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Tutti gli articoli con tag arte e mercato

Occupy Museums!

pubblicato da penelope.di.pixel


Sono tempi duri, tempi di rivolte, piazze occupate, cortei, di indignados: da qualche mese il ribollire (totalmente goustificato) del pianeta tende a convergere nel noto movimento “Occupy Wall Street” (OWS). Perchè la gente, simbolicamente ma mettendo in gioco i propri corpi, a New York ha deciso di manifestare il proprio dissenso all’ordine finanziario mondiale stabilendosi nel suo polmone più vitale: Wall Street.

Ma c’è chi ha deciso di ispirarsi a questo movimento globale per applicarlo all’arte. Si tratta dell’iniziativa Occupy Museum!. La tesi è molto semplice e diretta: il sistema dell’arte è controllato da un’èlite ristrettissima di soggetti (circa l’1%) che taglia fuori il 99% degli: una classica piramide basata sull’elevazione di geni individuali sul resto, a tutto favore della perpetuazione delle strutture elutarie e del mercato.

Noah Fischer
, promotore dell’iniziativa, ritiene che sia ora, per la base della piramide, di darsi una mossa e non accettare supinamente lo stato delle cose. Il piano? Occupare le istituzioni museali, proprio come la gente ha deciso di fare con quelle finanziarie. Un primo meeting di “pianificazione” si è svolto il 20 ottobre a Liberty Park (il quartier generale di Occupy Wall Street) con l’obiettivo di individuare i musei da occupare. In alto vedete la t-shirt del movimento, mentre a questo link potete leggere integralmente il manifesto.

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s.FINITI dall'arte

pubblicato da penelope.di.pixel


“L’arte è la politica stessa, è solo la politica, è una politica dei segni che non riesce ad uscire dalla sua gestione della sfera strumentale, per l’affermazione di un immagine e non di un valore culturale e di una coscienza. L’esperienza artistica è tendenzialmente collettiva, quella politica è individuale. L’arte non ha dunque maggior slancio rivoluzionario rispetto alla politica, nel senso che non anticipa l’esperienza politica come avrebbe fatto in altre occasioni; essa è schiacciata tra le esperienze della politica e le altre esperienze umane. L’arte non è più capace di impedire la reificazione, non è una forza motrice per la trasformazione del mondo, l’arte non è più capace di liberare Eros dal dominio di Thanatos.

Ecco perché non vale la pena di stare a patteggiare con l’arte, è meglio convenire direttamente ai giochi della produzione, forse nel realismo schiacciante di tali giochi si può ritrovare il terreno fertile per nuovo e audace conflitto.”

Gabriele Perretta, Gli effetti dell’impresa mediale, pag 112, tratto dal volume s.FINITI dall’arte. Sul lavoro e altri travagli, Mimesis Edizioni, 2004

[Foto in alto: Luigi magli, Tonino Sicoli, Frans Haks, Fernando Pellegrino, Gabriele Perretta, Francomà, 1985]

Rubrica | Cos’è l’arte

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Squatting Supermarkets. I loghi e i luoghi del consumo: intervista con Salvatore Iaconesi

pubblicato da penelope.di.pixel

Squatting Supermarkets, salvatore iaconesi, to share 2009, market forces

Squatting Supermerkets è un titolo è affascinante, ma il contenuto lo è ancor di più. Per i compulsivi dello shopping e per chi dello shoping non si fida, quest’opera d’arte sfida la percezione ordinaria dell’acquisto proiettandola in una nuova dimensione: sensoriale, etica, estetica. Ma cerchiamo di capire insieme di che si tratta.

Progetto speciale del Piemonte Share Festival 09, Squatting supermarkets è un’installazione interattiva che riproduce un supermercato in Realtà Aumentata. Il cuore tecnologico dell’installazione è un’applicazione iPhone basata sul riconoscimento dei loghi, iSee, che usa l’infrastruttura fisica e informazionale del marketplace (punto vendita+logo) per riprogettare radicalmente atto più estremo, quotidiano e pervasivo del consumismo, lo shopping. A questo punto, la dimensione di squotting evocata nel titolo dovrebbe iniziare a chiarirsi ai lettori.

le potenzialità di un intervento di questo tipo sul tessuto (economico, sociale, antropologico) del consumo. L’arte esce definitivamente dagli schemi mostra/museo/oggetto e si getta con gioia primitiva nel processo, nell’ibridazione con le tecnologie, la comunicazione e la publicità, sbarazzandosi definitivamente di un falso complesso verso mercato: una galleria non confesserà mai di essere un supermercato (d’élite e raffinato, ma sempre un supermercato), mentre chi la frequenta stenta a riconoscersi come un banale consumatore (d’arte ma sempre consumatore). Questa arte non desidera essere esposta, venduta, collezionata: se il supermercato diventa la sua location per eccellenza, l’intervento artistico non non si limita al detournamento della merce, ma è una vera e propria azione di revers engineering delle dinamiche del consumo, costringendo a trasformare in senso ecosistemico il concetto stesso di valore.

Continua a leggere: Squatting Supermarkets. I loghi e i luoghi del consumo: intervista con Salvatore Iaconesi

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Da San Francisco, la prima Banca dell'Antimeteria

pubblicato da penelope.di.pixel

bank of antimatter

Jonathon Keats, artista concettuale e critico, vive e lavora a San Francisco ed è lì che fra pochi giorni inaugurerà la prima “Banca dell’Antimateria“.

Nell’anno della cristi finanziaria internazionale che ha fatto collassare gli indici di borsa in tutto il mondo, la Banca dell’Antimateria crea una “mirror economy” con l’obiettivo di bilanciare un sistema economico (il nostro) basato sul perseguimento esclusivo del benessere materiale. Da qui l’idea di usare l’antimateria come principale indicatore di questa nuova economia. Come spiega Keats, “Il mio piano è di equilibrare il materialismo attraverso la scienza moderna, sfruttando il potenziale economico dell’antimateria che è l’opposto fisico di ogni cosa fatta di atomi, dai condomini ai jet privati“. La banca servirà da hub per promuovere la creazione infrastrutture antimateriche che illustrino al pubblico gli investimenti e le opportunità da cogliere. Ma come ogni banca, anche la Banca dell’Antimateria stamperà il suo denaro: “I soldi sono il fondamento di ogni economia” spiega ancora Keats, “e la Banca dell’Antimateria non fa eccezione“. Anti-soldi da 10.000 a 1.000.000 positroni sono già pronti grazie alle riserve di antimateria accumulate nella banca. Ma al contatto con la materia gli anti-soldi si annullano: per questo verranno continuamente prodotti in loco…

Meraviglioso immaginare l’aperura di questo surreale sportello intento a produrre denaro positronico che si autodistrugge nel bel mezzo di una galleria. Perchè la banca dell’Antimateria vedrà la luce il 12 novembre prossimo presso la Modernism Gallery di San Francisco. Ultima curiosità. A quanto leggiamo sul sito, il progetto è inoltre appoggiato da un finanziamento privato svizzero. Mi chiedo: e se fosse vero?

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