Dopo tre anni di lavori è in corso di ultimazione a Singapore l’ArtScience Museum. L’architetto che lo ha disegnato è Moshe Safdie, che si è ispirato a un fiore di loto o, se vogliamo, a un palmo di mano aperto. Per lui, “il design dell’edificio rappresenta il lungimirante spirito di Singapore”.
La struttura “ospita” dieci dita, ancorate ad una base circolare nel mezzo. Ogni dito è stato progettato per contenere spazi diversi e per fornire una luce particolare e fortemente evocativa. In tutto ci sono 21 spazi espositivi diversi, per un totale di 6.000 metri quadrati da dedicare a mostre che si occupano delle connessioni tra arte e scienza, media e la tecnologia, design e architettura.
L’esposizione permanente metterà in risalto oggetti fortemente simbolici nella storia umana, dalla macchina per volare di Leonardo da Vinci ad un recentissimo pesce di alta tecnologia robotica.
La data ufficiale dell’apertura del nuovo museo è 17 febbraio 2011 all’ 01:18 in punto, secondo quanto consigliato dal maestro di feng shui, che fa consulenza alla ditta costruttrice, la Marina Bay Sands.
A Singapore nel nuovo museo si celebra il matrimonio tra arte e scienza




La scorsa settimana a Londra si è svolto il Grand Prix dei Green Awards. Ad aggiudicarsi il primo premio la Cina Environmental Protection Foundation, col progetto Walk More Drive Less, un intervento partecipativo realizzato attraverso l’arte urbana.
Sull’asfalto di sette passaggi pedonali a Shanghai sono stati applicati enormi disegni a poster, di un albero senza foglie. Al passaggio i pedoni calpestano su una macchia di vernice verde che poi diffonde la loro impronta sul pezzo, donando di fatto delle foglie ai rami spogli.
I manifesti giganti sono stati quindi spostati dalla strada negli spazi delle affissioni pubblicitarie, per sensibilizzare i giovani: “Camminate di più e Guidate meno”.
Secondo gli organizzatori la campagna è stata un vero successo. Ha raggiunto l’impressionante numero di 4 milioni di persone, contribuendo a incrementare la consapevolezza verso l’ambiente in Cina.
Si è aperta alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino la mostra China Power Station, Arte contemporanea cinese dalla collezione Astrup Fearnley. Si tratta di un nuovo capitolo dell’indagine della Fondazione sui ‘collezionismi’, che porta nel capoluogo piemontese parte dell’allestimento permanente dell’Astrup Fearnley Museum of Modern Art di Oslo, in Norvegia.
La mostra, a cura di Julia Peyton Jones, Gunnar B. Kvaran e Hans Ulrich Obrist, sarà visitabile fino al 27 febbraio 2011 e gode della preziosa collaborazione della Serpentine Gallery. Si tratta infatti di un ambizioso progetto espositivo, giunto ormai alla quarta tappa. Partito da Londra nel 2006, ha proseguito a Oslo nel 2007, passando dal Lussemburgo (2008), per giungere, nuovamente arricchito, a Torino.
Durante il periodo di apertura sono previste visite guidate gratuite all’interno degli appuntamenti di Pause d’arte. Il prossimo è previsto per giovedì 11 Novembre alle 13. I visitatori saranno accompagnati da un mediatore culturale alla scoperta dell’allestimento.
‘China Power Station’. La Cina contemporanea in mostra a Torino


Proprio in questi giorni il governo cinese sta facendo pressione su diversi stati europei, per far in modo che i loro rappresentanti non presenzino alla cerimonia di consegna del Premio Nobel a Liu Xiaobo, scrittore dissidente cinese condannato a 11 anni di carcere per aver protestato contro il regime di Pechino.
Oggi apprendiamo dell’arresto di un altro artista cinese, Ai Weiwei, l’autore dell’installazione dei 100 milioni di semi di girasole di ceramica alla Tate Modern. La notizia ha dello sconvolgente, se pensiamo che l’accusa rivolta contro Weiwei è di aver tentato di organizzare una festa per protestare contro la demolizione del suo nuovo studio di arte.
Lo scorso venerdì l’artista si sarebbe dovuto recare a Shanghai con il suo entourage per l’evento. Ma la polizia si è presentata nel suo studio a Pechino per convincerlo a non andare. Visto che con le buone Weiwei non cambiava idea, la questura ha emesso un’ordinanza per gli arresti domiciliari. Più di mille persone erano attese alla festa a Shangai, dove si sarebbe dovuto inaugurare uno studio costato quasi un milione di euro. Lo stesso studio a cui è stato notificato un avviso di demolizione all’inizio della scorsa settimana: la struttura sarebbe illegale perché priva di un permesso preliminare di costruzione.
Ma la cosa strana è che l’anno scorso era stato proprio il sindaco del distretto di Shanghai ad invitare ripetutamente Weiwei a costruire lo studio. Il vero motivo per cui è stato emesso l’ordine di demolizione è da ricercare nell’attività politica dell’artista, che già nel 2009 aveva subito un intervento chirurgico al cranio in Germania dopo essere stato picchiato dalla polizia nella provincia del Sichuan. Si era recato lì per supportare la causa di Tan Zuoren, un attivista imprigionato solo perché stava indagando sul misterioso crollo di migliaia di scuole, avvenuto durante il terremoto del Sichuan di maggio 2008.

