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Tutti gli articoli con tag arte e scienza

L'origine delle arti secondo Josè Ortega y Gasset

pubblicato da penelope.di.pixel


“La scienza rompe l’unità della vita in due mondi: natura e spirito. L’arte, cercando la forma della totalità, deve fondere nuovamente questi due aspetti della vita. Non c’è nulla che sia solo materia, la materia stessa è un’idea; non c’è nulla che sia solo spirito, il sentimento più delicato è una vibrazione nervosa.

Per realizzare questa funzione, l’arte deve partire da uno di questi mondi e da esso dirigersi verso l’altro. È questa l’origine delle varie arti. Se procediamo dalla natura verso lo spirito, se partendo da figure spaziali cerchiamo l’emotività, l’arte è arte plastica: pittura. Se dall’emotività, dall’effettività che fluisce nel tempo aspiriamo alla plasticità, alle forme natura, l’arte è spirituale: poesia e musica. Alla fine, l’arte è sia una cosa che l’altra; ma il suo sforzo, la sua organizzazione, sono condizionati dal punto di partenza.”

Josè Ortega y Gasset, Meditazioni del Chisciotte (1914)

[Immagine in alto: Joaquín Sorolla y Bastida - Ritratto José Ortega y Gasset]

Rubrica | Cos’è l’arte

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ISEA 2011. Conclusioni

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ISEA ha confermato le mie aspettavive iniziali: è prima di tutto un meeting.

Quelle che vedete sono alcune foto scattate durante i panel di discussione. Nel seminterrato delle Sabanci Tower, in piccole stanze anonime con tavoli bianchi e proiettore, c’era il cuore dell’evento: persone da tutto il mondo - ricercatori, artisti, accademici - hanno presentato progetti, opere e ricerche sui più svariati temi, accomunati dall’uso delle nuove tecnologie e dal desiderio di costruire un terreno cndiviso fra arte e scienza per ridefinire i confini e il senso dell’arte contemporanea. Sottoponendosi al giudizio dei pari. Molta attenzione, domande, risposte, dibattiti per otto giorni consecutivi non stop.

Al di là della mostra, dell’aspetto espositivo, dei problemi di connessione, di una certa dispersione nell’organizzazione delle location, si può dire che ISEA è tutta lì, in quelle stanze, in quei panel e nelle relazioni che ne scaturiranno. La prossima edizione dell’evento si svolgerà ad Albuquerque, in New Mexico, ancora più lontano (per me naturalmente). Non so se ci potrò essere l’anno prossimo, ma ne seguirò sicuramente gli sviluppi almeno a distanza e sono felice di esserci stata.

ISEA 2011 - paper & presentation

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UNCONTAINABLE. Reportage dalla mostra di ISEA 2011 - Istanbul

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isea 2011 istanbul

Il problema della connessione si è risolto solo al mio rientro ieri sera: ho proceduto come un rporter d’altri tempi, prendendo appunti su carta, usando la penna e un cellulare per scattare delle foto, e non mi è dispiaciuto. Eccomi dunque qui a ripercorrere questi giorni di ISEA 2011 insieme a voi. Ripartiamo dalla mostra UNCONTAINABLE, la mia meta dell’ultimo giorno.

Siamo alla Cumhuriyet Art Gallery, a Taksim Square, uno dei quartieri più centrali vivi e soprattutto raggiungibili della capitale (anche dal mio albergo: ci metto infatti una decina di minuti di autobus stracolmi di gente). La galleria è un ampio spazio suddiviso da archi bassi e morbidi e pareti bianche, ideale per esporre. L’ingresso all’esposizione è gratuito e Uncontenable fa parte del programma di eventi paralleli della Biennale in corso - che purtroppo non ho avuto il tempo materiale di visitare. Il concept, ideato dal direttore artistico Lanfranco Aceti, insieme a Özden Şahin, pone l’acento sull’intersezione fra arte, scienza e tecnologia nel tentativo di mostrare la complessità delle interazioni sociali contemporanee e il ruolo giocato dalla tecnologia nel ridefinire il concetto di estetica. “Contenere l’incontenibile” è una contraddizione positiva che attraversa tutta la mostra, perchè la natura di questi lavori tende costantemente ad uscire gallerie, musei, confini nazionali, per parlare di come la vita quotidiana tecnologicamente mediata degli esseri umani, il nostro modo di relazionarci col mondo (inclusi altri esseri umani, luoghi, spazi, oggetti e altre specie) sia sogetto ad una mutazione/ridefinizione perenne.

