Aprirà il 21 ottobre a Palazzo Reale la mostra “Shunga - Arte ed Eros nel Giappone del periodo Edo”, una nuova produzione dedicata all’arte del paese del Sol Levante con la quale gli organizzatori sperano di ripetere il successo di pubblico di “Samurai”, ospitata sempre a Palazzo Reale la scorsa primavera.
Durante l’anno altre grandi mostre sono state dedicate all’arte giapponese o alle influenze del Giappone, come ad esempio Hiroshige a Roma o “Monet e il Giappone. Il tempo delle ninfee” a Milano. Oltre naturalmente alle tante mostre e agli eventi meno “maistream” dedicati al Far East che ogni anno vengono organizzati in Italia, segno del grande interesse che abbiamo nei confronti della cultura e del mondo giapponese.
Nello specifico, la mostra milanese è dedicata al periodo Edo (1603-1867) e agli Shunga, bellissime stampe a soggetto erotico della corrente artistica dell’ukiyo-e. Il termine “shunga” significa letteralmente “immagini della primavera” e le stampe costituivano originariamente sia una sorta di utile vademecum per le future spose e le cortigiane, sia un dono per i guerrieri (si credeva che gli Shunga favorissero la vittoria).
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Come delle porte o archi temporali (con segni quasi fantascientifici), le sculture organiche di Itto Kuetani sono a Roma, in tre siti archeologici monumentali e spettacolari come le opere dell’artista giapponese.
“Il sogno del bianco e le pietre del passato“, mette in atto un esperimento ormai avviato da tempo, di inserire opere contemporanee in luoghi archeologici, in un dialogo tra presente e passato particolarmente interessante. Nel caso specifico, l’esperimento è bellissimo, perché i marmi di Kuetani nascondono un lato sensuale, con segni che si riallaciano al passato e tratti che anticipano il futuro, incredibili e inquietanti.
Le sculture sono state inserite nelle sedi di Villa dei Quintili, del Mausoleo di Cecilia Metella e del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo.
La prima delle tre sedi che ho visitato è Villa dei Quintili, la più estesa residenza del suburbio romano che si trova al V miglio della Via Appia Antica, appartenuta ai fratelli Quintili e riportata alla luce da scavi recenti avviati nel 1998. Difficile trovare un luogo più bello di questo, spettacolare in qualsiasi stagione e ora del giorno, per poter ospitare le opere monumentali di Kuetani. Lo spazio è imponente ma lo sono anche le sette sculture, che non si fanno sommergere dall’ampiezza della villa e dalle rovine, testimonianza del suo passato. Al contrario, deve essere stata una sfida per Kuetani, abituato ad altri contesti. Le opere possono essere intese, a seconda dei punti di vista e delle sensazioni, come archi moderni che dialogano con quelli passati (sistemati secondo una certa prospettiva che rende visibile il parallelismo) o come porte di congiunzione spazio-temporale (si entra dalla porta del passato per entrare nel futuro). Le restanti immagini scattate a Villa dei Quintili le trovate qui.
Il sogno del bianco e le pietre del passato - Itto Kuetani - Villa dei Quintili di Roma





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