
Tra il 25 dicembre e l’8 gennaio abbiamo pubblicato su ArtsBlog una trilogia di interviste dedicate alla crisi finanziaria internazionale. Tre tappe, New York - Londra - Torino, coinvolgendo nell’ordine Helen Toringhthon e Joanne Green di Turbulence.org, Marc Garrett di NetBehaviour/Furtherfield, Simona Lodi del Piemonte Share Festival.
L’idea di un viaggio nella crisi che attraverso il multiforme e spesso sconosciuto “spazio” della new media art, nasce da una conversazione via e-mail sul deteriorarsi della situazione negli USA fra Helen Toringhthon e xDxD - artista, haker e esperto di innovazione tecnologica, con cui destino vuole che io viva e lavori da due anni. xDxD mi propone l’idea dell’intervista, che subito si trasforma nella prima trilogia. Il nostro obiettivo era analizzare la crisi attraverso le esperienze di chi “opera” nel settore, ma soprattutto interrogarli su una questione fondamentale: l’arte contemporanea (dalla net.art in poi) e i modelli (sociali, antropologici, economici, politici) da essa scaturiti possono rappresentare alternative percorribili con cui affrontare una crisi dalla caratteristiche “(eco)sistemiche”, quale quella attuale?
Le interviste hanno avuto un ottimo riscontro a livello internazionale, suscitando l’interesse e l’attenzione dei media, ma soprattutto di promotori di progetti, network ed esperienze artistiche grazie ai quali siamo pronti a partire con un secondo ciclo di interviste. Otto i nuovi protagonisti che vi anticipo (elenco in ordine alfabetico):
Stefano Coletto - Fondazione Bevilacqua La Masa (Italia)
Carlo Infante - Performingmedia.org (Italia)
Andreas Jacobs - NictoGlobe (Netherlands)
Robert Labossiere - Department of Culture (Canada)
Alessandro Ludovico - Neural.it (Italia)
Marisa Olson - Rizhome.org (USA)
Francesco “Warbear” Macarone Palmieri - Phagoff (Italia)
Ricardo Ruiz - Descentro (Brasile)
Il progetto sfocerà in una pubblicazione collettiva, di cui ArtsBlog è nuovamente protagonista: le interviste saranno mano mano pubblicate sul blog, per essere successivamente raccolte sul sito dedicato “InterviewingTheCrisis” (la foto in alto raffigura il simpatico banchiere alato che ne sarà il logo). Per quanto riguarda il nuovo ciclo di interviste, partiremo con Carlo Infante di PerformingMedia. La pubblicazione è prevista il mercoledì 4 febbraio. La seconda intervista sarà invece con Andreas Jacobs di Nictoglob, per il 10 febbraio.
Speriamo con ciò di riuscire a mantenere una cadenza settimanale per le prossime interviste, che ci accompagneranno così fino a marzo, scandendo la fine del ciclo invernale.

Eccoci finalmente giunti alla pubblicazione dell’intervista con Marc Garrett, super-preannunciata. Ma aspettare qualche giorno, devo ammetterlo, ne è valsa la pena. L’intervista è il concentrato densissimo di quindici anni di attività permanente - svolta online e off-line e a livello globale - dove l’arte, l’impegno nella trasformazione attiva della realtà, una profonda riflessione politica che si affaccia sul mondo contemporaneo, si incontrano sul terreno comune della new mwdia art, delle nascenti comunità in rete, dell’hacking sociale e tecnologico
Marc è il promotore della lista NetBehaviour e del progetto Furtherfield insieme a Ruth Catlow, sua compagna di vita, tra le primissime esperienze in Inghilterra e in Europa ad occuparsi di arte e nuove tecnologie: siamo negli anni ‘90, gli albori del web, quando il web non esisteva ancora, gli internauti si incontravano sulle BBS, le linee telefoniche venivano squattate per connettersi. Ma Marc è anche un artista (proviene dalla srteet art), uno scrittore, un curatore, un gallerista, una fonte di informazione diffusa e gestita attraverso diverse mailig list e piattaforme, un attivista “creativo”. in tutto ciò, non è un accademico, come egli stesso afferma decisamente, ma un “disilluso proletario a cui è capitato di fare l’artista“: per dieci anni lavora con gli outsider della strada - barboni e senzatetto spesso con problemi di dipendenza da alcol e droga - che lo mettono profondamente in comunicazione con la sofferenza, l’esclusione, i comportamenti estremi a cui può giungere un essere umano. E tutto questo Marc se lo porta dentro, nel suo lavoro, nelle sue opere, nella galleria HTTP che sono riusciti ad aprire nel nord di Londra, e che adesso ospita molte delle attività (mostre, esposizioni, performance, residenze artistche) sviluppate intorno al network.
Ma tutto questo ve lo racconta Marc stesso nell’intervista, che vi farà addentrare non solo in una Londra alle prese con i tagli e il crescente numero di disoccupazione, ma anche network e pratiche collaborative che diventano opere d’arte e, viceversa, opere che sono network di mobilità e distribuzione come il “Feral Trade Courier” (Lo spedizioniere selvaggio); coperte patchwork in html; Giochi Olimpici di Mangiatori di Ciambelle e Salto Concettuale; storie di artisti che oggi, non in un passato più o meno remoto, hanno subito la violenza delle istituzioni. Riassumere questa intervista è abbastanza difficile e non lo voglio fare, ma a Marc abbiamo rivolto due domande cruciali: una valutazione sulla crisi attuale e se la crisi può trasformarsi uno stimolo per il networking, pratica così centrale in quei processi che alimentano la new media art.
Entrambe le risposte sono state esaustive, estremamente documentate, squisitamente politiche, profondamente estetiche: dietro ci sono l’atteggiamento e la tensione di un artista contemporaneo (o semplicemente di un essere umani contemporaneo, come lui stesso afferma) che ha deciso di affrontare la realtà e guardare in faccia il mondo in cui vive e il cui atto, espressivo o artistico, è da ciò imprescindibile.
Buona lettura.
Continua a leggere: Intervistando la crisi con Marc Garrett [Part 2]