Ma parlimo delle sorprese che mi ha riservato questa mostra. Innanzitutto ho visto dal vivo opere diverse opere di cui vi avevo parlato in passato sul blog, ed è stata un’emozione. La più gradita senz’altro “One Hun­dred and Eight”, istallazione interattiva di Nils Voelker. La parete di buste di plastica che respirano è bella, delicata e incisiva proprio come la immaginavo, incluso il suo aspetto strettamente “acustico”: il suono ambientale che che ne risulta è rilassante e organico. La seconda sono gli Scènocosme, deliziosa coppia di artisti francesi composta da Gre­gory Lasserre e Anais met den Ancxtche che ho intervistato circa un anno fa: erano presenti con ben due installazioni, Akusmaflore e Light Contact. Ho dunque avuto il piacere di passeggiare in mezzo alle loro piante rampicanti rese sensibili interattive dai sensori che al nostro tocco emettono suoni differenti, ma sono rimasta più colpita da Light Contact. Molto essenziale nell’aspetto istallativo, una sfera di metallo su cui è puntata una luce invita ad essere toccata: facendolo non succede niente, si è dunque spinti a leggere le istruzioni, per scoprire che abbiamo bisogno di un compagno al fine di chiudere un circuito elettrico. E così, al nostro respiro e al contatto dei corpi di due o più performer involontari, l’ambiente reagisce: sopra di noi una struttura in telo bianco molto si illumina di colori differenti e produce suoni di volta in volta differenti. L’aspetto esperienziale dell’opera è riuscitissimo, come quello sociale: l’jnstallazione invita realmente gli indvidui a interagire. La terza èPaul“, il Robot ritrattista, ve lo ricordate? Anche lui presente a ISEA, si è esibito nelle sue performance da techno-artista munito del suo braccio meccanico: purtroppo non l’ho visto in azione, ma ho conosciuto il suo creatore, Patrick Tresset, che, potere della rete, appena mi ha visto mi ha ringraziato per l’articolo…

Uncontanable - ISEA 2011, Istanbul
Uncontanable - ISEA 2011, IstanbulUncontanable - ISEA 2011, IstanbulUncontanable - ISEA 2011, IstanbulUncontanable - ISEA 2011, IstanbulUncontanable - ISEA 2011, IstanbulUncontanable - ISEA 2011, IstanbulUncontanable - ISEA 2011, Istanbul

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Origin. Come tutto ha avuto inizio

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Dal 31 agosto al 6 settembre prossimo si rinnova l’appuntamento annuale che dal 1979 raccoglie nella cittadina di Linz (Austria) la new mdia art internazionale: Ars Elettrocica.

I curatori Christine Schöpf e Gerfried Stocker (direttore artistico del Festival) si pongono (e ci pongono) la domanda per eccellenza, quella con la “D” maiuscola se vogliamo: “Origin. How it all begin” (Origine. Come tutto ha avuto inizio). È questo il tema di Arts Elettronica 2011 realizzato in collaborazione al CERN, organizzazione scientifica nella quale 8.000 scienziati da ogni parte del mondo studiano le leggi della natura per svelare i meccanismi che reglano il cosmo e portare l’umanità a una sempre maggior cmprensione dei medesimi. Questa collaborazione è intesa anche nella direzione di un rinnovato sguardo al lavoro del CERN, le cui metodologie possono trasferirsi ed essere applicate nello sviluppo di modelli di design per una società. Tema questo di scottante attualità sotto gli occhi di tutti, a partire dal futuro energetico del pianeta.

La continua fascinazione dell’uomo verso l’espansione della conoscienza e il punto di contatto fra arte e scienza per indagare le condizioni necessarie all’innovazione e al dinamismo sociale sono il focus di Ars Elettronica 2011. A questo link il programma completo di eventi, mostre, conferenze e artisti rappresentati.

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After the Crash, fra arte e scienza mostra all'Orto Botanico

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After the Crash

Dall’11 al 18 giugno si svolge a Roma presso il Museo dell’Orto Botanico, “After the Crash“.

