In passato vi avevamo già parlato dei graffiti di luce. Il video che vi propongo oggi, per rinfrescarvi in questo primo pomeriggio di afa estiva, mi ha veramente affascinato.
Si tratta di un teaser di un filmato più lungo, che documenta il lavoro di Mear One, durante una notte di fotografia ad esposizione prolungata. Pensate che ogni frame, ogni scatto, ha un tempo di esposizione di 30 secondi!
Che dire, arte effimera allo stato puro, che riesce a trascinarmi letteralmente in un altra dimensione. Credo che molti “scultori” che lavorano con la luce, vendendo le loro opere a cifre da capogiro, dovrebbero dargli un’occhiata. Il video è girato e prodotto da Roger L. Griffith ed ha la splendida colonna sonora di Emily Wells - Through The Barrel of a Gun.

Ieri girando su internet ho beccato l’immagine di un graffito che avevo visto, me lo ricordo bene, per le strade di Parigi. Si trattava dell’immagine dell’ombra di un lampione disegnata sul manto stradale. Mi ricordo che mi rimase impressa perché di giorno non riuscivo a capire cosa fosse, poi ci passai una sera e l’ombra, ché la luce artificiale non si muove mai, era lì, proprio dentro il suo graffito.
Ieri così sono rimasto davvero sorpreso quando cercando ‘shadow graffiti‘ (graffiti d’ombra) su Flickr ho trovato diversi risultati. Tutti pezzi fatti sull’asfalto, segnalano la presenza di altri oggetti, che a volte ci sono, altre volte erano solo di passaggio.
Il fascino dell’ombra così come quello del graffito sono legati all’effimero e alla caducità. Il tentativo di tenere insieme questi due elementi conduce a volte a risultati inaspettati, che imprimono sul terreno la memoria del passaggio degli oggetti e del susseguirsi del ciclo del giorno e della notte. Un tempo sospeso quello dei graffiti ombra, realizzati proprio a partire da ombre reali, come si trattasse di disegnare con un proiettore luminoso che ingrandisce gli oggetti su una parete.