Poco più di dieci giorni fa JR, il giovanissimo street artist fotografo più famoso del mondo, ha vinto il Ted Prize 2011 (prima di lui lo avevano fatto Bono degli U2 e Bill Clinton), aggiudicandosi 100.000 dollari e il sostegno della comunità Ted. La sua arte diffusa sprona le persone a vedere il mondo in modo diverso e, a volte, a cambiare per il meglio.
In questi giorni JR è in Cina, dove presenta il progetto Le rughe della Città / Les sillons de la ville / Los Surcos de a Ciudad / 城市 肌理, che realizzerà nei prossimi mesi su scala mondiale. Ritratti di persone anziane, fotografate con il suo stile unico e fortemente denso di significato. Uomini e donne che rappresentano la memoria delle città, scelti dall’artista per il loro passato interessante. Così JR intervista ogni persona, per capire come registrano i cambiamenti relativi ai luoghi dove abitano. Poi questi ritratti, stampati in dimensioni enormi, prendono vita sulle pareti e le superfici delle città. Come la memoria sono labili, effimeri, possono sparire da un momento all’altro in base ai cambiamenti climatici.
Il suo sguardo poetico si posa sulle rughe degli abitanti di Shangai. Una città che ha vissuto l’occupazione giapponese, la costituzione del Partito Comunista, la liberazione, la seconda guerra mondiale, la fine delle concessioni straniere, la vittoria di Mao Zedong sulle truppe del generale Tchang Kai-Chek, la Rivoluzione Culturale, i grandi cambiamenti economici del presente.
La maggior degli interventi per le strade di Shanghai sono stati eseguiti senza autorizzazione. Nel frattempo, due mostre dell’artista francese sono in corso. La prima alla 18 Gallery a Shanghai, la seconda allo Shanghai Museum of Art, dove è in corso la Biennale di Arte Contemporanea di Shanghai.

Investitori e collezionisti cinesi non nascondono il crescente interesse per l’arte occidentale. Lo dimostra il buon successo di una serie di aste da Sotheby’s ad Hong Kong dove il protagonista, manco a dirlo, è stato Pablo Picasso.
La città della Cina meridionale negli ultimi anni è diventata il terzo più grande centro del mondo per vendite all’asta dopo New York e Londra. I nuovi ricchi cinesi comprano quadri, sculture, gioielli e vini.
Ultimo ad essere stati battuto è un quadro di Picasso del 1965 Le Modele dans l’Atelier, che ha realizzato 1,5 milioni di euro. Nella prossima vendita, dal 26 al 28 novembre, ci saranno sette quadri di Picasso appartenenti a diverse fasi della sua carriera, compreso periodo blu, cubismo, neoclassicismo e gli ultimi dipinti espressionisti.
Uno dei pezzi chiave della vendita è il ritratto di Dora Maar (nella foto), chiamato Jeune Fille aux Cheveux Noirs, del 1939, ma ci saranno anche Monet, Renoir, Chagall e Degas.

Wu Yuren (nella foto, la significativa opera Trap) è un artista cinese che ha appoggiato pubblicamente una protesta contro la speculazione edilizia lo scorso marzo. Yuren, autore di installazioni e fotografie, è stato incarcerato per quasi sei settimane dopo essere stato picchiato da agenti di polizia.
La moglie dell’artista, Karen Patterson, è una cittadina canadese e nei giorni scorsi ha deciso di discutere pubblicamente l’arresto del marito, in relazione all’opacità del sistema legale cinese. Il motivo dell’arresto è da legare all’attivismo di Yuren e alla sua leadership di un gruppo di artisti del distretto di Bejing, noto come 008, che ha lottato per difendere i propri spazi-studio.
Oggi Mr. Wu e altri artisti hanno spostato i loro studi a 798, il più grande quartiere delle arti di Pechino. La controversia con gli artisti aveva attirato molta attenzione nei media, in parte perché Ai Weiwei, artista molto influente e voce critica del Partito Comunista, si era unito alla protesta di strada e aveva inviato dei feed di Twitter, sensibilizzando l’opinione pubblica.
Ma la storia non finisce qui. Alcuni degli artisti della protesta, tra cui Mr. e Mr. Wu Ai, avevano firmato la Carta 08, un manifesto per la lbertà culturale, che chiede cambiamenti democratici ed è stato firmato da migliaia di cinesi. Liu Xiaobo, uno degli autori del manifesto, è stato condannato a 11 anni di carcere lo scorso dicembre.

