
Fiore all’occhiello del Piemonte Share Festival, Share Prize è un premio internazionale nato con l’obiettivo scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali. Lanciato nel 2007, alla call partecipano in media circa 3-400 artisti da ogni parte del mondo.
La giuria, composta da Andy Cameron (spcial curator dell’edizione ‘09), Bruce Sterling (giornalista e scrittore amico storico dello Share), Emma Quinn (curatrice new media art, Londra), Giovanni Ferrero (presidente Accademia delle Belle Arti, Torino), Rosina Gomez-Baez (direttrice Laboral Centro de Arte y Creación Industrial, Gijon), ha selezionato 6 i finalisti le cui opere evidenziano le relazioni fra gli elementi di un sistema complesso.
Fra caos e valore, significato e casualità, politica ed economia, queste astrazioni instabili si concretizzano sotto forma di sculture-installazioni, mentre la loro forte fisicità unita a una bellezza tradizionale a cavallo artigianato e attitudine hacker ci svela un quasi-rifiuto ad essere “soltanto” digitali.
[Nella foto: Ernesto Klar - “Convergenze Parallele”]
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6 gennaio. Eccoci arrivati alla terza tappa del nostro viaggio nella crisi economica internazionale e, come sappiamo, la realtà non è mai un percorso lineare: infatti l’intervista con Marc Garret verrà pubblicata l’8 gennaio. Ho ricevuto il testo ieri come concordato con Marc e lo dovevo pubblicare: il testo è lungo e impegnativo e lo sto traducendo in queste ore, sicura che comprenderete e che non sarà un problema.
Ma parliamo di Simona Lodi e della sua intervista. Simona è l’art director del Piemonte Share Festival, uno dei maggiori eventi italiani dedicati alla new media art, che ha ormai assunto risonanza e riconoscimento a livello internazionale. La scelta di passare da New York a Londra fino a Torino non è casuale. Torino, cuore dell’Italia industriale, è una città in profonda trasformazione: sede dei Giochi Olimpici, capitale del design, un’attenzione sempre maggiore al mondo delle nuove tecnologie e della comunicazione, è in questo contesto che lo Share trova il tessuto per nascere e svilupparsi. Un festival che per l’edizione 2009 sceglie di confrontarsi con un tema del tutto particolare: “Market Forces“, che la dice lunga sulle motivazioni che ci hanno spinto ad un confronto intellettuale ed estetico sull’attuale crisi economica.
Simona, con profondità, competenza, passione racconta come è nata l’iniziativa - dalla prima edizione del 2005, fino al lancio dello Share Prize e di Action Sharing, due caratteristiche che rendono il festival un’esperienza unica e del tutto particolare, che scoprirete leggendo l’intervista - e come lo scenario della Torino dei Giochi Olimpici si sia profondamente modificato: all’orizzonte, tagli del 50-60% per le iniziative culturali programmate, maestose strutture (teatri, musei, palasport) che rimarranno deserte perché non ci sono i fondi per gli spettacoli, un imbarazzante vuoto istituzionale alle domande degli operatori culturali che chiedono di conoscere i criteri di decurtamento e la logica di ristrutturazione dell’intervento pubblico per far fronte alla crisi…
Ma Simona Lodi è anche la testimonianza di un atteggiamento profondamente contemporaneo da parte di chi affronta e gestisce le sfide e i nuovi processi dell’arte e della complessità: la capacità di farsi contaminare e di cambiare con il contesto. Lo Share, come lei stessa afferma, è sempre cambiato in base alle suggestioni e all’apporto degli artisti che vi hanno partecipato e che lo hanno smontato e rimontato, facendogli assumere forme spesso molto diverse rispetto alla pianificazione originale. Ed è a lei che abbiamo rivolto una domanda paradigmatica che avrebbe concluso idealmente la trilogia di interviste: un modello di business può essere considerato un’opera d’arte?
Buona lettura e buon 2009, quando le vacanze volgono ormai al termine.
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