A cura di Camilla Boemio, la mostra è parte del progetto europeo SCIART, che tenta di avvicinare l’arte e la scienza con approcci innovativi capaci di coinvolgere i giovani. L’evento si inserisce inoltre nell’ambito della manifestazione “Arte in Orto” ideata per aprire questa particolare location a un pubblico più vasto. Interessante l’allestimento che coinvolge le Green Houses dell’Orto Botanico creando un tour tra la vegetazione alla scoperta dei lavori, molti dei quali si mescolano e sono integrati nel paesaggio.

I temi che tocca questa colettiva sono molteplici: Bio Tech Art, fisica, nano tecnologie, geologia, cambiamenti climatici, applicazioni artistiche del rinnovamento cellulare, biodiversità. Fra gli artisti elzionati: Justine Cooper ,Wout Berger, Damir Ocko, Ravi Agarwal ,Gino De Dominicis, Cassander Eeftinck Schattenkerk,Trevor Paglen, Klaus Thymann,Francesco Patriarca, Donato Piccolo, Emmanuelle Villard, Marek Kvetan – Richard Fajnor con il collettivo Mr.Bra.

After the Crash
After the CrashAfter the CrashAfter the Crash

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Il mio lab? La cucina e il bagno di casa. A Yogicarta (Indonesia) il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting

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honf lab

Si svolge a Yogicarta (Indonesia) fra il 24 e 25 aprile prossimo il primo Asia-Pacific DIYBio & BioArt meeting, qualcosa che dobbiamo osservare con l’attenzione e la curiosità che merita.

Il titolo non lascia spazio ad ambiguità: “Democratising the Laboratory”. Perchè oggi è realmente possibile: la disponibilità di tecnologie a casti relativamente accessibili fa sì che in effetti garage, bagni e cucine di privati cittadini si trasformino in veri e propri laboratori di ricerca fatti in casa. Siamo nel regno fertile e imprevedibile del DIY (DO IT Yourself) una filosofia che spesso ricorre nei miei post e che a mio parere avrà un peso sempre maggiore nello sviluppo artistico, tecnologico quanto economico, sia come approccio sia come modello di produzione. A Yogiacarta in questa due giorni di incontri, presentazioni, dibattiti e simposi si fanno le prove generali per una biotecnologia global-pop che incontra l’arte. Vi traduco un pezzo del comunicato che ci offre larghissimi spazi di riflessione: ” […] Artisti, designer e scienziati da regioni diverse traducono protocolli scientifici in manifesti artistici, creano sculture da tessuti, aiutano le comunità locali attraverso protocolli low cost e low technology, creano performance a partire dal DNA e istallazioni dai biotopi. Ci incontreremo per mettere alla prova il territorio fra pubblico, privato e spazio laboratoriale e per discutere le diverse forme di biohacking, biopunk, bioart e gastronomia molecolare. […] “ (testo di Denisa Kera, DIYBIOSINGAPORE)

Il meeting si interroga intorno a quesiti importanti come la rilevanza di queste pratiche “democratico-scientifiche” per l’innovazione e il supporto alle comunità locali o l’emergenza di nuove idee legate all’arte e al design in relazione alle biotecnologie. Nella foto in alto, la family dell’HONF lab che abbiamo incontrato non molto tempo fa a Berlino a transmediale11 nella veste di vincitori del prize di quest’anno: sono sempre loro i promotori di questo interessantissimo evento.

Dopo il salto, la lista dei partecipanti: credo sia fra l’altro attivo un canale di streaming che consentirà di curiosare fra questi inusuali lab.

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Sonification. Ascoltare il sisma di Tohoku.

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Qualche giorno fa, ancora scossi della tragedia che ha travolto il Giappone, Oliver Brodwolf Florian Dombois hanno realizzato un lavoro a cavallo fra la ricerca scientifica e l’arte digitale, che entra di taglio nelle nostre domeniche nucleari.

Si tratta di “Sonification”, letteralmente una suonificazione del sisma di Tohoku: le onde sismiche registrate da quattro stazioni giapponesi (Matsushiro, MAJO, Erimo, ERM) e due russe (Yuzhno Sakhalinsk, YSS) prima, durante e dopo le scosse, vengono trasformate in un segnale sonoro che ne riproduce auditivamente l’intensità. Nel riquadro in basso, un procedimento analgo avviene con i flash di luce, che ci forniscono un racconto visivo del terremoto.

