
Ne abbiamo scritto e parlato molto e finalmente ecco l’intervista su Seppukoo.com.
Il progetto ha fatto molto ha suscitato molte reazioni, giungendo anche sulla stampa nazionale, ma per capirne di più ne abbiamo parlato direttamente con gli ideatori, il gruppo Les Liens Invisibles, analizzando insieme a loro diversi aspetti del progetto. Scopriamo così il legame profondo del progetto con Luther Blissett, storico suicida (è stato lui a commettere il seppuku per la prima volta, ispirando il gruppo); le difficoltà incontrate nello sviluppo della piattaforma (”un lavoro più da escapisti che da programmatori“, come ci dicono sorridendo); la scelta della della resurrezione degli utenti (ovvero la reversibilità del suicidio); il legame fra life style e politica.
Parte delle domande hanno inoltre riguardato la vicenda Facebook, nel tentativo di capire quali fossero le controversie legali alla base della richiesta di bloccare l’operazione. L’ultima domanda indaga invece il possesso delle nostre identià digitali chiedendosi se, come nel mondo fisico possiamo, possiamo realmente “cancellarcidalla faccia dei social network“…
Secondo voi è possibile? Buona lettura.

Cosa succede quando i social network e i moderni servizi di internet diventano il luogo per osservare e analizzare la società contemporanea?
Geoff Cox offre la possibilità di esplorare i limiti della democrazia e di ripensare alla politica.
Antisocial Notworking è una esposizione virtuale prodotta dalla galleria Arnolfini di Bristol, in cui diversi lavori di net.art ci conducono per mano nella scoperta di pieghe nel “sistema” che consentono di acquisire un approccio critico alla società contemporanea tecnologica.
[Nella foto: “Delete From Internet: The Web’s Trash Can”, lavoro del 2008 di Erik Borra, Michael Stevenson, Esther Weltevrede esposto nella galleria]