Inaugura ufficialmente domani venerdì 16 aprile a Palazzo Reale di Milano I Due Imperi, Roma e Cina a confronto. Obiettivo puntato sui secoli di massimo splendore (dal II sec a.C. al IV sec d.C.) dell’Impero Romano e delle dinastie cinesi Qin e Han.
L’allestimento, nato dallo sforzo congiunto del Mibac e del Ministero della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, è promosso da Credit Suisse e presenta 450 capolavori italiani e cinesi, che ricostruiscono i momenti salienti di due storie così lontane e parallele.
Spazio quotidiano, spazio pubblico e condiviso, tecniche e stili nell’arte e nelle scienze saranno oggetto di un confronto prima di tutto antropologico e culturale, che porterà alla luce molte divergenze ma anche alcune straordinarie similarità. Due Imperi di grandezza simile, 4 milioni di km quadrati, e una popolazione di 60 milioni ciascuno.
Sono quasi 50 le istituzioni museali coinvolte nei prestiti per la mostra, visitabile fino al 5 settembre, la cui sezione latina è curata da Stefano De Caro, mentre quella cinese è da Xu Pingfang.

La Fiera dell’Arte Russa Asiatica e Orientale è il primo grande evento nel suo genere. Si passa dalle icone bizantine alle antiche illustrazioni giapponesi, dai maestri del realismo russo all’arte contemporanea indiana. Un appuntamento giunto alla sua seconda edizione che riunisce a Londra dealer e collezionisti provenienti da tutto il mondo, specializzati nelle produzioni orientali dell’ultimo millennio.
La fiera attira numerosi collezionisti russi, arabi, indiani, cinesi e giapponesi ma segue anche i più recenti trend collezionistici nel Regno Unito: l’entusiasmo per l’arte di ex-Persia, India, Cina, Giappone, Corea e Vietnam ne sono un esempio. Un appuntamento che tiene insieme passato e presente con grande stile, unendo le arti visive all’artigianato artistico.
La Fiera 2010 si terrà nello spettacolare complesso con la sala da ballo in stile Art Deco del Park Lane Hotel, nel cuore della Mayfair di Londra, dal 9 al 12 giugno 2010. Una sezione speciale dell’evento è dedicata agli artisti emergenti mentre si preannuncia interessante il catalogo della Fiera per il suo approccio storiografico sull’arte russa nei confronti del pubblico occidentale.

Se avevate intenzione di recarvi agli Uffizi per vedere opere come l’Adorazione dei Magi del Botticelli, la Venere della pernice di Tiziano o la Leda e il cigno del Tintoretto, dovete pazientare ancora per diciotto mesi. A partire dal prossimo 10 marzo 82 opere della collezione degli Uffizi di Firenze sarranno in mostra allo Shanghai Museum. Il viaggio per la Cina proseguirà fino all’otobre del 2011, per promuovere la conoscenza del patrimonio artistico e culturale della Toscana e dell’Italia nel paese del dragone.
In realtà dagli Uffizi rassicurano tutti i visitatori in procinto di arrivare a Firenze: le opere partite per Shangai, Shenyang, Guangzhou, Chengdu e Pechino “sono tutte conservate in luoghi fuori dal circuito delle sale aperte al pubblico di ogni giorno” e quindi le opere presenti agli Uffizi non cambieranno.
Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi è curatore della mostra, coadiuvato da a un team composto da Contemporanea Progetti di Firenze, società specializzata nell’organizzazione di mostre di artisti italiani all’estero e China Italy Museum League di Beijing. In mostra opere di Lorenzo di Credi, Guercino, Filippo Napoletano, Claude Lorrain, Francesco Albani, Canaletto, Gaspar van Wittel, Bartolomeo Bimbi, Giulio Aristide Sartorio e Giacomo Balla, all’interno di tre sezioni: Paesaggio, Natura morta e Ritratto.