Il lavoro è stato realizzato utilizzando Sonifyer, software sviluppato presso la Bern University of the Arts (CH). Per chi è interessato al tema, ulteriori lavori di Dumbois sono reperibili sul sito Auditory Seismology.

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Global Mind Project. Lo Spettacolo della Mente a Melbourne

pubblicato da penelope.di.pixel

Karen Casey - GLOBAL MIND PROJECT: Spectacle of the Mind from Leonardo Electronic Almanac on Vimeo.

Global Mind Project è un’interfaccia software e una performance che ha coinvolto quattro performer di fama internazionale: Jill Orr, Stelarc, Domenico De Clario.

Il tutto si svolge a Melbourne (Australia) circa un anno fa con la direzione artistica di Karen Casey, alla realizzazione dell’innterfaccia lavora invece Harry Sokol. Il risultato, come potete osservare nel video, è notevolissimo. Cerchiamo di capirci meglio qualcosa insieme. Il progetto lega la dimensione magica, in cui tipicamente vengono meno le distinzioni fra le sfere del vivente e del non-vivente, e quella scientifica, che rende questo confine una zona sempre più ibrida portandoci a nuove esperienze di un corpo tecnologicamente esteso. Per lo spettacolo, realizzato in uno spazio pubblico (Federation Square), sul grande schermo come potete vedere si formano in continuazione immagini: il flusso di dati è generato dal cervello dei performer. Una complessa strumentazione e l’interfaccia software consentono infatti di catturare le onde celebrali umane e di manipolarle.

In scena dunque non solo gli artisti, ma anche la loro mente (o meglio una rappresentazione generativa della loro attività celebrale), regalandoci un doppio livello di lettura di questo spettacolo.

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Arte e scienza. Intervista a Luca Francesco Ticini

pubblicato da Alessandro

Connessioni inattese

Come reagisce il cervello umano dinanzi ad un quadro di Botticelli? E’ possibile registrare reazioni neurali identiche in tutti gli osservatori di un’opera d’arte? Si possono ricostruire le dinamiche dei procedimenti cerebrali nei quali si esprime la creatività umana? Sono solo alcune delle questioni alle quali tenta di dare una risposta la neuroestetica, giovane branca delle neuroscienze.

Il neurobiologo Luca Francesco Ticini, attuale Presidente della Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”, nonché rappresentante dell’Institute of Neuroaesthetics di Londra e Berkeley, ha gentilmente accettato di spiegarci, in un’intervista che propongo qui di seguito, di cosa si occupano esattamente le ricerche di neuroestetica. Per approfondimenti, segnalo un recentissimo volume sull’argomento, che raccoglie scritti di diversi studiosi del settore (tra cui un interessantissmo saggio dello stesso Ticini). Il titolo del libro è Connessioni inattese. Crossing tra arte e scienza, a cura di I. Licata, edito da Giancarlo Politi Editore, 2009.

Di cosa si occupa esattamente la neuroestetica?

La neuroestetica nasce dall’esigenza di capire i meccanismi biologici alla base delle emozioni e dell’apprezzamento estetico. L’intento non è assolutamente quello di spiegare l’Arte e la creatività artistica, bensì di cercare nell’Arte un mezzo per capire le funzioni del nostro cervello. Questa Scienza si sviluppa una decina d’anni fa, grazie al contributo del celebre neuroscienziato inglese Semir Zeki e si inserisce in un contesto molto ampio, che alcuni hanno definito “nuovo umanesimo”. Ricordo a questo proposito una frase del premio Nobel Rita Levi Montalcini: «Se riuscissimo a penetrare i tanti misteri ancora nascosti nella giungla di neuroni, si spalancherebbero nuovi orizzonti non solo in campo strettamente scientifico ma anche in ambito sociale». La neuroestetica si propone di aprire questi nuovi orizzonti verso la comprensione dell’esperienza estetica e della creatività, nella speranza di poter contribuire ad una più approfondita conoscenza della nostra mente. Per questo motivo la neuroestetica è una terra “di tutti e di nessuno”, un territorio di sinergia e collaborazione fra chi si occupa di Scienza e chi si dedica all’Arte. Nel 2005, per ufficializzare tale rapporto fra artisti e scienziati, è nata la Società Italiana di Neuroestetica “Semir Zeki”, fra cui soci vi sono importanti figure di spicco in ambito scientifico e artistico.

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