a pavimento.
Un trio davvero interessante, da vedere fino al 10 luglio.

Galleria Massimo Minini
Via Apollonio 68, Brescia

Betty Woodman, Carla Accardi, Sol LeWitt
Betty Woodman, Carla Accardi, Sol LeWittBetty Woodman, Carla Accardi, Sol LeWittBetty Woodman, Carla Accardi, Sol LeWitt

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Alighiero e Boetti a Milano: Cieli ad alta quota.

pubblicato da Elisa

Cieli ad alta quota, Alighiero e Boetti

Mentre Napoli lo (li) celebra al MADRE, la Galleria Seno di Milano propone dal 12 marzo un incontro con il linguaggio di Alighiero e Boetti. Artista, più che unico, ‘doppio’. Come la sua identità, sdoppiatasi da Alighiero Boetti in “Alighiero e Boetti” nel 1972.

Indefinibile, eclettico e poliedrico, è stato tra i principali esponenti dell’Arte povera e dell’Arte Concettuale, e ha abbracciato nel corso della sua evoluzione poetica le discipline più diverse, dall’esoterismo alla matematica, dalla musica alle filosofie orientali.

Ogni suo progetto lavora ed evidenzia la coesistenza della differenza, i giochi della mente, il superamento dello schema binario (Alighiero e Boetti, Gemelli, Ordine e disordine, Sale e Zucchero, classificazione e indeterminazione, scrittura e numero…).

Il titolo della mostra, “Cieli ad alta quota”, rimanda al titolo di opere realizzate in matita e acquerello dalla fine degli anni ‘80, durante un decennio caratterizzato dalle composizioni su carta. Da scoprire.

12 marzo - 16 aprile
Galleria Seno - Milano
Via Ciovasso, 11

Cieli ad alta quota, Alighiero e Boetti
Cieli ad alta quota, Alighiero e BoettiCieli ad alta quota, Alighiero e Boetti

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I neon di Morellet in mostra a Milano

pubblicato da Sara

François Morellet

È a cura di Luca Massimo Barbero – da poco nominato direttore del Macro di Roma – la personale di François Morellet che inaugurerà tra meno di un mese presso la Galleria A Arte Studio Invernizzi.

A due passi da Corso Buenos Aires e Porta Venezia, la mostra illustrerà ampiamente l’opera dell’artista francese precursore del Minimalismo e del Concettuale. Per gli amanti del neon in arte Morellet è un artista da conoscere.

In mostra le opere più famose dagli anni Cinquanta agli Ottanta, ma tutta da scoprire una cospicua sezione di opere recenti pensate appositamente per gli spazi della galleria, intrise di una consueta e razionale geometria intesa come punto d’arrivo delle energie dello spazio espositivo. Dal 19 marzo.

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Vincenzo Agnetti e l'arte concettuale

pubblicato da Valentina

Apocalisse di Vincenzo AgnettiVincenzo Agnetti è uno dei maggiori esponenti dell’arte concettuale italiana. Scrittore, giornalista, critico d’arte, pittore: sicuramente un uomo dai tanti interessi. Non si può restare indifferenti davanti alle sue opere sempre ricche di significati.

Tra i concetti più originali che l’artista sviluppa c’è l’idea del dimenticare: risale al 1969, infatti il suo “Libro dimenticato a memoria” un’opera costituita dall’immagine di un libro a cui l’artista ha ritagliato la parte scritta delle pagine.

Spesso i titoli e le frasi che accompagnano le sue opere sono veri e propri ossimori che stuzzicano la riflessione. Ne sono alcuni esempi: “L’idea ferma diventa oggetto fine a se stesso” frase riportata nella sua opera “Assioma” del 1972; oppure “I numeri finiscono dove inizia il tempo” riportata in “Tempus mentis” del 1970-71.

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